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Brighton v Arsenal 2-3: Arsenal passa al quinto turno

Abbiamo vinto una partita bellissima, giocata onorando da entrambe le parti il fascino della competizione più antica del mondo. Abbiamo vinto superando un’ottima squadra, ben allenata e che ha saputo farsi rispettare in tutti i novanta minuti di gioco. Abbiamo vinto meritando, dimostrando di essere una categoria superiore, andando in vantaggio per tre volte e non facendoci più agguantare negli ultimi dieci minuti di gioco.

E’ stata una prestazione in chiaro-scuro, dove la difesa (tutta) non è stata all’altezza dell’attacco e del centrocampo, dove, sul nostro out di sinistra, i ragazzi del Brighton hanno fatto il bello e il cattivo tempo.

Andre Santos è un bravo ragazzo, uno simpatico, uno che sa tenere sempre un profilo educato, ma quando si tratta di giocare, e questo è il suo mestiere, le lacune in fatto di corsa e ritmo permettono sempre agli avversari di metterci in difficoltà: come nel goal annullato giustamente per fuorigioco, come nell’azione che ha portato il calcio d’angolo dell’1-1, come nel frangente in cui il Brighton ha raggiunto il 2-2. E non è un caso che quando è entrato Gibbs per disputare gli ultimi dieci minuti di partita i ragazzi di Poyet non si sono più resi pericolosi sulla fascia di sinistra.

Detto questo, e confidando in questo mercato di riparazione per acquisire un ragazzo che possa dare minuti di riposo a Kieran, la squadra ha saputo reagire alla doppia rimonta, dimostrando carattere e determinazione.

Certo, prendere goal dopo aver disposto la difesa a zona sul calcio piazzato e non essere andati incontro al pallone è una di quelle situazioni che si dovranno discutere in allenamento, ma la dinamicità dei ragazzi per tutti i novanta minuti di gioco è un bel segnale per gli impegni che dovremo affrontare nel prossimo mese, a partire da mercoledì quando affronteremo il Liverpool.

Questa partita è servita anche al sottoscritto, o meglio, all’ammirare la doppietta di Giroud, uno a cui non avevo lesinato le critiche. Olivier, da ormai quindici giorni a questa parte, sta letteralmente sbugiardando quanto avevo affermato su di lui, grazie a prestazioni sopra le righe e goal che stanno portando l’Arsenal, sia in campionato che in coppa, in una posizione più consona al suo potenziale.

E di questo ne sono felice, anzi di più, e spero che da qui al termine della stagione possa regalarmi e regalarci altre gioie come quella di oggi; c’mon Olivier!!!

Anteprima: Brighton v Arsenal

E’ una gara importantissima, vitale per certi versi, utile sicuramente ad offrire a tutto il gruppo maggiore consapevolezza nei propri mezzi. Dobbiamo vincere per dare continuità, quella che fino ad oggi è da imputare come unica macchia nera che ha accompagnato questa stagione. Tutti gli altri discorsi c’entrano come i cavoli a merenda, perché basta soffermarsi sull’ultima prestazione in campionato per comprendere che questa squadra ha i mezzi per imporsi contro chiunque. Nel sud dell’Inghilterra, in casa del Brighton, non sarà per nulla facile, vuoi per l’entusiasmo che troveremo, vuoi perché la FA Cup è quell’unica competizione al mondo capace di trasformare qualunque squadra s’incontri sul proprio percorso.

Dall’infermeria, ed in vista del match, giungono buone nuove, con il completo recupero di Diaby e Rosicky, inseriti nella rosa di coloro che potrebbero prendere parte all’incontro. Anche Fabianski, in una stagione stregata per il giovane portiere polacco, è tornato in prima squadra. Non faranno parte della spedizione Arteta, Coquelin e Vermaelen.

Il capitano, alle prese con un fastidio alla caviglia, è stato precauzionalmente sostituito nel match di recupero contro gli Hammers di mercoledì sera, e anche a Brighton non scenderà in campo, mentre è probabile un suo ritorno al centro della difesa nella gara di campionato contro il Liverpool. Arteta è praticamente recuperato, ma anche in questo caso s’è preferito, giustamente, non rischiarlo.

Per Coquelin ci sarà bisogno di qualche giorno in più, ma anche per lui i tempi non dovrebbero superare i 7/10 giorni.

Per quel che riguarda la formazione che presumibilmente scenderà in campo, non stupirebbe un leggero turnover, a partire dalla difesa, dove, con l’indisponibilità di Vermaelen, sarà Koscielny a far coppia al centro della difesa con Mertesacker, mentre sugli esterni potrebbe essere la volta di Jenkinson a destra ed il ballottaggio tra Gibbs e Santos a sinistra.

