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Anteprima: Bradford v Arsenal

Si torna in campo, questa volta per disputare il primo quarto di finale di Coppa di Lega, contro il Bradford, un match che se vinto ci permetterà di accedere alle semifinali, viatico che permetterebbe nell’arco di tre anni di disputare la seconda finale sul campo di Wembley.

Ma in Inghilterra si sa, prima di fare voli pindarici è sempre meglio concentrarsi sul match che si dovrà affrontare, senza fare troppo conti e dare per scontato risultato e qualificazione.

Insieme a noi in questo infrasettimanale scenderanno in campo anche Chelsea contro il Leeds United, lo Swansea contro il Middlesbrough e il Norwich contro l’Aston Villa, e sarà tra queste che si formeranno le semifinali che si disputeranno a gennaio.

Stasera sarà ancora una volta il turno degli elementi che fino ad oggi hanno giocato meno, di alcune presenze dell’Academy e di qualche titolare (vedi ramsey) che avrà ancora una volta la possibilità di mettere in difficoltà Wenger sulle scelte che verranno fatte nel proseguo di stagione.

Il match sulla carta è ampiamente alla nostra portata, anche se la trasferta non sarà per nulla semplice, contro una formazione che sta disputando un discreto campionato nella League Two.

Tre categorie di differenza mi fanno comunque pensare che la qualificazione sarà nettamente alla nostra portata, e che la sconfitta di tre anni fa contro il Birmingham debba comunque essere vendicata, in un modo o nell’altro.

Per quel che concerne l’undici che scenderà in campo l’appuntamento è nel primo pomeriggio, quando la conferenza stampa delinerà in modo più chiaro le chance di gioco dei ragazzi.

Reading v Arsenal 5-7 (AET): Una rimonta storica

Siamo fatti così, nel bene e nel male noi siamo fatti così. Ed è così che in una serata invernale di fine ottobre, in un martedì anonimo di League Cup siamo stati capaci, ancora una volta, di entrare nei libri di storia del calcio inglese, consegnando ai posteri una delle partite più incredibili di Coppa di Lega, un match che non solo ha stabilito il record di goal, ben 12, ma ci ha visto rimontare ad un risultato che dopo soli trenta minuti ci vedeva sotto di quattro reti.

Un domani qualcuno di noi potrà esternare al mondo intero di essere stato presente, di aver vissuto una delle serate più incredibili che solo il gioco del football può regalare.

Pronti via ed è subito Reading, che nell’arco di soli otto minuti (dal dodicesimo al ventesimo) mette seriamente un’ipoteca sul passaggio del turno con i goal di Roberts, Leigertwood e l’autorete di Koscielny. Il Madejski Stadium, seppur non pieno, è un’autentica bolgia di canti e cori che schiaccia ancora di più il morale dei nostri, scesi in campo con una squadra di ragazzi e con alcuni rientranti da infortunio ma con la testa lontana dalla competizione, con una concentrazione pari a chi ha pensato che da questo torneo era il momento di uscire.

Ma il modo con cui si stava abbandonando la “nuova” Capital One Cup, e con la prospettiva di ancora un’ora da giocare rischiando la più clamorosa delle sconfitte deve aver fatto cambiare qualcosa nella testa dei nostri.

I Gooners saliti lungo la M4 per raggiungere Reading sono stati i primi a voler credere che quello visto fino al trentasettesimo minuto (momento del quarto goal siglato da Hunt) non era e non poteva essere il vero Arsenal, a prescindere da chi era sceso in campo. Insieme a loro e alla voglia di rimonta dei nostri si ci è messo anche il destino che ha permesso a Theo Walcott, in contropiede e all’ultimo minuto di recupero del primo tempo, di siglare quella rete che avrebbe aperto le porte di un secondo tempo ancora da vivere.

Così è stato, anche se nei primi quindici minuti della ripresa ci sono stati momenti in cui abbiamo rischiato di prendere il quinto e non di fare il secondo. L’ingresso in campo di Giroud e di Eisfeld il momento che con il senno di poi ha cambiato l’inerzia del match. Il francese dopo solo un minuto di gioco è andato vicino al 4-2 e sul successivo calcio d’angolo ha realizzato quel goal che c’ha permesso di crederci veramente, e se da una parte i Royals mai avrebbero potuto immaginare un ritorno dei nostri i Gooners assiepati sulle tribune hanno iniziato, e mai smesso, di incitare la squadra, quasi come se in vantaggio ci fossimo noi.

Le azioni da goal, da una parte e dall’altra, non cessavano di entusiasmare il pubblico presente e a dieci minuti dal triplice fischio finale Koscielny ha dato pepe ad un finale che alla mezz’ora del primo tempo mai nessuno avrebbe potuto immaginare: corner dalla sinistra e perfetto colpo di testa del difensore francese, 4-3.

In quel momento tutto era diventato possibile, e anche se la partita fosse finita così la reazione dei ragazzi aveva rimesso in piedi una serata passata dall’incubo iniziale all’orgoglio finale.

La lavagna luminosa del quarto uomo segnava quattro minuti di recupero con il risultato inchiodato sul 4-3, nel mezzo azioni pericolose da una parte e dall’altra, con Theo Walcott che ad un minuto dal termine del recupero si vedeva deviare in calcio d’angolo un tiro probabilmente destinato in fondo alla rete. Pace, l’occasione l’avevamo avuta e la fortuna non ci aveva aiutato, ma nel cuore sapevamo di uscire da una competizione non troppo gradita con la consapevolezza di essere rientrati in partita e non aver subito una sconfitta per certi versi disastrosa. Ma il fato aveva in serbo una sceneggiatura da Oscar.

