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Premier League

18 settembre 2011
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Blackburn v Arsenal 4-3: Uno sciagurato Arsenal scivola a Blackburn!

Blackburn – Arsenal resta una partita singolare, dinanzi alla quale noi, per quanto tristemente abituati in virtù degli accadimenti degli ultimi anni, non possiamo non esprimere perplessità. Mi rivolgo, in tal senso, solo ed esclusivamente a quei tifosi che, come il sottoscritto, hanno visto la partita. Non importa in che modo, o attraverso quale canale.

Se dalle tribune dell’Ewood Park, o dalla comodità del divano di casa. Non fa differenza. Eppure non mi illudo che le visioni di ciascuno di noi possano convergere verso una sola armoniosa opinione. Sarebbe da folli aspettarselo, così come altrettanto folle sarebbe il non tollerare idee differenti dalle proprie. Ma a parte questo, non avete avuto la sensazione che da qualche tempo l’Arsenal stia diventando capace di trasformare, in senso negativo, la stranezza in consuetudine? L’atipico in tipico? Beh, personalmente parlando, io ho avuto questa sensazione. Prendiamo in esempio partita di ieri, contro il Blackburn appunto.

Si sono viste due prestazioni distinte, chiaramente indentificabili nelle due frazioni di gioco.

L’Arsenal del primo tempo è stato indiscusso padrone del campo e del gioco, perfettamente in grado di limitare i ROvers, e di fare la partita, soprattutto a centrocampo e sugli esterni, con dinamismo e fluidità. Il trittico di centrocampo funziona bene, con Song ad interdire e la coppia Ramsey-Arteta a “dirigere il traffico” di palloni dal centro. Sulle corsie esterne, Arshavin consolida quanto di si è visto nelle uscite precedenti, mentre spicca ancor di più il lavoro di Gervinho e di Sagna, instancabili nel fornire costanti pericoli alla retroguardia di casa, mediante rapidissime discese sulla fascia e brucianti accelerazioni.

L’ivoriano ex Lille risulta, a tratti, incontenibile per la difesa degli uomini di Kean, e non a caso risulterà l’autore del meritato goal del vantaggio. Dopo circa 10 minuti dal calcio di inizio, Song controlla un buon pallone al centro, e lo serve in verticale per il numero 27 dei Gunners. Quest’ultimo è reattivo quanto basta per ricevere la palla, eludere la pressione di Samba, e concludere in diagonale verso la porta di Robinson, realizzando così il suo primo goal in campionato con la maglia dell’Arsenal.

Ospiti in pieno controllo. E le occasioni per raddoppiare non sarebbero certo mancate: Arshavin impensieriva seriamente Robinson con un destro al volo dal limite dell’area, mentre Gervinho sprecava malamente un invitante cross basso di Sagna, calciando con il piattone sopra la traversa. Sembrava delinearsi un pomeriggio privo di preoccupazioni per i Gonners presenti ad Ewood Park. Ma intorno alla mezz’ora il Blackburn, fin lì praticamente nullo, veniva fuori come fulmine a ciel sereno, e pescando un impensabile pareggio. Junior Hoilett, sicuramente tra i migliori nelle fial dei Rovers, riesce a trovare lo spazio per servire Yakubu, tenuto ingenuamente in gioco da Andrè Santos. Il nigeriano approfitta dell’errore di mal posizionamento della retroguardia ospite, e infila Szczesny in uscita bassa. Uno a uno.

Kean esulta con veemenza, ma la sua squadra non avrà il tempo di trovare energia da quell’insperato pareggio. Al 33′ l’Arsenal confeziona un’azione pregevolissima, che porta Ramsey a scattare sulla destra in surplus, terminando la precisa triangolazione con l’assist al centro per l’accorrente Arteta, bravo a calciare di prima intenzione con forza e precisione, e a realizzare così il goal del raddoppio. Il Blackburn è ora letteralmente alle corde, e l’Arsenal diviene protagonista dei minuti successivi, all’incessante ricerca del colpo del K.O.

La palla più nitida per terminare la resistenza dei Rovers giunge sui piedi di Gervinho (ancora lui), servito dalla percussione di Arshavin, lestissimo a bruciare Jason Lowe in accelerazione e a convergere da sinistra. L’ex ala del Lille finisce per farsi schermare dal tackle di Scott Dann, quando avrebbe potuto toccare semplicemente per il ben piazzato van Persie. Una grande occasione sciupata.
Ora non so se questo possa aver influito, in che modo o in che misura. Ma il secondo tempo di Blackburn – Arsenal è una partita completamente diversa rispetto a quella vista nella prima parte. Poco a poco, l’intensità e la cattiveria agonistica dei centrocampisti bianco rossi continua a scemare, permettendo agli uomini di Kean di tornare in gioco, dopo esser stati dominati in lungo e in largo nei primi 45′ di gara.

