Arsenal News e Fan Club Ufficiale
Blog italiano sull'Arsenal e Fanclub Ufficiale



Premier League

13 febbraio 2012
Letto 282 volte

Sunderland v Arsenal 1-2: Henry all’ultimo respiro regala la vittoria ai Gunners

La trasferta contro il Sunderland di Martin O’Neill non è soltanto una gara di cruciale importanza per la stagione dei Gunners. C’è di più. Destino vuole infatti che nell’occasione si consumi il saluto (il secondo in carriera) della più grande Leggenda che abbia mai indossato la maglia rossa a maniche bianche. Per un momento, un infinito attimo, il momento difficile di questa squadra, con tutte le sue altalenanti peripezie, sembra svanire. Non c’è spazio per le previsioni del bilancio stagionale. Non ti viene di pensare agli infortuni, ai punti persi, o ai giocatori andati. In quell’attimo c’è posto solo per un’ultima, sorprendente e indescrivibile magia.

FORMAZIONI
Il recupero di Sagna è come acqua nel deserto per la difesa ospite. Il fracese ritrova la sua posizione, con Koscielny, Mertesacker e Vermaelen, davanti al confermatissimo Szczesny; Arteta e Song formano la cerniera di centrocampo, con Rosicky ad agire tra trequartista, in supporto del tridente formato da Walcott, Chamberlain e van Persie.
Lo schieramento di O’Neill non prevede l’utilizzo di una prima punta classica: l’ex manager dei Villans preferisce affidarsi alla velocità di McClean (rivelazione dell’anno per i Black Cats), Fraizer Campbell e Sessegnon, senza dare punti di riferimento; la porta difesa da Mignolet è protetta dalla linea a 4 composta da Turner, O’Shea, Bardsley e Richardson, mentre la linea di centrocampo è presidiata da Gardner, Colback e Seb Larsson.