Scaduti i quattro di recupero l’arbitro allungava il match per il cambio effettuato durante gli stessi da parte dei padroni di casa e sul classico pallone lanciato “in the box” da parte di Miquel, Walcott era il più rapido ad impossessarsi della sfera, ed in piena area di rigore scoccava un tiro forte e preciso che in un primo tempo superava Federici per poi andare ad infrangersi sulla mano Shorey che riusciva a tirare fuori la palla dalla linea di porta (dalle immagini al replay s’è poi visto che il rigore era sacrosanto e che la sfera aveva completamente varcato la linea). Ma era Jenkinson, lesto e caparbio a ribadire in rete da pochi passi il definitivo 4-4, goal che faceva letteralmente impazzire di gioia i Gooner approdati nel Berkshire.

Tutto da rifare, tutto nuovamente in perfetta parità, con i tempi supplementari da disputare ed una mezz’ora che a quel punto avrebbe gioco-forza regalato ancora spettacolo ed emozioni.

Erano ancora gli ultimi minuti a diventare protagonisti di un match che sarà per sempre ricordato per quanto accaduto quando ormai tutti avevano in testa che nulla sarebbe più accaduto, e così una combinazione al limite dell’area di rigore che ha coinvolto Giroud, Arshavin e Chamakh ha portato il centravanti marocchino a siglare con un perfetto rasoterra dal limite il suo primo goal stagionale, completando una rimonta storica: 4-5.

Chiuso il primo degli extra-time la sensazione era quella che la partita avesse davvero dato tutto quello che aveva da dare, che chi si era sintonizzato sul canale di SkySport2 aveva assistito ad una match incredibile e che i ventidue in campo avessero offerto uno spettacolo sportivo senza eguali.

Invece il goal di Pogrebnyak a cinque dalla fine del secondo supplementare rimetteva tutto in discussione con, a questo punto, la seria ipotesi di rimandare il discorso qualificazione ai calci di rigore, forse ed in quel momento la soluzione migliore per un match di quella portata.

Indovinate un po’? Si, ancora loro, gli ultimi istanti di gioco. A pochissimi secondi dal fischio finale era Arshavin ad involarsi sulla sinistra verso l’area di rigore dei padroni di casa, una volta entrato e con davanti a se il solo Federici, il russo ha scagliato un pallone forte e velenoso che in un primo tempo è stato ribattuto dalla difesa dei Royals e successivamente è giunto sui piedi di Walcott, che da grande attaccante ha scaraventato con forza e violenza in fondo al sacco, facendo esplodere di gioia se stesso e tutti i ragazzi assiepati dietro la porta.

Un pazzesco 5-6 ci stava regalando una qualificazione incredibile, ma i conti non erano ancora finiti e l’ulteriore allungamento del recupero permetteva ancora due azioni, una per parte. E se quelli del Reading, con il merito anche di Martinez, non riuscivano a riequilibrare il match era ancora Chamakh (doppietta per lui), lanciato in campo aperto, a scavalcare con un perfetto “lob” Federici, chiudendo definitivamente il discorso qualificazione, la partita e le velleità dimostrate per tutti i 120 minuti dai padroni di casa.

Il percorso di questa partita è stato talmente lungo che al termine dell’incontro sembrava di aver assistito a più partite giocate tutte insieme e tutte nel medesimo terreno di gioco, ed il lungo post di questa mattina è qui a testimoniarlo in tutta la sua essenza.

Davanti alle telecamere e ai microfoni di Sky l’apoteosi di una serata che ogni tifoso dell’AFC ricorderà come una delle più emozionanti ed incredibili della storia recente e passata del Club. Carl Jenkinson e Theo Walcott a raccontare dell’inizio shock in cui si sono trovati sotto di quattro reti, del goal siglato dallo stesso Theo poco prima dell’intervallo che ha ridato voglia e speranza ma soprattutto a sorridere per l’hat trick dell’attaccante inglese, presentatosi con il pallone in mano e con la benedizione di Carl che gli ha consegnato di fatto la rete del 4-4, nonostante per lui fosse stato il primo goal stagione ed il primo con la maglia dei Gunners.

In tutto questo è stato evidente il rapporto conviviale che si respira a London Colney, con il difensore che nonostante la sua prima convocazione in Nazionale e un inizio di stagione da 8 pagella s’è seduto in panchina sabato pomeriggio per ridare spazio a Bacary Sagna, e ha “regalato” a Theo Walcott la sua prima rete stagionale, con tanto di complimenti e pacca sulla spalla.

Questo è l’AFC, perché nel bene e nel male noi siamo fatti così.

Ratings: Reading v Arsenal

Mi viene onestamente difficile dare dei voti ai singoli in una partita che c’ha visto andare sotto di quattro goal ed uscire dal Madejski Stadium con il risultato finale di 5-7 per noi …rileggere attentamente: cinque a sette per noi!

Credo che per questa particolare occasione sia più congruo evidenziare il solo tabellino dei presenti in campo, quattordici ragazzi che un giorno potranno serenamente mettersi davanti ad un caminetto, magari in una serata invernale di fine ottobre, e raccontare in famiglia di un’incredibile serata di League Cup, dove goal ed emozioni hanno avuto la meglio, dove il gioco del football, per una serata, s’è trasformato nella più divertente e storica partita di Coppa di Lega mai disputata.