A centrocampo sarà probabile rivedere Diaby, che potrebbe far coppia con Aaron Ramsey, mentre Rosicky sarà il probabile uomo che dovrà fluttuare tra i reparti. In attacco le scelte non sono moltissime, e l’unica sicurezza sembra essere Chamberlain sull’out di destra. Giroud, Walcott, Podolski e Chamakh dovrebbero contendersi le ultime due maglie rimanenti, con il francese ed il marocchino in pole position.

Questa una delle probabili formazioni che potremmo vedere in campo:

Szczesny; Jenkinson, Mertesacker, Koscielny, Santos; Diaby, Ramsey, Rosicky, Chamberlain, Giroud, Chamakh.

Swansea v Arsenal 2-2: I Gunners costretti al replay

Si andrà al “replay”, e nonostante oggi possa sembrare una partita che darà fastidio ad un calendario già pieno di impegni, il pareggio di Swansea, ottenuto in circostanze a dir poco incredibili, è di fatto un buon viatico per giungere al match della settimana prossima contro il City senza troppe pressioni.

Diciamolo chiaramente: nella ripresa avremmo come minimo meritato di segnare 4/5 goal, frutto di una partita dominata a centrocampo e condotta come meglio non si poteva. Peccato che l’aridità in zona goal di Giroud non c’abbia permesso di chiudere il match quando si sarebbe dovuto. Non voglio trovare nell’attaccante francese il colpevole di una mancata vittoria/qualificazione, non mi piace trovare nei singoli le responsabilità delle cose non andate bene, ma ufficialmente dico che sono stufo di vederlo in campo con la nostra maglia, stufo di vedere un giocatore faticare così tanto a giocare a pallone, stufo di vedergli sbagliare i goal che ha sbagliato.

Sono bastati dieci minuti di Podolski per vedere la differenza che passa tra uno che i goal li ha sempre fatti e uno che, con tutto rispetto, ne ha segnato qualcuno nella prima divisione francese. Bocciato, senza se e senza ma e spero che contro il City il suo posto sia la panchina. Dopo questa premessa, il match di oggi c’ha consegnato ancora una volta il fascino della FA Cup, con l’intento da parte di tutti di superare l’avversario, di giocare una partita senza avere rimorsi e rimpianti.

Così è stato, ed i tre goal segnati negli ultimi dieci minuti di gara lo testimoniano ampiamente. Sarà quindi replay con data da assegnare, mentre in caso di qualificazione sarà il Brighton l’avversario che incontrerà una tra noi e lo Swansea. Ora settimana di moderata tranquillità per giungere ad uno degli appuntamenti più attesi della settimana prossima, il match contro il City, da vincere assolutamente per continuare la rincorsa al titolo.

Anteprima: Swansea v Arsenal

Questo è un momento importante della stagione. Parole di Arsène Wenger alla vigilia del match di FA Cup che ci vedrà impegnati in terra di Galles contro lo Swansea. Un momento importante per recuperare quell’indispensabile fiducia che possa garantire alla squadra la serenità necessaria per affrontare la seconda parte di stagione. Wenger s’è detto fiducioso per il proseguo della competizione, ma soprattutto ha voluto sottolineare la bontà della squadra di Laudrup che non meno di un mese fa è venuta all’Emirates Stadium facendo sua l’intera posta. Da quel giorno i ragazzi non hanno più perso in campionato, con un filotto di quattro vittorie ed un pareggio, di conseguenza sarà fondamentale offrire una prestazione completamente diversa da quel primo di dicembre.

Wenger ha anche voluto sottolineare come non sia bello stare seduti a guardare gli altri vincere: “It bothers me [not to win trophies], of course it bothers me because I’m not here to watch other people win trophies”, e su queste basi credo che il match di domani possa regalarci un Arsenal combattivo e voglioso di restituire ai gallesi la sconfitta patita in campionato.

Per quel che riguarda la formazione che scenderà in campo al Liberty Stadium siamo ancora in alto mare. Non mi stupirebbe vedere partire dal primo minuto gli undici titolari, così come non mi stupirebbe vedere un po’ di rotazione che possa garantire a chi ha giocato più minuti di trovare un po’ di riposo, anche perché dalla settimana prossima inizierà un periodo a dir poco infuocato, con i match in sequenza che ci vedranno impegnati contro il City, il Chelsea e il Liverpool.

Swansea City in FA Cup

Sorteggi effettuati per la FA Cup e turno fuori casa contro lo Swansea City.

Il turno sarà disputato nelle giornate del 5/6 gennaio 2013, e a breve conosceremo orario e giorno del match.