Tutte le insicurezze della squadra di Wengèr sembrano materializzarsi nello stesso momento. A pochi minuti dalla ripresa, il calcio di punizione di Rochina da posizione decentratissima a destra, finisce per carambolare al centro, rimbalzando ridicolmente sulla coscia di Song, trasformandosi in sfortunatissimo autogoal. Per la seconda volta in una gara, il Blackburn riusciva a rimontarci. E non solo. I padroni di casa, benchè in piena crisi di risultati e praticamente ultimi in classifica, riuscivano a fare la partita, impedendo contemporaneamente ai Gunners di mettere insieme tre passaggi di fila. Szczesny deve compiere un autentico prodigio per negare il goal allo sgusciante Formica.

Non riuscirà a far lo stesso sul tap-in di Yakubu (in posizione irregolare non ravvisata), sul tiro da fuori di Nzonzi. Blackburn in vantaggio. Con l’uscita di Sagna a seguito di infortunio muscolare, e l’ingresso di Djourou come suo sostituto, pioveva praticamente sul bagnato. Junior Hoilett diveniva ancor più devastante, e il centrale svizzero adattato a terzino non poteva pareggiare le doti atletiche del canadese. Per di più, Steve Kean decideva di puntare il tutto per tutto sulle ripartenze dei suoi giocatori più rapidi, inserendo anche Olsson. Scelta azzeccatissima.

Il nazionale svedese si appropria di un pallone spazzato da Nzonzi, a seguito di un errore in fase offensiva dei nostri, per poi involarsi lungo l’out di destra, mandando a vuoto il tackle di Djourou e tagliando pericolosamente verso il centro con un traversone rasoterra dalla linea di fondo. Koscielny è in ritardo, ma il suo arrivo sulla sfera determina un secondo clamoroso autogoal, che coglie controtempo l’incolpevole Szczesny.

E’ il goal del 4 – 2, con cui la disfatta assume ora proporzioni titaniche. Wengèr inserisce Chamakh per tentare la disperata rimonta, ma in poco più di 10 minuti, i suoi uomini riusciranno soltanto ad accorciare le distanze, proprio con un gran goal di testa del franco-marocchino, su assist di Robin van Persie, che solo qualche minuto prima si vedeva negare un goal grazie all’ottimo riflesso di Robinson. Gli ultimi minuti sono tutti in favore dell’Arsenal, che si risveglia dall’abulico atteggiamento di tutta la ripresa, per andare all’arrembaggio, in pieno forcing finale. Mertesacker, van Persie e ancora Chamakh sfioreranno il possibile goal del pareggio, ma alla fine il fischio finale decreterà la terza sconfitta stagionale in 5 partite per gli uomini di Wengèr.
Stavolta senza scuse, senza alibi, senza giustificazioni. Mi torna in mente la partita con il Tottenham, all’Emirates Stadium, dell’anno scorso. Anche in quel caso, due atteggiamenti diversi, tra primo e secondo tempo. Ma potrei citare le partite contro il WBA o il “leggendario” 4-4 contro il Newcastle.

Insomma, non è andata come ci si aspettava. Anzi. E’ andata molto peggio, come non si vedeva da tempo. Non mancheranno al mister, alla società e ai giocatori gli elementi su cui riflettere. Tanto per fare qualche esempio, il fatto di fare tre goal (ben tre) in trasferta, e non riuscire a portare a casa il risultato. Oppure il fatto aver perso nonostante un totale di oltre 22 tiri in porta.
Senza contare la rivisitazione della “difesa a zona” sulle palle inattive, o più in generale sulla nostra particolare interpretazione della tattica del fuorigioco.

Di sicuro non sta a me discuterne (lungi da me voler fare il tecnico della situazione). Ma più passa il tempo, più sembra che chi di dovere faccia molta fatica a correggere i problemi di questa squadra. Magari è solamente un’impressione, e magari sarà pure mal fondata, visto che siamo a sole 5 giornate di campionato, con una squadra parzialmente rifondata, agli albori di un nuovo ciclo. Di sicuro, quello che viene fuori da questo Blackburn – Arsenal è che la squadra di Arsène Wengèr abbia veramente parecchio, ma proprio tanto, da lavorare. Sinceramente non lo pensavo, non in questa misura almeno.

In virtù di questo, converrà decisamente prepararsi psicologicamente ad una durissima stagione, e resettare i propri obbiettivi, oltre alle proprie aspettative. Sempre e comunque nella speranza che qualcuno, e a questo punto non importa se sia il manager o il Board, riesca a tirarci fuori da questa situazione e a riportarci nei palcoscenici che ci competono.