Damian Martinez

Carl Jenkinson

Johan Djourou

Laurent Koscielny

Ignasi Miquel

Jernade Meade

Francis Coquelin

Emmanuel Frimpong

Thomas Eisfeld

Serge Gnabry

Olivier Giroud

Theo Walcott

Andrey Arshavin

Marouane Chamakh

Anteprima: Reading v Arsenal

Turno infrasettimanale di Coppa di Lega, e match che servirà principalmente, da una parte e dall’altra, per far disputare minuti utili a chi ha giocato meno e far rifiatare chi fino ad oggi, nazionali comprese, ha tirato di più la carretta.

A Reading, formazione di Premier League, si andrà d conseguenza con l’intento di superare il turno ma senza l’eccessiva pressione del risultato, d’altronde la sfida di Manchester è sempre più prossima.

Saranno lasciati a London Colney gran parte dei titolari, mentre viaggeranno lungo la M4 tra Londra e Swindon per raggiungere il Berkshire parecchi elementi delle formazioni di Terry Burton e alcuni elementi della prima squadra appena rientrati dai rispettivi infortuni.

Difficile mettere insieme l’undici che scenderà in campo contro i Royals, ma un’idea la vogliamo comunque dare.

In porta ci sarà con molta probabilità il rientro di Szczesny, un test utile per testarne la condizione e rimettere in carreggiata l’ottimo portiere polacco. La linea a quattro davanti allo stesso potrebbe essere così composta: Jenkinson a destra, Koscielny e Djourou centrali e Miquel sull’out di sinistra. A centrocampo sarà possibile vedere dal primo minuto Serge Gnabry, che tanto ha ben impressionato nei due debutti stagionali con la prima squadra. Al suo fianco agiranno quasi sicuramente Frimpong, che si posizionerà davanti alla difesa e Coquelin, un terzetto che garantirà a Wenger dinamismo, grinta e qualità. Più complicata sarà la scelta dei tre che agiranno negli ultimi trenta metri.

Arshavin potrebbe partire dal primo minuto, visto il bassissimo minutaggio a cui è stato sottoposto, così come Chamakh, che agirebbe da prima punta. Per l’altro esterno le scelte si potrebbero appoggiare a Theo Walcott, con l’intento di fargli disputare un’ora di gioco per poi tenerlo abbastanza fresco per il match dell’Old Trafford, oppure potrebbe essere la volta di Eisfeld, il giovane tedesco che sta disputando una stagione esaltante con l’Under di Burton. In ultimo, e a seconda della condizione, potrebbe anche toccare a Chamberlain, giusto per ridargli il ritmo partita.

Questa comunque è la formazione che mi piacerebbe vedere al Madejski Stadium: Szczesny; Jenkinson, Djourou, Koscielny, Miquel; Coquelin, Frimpong; Gnabry, Eisfeld, Arshavin; Chamakh. Subs: Martinez, Yennaris, Squillaci, Wilshere, Oxlade-Chamberlain, Walcott, Giroud.

Arsenal v Coventry 6-1: Game, Set, Match!

Non abbiamo avuto copertura televisiva e di conseguenza il report odierno sarà semplicemente stilato con impressioni e la fredda cronaca di quel che è accaduto nel tabellino del match.

Non doveva essere un impegno difficile e alla fine non lo è stato, con una netta e roboante vittoria per i nostri ragazzi (la seconda della stagione per 6-1) che si sono liberati dell’ostacolo Coventry grazie ad una goleada che ha permesso una notte di sorrisi a chi in questo ultimo periodo ha avuto poche possibilità di contribuire fisicamente alla prima squadra.

Dalle notizie avute dalla serata dell’Emirates (in cui si sono contate 58,351 presenze), buone nuove sono giunte da Arshavin, autore del terzo goal e di una super-prestazione che potrebbe tornare utile per riavere pronto (soprattutto mentalmente) il talento russo. Molto bene è andato anche Theo Walcott, autore di una doppietta, Miquel, Oxlade e Giroud, autore nella stessa serata del primo goal in maglia Gunner e del suo primo rigore sbagliato.

Il Coventry ha praticamente retto il confronto per quaranta minuti, mentre nei successivi cinquanta ha subito la superiorità tecnico-tattica dei ragazzi di Wenger, andati a segno per ben sei volte.

In serata sono stati effettuati anche i sorteggi per il turno successivo, datato martedì 30 ottobre, dove andremo ad incontrare il Reading, fuori casa, se così vogliamo dire, visto che il Madejski Stadium dista a circa mezz’ora da Londra.

Preview: Arsenal v Coventry

Dopo le ottime prove offerte in Premier e in Champions eccoci iniziare una nuova avventura, entrare in scena in Coppa di Lega, quest’anno denominata Capital One Cup che prende il posto della “vecchia” Carling Cup.

Il nostro esordio sarà tra le mura di casa, in un’Emirates Stadium che, nonostante la presenza del Coventry City, formazione di League One relegata in ultima posizione, avrà come contorno ben 61.500 spettatori, un sold-out (con circa 9.000 tifosi ospiti) che la dice lunga sulla cultura sportiva oggi radicata in UK.

Naturalmente sarà un impegno che verrà affrontato con le così dette seconde linee, i ragazzi fino ad ora meno impegnati ed alcuni provenienti dall’Under21.

Difficile al momento ipotizzare l’undici che scenderà in campo contro gli Sky Blues, ma sostanzialmente questi potrebbero essere i protagonisti del match. In porta potrebbe esserci un ballottaggio tra Shea e Martínez, con il secondo leggermente favorito sul primo. La linea a quattro dei difensori potrebbe essere così composta, da destra verso sinistra: Yennaris, Djourou, Miquel e Santos.