Questo il tabellone completo:

Crystal Palace v Stoke

Brighton v Newcastle

Tottenham v Coventry City

Wigan v Bournemouth

Fulham v Blackpool

Aston Villa v Ipswich

Charlton v Huddersfield

Barrow or Macclesfield v Cardiff

Barnsley v Burnley

Manchester City v Watford

Swansea v Arsenal

Leicester v Burton

Millwall v Preston

Cheltenham or Hereford v Everton

Derby v Tranmere

Crawley v Reading

Aldershot v Rotherham or Notts County

Middlesbrough v Harrogate or Hastings

Accrington Stanley or Oxford v Sheffield United

Southampton v Chelsea

QPR v West Brom

Peterborough v Norwich

Lincoln or Mansfield v Liverpool

Bolton v Sunderland

Nottingham Forest v Oldham

West Ham v Manchester United

Hull v Alfreton or Leyton Orient

Blackburn v Bristol City

Leeds v Birmingham

Bury or Southend v Bradford or Brentford

Luton v Wolves

Sheffield Wednesday v MK Dons

Fine della conversazione in chat

Anteprima: Sunderland v Arsenal

Dopo la rovinosa caduta nell’andata degli ottavi di finale patita mercoledi a San Siro, per l’Arsenal arriva l’importante sfida del quinto turno di FA Cup contro il Sunderland di Martin O’Neil, una settimana dopo la vittoria valevole per il campionato.

Le condizioni in cui i Gunners si presentano a questa gara sono alquanto preoccupanti. Se è vero che dalle dichiarazioni rilasciate i calciatori sembrano aver intenzione di cancellare con una grande prestazione sul campo l’orrenda figura rimediata in campo europeo, è pur vero che sarà tutt’altro che facile andare a ripetere un successo su un campo cosi duro contro un avversario per giunta che appare in un’ottima forma, sia fisica, sia mentale.

Sarà quindi un test quasi fondamentale nella stagione dell’Arsenal che deve assolutamente superare questo turno di coppa, essendo la FA Cup il solo trofeo rimasto verosimilmente possibile.

Per quel che riguarda la formazione invece ci dovrebbero essere novità in ogni reparto:

In difesa si è aggiunto all’infortunio di Mertesacker (patito a Sunderland proprio), quello di Koscielny,

ragion per cui è possibile che davanti a Szczesny, venga schierato Djourou al fianco di Vermaelen, con Sagna e Gibbs a completare il reparto.

A centrocampo invece potrebbero partire Song-Arteta-Ramsey, in attacco infine potrebbe essere la volta di Gervinho tornato dalla coppa d’Africa con Van Persie ed Oxlade-Chamberlain a completare il terzetto.

Per un Arsenal che potrebbe quindi schierarsi con:

Szczesny;Sagna,Djourou,Vermaelen,Gibbs;Song,Arteta,Ramsey;Gervinho,Van Persie,Oxlade-Chamberlain

Arsenal v Aston Villa 3-2; FA Cup, remuntada Arsenal: 3-2 ma che brivido!

L’Arsenal conclude il mese di gennaio spezzando la pessima serie negativa di tre sconfitte consecutive in Premier, conquistando sul campo l’accesso diretto al quinto turno di F.A. Cup.

A dirla in questi termini sembrerebbe facile. Chiunque abbia visto la partita, in realtà sa che non così non è stato. Ai ragazzi di Arsène Wengèr occorre uno strepitoso comeback per risolvere la pratica qualificazione. Con tutto ciò che ne deriva in termini di grinta, cattiveria agonistica e concentrazione.

[box_light]FORMAZIONI[/box_light]

La F.A. Cup rappresenta l’opportunità più concreta per gli Artiglieri di terminare la sete di trofei, che ormai perdura da ben 7 anni. L’importanza della Coppa Nazionale non passa certo inosservata ad Arsène Wengèr, che pur onorando la manifestazione, non disdegna la possibilità di dar spazio a giocatori poco impiegati fin qui in stagione, tenendo fede alla sua filosofia.

Fabianski approfitta del turno di riposo concesso a Szczesny, e si appropria dei guantoni da titolare, protetto da Coquelin (al suo rientro), Mertesacker, Koscielny e Vermaelen (usato ancora come terzino di sinistra). Song, Ramsey e Rosicky compongono il trio della mediana, mentre Arteta (di cui ci si aspettava un impiego dopo l’infortunio muscolare) si accomoda in panchina, insieme ad Henry e al rientrante Sagna, recuperato dopo la frattura alla caviglia che lo ha tenuto lontano dai campi di gioco per più di 3 mesi (dal lontano 2 Ottobre scorso, al White Hart Lane).

Oxlade-Chamberlain si guadagna una maglia da titolare dopo la splendida prestazione contro lo United, e va a compattare l’attacco a 3 dei Gunners, con Walcott sulla corsia opposta e van Persie al centro.

McLeish non è spaventato all’idea di giocarsi la qualificazione al quinto turno contro l’Arsenal. Consapevole degli orribili ricordi che la sua figura evoca ancora dalle parti di Ashburton Grove (vedi l’ultima finale di Carling Cup contro il Birmingham), si mostra piuttosto ottimista sulle possibilità di fare il colpaccio all’Emirates. Nonostante non guidi più una squadra di medio-bassa classifica, il tecnico scozzese non rinuncia al suo proverbiale provincialismo tattico. Scelta, quest’ultima, che non gli ha comunque impedito di conquistare un notevole bottino di 10 punti nelle ultime 4 trasferte in Premier League (di cui 3 ai danni del Chelsea).