Angelo Acanfora

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5 Comments


  1. Benjamin Trotter

    L’incapacità di portare a casa una partita pur segnando tre (tre !) goals contro il Blackburn (il Blackburn, non il Barcellona. Il Blackburn.) è un lato particolarmente grave della problema. Ma qui si tratta, a mio giudizio, di esaminare alcuni aspetti che esulano dalla singola partita e che fanno parte di un trend generale e – ahimé – consolidato: ci rendiamo conto che questa squadra non impara mai dai propri difetti ? Che subiamo le reti dei nostri avversari sempre a causa delle stesse mancanze ? Le palle inattive, l’interpretazione sbagliata della tattica del fuorigioco (quanto hai ragione, Method !), gli errori di Koscielny, l’inferiorità numerica in cui ci troviamo sulle ripartenze avversarie…Ed oltretutto perdiamo spesso in modo inconcepibile – e mortificante – partite ampiamente alla nostra portata. Ora, cosa si può dire di una squadra che non riesce a superare, quasi come si trovasse di fronte un muro invalicabile, i propri difetti ? Cosa si può pensare di un allenatore che, di fronte ad alcune carenze di siffatta evidenza, non solo non riesce far nulla, ma si intestardisce nei propri errori i quali si ripetono con una costanza che ormai è diventata, oltre che preoccupante, anche stucchevole e avvilente ? Questa coazione a ripetere è veramente inquietante; ci rendiamo conto dello stato in cui ci troviamo ? C’è una squadra in coma profondo ed un allenatore che tenta di rianimarla con le stesse medicine che hanno causato la malattia. Il nostro modo di giocare fa si che il campo non venga coperto adeguatamente ? Fa niente, si continua a giocare così. Non abbiamo difensori all’altezza per poter praticare con assiduità la tattica del fuorigioco e per poter giocare con la difesa alta ? Non importa, avanti come se nulla fosse. La squadra si sgretola mentalmente alla prima seria difficoltà, manca spesso di cuore, carattere, grinta, forza nervosa ? D’accordo, è vero, ma non c’è motivo di comprare giocatori che – oltre che bravi – abbiano l’ambizione di essere trascinatori e leader in campo.
    E allora, vale la pena veramente sottolineare le prove dei singoli ? Parlare di Ramsey, di Koscielny, di Djourou, di Santos, di Arteta (meno timido, ragazzo, meno timido !) ? Io, francamente, non me la sento, proprio perché credo che i nostri problemi – purtroppo – siano più grandi.
    Marco chiedeva, in un precedente post chi, secondo ciascuno di noi, potrebbe auspicabilmente subentrare al posto di Wenger. Io non ho idee chiare al riguardo, e – mi duole dirlo – ho dei dubbi persino sull’opportunità di tenerci l’alsaziano fino al termine della stagione; sono sempre stato contrario agli esoneri durante la stagione, ma non so se il nostro attuale allenatore sia in grado di dare una scossa alla squadra. Non ho certezze, ecco tutto.
    A Fabio voglio dire che capisco il suo scoramento e la sua rabbia e di certo non posso permettermi di dare consigli a chi tifa Arsenal da 23 anni. Voglio solo invitarlo a stare ancora con noi, se vuole e se ci riesce.


  2. Simo

    ottime le analisi di angelo e benjamin, lucide e non accecate dal fanatismo. sulle prove dei singoli però marcherei la mano, perchè se è vero che W non ci sta capendo più nulla (frase riportata da un muio post di aprile) è anche vero che in campo ci vanno i giocatori.
    poi certo, non puoi pretendere che i muli si mettano a galoppare ed è evidente che con la rosa di quest’anno -che è palesemente inferiore a quella dello scorsa stagione- non scendere in campo con lo stesso stile di gioco. arteta ha giocato fino a 29 anni nell’everton… e ci sarà pure un motivo, non si può pretendere che faccia la differenza in una squadra dove dovrebbe fare la riserva e così via a scendere.
    ultima cosa: gervinho: ha dei numeri davvero, ma dovrebbero pagarlo a passaggio, il suo concetto di gioco è “salto tutti da solo e tiro”