Anche a centrocampo ci saranno parecchie novità, con l’inserimento quasi certo di Coquelin e la possibilità di vedere all’opera quel Thomas Esfield che tanto ha impressionato nelle partite disputate nel campionato Under21 Premier League.

Il pacchetto offensivo potrebbe così essere composto da nomi più altisonanti e che in questo inizio di stagione hanno trovato, chi per un motivo chi per un altro, poco spazio in prima squadra.

Dietro a Giroud ci potrà essere la possibilità di vedere tutti insieme Walcott, Oxlade e Arshavin.

Altri protagonisti della serata potrebbero essere, anche loro provenienti dall’Academy, Hector Ballerin, Sanchez Watt, Craig Eastmond, Serge Gnabry, Kyle Ebecilio, Kristoffer Olson e Jon Toral.

Insomma, a conti fatti sarà un peccato non esserci (oltretutto si prevede la non copertura televisiva), perché Arsenal non è solo Premier League o Champions League, ma uno stile di vita, una cultura che porterà oltre sessantamila tifosi a godere di una serata di sport, fatta con i ragazzi nati e cresciuti calcisticamente a London Colney.

Capital One Cup: Arsenal v Coventry City

Giorni di sorteggi in casa Arsenal e dopo esserci assicurati lo Shalke 04, l’Olympiacos e il Montpellier nel Gruppo B della prima fase a gironi della Champions League, in Coppa di Lega, quella inizialmente denominata Milk Cup (primi anni ’80) e fino allo scorso anno la Carling Cup, il sorteggio c’ha visto pescare il Coventry City, oltretutto ed in gara unica all’Emirates Stadium. La data precisa è ancora da stabilire, unica certezza è che si dispterà nella settimana del 24 settembre, tra il match fuori casa contro il Manchester City e la partita casalinga contro il Chelsea.

Una simpatica curiosità per questa competizione è data dalle nostre due vittorie. La prima conseguita nel 1987 contro il Liverpool (vittoria per 2-1) al Wembley Stadium, e la seconda nel 1993 contro lo Sheffield Wednesday (vittoria per 2-1) sempre al Wembley Stadium. In entrambe le circostanze la Federazione cambiò il nome della Coppa di Lega: Littlewoods Challenge Cup nella prima circostanza e Coca-Cola Cup nella seconda. Quest’anno sarà la prima volta per la Capital One Cup, che sostituisce la precedente Carling Cup, ed un po’ di scaramanzia ce la porteremo sicuramente dietro.

La maledizione “trophyless” continua….

La speranza di portare a casa il primo trofeo da circa 6 anni a questa parte, termina qui, per il momento. Ricomincia invece l’attesa, meno spasmodica e irrimediabilmente smorzata dalla delusione. Mi sembra ovvio che gli auspici ne escano totalmente ridimensionati, seppur in questo pazzo quanto beffardo giuoco non esista nulla di scientificamente comprovabile. Resterà da verificare l’entità del contraccolpo prodotto da quest’ultimo fallimento. Ma per quello, essendo appena giunti alle porte di Marzo, ci sarà tempo e modo.

Nel frattempo cosa ci rimane di Arsenal – Birmingham City, Finale di Carling Cup 2011? Strettamente parlando in termini personali (tengo sempre a precisarlo), questa partita sarà l’ennesimo “file” da archiviare nella cartella precipuamente denominata “dimenticatoio”. Nulla di meno, nulla di più. Alla luce della giornata di ieri, passata a somatizzare l’amarezza e provando ad analizzare le possibili cause di un tale sfacelo, il compito di porsi l’intera vicenda alle spalle non sembra proibitivo. Certo, si fa fatica ad accettarlo. E’ già difficile accettare una sconfitta in quanto tale.

Figurarsi come possa aumentare il coefficiente di difficoltà quando il modo con cui si perde rasenta i canoni del ridicolo. Ma cosa volete farci? Qui in fondo si parla dell’Arsenal, è qualcosa a cui, chi più, chi meno, dovremmo esser abituati. Ricorderete (per chi ha visto il film Febbre a 90°) la scena in cui Paul (Colin Firth), durante la decisiva sfida di Anfield dell’89, saltava subito a conclusioni affrettate, comparando l’atteggiamento dei Gunners al tipico “coito interrotto”… Beh forse quella indimenticabile ed estemporanea sequenza si colloca alla perfezione nel contesto attuale. Ed aiuta a tracciare un solco, oltre il quale sarà il caso di non spingersi.

Basterà dare uno sguardo alla partita. Una di quelle come non mai influenzate da episodi fortunosi, che alla fine hanno premiato i Brummies.

Non che l’Arsenal ne sia stato totalmente estraneo. Basti ricordare l’episodio della mancata espulsione di Szczesny, con annesso rigore, per fallo netto ai danni di Bowyer, dopo soli due minuti di gioco. Un pesante macigno scongiurato solo dalla pessima chiamata del collaboratore di Mike Dean.

Il sollievo per esser scampati ad una prematura condanna, non sortisce effetti benefici alla squadra di Arsene Wengèr. Tatticamente è il Birmingham a primeggiare: squadra quadrata, compatta, costante nel pressing, attenta e concentrata. Al contrario, l’Arsenal non riesce ad andare oltre il mero possesso palla, eccedendo in errori in fase di palleggio e faticando enormemente nell’imporre il proprio ritmo. Quasi a metà tra il sottovalutare l’avversario e l’aver paura di vincere.