La formazione si presenta con una linea a 4 formata da Hutton, Dunne, Cuellar e Warnock, davanti al portiere Given; Clark si occupa dell’interdizione, con Petrov a far da dinamo in mezzo al campo, mentre Ireland e Agbonlahor si occupano delle fasce laterali; in attacco Robbie Keane si affianca a Darren Bent.

[box_light]LA GARA[/box_light]

Gli uomini di McLeish non dimostrano alcuna fretta, concedendo, per quanto possibile, l’iniziativa agli avversari in maglia biancorossa. Questi ultimi non si lasciano pregare, e iniziano col piede giusto, controllando sostanzialmente il gioco, ma faticando a scardinare il compatto muro difensivo offerto da Dunne e compagni.

Per creare qualche affanno a Given occorre un calcio di punizione ben sfruttato da van Persie, che opta per toccare la palla in favore di Vermaelen: il belga scarica un poderoso sinistro dai 30 metri, su cui il portiere irlandese deve impegnarsi e non poco. Walcott non è altrettanto abile nel trarre vantaggio da un filtrante di Rosicky, e da posizione defilata calcia malissimo. Buono il contributo offerto dal ceco in termini di dinamismo a centrocampo.

Buono, ma ancora non sufficiente per condurre i compagni alla costruzione di palle goal degne di nota. Il tutto a vantaggio della tattica di McLeish, che può progressivamente mettere in scena il suo gioco, e dimostrare in che modo il suo VIlla sia diventato una micidiale squadra da trasferta.

Poco dopo la mezz’ora, a seguito di un rapidissimo contropiede, gli ospiti ottengono un corner, che Petrov gestisce con sapienza, toccando corto per Keane; questi manda a vuoto la copertura del marcatore diretto, restituendo al bulgaro, il quale ribadisce con un preciso cross sul secondo palo, trovando la testa di Richard Dunne: Aston Villa in vantaggio.

Non perfetto Fabianski nell’uscita, ma lo stacco del centrale irlandese è potente e preciso, nulla da fare per il portiere polacco. L’Arsenal prova a reagire con volontà, ma l’accelerazione di Chamberlain si conclude mestamente sul fondo, e il tiro da media distanza di Rosicky non ha sorte migliore, finendo facile preda dei guantoni di Given.

Ancora una volta l’estremo difensore ex Newcastle, deve toglier le castagne dal fuoco, sull’ottima incursione di Ramsey, che salta l’uomo in posizione defilata a sinistra, salta l’uomo, per poi tentare la sorte da posizione impossibile. Il momentum dei Gunners si conclude con un potente destro di Oxlade-Chamberlain, servito da van Persie, che si infrange centralmente sui pugni di Shay Given.

In pieno recupero, giunge la beffa: il secondo contropiede dei Villans permette agli attaccanti avversari di aprirsi come un taglientissimo ventaglio, pronto ad affondare nella difesa sguarnita dei padroni di casa: Ireland lancia di precisione Bent, sul versante destro dell’attacco, il quale controlla a seguire e spara con potenza in diagonale verso Fabianski; il polacco si mostra reattivo nella parata, ma sfortunato nel rimpallo che favorisce invece l’ex centravanti del Tottenham, rapidissimo a ribadire in rete da posizione angolata. Il punteggio ora è di 0 a 2.

Tra qualche urla di disappunto da parte del pubblico dell’Emirates termina il primo tempo, ma l’Arsenal torna in campo nella ripresa, carico di orgoglio e per niente abbattuto. McLeish si frega le mani per la possibilità di riproporre anche nel secondo tempo la sua unica strategia possibile: giocare di rimessa.

L’errore, oltre a quello di non possedere alcuna variante sul tema, consiste nel non considerare l’impressionante cambio di marcia innestato dai Gunners, che dopo soli tre minuti, sfioravano il goal con un imperioso colpo di testa di Mertesacker, salvato sulla linea da Ireland.

A seguire, Walcott si lancia in progressione dalla destra, penetrando in area, ma eccedendo nel dribbling, poi è Ramsey a sprecare da ottima posizione, calciando tra le braccia di Given con l’esterno destro. Il Villa è alle corde e ne subisce le conseguenze al 54′: Song lancia Ramsey, che filtra centralmente in area di rigore, per poi venir falciato nettamente da Dunne; Mike Jones decreta il penalty, graziando il difensore irlandese, da un sacrosanto cartellino giallo (sarebbe stato il secondo). Van Persie dal dischetto trasforma ed accorcia le distanze, riaprendo partita e qualificazione. Ma non finisce qui. Passano tre minuti scarsi, e Walcott riesce a perforare il fronte destro della difesa ospite, tagliando dalla linea di fondo verso il centro, e riuscendo a vincere un fortunoso rimpallo nei confronti della respinta di Hutton, che tradisce Given e regala ai Gunners il goal del meritato pareggio.