  3. Andrea

    Cari Angelo,Benjamin e Simo, lungi da me voler essere quello che non sono,cioè ottimista, ma credo che sia legittimo concedere non alibi ma qualche attennuante a questa squadra.Si esce da una estate terribile,condizionata oltremodo dalle questioni di mercato e dalla solita,annosa,questione infortuni.
    Questa squadra è nata il 31 Agosto ed ha iniziato a lavorare insieme,forse,solo una settimana dopo; purtroppo poi fino a metà Novembre non sarà mai al completo,almeno fino al rientro(auspicato per quella data) di Wilshere.
    Ecco perchè penso che occorra aspettare un pò di tempo prima di tracciare un bilancio,nonostante questo disastroso avvio di stagione induca tutti a scarse speranze.
    Certo restano evidenti limiti,in primis una quasi totale mancanza di forza psicologica,quella per la quale spesso ai Gunners capita di prendere imbarcate pazzesche,anche da avversari modestissimi quali il Blackburn,oltre a qualche limite di rosa(non riesco a capire come non si possa avere una riserva all’altezza di Sagna ).
    Non che mi consoli poi,ma se vedo quel che ci circonda,almeno in campionato,qualche piccola speranza riesco a trovarla.Tolto l’impressionante United,vedo un City che pur fortissimo completo ecc,alla prima settimana con il doppio impegno Europa-Campionato incappa in 2 pareggi facendosi pure rimontare 2 gol,il tanto decantato Liverpool,a rosa quasi completa e senza impegni infrasettimanali,ha appena 3 punti in più,il Chelsea si è quasi sgretolato,pur fallendo tante occasioni,al primo ostacolo serio.E nessuna di loro,tanto per dire,ha vissuto quello che abbiamo vissuto noi in questi ultimissimi mesi.
    Sperare dunque,senza fasciarsi la testa e senza,chiaramente,nemmeno illudersi; questa è e sarà,ormai mi sembra evidente,una stagione di sofferenza ma non è detto possa essee solo questo


    • Luca

      Seguo l’Arsenal da ormai 15 anni e negli ultimi 6, nonostante la non più giovane età, in modo quasi morboso. Premesso che vi leggo da un paio d’anni e che spesso mi trovo d’accordo con le vostre valutazioni (soprattutto nel commento delle partite) voglio chiarire che sono un grande estimatore di Wenger. Sarebbe meglio dire che fino ad oggi sono stato un grande estimatore perchè non riesco a trovare un colpevole diverso di questa situazione che non l’alsaziano.
      Se è vero che in campo ci vanno i giocatori è altrettanto vero che questi vengono scelti dall’allenatore, che ci siamo ridotti a fare il mercato nelle ultime ore come un Sassuolo qualsiasi (con rispetto parlando) comprando giocatori senza un senso logico senza considerare che dal mese di marzo, se non mi sbaglio, abbiamo vinto a fatica 6 partite perdendo con tutte le peggiori squadre d’Inghilterra buttando via una Premier alla nostra portata ed anche un comodo terzo posto e di fronte a tutto questo Weger dice (fonte l’Equipe) datemi il tempo di dimostrare che le mie idee non sono completamente sbagliate. Ditemi voi chi il responsabile di tanta supponenza ed ottusità nella speranza di essere smentito.


  4. TheMethod

    Grazie per i vostri commenti ragazzi. Nel mio post ho cercato di sintetizzare al meglio le mie personali sensazioni dopo la gara di Blackburn, un po’, a dire il vero, anche per confrontarmi con il pensiero di altri Gooners che leggono e si riuniscono su questo spazio virtuale.
    Benjamin ha ben argomentato il punto secondo cui vi sia una frustrante tendenza a non imparare dagli stessi errori di sempre. Simo fa altrettanto bene a non inquadrare Wengèr come unico responsabile di questo “impasse” iniziale, evidenziando le responsabilità dei giocatori che vanno in campo.
    Detto questo, non posso che essere d’accordo con te, Andrea. Tant’è che alla fine del mio pezzo ho enfatizzato la necessità di ridimensionare le aspettative, in relazione alle vicissitudini che questa squadra ha dovuto vivere durante la scorsa estate. Non posso e non voglio dimenticare che l’Arsenal è una creatura in fase di sviluppo, un Club in piena fase di transizione, verso un nuovo ciclo, e soprattutto in questo senso ci sarà tantissimo da lavorare. Detto questo, sono sicuro che questa gloriosa società sarà capace di venirne fuori. In un modo, o nell’altro. Non so se sarà in grado di recuperare già da questo campionato, dove è partita con un notevolissimo handicap. Non so se basterà qualche mese, o l’intera stagione. Ma è una questione di tempo. Gli acquisti fatti sono buoni, non ci rendono necessariamente più forti rispetto al “first team” che vantavamo lo scorso anno, ma francamente credo sia una buonissima BASE da cui partire. Aggiungendo il talento dei giovani che abbiamo in casa nostra, e quelli che la dirigenza deciderà di acquistare in futuro. A proposito di giovani. Stasera molti di loro saranno di scena per la prima gara di Carling Cup. Non vedo l’ora di vederli all’azione, soprattutto Ryo e Chamberlain. In bocca al lupo ai nostri ragazzi. E come sempre, FORZA ARSENAL, con tutto il cuore!!!



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