Non a caso sono gli uomini di McLeish a trovare il vantaggio, intorno al 28′. Da un brutto pallone perso a centrocampo, scaturisce un corner forzato da Koscielny, che Seb Larsson tramuta in assist per lo schema perfettamente eseguito da Roger Johnson; il centrale difensivo inglese funge da torre per il più avanzato Zigic che, da due passi, sfrutta l’uscita a vuoto di Szczesny, ribadendo di testa in rete.

Il goal regala entusiasmo ai tifosi del Birmingham: il gigante serbo avrebbe la possibilità di raddoppiare, andando in uno contro uno nei confronti di Szczesny, bravo nel neutralizzarlo in uscita bassa; di contro, il passivo infiamma la reazione dei Gunners.

Questi ultimi ritrovano sprazzi di brillantezza e di grinta, riuscendo a metter sotto pressione la porta di Ben Foster. Nasri risulta il protagonista dell’impeto dei londinesi, dapprima con un assist, a seguito di un’ottima azione personale sulla destra, per Arshavin che, da centravanti vero, elude la pressione del marcatore diretto con una bella finta di corpo, per poi battere a rete con il sinistro. Ben Foster non si fa sorprendere.

Poi è ancora l’ex OM a lasciare il segno, concludendo una vertiginosa serpentina fra tre avversari, con un destro che si perde in tribuna. Passano circa 10 minuti dal goal del vantaggio dei Brums, e alla fine l’insistenza degli avversari ottiene un meritato compenso. Wilshere conclude la sua percussione centrale, calibrando un poderoso sinistro che si schianta sulla traversa.

La palla rimbalza forte verso la zona di Arshavin, sul vertice destro dell’area di rigore; il russo controlla, raggiunge il fondo e piazza con precisione la palla in mezzo, dove van Persie, nonostante la marcatura stretta, si avvita con il destro, realizzando in mezza girata il goal del pareggio. Nella ripresa, è l’Arsenal a fare la partita, stavolta con maggior convinzione. Discreta la quantità di occasioni a favore degli uomini di Wengèr, ma nessuna di esse viene concretizzata, merito soprattutto di uno strepitoso Foster, eletto alla fine delle ostilità Man of the Match.

Rosicky sembra sempre più lontano dalla miglior condizione del pre-infortunio. Song è colui che più fa sentire la sua mancanza in termini di concretezza: il roccioso centrocampista del Camerun appare sfibrato, limitandosi più a rallentare l’azione avversaria, che ad arginarla come ha spesso dimostrato di saper fare. Anche Djourou è nettamente sotto i suoi standard, perdendo diverse sfide e palloni importanti: da citare lo scippo subito da parte di Beausejour, che permette a Fahey di colpire il palo da posizione più che invitante. La sensazione è che la partita possa andare verso i supplementari, con Wengèr già preparato all’eventualità, inserendo Chamakh e Bendtner per Arshavin e van Persie (comunque infortunatosi nell’episodio del goal).

McLeish si gioca la carta Obafemi Martins, a cui lo stesso Fahey lascia il posto, ed alla fine il cambio risulterà più che proficuo. Gli ultimi minuti sono tutti per lo show personale di Foster. Fino all’89′, quando su un incredibile errore di comunicazione tra Szczesny e Koscielny, il nigeriano Martins realizza il goal più facile della sua carriera, trovandosi il pallone messo su un piatto d’argento, a due passi dalla porta vuota. Tra l’altro sarà probabilmente anche il goal più importante della sua carriera, visto che, di fatto, donerà la Coppa alla sua squadra. Finisce qui.

Il Birmingham batte l’Arsenal a Wembley, proprio come avevano fatto precedentemente il Luton (1988) e lo Swindon Town (1969). Purtroppo o per fortuna, la stagione non è finita qui. Restano 3 competizioni, e più che le probabilità di portarne a casa qualcuna, resta la speranza. E insieme ad essa resta, inesauribile, il tifo per questa squadra. Oltre alla consapevolezza che, come diceva il grandissimo Eduardo De Filippo in Napoli Milionaria (scusatemi, in fondo resto sempre un napoletano), “adda passà a nuttat”.

Angelo Acanfora

Carling Cup Final 2011: Aggiornamenti e curiosità

La partita contro lo Stoke ha portato l’Arsenal ad uno solo punto dallo United, seppure con una gara in più, ma è costata cara in termini di infortuni. Theo Walcott e Cesc Fabregas salteranno la finale Carling Cup prevista domani a Wembley.

Le condizioni del gioiellino inglese erano apparse più serie rispetto a quelle del capitano spagnolo e già dopo la partita Wenger aveva annunciato che non avrebbe fatto parte della squadra a Wembley. Si sperava, invece, di poter recuperare Fabregas.

Lo stesso catalano, nei giorni scorsi, attraverso il social network ‘Twitter’ aveva dichiarato di non aver alcuna intenzione di arrendersi alla possibilità di saltare la sua prima finale da capitano dei ‘Gunners’: “Non so se ce la farò o meno, ma quello che so è che farò di tutto per esserci. Ho aspettato tanto tempo per un evento del genere e non mi arrenderò tanto facilmente”.

E invece la partita non avrà tra i suoi protagonisti nemmeno Cesc Fabregas, che ha provato in tutti i modi a convincere Wenger a schierarlo in campo nella finale, ma non ce l’ha fatta. Wenger non vuole rischiarlo:”E’ un infortunio lieve, ma non giocherà la finale di Wembley. Siamo dispiaciuti e tristi per lui. L’unico modo per aiutarlo è vincere la coppa, visto il grande contributo che ha dato in questa competizione” le parole del tecnico francese.

