Nel contesto della 22* giornata di Barclays Premier League, l’Arsenal si deve arrendere alla forza del Manchester United, perdendo in casa per 2 reti a 1, a seguito di una gara, come spesso è accaduto questa stagione, caratterizzata da molteplici sfaccettature.
Questa sconfitta, la terza consecutiva in Campionato, nonché l’ottava stagionale, sancisce virtualmente l’addio alle speranze di vittoria al titolo di Campioni di Inghilterra: un titolo che per quest’anno sarà conteso dai Red Devils e dai loro ricchissimi cugini del City
Da un punto di vista strettamente personale, la cosa non mi lascia basito. L’indebolimento della rosa, oltre al fatto di aver completato il mercato estivo praticamente nelle ultime ore del 31 Agosto, hanno fin da subito creato un handicap notevole, tale da rendere piuttosto prevedibile la necessità di dover intraprendere un periodo di transizione, se non di paziente ricostruzione.
Gli imprevisti più vari, costituiti da fattori quali indisponibilità di vario genere (su tutti, gli infortuni), cali di concentrazione, mancanza di maturità (non solo dei giocatori) e discontinuità di forma, hanno fatto il resto, determinando la posizione di classifica attuale, e il gap sempre più impossibile da colmare rispetto al duo di testa.
FORMAZIONI
Da tempo ormai immemore si registra la mancanza di terzini di ruolo in casa Arsenal. In 23 giorni di mercato invernale, Wengèr non è riuscito a trovare l’alternativa desiderata (come se esistessero terzini di caratura europea disponibili al prestito secco), e adatta due centrali al ruolo di esterni di difesa, Djourou e Vermaelen, completando il pacchetto arretrato con Mertesacker e Koscielny, davanti a Szczesny; Ramsey e Song si piazzano al centro della mediana, con Rosicky in posizione di suggeritore più avanzato, alle spalle del trio d’attacco formato da van Persie, Walcott e, a sorpresa, Oxlade-Chamberlain.
La mossa di inserire il diciottenne ex-Southampton sorprende più o meno tutti, ma non certo Wengèr, che ben consapevole delle capacità del ragazzo, decide di concedergli una maglia da titolare, a discapito di un altalenante Arshavin, lasciato in panca. Mancano tutti i 4 terzini, di cui i due titolari Sagna e Santos. All’assenza ben nota di Wilshere, si aggiungono quelle di Arteta e Thierry Henry, per fastidi muscolari. Gervinho e Chamakh, infine, sono momentaneamente in patria per disputare la Coppa Africa per Nazioni. Totale: 5 titolari indisponibili.
Ferguson deve fare a meno, fra gli altri, del lungodegente Vidic, oltre che di Rio Ferdinand. Nonostante tutto, il manager scozzese riesce a schiarare un mobilissimo 4-4-2, formato da Smalling, Evans, Jones ed Evra, a protezione di Lindegaard; Carrick si occupa dell’interdizione, mentre Giggs della regia in mezzo al campo, con Valencia e Nani a spingere sulle corsie; Rooney e Welbeck formano in tandem d’attacco.
LA GARA
Nonostante il momento di forma non proprio esaltante dei padroni di casa, l’aria che si respira sul terreno di gioco dell’Emirates Stadium è quella solita del classico Clash of Titans, tra due delle più acerrime rivali del calcio inglese. Il ritmo di gioco è alquanto sostenuto, con fasi di gioco alterne e abbastanza piacevoli, ma la sensazione è che lo United sia più paziente e lucido nel controllo di palla, mettendo in difficoltà il portatore di palla avversario grazie ad un ottimo posizionamento, e ad un’opera di pressing corale, capace di serrare quasi tutti gli spazi disponibili. I Red Devils ci provano per primi, con Giggs che recupera un buon traversone da sinistra di Nani, nonostante la deviazione di Mertesacker, costringendo Szczesny ad un intervento reattivo sul suo velenoso diagonale basso. La replica degli Artiglieri si concretizza nello spunto di Oxlade-Chamberlain, che da un saggio della sua tecnica, lasciando sul posto Evra nei pressi della linea di fondo, e centrando la sfera per Walcott, che conclude altissimo.
La fase di studio termina ufficialmente, e le squadra si affrontano con maggior vivacità, ma è lo United a convincere di più. Non è un caso che Ferguson abbia posizionato Nani sulla stessa fascia di Djourou: il portoghese cresce alla distanza, arrivando a fare praticamente quello che vuole, ai danni del centrale svizzero che, purtroppo, terzino non è. Koscielny, e Mertesacker devono ricorrere agli straordinari per coprire la fascia più “scoperta”, mentre Vermaelen si dimostra alquanto sicuro e preparato nell’annullare Valencia, poco efficace contro il fortissimo difensore belga. Ma le iniziative sul fronte destro dello United si intensificano, portando gli ospiti a sbloccare il risultato praticamente allo scadere del primo tempo, con il traversone di Giggs, che imbecca Valencia sul secondo palo, abile ad anticipare Vermaelen, e a battere Szczesny, di testa, da pochi passi.
Probabilmente non impeccabile l’uscita del portiere polacco che, ad onor del vero, era stato superbo nel negare, solo dieci minuti prima, la rete ad Evra, da posizione ravvicinata.