LA GARA
E’ risaputo che ultimamente non è facile venire a giocare allo Stadium of Light ed uscirne indenni. La cura di Martin O’Neill ha da tempo iniziato a mostrare i suoi frutti, portando il Sunderland a diventare, a detta degli esperti, una delle squadre più in forma della Barclays Premier League. Da quando siede sulla sua nuova panchina, i punti conquistati sono ben 22, su 10 partite giocate. Credenziali da “Title Contender”.
L’undici titolare sceso in campo per i padroni di casa è lo stesso che, solo qualche giorno prima, aveva dovuto trascinare per 120 minuti il contenzioso in FA Cup contro il Boro.
Nonostante questo, il fattore stanchezza è pressoché impercettibile. Dal canto suo, l’Arsenal è ben motivato a fare la partita, consapevole di non potersi più permettere il lusso di perdere punti per strada. Il ritmo incalzante dei primi minuti finisce inesorabilmente per scemare, soprattutto a causa dell’atteggiamento tattico dei Black Cats, compatti e ordinati nel pressing, portato rigorosamente ad undici uomini dietro la linea della palla. Difficile trovare condizioni più sfavorevoli per far sviluppare il gioco dei Gunners. Walcott si dimostra arma letale quando può essere lanciato in situazioni di campo aperto, ma a difesa schierata (per di più a doppia mandata), la sua efficacia tende allo zero. Ci prova comunque l’ex Southampton, e poco prima della mezz’ora il suo tentativo in diagonale con il destro esce non troppo a lato, rispetto alla porta dai Mignolet. L’altro ex giocatore dei Saints, Oxlade-Chamberlain, sa essere più devastante, potendo contare su altro tipo di doti tecniche, ma oltre agli avversari, deve, come i suoi compagni, far fronte ad un altro ostacolo, forse ancora più limitante: le condizioni del terreno di gioco. Il freddo intenso di Sunderland ha infatti danneggiato il manto erboso, rendendolo quasi accidentato e irregolare. Liberarsi palla al piede e in accelerazione con quelle condizioni di campo non sarebbe stato affatto semplice. Il potenziale offensivo dell’Arsenal, irrimediabilmente, ne usciva ridimensionato. Tanto, tantissimo possesso palla, ai limiti della pazienza, ma poco movimento in zona goal. E intanto il tempo scorre.
Si va alla ripresa, ma l’inerzia della gara non sembra mutare il suo corso. Tipico delle squadre di O’Neill puntare sulla fisicità e sul tatticismo a discapito dello spettacolo. L’Arsenal avrebbe dovuto impegnarsi di più, portando all’estremo i propri sforzi. E quello sarebbe stato il momento ideale per pungere. Ma fino ad allora, andava più che bene controllare il gioco avversario, parcheggiando il Bus dentro la propria area di rigore. Dopo quasi un’ora di gioco, il Sunderland va vicino alla beffa, costringendo Szczesny ad un complicatissimo intervento sulla conclusione dal limite di Craig Gardner, già protagonista in precedenza, su un’azione interrotta per fuorigioco. A questo punto Wengèr prova a giocarsela al massimo delle sue possibilità, inserendo Thierry Henry al posto di Chamberlain. Cinque minuti dopo, l’apice della sfortuna si abbatte sugli ospiti: Sagna tocca all’indietro per Mertesacker, che in fase di controllo della sfera crolla giù, in una smorfia di dolore, permettendo a McClean di rubar palla e involarsi dalla sinistra verso il centro, per poi fulminare Szczesny. Incredibile. Sunderland in vantaggio. Un colpo basso, vista la circostanza, ma quando l’arbitro non ferma il gioco è tutto regolare. Il gigante tedesco è vittima di un serio infortunio (si parla di lesioni al legamento della caviglia)e non può continuare. Al suo posto subentra il redivivo Ramsey, con Song che scala sulla linea difensiva, in un ruolo a lui ben noto. Il gallese, nell’arco di una manciata di minuti, raccoglie il rimpallo derivante da un tiro di Arteta, e calcia di prima intenzione dal limite, completando la sponda tra i due pali della porta per disorientare Mignolet e realizzare il goal del pareggio. Sacrosanto pareggio. All’86′ è il turno di Arshavin, che subentra al posto di Walcott, piuttosto stanco. Il russo, proprio allo scadere, confeziona un assist perfetto per la testa di van Persie, che riesce a coordinarsi nello stacco, ma non ad impensierire Mignolet, indirizzando la palla troppo centralmente. Sembra essere l’acuto finale di una partita stregata. Poi, in quell’attimo, arriva la magia. Il recupero è da poco iniziato. Arshavin, dal centro sinistra, dipinge un nuovo traversone col contagiri verso il centro; Thierry Henry decide di dare l’addio alla Premier League, in particolare ai suoi tifosi, smarcandosi e librandosi come solo lui sa fare, trafiggendo il portiere avversario con un preciso tap-in al volo. La leggenda francese suona la carica, ammutolisce l’incredulo O’Neill, e conduce i suoi alla vittoria, ancora una volta in rimonta.
L’Arsenal centra i 3 punti, e con la sconfitta di tutti i suoi principali antagonisti (Chelsea, Liverpool e Newcastle) si riporta ora al quarto posto, difficilissimo ma ancora possibile obbiettivo stagionale. Thierry Henry ci saluta alla stessa maniera in cui era ritornato: segnando e facendoci emozionare. Non scambierei una simile gioia nemmeno con un milione di trofei.
Non mi resta che ultimare i preparativi per il viaggio che mi condurrà verso Milano, dopodomani. Sarà l’occasione per dar giusto tributo e ringraziare (almeno 229 volte) l’Uomo, la Storia e la Leggenda di questo fantastico Club. Spero di trovarvi là. Per un “lieto fine” ancora più magico.

Angelo Acanfora

If you enjoyed this post, please consider leaving a comment or subscribing to the RSS feed to have future articles delivered to your feed reader.




0 Comments


Be the first to comment!


Lascia un Commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

*

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>


 

Switch to our mobile site