Rientrano invece Van Persie, Koscielny e Diaby, con l’olandese che guiderà l’Arsenal da capitano.

PRECEDENTI E CURIOSITA’ – L’Arsenal giocherà per la prima volta una finale nello stadio di Wembley, nel quale cercherà di porre fine al periodo “trophyless” che dura da sei anni, ossia dalla finale di FA Cup vinta nel 2005 ai rigori contro il Manchester United. Questa finale di Carling avrà quindi un peso enorme per aggiungere argenteria fresca in bacheca, perciò vietato fallire. Sarà la nona finale che l’Arsenal disputerà sotto la guida di Arsene Wenger, che ne ha vinte 4. Le ultime due, perse, bruciano ancora; quella del 2007 proprio in Carling Cup contro i rivali del Chelsea allora allenati dallo “Special One” Josè Mourinho, e quella dell’anno prima, Champions League 2005/2006 contro il Barcellona, ora avversario negli ottavi. Parlando inceve di sola Carling Cup, i gunners hanno disputato 7 finali, vincendo solo in 2 occasioni, nel 1987 contro il Liverpool di Kenny Dalglish (2-1, con doppietta di Charlie Nicholas a rimontare il vantaggio iniziale di Ian Rush) e nel 1993 contro lo Sheffield Wednesday di Trevor Francis (anche qui per 2-1 e con svantaggio iniziale realizzato da John Harkes, rimontato poi dai gol di Paul Merson e Steve Morrow), entrambe con George Graham in panchina.

SCONTRI DIRETTI – Negli scontri diretti tra le due squadre, l’Arsenal è imbattuto negli ultimi 8 match ufficiali (5 vittorie e 3 pareggi), vincendo tra l’altro l’unica sfida in Coppa di Lega: nel terzo turno del 1997 con un 4-1 dopo i tempi supplementari. Se per l’Arsenal, sei anni di insuccessi sono tanti, diverso è il discorso per il Birmingham, che ha vinto un solo trofeo in 136 anni di storia: la Coppa di Lega del 1963. A quei tempi la finale si giocava ancora in match di andata e ritorno e i ‘Brummies’ guidati da Gil Merrick ebbero la soddisfazione di vincere proprio contro i cugini dell’Aston Villa, vincendo il match d’andata in casa per 3-1 (doppietta di Ken Leek e rete di Jimmy Bloomfield, con gol della bandiera di Bobby Thomson) e difendendo il vantaggio nello 0-0 del Villa Park. Il Birmingham City ha giocato a Wembley (ovviamente nel vecchio impianto) relativamente di recente per due finali del Football League Trophy (Torneo al quale prendono parte le squadre della League One e della League Two, la terza e la quarta divisione del campionato di calcio inglese), quella del 1991 vinta per 3-2 sul Tranmere e quella del 1995 vinta sul Carlisle per 1-0 ai supplementari.

Le sfide tra Birmingham City e Arsenal sono sempre state molto accese negli ultimi anni, con episodi molto discussi come i continui pestoni rifilati un pò a tutti da Lee Bowyer nel corso della sfida di Capodanno, o come soprattutto, al grave infortunio di Eduardo Da Silva nella sfida di tre stagioni fa, con il bruttissimo fallo di Martin Taylor (prese solo 3 giornate).

ULTIME E PROBABILI FORMAZIONI – L’allenatore del Birmingham, Alex McLeish potrebbe presentare un modulo a due punte, con l’ex Inter Obafemi Martins ad affiancare Zigic in avanti. In dubbio l’ex di giornata Alexander Hleb, che ha subito un infortunio al ginocchio sabato scorso in FA Cup. Un altro ex, Sebastian Larsson giocherà da ala destra, visto che Bentley è ineleggibile per la partita. L’Arsenal, che come detto non avrà Fabregas in campo, dovrà fare a meno anche di Theo Walcott, Thomas Vermaelen e Lukasz Fabianski. In campo ci sarà quindi Arshavin, mentre Wenger ha un dubbio su chi fa giocare tra Bendtner e Rosicky. Queste le probabili formazioni:

Arsenal (4-2-3-1):Szczesny;Sagna, Djourou, Koscielny, Clichy; Song, Wilshere; Bendtner, Nasri, Arshavin;Van Persie

Birmingham City (4-4-2):Foster;Carr, Johnson, Jiranek, Ridgewell;Larsson, Ferguson, Gardner, Bowyer;Zigic, Martins

Arsenal v Ipswich 3-0: Wembley, here we are!

Confesso di essere un po’ emozionato mentre scrivo queste righe. Del resto la parola “Finale” non ero più abituato a sentirla da un bel pezzo. L’ultima, se la memoria non m’inganna, fu quella del 2007, proprio in Carling Cup (al Millenium Stadium contro il Chelsea), che probabilmente concluse un ciclo, purtroppo non come avremmo voluto. Da allora tanti rimpianti, tanta frustrazione ed amarezza, unitamente a dosi inesauribili di speranza. Quasi quattro anni sono passati da quella Finale, appunto. Di anni invece se ne contano addirittura sei, se parliamo dell’ultimo trofeo conquistato (F.A. Cup del 2005).