Fatto salvo un paio di tiri prevedibili come le lacrime di Barbara D’Urso durante i suoi show pomeridiani, il contributo offensivo offerto dagli uomini di Wengèr non poteva considerarsi soddisfacente. Con il secondo tempo, l’alsaziano manda dentro un terzini di ruolo, Nico Yennaris, preso direttamente dalla squadra Riserve, al posto di un disarmante Djourou. Il cambio, dettato da un misto tra disperazione, necessità e coraggio, si rivela alquanto azzeccato. L’Arsenal ne guadagna sicuramente in dinamismo, ed è davvero difficile ignorare quanto sia fondamentale la spinta sugli esterni per una struttura di gioco come quella dei Gunners.
A pochi minuti dalla ripresa, i padroni di casa si vedono consegnare praticamente su un piatto d’argento la possibile palla del pareggio: Smalling scivola nel cuore della sua trequarti difensiva, consegnando di fatto il pallone a Rosicky, che si invola palla al piede verso l’area di rigore, seguito da van Persie. Il ceco gestisce al meglio il pallone, consegnandolo con tempismo perfetto al proprio capitano che, dopo aver saltato il diretto per mettersi la palla sul piede preferito, fallisce un rigore ravvicinato, calciando con forza alla destra di un incredulo Lindegaard. Ora è lo United a soffrire, rifugiandosi in 11 dietro la linea della palla.
Uno scatenato Chamberlain sfoggia a dovere le sue doti atletiche, servendo centralmente Ramsey, in ottima posizione. Il gallese controlla ma calcia con troppa irruenza, mancando il bersaglio. Nel giro di pochi minuti dopo, Evra deve ribattere alla disperata (con il corpo) la potente conclusione di Rosicky, a botta sicura, scongiurando il pericolo, con parecchio affanno.
Verso la mezz’ora è Koscielny a trasformarsi in playmaker, con un inedito coast-coast, dalla propria area di rigore, più di prepotenza che di classe, finalizzando con un buon assist per l’accorrente Oxlade-Chamberlain, scattato nel corridoio centrale: l’ex Southampton prende la mira e carica il destro, che si spegne di pochissimi centimetri a lato.
Il Manchester per poco non trova il goal beffa, con Welbeck lanciato dalle retrovie, sul filo dell’offside, con un buon controllo a seguire, evita Szczesny, toccando verso la porta sguarnita. Ci pensa Mertesacker, con un insperato allungo, a calciar via la palla dalla linea di porta, in tackle scivolato.
Gli sforzi dei Gunners troveranno la giusta ricompensa al 71′, quando Chamberlain consolida la sua prestazione da MVP della partita, sfrecciando in progressione offensiva, tagliando centralmente per van Persie, con una geniale palla filtrante: l’olandese stavolta non perdona, e da posizione impossibile, completa il colpo di sponda con cui regala ai suoi il goal del vantaggio. Gran goal.
Due minuti dopo, a seguito di una decisione inspiegabile, Arshavin entra al posto di Chamberlain, anzichè del fantasma Walcott, tra lo stupore e il disappunto generale (encomiabile l’espressione di van Persie).
Ironia della sorte, davvero maligna nei confronti del russo, Arshavin sarà mezzo protagonista dell’azione che porta al goal della vittoria dei Red Devils, facendosi saltare di netto da Valencia, che poi servirà l’assist al cinico Welbeck, preciso nel farsi largo tra i centrali avversari, in area piccola, e nel trafiggere Szczesny.
Finisce così, con una sconfitta, che chiude il mese di Gennaio a quota 0 punti, parlando del solo Campionato. Tre sconfitte nelle prime tre giornate del girone di ritorno, 36 punti complessivi in 22 giornate, probabilmente il record negativo di tutta la gestione Wengèr, che a fine partita ribadirà il concetto secondo il quale non è tenuto a dare spiegazioni sulle sostituzioni che effettua. Il quarto posto, obbiettivo non nascosto fin dall’inizio dell’annata, non è impossibile, essendo a 5 punti di distanza, ma servirà davvero ben altro, in termini di grinta, volontà e spirito di sacrificio, a questa squadra per poterlo conquistare.
E il semplice sperare, passivamente, di recuperare i giocatori infortunati, assieme all’incapacità cronica di ammettere i propri errori, potrebbero stavolta davvero non bastare.



11 Feb,
16:00




ottimo articolo come sempre mate…è un piacere leggerti
Sempre troppo buono, Max… ;D
Verissimo angelo, sempre inappuntabile
i cinque titolari citati chi sono? sagna, wilshere, santos e…?
Sagna, Wilshere, Santos, Arteta, Gervinho. Ben 5 titolari.
Ottimo articolo, proprio vero. Complimenti.
5 titolari,è vero..ma molti non all’altezza per una squadra come l’arsneal..io salverei solo sagna,andre santos e wilshere…gervinho e arteta per me sono dell riserve…sono convinto però cjhe gervinho diventerà un gran calciatore…ha fatto bene hleb anni fa..ho detto tutto
Concordo pienamente con te, infatti ho chiesto per questo motivo. Arteta non è che mi piaccia granchè
Che vi piacciano oppure no, avrebbero giocato loro da titolari, quindi ci si riferiva semplicemente alla gerarchia di squadra che vige tra le fila dei nostri, non a come possono essere considerati in base ai propri pareri personali.
@Benjamin: grazie mille, come sempre!