La partita è completamente rovesciata, e gli ospiti si vedono venir giù quelli dell’Arsenal da tutte le parti. Dopo l’ora di gioco, la difesa di McLeish, che ha fatto i conti senza l’oste, imbarca il terzo. Koscielny si libera in slalom gigante dalla sua area di rigore, fino a giungere in area di rigore; [pullquote_right]L’Arsenal vola al quinto turno di F.A. Cup, guadagnando una significativa chance di arrivare in fondo alla competizione, con tanto di fiducia e self-confidence per il prosieguo del Campionato.[/pullquote_right]Bent lo insegue ma sbaglia il timing del suo tackle scivolato, agganciando il centrale franco-polacco da tergo. Per la seconda volta Jones indica il dischetto, e per la seconda volta Robin van Persie trafigge Given, cambiando l’angolo, ma non il modo di spiazzare il suo avversario. Goal numero 25 in stagione, e rimonta completata. I minuti finali fungono da passerella per Henry e per il ritorno di Bacary Sagna (Welcome Bac3!!!). L’Aston Villa finisce per essere travolto, nonostante una timida reazione verso la fine, che non eviterà ai Leoni di Birmingham la sconfitta nonchè l’eliminazione dalla F.A. Cup.

Per McLeish rimarrà solo il tempo per lamentarsi di una presunta gomitata di van Persie ai danni di Cuellar (un bel modo per deviare l’attenzione dei tifosi da una sconfitta bruciante e tre goal subiti in rapida successione), ma almeno per ora non gli servirà a granché.

L’Arsenal vola al quinto turno di F.A. Cup, guadagnando una significativa chance di arrivare in fondo alla competizione, con tanto di fiducia e self-confidence per il prosieguo del Campionato.

Angelo Acanfora

Anteprima: Arsenal v Aston Villa

Va in scena nella splendida cornice dell’Emirates Stadium, avvolta dall’alone di magia di quella che si può considerare la competizione più ricca di fascino del pianeta calcistico, la sfida tra due squadre che sono riuscite a lasciare un segno indelebile nella storia del football d’oltremanica… due squadre che non a caso sono rispettivamente la terza e la quarta squadra col palmares più ricco d’Inghilterra.

Ragion per cui una sfida di questo fascino non sfigura nemmeno in un turno che ha visto l’attenzione catalizzarsi sulla sfida tra Liverpool e Manchester United, ovvero le prime due squadre del regno di sua maestà.

Le squadre arrivano a questa sfida con umori decisamente diversi; l’Arsenal è in uno stato confusionale paragonabile a quello di un pugile barcollante, l’Aston Villa ci arriva decisamente col vento in poppa alla luce di un rendimento esterno che tra campionato e coppa vede i Villans imbattuti da ben sette turni, con un bilancio di ben cinque vittorie e due soli pareggi, il che basta a spiegare quanto una vittoria dell’Arsenal possa dare una forte scossa emotiva agli uomini di Wenger, defibrillandoli e risvegliandoli da questo stato confusionale.

Se si esclude la ricaduta di Jack Wilshere per il suo infortunio alla caviglia, buone notizie arrivano sugli altri fronti con dei rientri che arricchiscono la rosa a disposizione dell’alsaziano.

Primo tra tutti è il rientro di Bacary Sagna, che è tornato in gruppo dopo un’assenza di ben quattro mesi, dopo lo spaventoso infortunio patito al White Hart Lane. Non meno importante è il rientro di Mikel Arteta la cui assenza sulla linea mediana si è fatta sentire non poco.

L’intelligenza tattica del basco, l’unico, tra l’altro, in grado di dare al centrocampo dell’Arsenal la giusta sinergia, darà maggiore liberta ad un Aaron Ramsey apparso ultimamente quasi spaesato.

Dovrebbe tornare anche Thierry Henry, dopo l’infortunio alla caviglia che lo ha tenuto fuori nel match contro lo United.

Infine si segnalano i rientri del duttilissimo Coquelin, giovane capace, caparbio ed abile nel coprire più ruoli in mezzo al campo e il rientro nel gruppo, ma solo a partire da lunedi, dell’oramai perennemente infortunato Kieran Gibbs, che nella miracolosa ipotesi dovesse reggere fisicamente andrebbe a coprire finalmente un ruolo troppo scoperto come quello del terzino sinistro.

La formazione che potrebbe scendere in campo domani non dovrebbe vedere una robusta rotazione visto il valore dell’avversario e l’importanza del match.

In cinque si giocano la maglia da titolare in difesa: Vermaelen, Koscielny, Mertesacker, Sagna (qualora dovesse essere pronto) e Coquelin. A centrocampo dovrebbe ricomporsi il trio Song-Arteta-Ramsey con il possibile inserimento di Rosicky al posto del giovane gallese ed infine un attacco possibile turno di riposo per Van Persie, con Oxlade-Chamberlain che sarà nell’undici titolare.