Da quanto visto ieri però, pare che l’attesa stia per finire. Perchè l’Arsenal, con tre poderosi colpi di cannone, rimonta la sconfitta dell’andata, subita contro l’Ipswich Town, e nello stesso tempo crea la possibilità di metter fine alla sete di trofei che da troppo tempo l’attanaglia, volando a Wembley, dove il prossimo 27 Febbraio, si giocherà la Finale di Coppa di Lega, contro una tra Birmingham e West Ham.

LE FORMAZIONI

Contrariamente a quanto ci si potesse aspettare, non è stata affatto una passeggiata. Se da un lato il goal di vantaggio dell’andata per i Tractor Boys non poteva certamente dirsi insormontabile, dall’altro non sarebbe stato per niente accomodante giocare contro una squadra unicamente dedita alla protezione del risultato e venuta all’Emirates (per sua stessa ammissione) per parcheggiare il bus davanti alla porta.

Le malcelate intenzioni del neo manager Paul Jewell sarebbero state ancor più nitide dopo la lettura della sua formazione. Davanti al confermato Fulop, la difesa si compone di Edwards (un’ala offensiva scalata a far il terzino), Delaney, McAuley e O’Dea; a centrocampo si vedono Kennedy, Norris, Healy, Leadbitter e Wickham, mentre staccatissimo in avanti c’è il solo Tamas Priskin, mattatore della sfida del Portman Road.

Per Wengèr non si scappa dalla necessità di turn-over. La posta in gioco è alta, ma questo non dissuade il tecnico alsaziano dallo schierare una buona dose di seconde linee. Szczesny in porta è protetto da Sagna, Koscielny, Djourou e Clichy; Wilshere e Denilson presiedono il cuore della mediana, con Fabregàs in cabina di regia avanzata; Arshavin e Bendtner si posizionano sulle corsie, in supporto di Van Persie punta centrale; restano comunque a disposizione Walcott, Chamakh, Song e Nasri.

Direzione di gara a dir poco deficitaria quella di Halsey (voto 4).

LA GARA

Immersi nel ruggito dei 60000 dell’Emirates Stadium, gli uomini di Jewell tentano la partenza a sensazione, con Leadbitter che dopo aver battuto il calcio di inizio, cercava la porta con un lungo pallonetto da centrocampo, terminato non di molto alto sopra la traversa.

Troppo poco, onestamente, per spaventare gli uomini di Wengèr. Sono questi ultimi infatti che, con il passare dei minuti, riescono a prendere le misure agli avversari, per poi iniziare una lenta ma costante crescita, in termini di dominio del possesso palla e, nondimeno, costruzione di gioco.

Van Persie, che così in forma non lo si vedeva da parecchio veramente, sfiora per poco il goal con una girata al volo di destro, che deviata da un compagno, finisce larga sul fondo. Poco più tardi Fabregàs prova ad innescare la sua stessa azione personale, liberandosi dal centro, e perforando la difesa ospite, fino ad incappare nel bodycheck a mio avviso regolare da parte di Gareth McAuley. Il catalano, come si vedrà dalle immagini, accentua di molto la caduta dopo aver cercato il contatto. Se ne accorge Halsey, che non estrarrà il giallo per simulazione. Non saranno, invece, così clementi i 9000 supporters dell’Ipswich, scegliendo di bersagliare il capitano dei Gunners con tutto il catalogo di fischi ed insulti a loro disposizione.

Poco dopo il 10′, si riaffacciano gli ospiti, quando sul calcio di punizione battuto da Leadbitter, McAuley sfrutta un blocco ai danni di Szczesny, colpendo di testa, ma spedendo la palla alta sopra la traversa; nella stessa azione, si vede Delaney spingere con irruenza il giovane portiere polacco, che collide violentemente con la testa di Sagna; è proprio quest’ultimo a farne le spese, e dopo diversi minuti passati a cercare di recuperarlo, i fisioterapisti invitano Wengèr a utilizzare un cambio: Ebouè rileva il francese, e la partita riprende il suo corso.

Manco a dirlo, sono sempre i Gunners a fare la gara.

Gli ospiti, come detto, devono solo pensare a mantenere il vantaggio dell’andata, giocando esclusivamente sulla difensiva e, quando possibile, provando a lanciare lungo verso Priskin, costretto a far reparto da solo ma, ahilui, quasi sempre annullato dalla buonissima marcatura di un attento Koscielny. L’Arsenal invece fa girare il pallone, costringendo gli avversari ad un gran pressing e tanto sacrificio che, almeno fin lì, stava dando i risultati sperati. Verso il 22′, Bendtner riceve un pallone in posizione di ala destra, e lo scodella al centro, verso il secondo palo, dove Van Persie è bravo nel tempismo dello stacco di testa, ma sfortunato nel veder la sua conclusione rimbalzare con forza contro la traversa, che salva gli uomini di Jewell.

A seguire, intorno alla mezz’ora, Fulop non trattiene un calcio di punizione di Fabregàs, e Bendtner non riesce ad approfittarne, facendosi respingere e poi bloccare la sua ribattuta sottomisura. Con l’aumento progressivo della pressione offensiva dei padroni di casa, lo scricchiolio della difesa ospite sarebbe stato inevitabile. La chance più netta giunge al minuto 36, quando Wilshere si inventa un sontuoso pallonetto filtrante, che pesca l’inserimento di Fabregàs dalle retrovie; il capitano fa tutto benissimo, controllo a seguire e palla sul mancino, ma fallisce incredibilmente il tiro, sfiorando la base del palo, da posizione ultra favorevole. Peccato.

