A meno di 24 ore dalla gara casalinga di Premier League contro il Blackburn, c’è chi parla di episodi, di centimetri, di possibili influssi del fato, e chi più ne ha, più ne metta…
Personalmente non ho mai gradito attribuire totalmente alla sfortuna gli esiti delle partite. Non fa parte della mia natura, tantomeno della mia concezione di “Sport”.
La componente casuale, che sia prodotta da un episodio o meno, rimane inalienabile, ma non può incidere per più di una certa percentuale. E’ da lì in poi, insomma, che la differenza viene determinata da altri fattori, come la concentrazione, la lucidità, e le scelte.
Potrò pure sbagliarmi (non appartiene certo a me il dono dell’infallibilità di giudizio, lungi da me il solo pensarlo), ma la differenza tra l’AFC visto ieri pomeriggio e quello di mercoledì scorso, non può ridursi soltanto a variabili aleatorie.
Contro il Blackburn Rovers, in piena lotta retrocessione, un Arsenal concentrato, cinico e preciso, conquista i primi 3 punti del 2012, regalandosi pure una graditissima goleada, come non si vedeva da qualche tempo.
Due le differenze rispetto al turno infrasettimanale: Coquelin sostituisce Sagna, che si accomoda in panca, completando con Koscielny, Mertesacker e Vermaelen il quartetto difensivo davanti a Szczesny; Rosicky subentra a Ramsey, proponendosi come trequartista nel centrocampo a tre, formato dai confermatissimi Song e Arteta; Oxlade-Chamberlain conserva il posto di ala sinistra, con Walcott dalla parte opposta, in appoggio del capitano van Persie, punta centrale.
Per Steve Kean pesa l’assenza dell’ammutinato Samba (ufficialmente fuori per un fastidio muscolare), così la difesa viene affidata a Givet e Scott Dann al centro, con Lowe e Martin Olsson ad agire da terzini, a protezione di Robinson; il folto centrocampo vede Nzonzi in posizione di pivot, con Petrovic e David Dunn leggermente più avanzati, mentre le corsie esterne sono presidiate da Junior Hoilett e Morten-Gamst Pedersen; il neo-acquisto Modeste è il centravanti più avanzato nel modulo dei Rovers.
Impossibile non rivolgere un pensierino alla gara di andata. Quel beffardo 4-3 esterno risalente allo scorso Settembre, risuona ancora nella memoria di noialtri come una delle peggiori sconfitte mai patite dagli uomini di Wengèr. Quattro goal subiti, di cui due autoreti, per giunta in rimonta. Non mancano insomma gli spunti per essere motivati.
Ottanta secondi bastano per trasformare le motivazioni in forza motrice: Olsson si lascia scappare Walcott, lanciato sul fianco destro, come fosse un proiettile umano; senza la giusta opposizione, l’ala inglese diventa imprendibile ed infallibile nel raggiungere il fondo, riuscendo a tagliare con precisione al centro, verso van Persie, che col sinistro, sotto misura, segna il goal dell’uno a zero. Il centravanti olandese si porta a quota 121 in maglia “red and white”, superando un suo connazionale (nonchè omologo nel numero di maglia), che con i piedi ci sapeva fare, e non poco.
Con un’inerzia favorevole fin dalle prime fasi di gioco, l’Arsenal poteva interpretare al meglio, e con relativa tranquillità, il proprio gioco. L’unica pecca è quella, ormai conosciuta, di non riuscire a finalizzare e a concretizzare l’abbondante mole di gioco prodotta nei successivi 30 minuti, durante i quali non mancano sprazzi di ottimo calcio offerti dai vari Chamberlain e van Persie. Come poi spesso accade in questo sport, gli sprechi si pagano, e in maniera clamorosa, il Blackburn trova il pareggio al primo vero tiro in porta della giornata. Koscielny trattiene Modeste al limite dell’area, procurando il calcio di punizione e beccandosi un generoso cartellino giallo. Morten-Gamst tempera il suo letale sinistro, e infila la palla nell’angolo alto, praticamente all’incrocio. Nulla da fare per Szczesny, è uno a uno.
Il merito dei padroni di casa è, in questo senso, la capacità di incassare il colpo, e di giocare ancora meglio, se possibile, rispetto alla prima parte di gara. Steve Kean non ha il tempo di fregarsi le mani, pensando ad una nuova beffa, che ecco tornare alla carica gli Artiglieri, in forma straripante. La squadra di casa cambia decisamente marcia, divenendo imprendibile per gli avversari: al minuto 38, Song lancia Walcott con un taglio in diagonale dal centro, verso destra; Olsson si perde ancora una volta l’avversario, che pesca dal fondo van Persie, lestissimo nel concludere a rete da due passi, con un’azione praticamente fotocopia rispetto al primo goal. Sorpasso effettuato.
Due minuti dopo, van Persie controlla un pallone al limite dell’area, girandosi spalle alla porta, e indirizzando nel corridoio centrale per l’inserimento di Oxlade-Chamberlain: questi brucia il suo marcatore diretto, controlla a seguire saltando Robinson, e deposita la palla nel sacco, con una rapidità di esecuzione incredibile. Senza voler fare paragoni scomodi, mi sembra di ricordare una movenza simile, eseguita da un certo Luis Nazario da Lima. Mica male.
