Ci scusiamo per il ritardo di pubblicazione del report.
Dopo la sconfitta beffarda rimediata all’Emirates Stadium ai danni di un Liverpool in superiorità numerica (causa espulsione per doppio giallo di Frimpong), e la qualificazione meritata alla fase a gruppi in Uefa Champions League, giunge per l’Arsenal l’impegno più duro ed impegnativo di tutto il mese di Agosto: la sfida all’Old Trafford contro il Manchester United di Sir Alex Ferguson. Non poteva esserci momento peggiore di questo per affrontare i Red Devils, campioni in carica e indiscussi pretendenti al titolo della nuova stagione 2011/2012.
Tutti (tifosi e non) o quasi sono convinti che i Gunners non siano ancora pronti per poter gestire una simile responsabilità. Eppure Arsène Wengèr riesce a giungere all’appuntamento con una squadra ridotta in macerie, tra sempiterni infortuni, squalifiche pesanti e cessioni pietosamente non compensate.
Ma cos’ha fatto nel frattempo il buon Arsène Wengèr? Non ha avuto, come tutti, una intera estate per programmare l’inevitabile (quanto ennesima) ricostruzione della sua squadra? Non ha avuto modo di pensare e riflettere, magari facendosi un esame di coscienza, sulle improbabilità di attuazione del tanto osannato “progetto”? Non ha forse avuto il tempo di rivedere le lacune del suo organico e concentrarsi su come poterle colmare? Beh, in verità, l’alsaziano avrebbe avuto la possibilità di dedicarsi a tutto questo (che rientrerebbe nei suoi compiti ordinari), ma ha preferito indirizzare i suoi sforzi verso altro.
Come, per esempio, a dichiarare l’incedibilità dei suoi migliori giocatori (Cèsc e Nasri), per poi cederli a stagione iniziata. Sia chiaro, il problema qui non è aver ceduto due giocatori che, per quanto fondamentali fossero, non sarebbero mai rimasti un altro anno a sentirsi ripetere la solfa del “WE HAVE GREAT POTENTIAL, BUT WE LACKED CONFIDENCE… WE WERE VERY CLOSE TO WIN THE LEAGUE… ecc ecc…”
I motivi specifici possono essere diversi, se ne è parlato più che abbondantemente e non è il caso riaprire il discorso. Resta comunque il fatto che il manager abbia tentato di combattere contro i mulini a vento, provando a trattenere due giocatori che già da tempo avevano deciso di lasciare il Club. E che alla fine lo hanno lasciato.
A cosa sia servito questo testardo braccio di ferro, nessuno lo sa. Intanto il tempo passa, i giorni scorrono inesorabili, e si arriva ad iniziare la nuova stagione, senza aver sostituito due colonne portanti della squadra, e senza aver limato le imperfezioni già ben note dal precedente campionato.
Aggiungeteci gli infortuni dell’ultim’ora, le squalifiche, gli episodi a sfavore (che non mancano mai) ed ecco la formazione che va di scena all’Old Trafford: Szczesny, Jenkinson, Koscielny, Djourou e Traorè; Ramsey, Coquelin, Rosicky; Walcott, Arshavin, van Persie.
Con in panca i ragazzini dell’Academy Ozyakup, Sunu, Lansbury ed Ignasi Miquel. Più il nuovo acquisto, Oxlade-Chamberlain, giovanissimo prospetto, arrivato all’Emirates per 12 milioni di sterline dal Southampton.
Ferguson ha vinto lo scorso campionato con un suo Manchester United. Ma questo non lo distoglie dall’obbiettivo di rinforzare il suo organico, per garantirgli qualità ed efficenza continuativa nel tempo. Phil Jones (arrivato per 16 milioni di pounds) rappresenta un giovane di sicuro affidamento, già nei ranghi della nazionale maggiore, con esperienza di Premier League in quel di Blackburn. Ashley Young non è stato pagato poco (20 milioni), ma gli anni di militanza all’Aston Villa ne hanno consolidato e messo in mostra efficacia e qualità.
Non ci sono partenze eccellenti cui dover far fronte (eccetto forse il ritiro di due icone come Van der Sar e Scholes), ma il manager scozzese deve comunque sottostare alle indisponibilità della coppia centrale di difesa, Vidic-Ferdinand, e del terzino Rafael da Silva. Con De Gea in porta, la difesa dei Red Devils viene composta da Evans e Jones in mezzo, più Smalling (adattato a destra) ed Evrà sulle fasce. Cleverley ed Anderson vanno al centro della mediana, con Nani e Young sulle corsie esterne, in supporto del tandem formato da Rooney e Welbeck.
L’Arsenal inizia con una certa convinzione, più che altro in termini offensivi, ma è solo una questione di tempo prima che il dislivello tattico tra le due compagini venga fuori. La difesa, in particolare, inizia a far acqua da tutte le parti, aprendo la strada al primo goal di Welbeck, innescato dal lancio di Anderson. Buco clamoroso di Djourou e Koscielny (scandalosi insieme) in fase di copertura, e Welbeck ne approfitta per andare di testa, a scavalcare Szczesny.