Questa la probabile formazione:

Szczesny; Sagna; Koscielny; Vermaelen; Coquelin; Song; Arteta; Ramsey; Oxlade-Chamberlain; Arshavin; Henry

Up the arse!

Manchester v Arsenal 2-0: Periodo nero

E’ stato bello potersi crogiolare nel fatto di poter essere l’unica squadra, almeno in Premier League, ad esser presente in tutte le competizioni, fino alla fine del mese di Febbraio. Oggi, siamo al 13 Marzo 2011, quella appagante condizione non c’è più. Al suo posto tanto rammarico, tanta delusione, sempre più sfiducia.

La semifinale di ieri disputatasi all’Old Trafford è soltanto l’ultima tappa dell’effetto “domino”, che ha visto sgretolarsi 3 dei 4 obbiettivi stagionali, nello spazio di tre settimane o poco meno. Stavolta niente alibi, niente arbitraggio sospetto, nessuna possibilità d’appello. Vince e si qualifica la squadra migliore, il Manchester United, che a dispetto di esser stato territorialmente (quasi) sopraffatto dal possesso palla dei Gunners, ha comunque il merito di esser più cinica, concreta e più solida mentalmente.

LE FORMAZIONI

Con il duro macigno della cocente eliminazione dalla Champions League ad opera della propria nemesi catalana, la squadra di Wengèr giunge all’appuntamento con la miglior formazione possibile, comunque orfana di Fabregàs e Song, escludendo Vermaelen che ormai non credo sarà reclutabile prima della prossima campagna. Almunia è il solo portiere in organico, per cui davanti alla sua porta si schierano Sagna, Koscielny, Djourou e Gibbs; Denilson e Diaby offrono copertura agli inserimenti di Wilshere, mentre van Persie in attacco è supportato lateralmente da Arshavin e Nasri;

Ferguson non può non guardare al calendario ricco di impegni per la sua squadra, decidendo di improvvisare uno starting line-up con, di fatto, 7 difensori, abili comunque a camuffarsi in un funzionale 4-4-2: davanti a Van Der Sar si schierano Brown, Vidic, Smalling ed Evra; la linea mediana a 4 vede come esterni i gemellini brasiliani Fabio e Rafael Santon (generalmente usati come fluidificanti), mentre la zona centrale è occupata dalla strana coppia O’Shea-Gibson; Hernandez e Wayne Rooney formano il tandem offensivo.

Direzione di gara discreta da parte di Chris Foy, non fosse altro per l’aver graziato Scholes su un paio di interventi (voto 5,5).

LA GARA

E’ uno United certamente ridimensionato, la cosa mette non poca fiducia agli ospiti, che cominciano con buona inerzia e spirito propositivo. Impegno e iniziativa non mancano: chiaramente se la mente lavora bene ma il braccio non esegue correttamente, il risultato non può comunque dirsi soddisfacente. Questo, in sintesi, il canovaccio interpretato dalla squadra di Wengèr, oggi dotata di un centrocampo privo della qualità di Cesc Fabregàs e della forza d’urto del miglior Song.

Di contro, l’atteggiamento tattico dello United può definirsi attento, linee compatte pronte a distruggere il gioco avversario ma, nel contempo, a rilanciare la controffensiva grazie al non indifferente potenziale atletico di Rooney ed Hernandez. I Red Devils, oltre ad avere avuto in questo senso la tattica più efficace, riescono ad attuarla quasi sempre con i migliori auspici. Laddove fosse l’Arsenal a fare la partita, l’occasione migliore del primo quarto d’ora arriva in favore dei padroni di casa: Fabio Santos riesce a sfondare sul fronte sinistro, centrando la palla in direzione del fratellino, alquanto smarcato in area; Rafael colpisce di testa da buona posizione, trovando però il fondo.

Difficile per gli ospiti orchestrare una concreta risposta, dovendo praticamente inventarsi il varco tra due linee difensive molto strette e, come non bastasse, senza l’ausilio di passaggi filtranti e smarcanti, chiaramente non compresi nel bagaglio tecnico di Diaby e Denilson; in mezzo a loro due, spicca, e non soltanto per impegno, un campioncino di nome Wilshere, incapace di arrendersi a qualsiasi contrasto, ed encomiabile a tentare spesso da solo, la penetrazione palla al piede dalla trequarti centrale.

Arshavin non riesce quasi mai a superare l’uomo, faticando persino nei controlli elementari e nei passaggi più banali, mentre Nasri ha il suo bel da fare per creare superiorità numerica e cercare la comunicazione con un van Persie non esattamente al meglio della condizione. Alla mezz’ora l’improduttività dell’Arsenal viene castigata: Rooney gestisce un pallone recuperato dai compagni, calibrando un perfetto lancio a scavalcare verso Hernandez, in posizione regolare; Djourou è in ritardo nella marcatura e il suo intervento a chiudere il messicano si rivela vano; l’ex attaccante del Chivas controlla e da buona posizione conclude, costringendo Almunia a ribattere, con il pallone che resta a vagare nell’area piccola; Fabio Santos è ben appostato e non si fa pregare nell’anticipare Koscielny e nel ribattere in rete da due passi.