Sul 3 a 1, dopo aver perso Lowe per una distorsione su tackle di Rosicky, Kean deve rinunciare a Givet, che sul finire della prima frazione perde la testa, entrando a piedi uniti su van Persie, con un’entrata che avrebbe potuto decretare quasi certamente una frattura ossea, non foss’altro per l’abilità (oltre che alla fortuna) dell’olandese, nell’anticipare il gesto dell’ex Monaco, e saltare, evitando il peggio. Un cartellino rosso oggettivamente inevitabile, e partita virtualmente chiusa per gli ospiti, salvati sul finale di primo tempo dal palo colto da Vermaelen, sugli sviluppi di un corner.
Nella ripresa la tempesta Arsenal non accenna a diminuire di intensità. Per il Blackburn fuori Dunn e dentro Grant Hanley, per cercare di non subire la proverbiale imbarcata. Nonostante la buona volontà del ventenne scozzese, la goleda sarà inevitabile.
L’angolo di van Persie viene respinto dai centrali avversari, finendo nella zona di Arteta, al limite dell’area: controllo e destro secco al volo per il Basco, che con stile realizza la rete del 4 a 1. A seguire, un impeccabile Rosicky innesca lo scatto di Walcott con un lancio di esterno, permettendo all’esterno inglese di involarsi, annichilendo per l’ennesima volta Olsson (quel numero 14 lo tormenterà a lungo durante le sue notti insonni) e accentrandosi, dribblando mezza difesa avversaria, prima di effettuare il disimpegno a favore dell’accorrente Oxlade-Chamberlain; questi controlla la palla con il sinistro, mettendo fuori tempo il marcatore e calciando un secondo dopo con il destro, a lato di Robinson. Doppietta per lo scatenato esterno numero 15 (a mio avviso Man of the Match) e punteggio che si fissa sul 5 a 1. Ma non è finita.
Lo show personale del gioiellino ex-Southampton continua con una serie di accelerazioni e dribbiling in doppio passo, sfocianti in un cross dalla sinistra, che Arteta, al volo, non riesce a convertire. Giocatore spettacolare. A questo punto Wengèr decide di cambiare qualcosa. Mi aspetterei l’ingresso di Arshavin (quale migliore occasione per fargli recuperare fiducia?) o l’oggetto misterioso Park Chu-Young per far riposare van Persie. Invece ad entrare sono Henry e Sagna, per Chamberlain e Koscielny. Le differenze non si notano, e l’Arsenal continua ad infierire sul malcapitato avversario. Coquelin, poco dopo l’ora di gioco, affonda sulla fascia superando Hoilett, e trovando van Persie sul primo palo, che con il destro scaraventa il pallone sotto la traversa, realizzando il goal del 6 a 1 e, con esso, la sua seconda tripletta in campionato. Con questo sono 28 goals stagionali in 30 partite giocate, di cui 22 in Premier.
Le parole sono terminate per descriverlo. Ma i goal no. Ne manca uno, quello, manco a farlo apposta, di Thierry Henry, che approfitta di uno svarione difensivo per scattare in surplus, scambiando palla con van Persie, e trovarsi a infilare Robinson da pochi metri con il piatto destro. Finisce 7 a 1. Con Walcott che serve 3 assist, Chamberlain che ne segna 2, Henry che probabilmente effettua il classico passaggio di consegne, e con van Persie che si porta a casa il pallone con le firme di tutti quanti. Soprattutto l’Arsenal si porta a casa 3 punti preziosi, che lasciano sperare su un traguardo difficilissimo, il quarto posto, al limite delle possibilità, ma ancora raggiungibile.
Almeno fin quando non sarà la matematica a renderlo fuori dalla nostra portata. Il tempo delle chiacchiere è terminato, così come quello dei punti buttati e dei conti fatti sulle sorti delle altre squadre. Vincere partita dopo partita sarà l’unico modo possibile per giungere all’obbiettivo. Poi i conti, come sempre, li faremo alla fine.
Angelo Acanfora




Articolo impeccabile,grande partita davvero,di come non se ne vedevano da tempo.per Robin davvero senza parole,è immenso,cosi come henry,mentre chamberlain rappresenta una certezza per il futuro.a questo punto cedere nasri per 25 milioni prendendo chambo dal southampton per 12 credo che sia stato un ottimo affare,anche stavolta wenger ha visto giusto.
Non era mancata l’occasione per me di arrabbiarmi ancora una volta quando, dopo 30 minuti di assoluto dominio, ho visto il Blackburn portarsi incredibilmente sull’1-1. Meno male che poi le cose sono andate nella giusta direzione e, al di là della goleada, fa piacere constatare come, finalmente, siamo riusciti a vincere una partita senza patemi nei minuti finali. Spettacolari Van Persie e Chamberlain (il ragazzo sta migliorando), molto bene anche Coquelin (siamo proprio sicuri che sia la scelta giusta, in assenza di Santos, spostare Vermaelen a sinistra ? Pensiamoci…), solito strepitoso Song, grande giornata di Walcott. Certo, non riesco a capire come il Blackburn (seppur senza il suo centravanti di riferimento)visto ieri abbia potuto far bottino pieno ad Old Trafford…Ora ci aspetta un mese terribile; fondamentale, per ora, battere il Sunderland nel prossimo turno di campionato: sarebbe il modo migliore di cominciare…c’mon Gunners !!!