L’Arsenal ha incredibilmente l’occasione di rifarsi, quando Walcott, partito in fuga sulla destra e penetrato in area di rigore, viene trattenuto da Johnny Evans, inducendo Webb a concedere il penalty. Van Persie fallisce clamorosamente dal dischetto, favorendo l’intervento di De Gea. E’ solo il prodromo di un tracollo annunciato. Sette minuti dopo, al 28′, Jenkison si perde Rooney, che arriva a servire in qualche modo Young; l’esterno della nazionale inglese trova tutto il tempo di prendere la mira, favorito dal ritardo della chiusura di Coquelin, e di segnare un goal pazzesco, con un destro a giro, su cui Szczesny può fare ben poco. Al 41′ il punteggio diventa ancora più rotondo, con Rooney che batte il portiere polacco direttamente da calcio di punizione da posizione ravvicinata, al limite dell’area.
L’Arsenal prova a riaprire la gara sul finale di primo tempo, con Walcott che, sfruttando un chirurgico filtrante di Rosicky, si invola sulla destra, converge e spara un potente diagonale di destro verso la porta di De Gea: lo spagnolo si dimostra quantomeno titubante, e la conclusione finisce in rete, permettendo ai Gunners di accorciare le distanze.
Nella ripresa, van Persie prova subito a dar continuità a quanto di buono (non moltissimo, goal a parte) visto nel primo tempo. L’olandese, servito ancora da Rosicky, stavolta impegnava seriamente de Gea, bravo nella circostanza a non farsi sorprendere. Poi Arshavin, giusto qualche minuto dopo, riesce a perforare il muro opposto da Jones, facendosi spazio in zona tiro, ma senza riuscire, con il suo destro, a trovare il bersaglio.
Szczesny si salva ben due volte su Young, con gran personalità. Viene poi graziato da Cleverley, che dopo essersi liberato in elegante uno-due con Anderson, finisce per calciare centralmente addosso al portierino polacco. A quel punto, dopo l’ora di gioco, il Manchester tende ad accelerare, con l’Arsenal praticamente alle corde. Al 64′ Rooney imbuca un altro calcio di punizione, beffando Szczesny sul suo palo, con una traiettoria strepitosa. 4 a 1. E non è finita ancora.
Solo tre minuti dopo, la difesa degli ospiti sparisce, e Rooney trova Nani nello spazio, da solo davanti alla porta, in posizione regolare. Per il portoghese è un gioco da ragazzi lobbare Szczesny e realizzare così il goal del 5 a 1. A quel punto Ferguson decide di dar spazio a Giggs e Park, al posto di Nani e Anderson.
Il sudcoreano ha giusto il tempo di entrare e di infilare Szczesny con un preciso rasoterra diretto al palo lontano. La goleada assume tinte sempre più vergognose, e l’Arsenal prova a risollevarsi con un altro goal della bandiera, segnato da van Persie, con il sinistro al volo, su assist di testa di Jenkinson, che a 13′ dalla fine sarà espulso per doppio giallo. Ma il Manchester non ha ancora deciso di fermarsi, segnando ancora con Rooney dal dischetto, e poi con Young, capace di ripetere il goal capolavoro con cui aveva segnato il raddoppio nel primo tempo. Finisce 8 a 2. Il peggior risultato dell’era Wengèr, una delle pagine più tristi e deludenti della storia di questo glorioso Club. Personalmente, mi sono anche sfogato abbastanza. Ho quasi del tutto smaltito la rabbia, l’amarezza e la frustrazione. Ho letto opinioni, resoconti, impressioni da pagine sportive, blog e portali, pur conservando una mia personalissima considerazione dei fatti, che per ovvi motivi non sto qui a sviscerare oltre.
Vorrei solo considerare questa partita come un brutto, bruttissimo ricordo. Come la fine di qualcosa, e l’inizio di un’altra. Un nuovo inizio, dove non sia permesso dar spazio alle scuse sugli infortuni e sull’inesperienza dei giocatori. Dove non ci sia posto per il vittimismo sugli errori arbitrali, e dove non si debba applaudire a prescindere per sentirsi tifosi “migliori”, illudendosi che vada sempre tutto bene. Un inizio dove i tifosi, gli stessi tifosi possano gioire di risultati sportivi, e non solo di utili netti e risultati economici di impresa. Dove il manager possa pensare e a rinforzare concretamente il proprio organico, piuttosto che a incrementare il numero di magliette vendute nel mercato asiatico. Insomma, un inizio piuttosto impegnativo, per una destinazione abbastanza ardua da raggiungere. Di sicuro, il viaggio che vi sarà nel mezzo, sarà interessante.
E non ho intenzione di perdermene nemmeno un istante. Ho già prenotato il mio posto in prima fila. Per vivere, raccontare, gioire, soffrire e cantare, per questa indicibile passione, chiamata AFC.
Angelo Acanfora




bel pezzo angelo, come sempre…
quoto simo…gran bel pezzo!
Grazie ragazzi! Colgo l’occasione per salutare i nostri 3 nuovi arrivi: Park Chu-Young, Andrè Santos e Per Mertesacker! COME ON ARSENAL!!!
io spero che arrrivi anche un colpo da ultima ora..uno però serio,che ci faccia strabiliare…conoscendo wenger però……un hazard per intenderci o goetze