Il goal è pesantissimo, ma gli uomini di Wengèr per poco non ne sfruttano al massimo l’inerzia, creando un serio pericolo a Van Der Sar; Nasri dalla destra riesce a pescare in verticale van Persie, abilissimo ad eludere Vidic con il suo movimento, creandosi lo spazio per calciare in diagonale con il destro; la rasoiata dell’olandese batte Van Der Sar, ma finisce di pochi centimetri larga dal palo lungo. Le immagini mostrano che in realtà il tiro è stato deviato dallo stesso portiere fiammingo, e l’Arsenal ne guadagna legittimamente il corner. Sugli sviluppi dello stesso, battuto con precisione da Nasri, van Persie anticipa tutti, coordinandosi per un perfetto stacco di testa, ancora una volta fuori bersaglio per una questione di centimetri. Davvero peccato.

Il primo tempo si chiude con Nasri, cresciuto alla distanza, in azione personale: il francese fa tutto benissimo, ma deve comunque arrendersi all’ottima parata di Van Der Sar.

Nella ripresa, le cose non cambiano. Ferguson lascia l’iniziativa agli ospiti che, dopo 4 minuti dall’inizio del secondo tempo, trovano una palla-goal nitida come il sole. Incredibilmente, sorte vuole che il protagonista sia Koscielny, salito in attacco dalle retrovie, abile a scambiare in dai-e-vai con Arshavin, per poi effettuare un tiro-cross che Van Der Sar, in qualche modo, neutralizza, respingendo il pallone come può; la respinta è però inefficace, e finisce di nuovo tra i piedi di Koscielny che, in posizione ottima oltre che regolarissima, tenta la ribattuta verso la porta, ma l’ex portiere dell’Ajax chiude la serranda con un colpo di reni spettacolare.

Un’occasione gigantesca, talmente grande da non lasciar impuniti gli uomini di Wengèr, secondo i dettami di quella stranissima legge del calcio, che io sono solito ricordare come:”Goal mangiato, goal subito…”

La ripartenza dello United è fulminante: Rafael si avvale della sua ottima capacità di spinta (più che di copertura), riuscendo a far breccia nella metà campo avversaria, lasciando indietro Gibbs, letteralmente stranito; il brasiliano serve Hernandez in profondità ma, contrastato da Djourou, vede il suo tentativo rimpallare verso l’alto; la palla rimbalza stranamente verso Rooney, mentre Sagna giunge in copertura, e il centravanti inglese, sfruttando l’indecisione di Almunia nell’uscita, si eleva di testa, colpendo la sfera che si insacca alle spalle del portiere spagnolo, sul palo lontano. A questo punto i giochi sembrano fatti, nonostante il tempo ancora a disposizione. Con l’Arsenal sbilanciato in avanti, Ferguson avrebbe giocato ancor più sul velluto, utilizzando a pieno il contropiede, per il quale aveva da poco inserito il redivivo Valencia, seguito poi verso l’ora di gioco da Ryan Giggs.

L’Arsenal subisce il colpo, ma non molla del tutto le speranze di rimonta. Ci prova Nasri al 57′, ma la sua conclusione è troppo centrale e Van Der Sar ringrazia. Poi, sul rovesciamento di fronte, è Giggs ad avere la palla del 3 a 0 finale, ma questi deve fare i conti con un recupero prodigioso di Jack Wilshere (probabilmente uno della stessa stoffa del signor Ryan), in grado di sradicare palla al leggendario centrocampista gallese e ripartire con proverbiale sicurezza.

Wengèr decide di giocarsi il tutto per tutto inserendo Chamakh per un inguardabile Denilson. A seguire, Rosicky e il tanto atteso Ramsey rilevano Diaby ed Arshavin, come Denilson abbastanza deludenti (specialmente il russo).

Proprio il franco-marocchino al 77′ fa in tempo a mangiarsi un altro goal colossale, fallendo nell’approfittare di un superbo cross dalla destra di Bacary Sagna; l’ex Bordeaux schiaccia troppo il pallone, permettendo a Van Der Sar di intervenire con facilità. Il portierone olandese, oggi in giornata di grazia, dimostra il suo valore sulla gran botta dalla distanza di Rosicky.

Sembrerebbe l’ultimo atto della gara, ma in realtà per i Gunners piove sul bagnato: a poco più di 10 dal termine, il Manchester United prova l’affondo in contropiede, forte delle praterie lasciate da un Arsenal più che sbilanciato; Hernandez si trova nell’uno contro uno con Almunia, con Djourou letteralmente abbattutto dalla sfortunata collisione con Sagna; il portiere spagnolo compie due miracoli nello spazio di poche frazioni di secondo, negando il lesto centravanti messicano prima con un intervento a mano aperta, e poi con il corpo.