Ma continuano, continuano a provarci i Gunners, fino alla fine del primo tempo, con Van Persie che non riesce da posizione defilata a convertire la sua girata al volo, e con Bendtner, che sull’errore del compagno tenta la ribattuta con una mezza rovesciata, creando una sorta di flipper, sul quale la difesa dei Tractor Boys riesce, a più riprese, a cavarsela, mantenendo immacolato il risultato parziale.

Per 45 minuti il piano di Jewell era riuscito quasi alla perfezione. Ci sarebbe comunque stato il tempo sufficiente a ribaltare le sorti della semifinale. Urgenza e frustrazione non dovevano assolutamente tradursi in preoccupazione e tendenza allo sbaglio. L’Arsenal era stata la squadra migliore in campo, ma a questo punto serviva più qualità, più concretezza sotto porta. Sarebbe stato necessario, da parte di tutti, metabolizzare questo messaggio alla svelta, ma senza perdere calma, lucidità e concentrazione. Wengèr è bravo a confermare la fiducia nei suoi, non effettuando variazioni nella ripresa.

I Gunners scendono in campo con un piglio più arrembante, costringendo la linea difensiva avversaria, se possibile, ad arretrare ancora di più. Finalmente anche Arshavin viene coinvolto nella manovra: il russo non è in condizione, nè fisica nè mentale, ma il suo apporto, quasi nullo nel primo tempo, diventa sostanzialmente più palpabile nella seconda parte di gara.

Ci vuole ancora un pò di pazienza, ma dopo un buon quarto d’ora di assoluto dominio territoriale, i ragazzi di Wengèr trovano il meritato vantaggio, che va ad equilibrare il bilancio della semifinale. Il goal, nonché l’azione che lo produce, è qualcosa di rara bellezza. Siamo al 61′, quando Wilshere vede il movimento di Bendtner verso la trequarti di sinistra, e decide di servirlo, calibrando un pallone con goniometro e contagiri; il danese stoppa con somma eleganza, quasi innaturale per uno della sua mole, controllando a seguire e saltando di tacco sinistro il suo marcatore (Edwards), per poi rientrare sul destro, terminando il tutto con un magnifico destro a giro, che si insacca a fil di palo, alle spalle di Fulop.

Penso di sapere da chi, in questi giorni, il danese abbia visto ed imparato ad eseguire quei movimenti. Nonostante tutto, resta un gesto tecnico meraviglioso, che val la pena vedere e rivedere in loop. Un solo goal non basta, e l’Arsenal lo sa bene. Jewell prova a cautelarsi mandando dentro Jason Scotland per un esausto Priskin. Tatticamente non cambia nulla, e lo stesso dicasi per l’andamento della gara, sempre più a senso unico. Al 64′ i padroni di casa legittimano il vantaggio, trovando il goal del raddoppio, con Koscielny; il franco-polacco è lesto ad approfittare di un errore di Fulop in uscita, sul calcio d’angolo di Arshavin; il colpo di testa è potente e preciso, e non lascia scampo alla difesa ospite.

Rimonta completata. A questo punto i Tractor Boys decidono di venire avanti, e lo stesso Scotland si renderà protagonista di una bell’azione personale, con cui riesce ad andar via ad Ebouè, per poi costringere Szczesny alla parata bassa, sul primo palo. La prima vera parata del portiere polacco. Decisamente poco per poter sperare di passare ancora indenni contro i Gunners in versione lucida e arrembante.

Ormai i padroni di casa sono in pieno controllo e sanno di avere in pugno la qualificazione.

Non per questo rinunciano al loro calcio spettacolare ed offensivo che, al 77′, produrrà il terzo goal della serata. Fabregàs imposta l’azione di contropiede, partendo dalla sua metà campo, e servendo Arshavin sulla sua verticale, scalato al centro; il russo non si perde in fronzoli e completa la sua irruzione verso il centro, accelerando palla al piede fino al limite dell’area, dove scarica un assist perfetto per il suo capitano, bravo a seguirne l’azione; Fabregàs penetra in area, portandosi il pallone sul sinistro, e infilando Fulop sotto le gambe, chiudendo di fatto i conti e obliterando decisamente il biglietto per Wembley.

CONCLUSIONI

E’ stata una gran bella partita, soprattutto una splendida prova di carattere da parte di tutti coloro che sono scesi in campo, dal primo all’ultimo, ovviamente con le dovute sfumature. Onore all’Ipswich, che ci ha provato venendo all’Emirates per fare catenaccio, tattica spesso fruttuosa (Mancini ne sa qualcosina) ma stavolta non contro questo volenteroso Arsenal. Ora voliamo a Wembley, dove ci giocheremo la possibilità di conquistare un trofeo, un trofeo che manca da troppo tempo da queste parti, e che per una squadra come l’Arsenal potrebbe valere molto di più rispetto al suo già importante valore intrinseco.

La prima volta che i Gunners vinsero la Coppa di Lega fu nel 1987. All’epoca, come ricorda Richard Clarke, i giovanotti di Graham batterono un blasonato Liverpool, aprendo un ciclo di vittorie e di successi che tutti noi, chi più chi meno, ben conosciamo. Chissà che la storia, come spesso accade, non possa ripetersi con i ragazzini di Wengèr. Chissà che questa Carling Cup non sia il preludio, per gli anni a venire, di una nuova serie di successi, che questa squadra meravigliosa meriterebbe solo per la sua interpretazione calcistica. A noi non resta altro che sperarci. Non resta altro che crederci, fino alla fine. Cominciando dal prossimo 27 Febbraio. In Finale a Wembley. Come on you Reds!!!

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