Djourou viene soccorso dai paramedici dell’Old Trafford, portato via in barella e con il supporto di un respiratore: la successiva diagnosi della spalla slogata equivarrà all’amara sentenza che ne decreterà la fine della sua stagione personale.

Finisce in 10 l’Arsenal, ma il risultato non cambierà.

CONCLUSIONI

Finisce 2 a 0 per il Manchester United, un risultato meritato così come il loro passaggio alle semifinali di Wembley. Un discreto Arsenal ancora una volta non è stato sufficiente. E a poco vale il riconoscimento di “Man of the Match” per Van Der Sar, se poi la statistica, quella più importante, dice Manchester United 2 – Arsenal 0. Finiscono i sogni di un possibile “double”, in grado di ripagare questa squadra per i tanti anni di magre consolazioni. Resta ora la Premier League, almeno matematicamente.

Resiste la speranza di poterci mettere le mani sopra, per dare un senso ad una stagione che non sia soltanto di emozioni miste a rimpianti. Per poter dare un senso ad una squadra che gioca benissimo a football, ma che nonostante questo non riesce ad andare oltre, rimanendo una eterna incompiuta. Per poter dare un senso a quelle parole (“It’s time to deliver”) che da troppi anni ci sentiamo dire, senza però metterle in pratica.

Angelo Acanfora

Anteprima: United v Arsenal

Si torna al di qua della Manica, direi finalmente, dopo la sciagurata notte di Barcellona, dove, a prescindere dal risultato finale, gli echi sono ancora ben udibili, vista la presa di posizione dell’Uefa nei confronti di Arséne Wenger e Samir Nasri, rei, secondo il comitato, di aver usato un comportamento poco consono nei confronti del signor Busacca. La replica del tecnico alsaziano non s’è fatta attendere, ma ci saranno tempi e sedi per vedere come andrà a finire.

Ora le attenzioni si dovranno necessariamente spostare al quarto di finale di FA Cup, dove sarà importante sgombrare la mente, perché all’Old Trafford sarà battaglia vera, per accedere ad una delle due semifinali che Wembley ospiterà nel week-end di metà aprile.

Al netto della conta dei disponibili per il match contro lo United mancherà Cesc Fabregas, per il riacutizzarsi del fastidio al ginocchio, così come Song e Walcott, ancora out. Non ci sarà nemmeno Wojciech Szczesny, fuori per sei settimane, e viste le indisponibilità di Lukasz Fabianski e Vito Mannone, e con il solo Manuel Almunia a disposizione, Wenger ha fatto sapere, attraverso il sito ufficiale, che con ogni probabilità si cercherà un prestito fino al termine della stagione per coprire un reparto rimasto incredibilmente, e sfortunatamente, scoperto.

Per il resto tutti a disposizione, tranne il lungodegente Vermaelen, e con ogni probabilità vedremo in campo la miglior formazione possibile per continuare il cammino nel secondo, ed ultimo rimasto, obbiettivo stagionale.

Dire che sarà un match di enorme importanza è fin troppo banale: vuoi per il testa a testa che le due compagini stanno offrendo in campionato, vuoi per la possibilità di accedere ad una prestigiosa semifinale, vuoi perché i Gunners, dopo l’eliminazione dalla competizione continentale, vorranno immediatamente rifarsi e trovare in un sol colpo una vittoria che manca da dieci giorni esatti ed eliminare, anche psicologicamente, la rivale diretta per la conquista della Premier.

Oltretutto lo United dovrà, gioco-forza, fare i conti sulla formazione da schierare in campo, visto che tre giorni dopo sarà atteso nel ritorno degli ottavi di Champions contro il Marsiglia, nuovamente tra le mura amiche.

La settimana scorsa scrivevo che questo periodo, nel bene e nel male, avrebbe definito il valore e le chance della stagione dei Gunners. L’appuntamento europeo, purtroppo o per fortuna, c’ha detto ancora male, ora non rimane altro che concentrarsi su questo finale di stagione, con ancora (virtualmente) tredici gare ufficiali da disputare: dieci in Premier e tre potenziali in FA Cup, quarto di finale compreso.

Siamo partiti il quindici di agosto con tante speranze e qualche sogno, le prime c’hanno accompagnato i secondi, dopo sette mesi di sfide e battaglie sul campo, sono più vivi che mai, e questo, inequivocabilmente, è qualcosa che ci rende orgogliosi di questi ragazzi, che sono stati capaci di farci tenere la testa alta, nei confronti di tutti, fino ad oggi. L’ultimo sforzo è quello che chiediamo a Wenger e compagni, e con la sciarpa al collo andremo in direzione Manchester urlando: keep the faith, till I die.