Jimmy Smith, centrocampista del Leyton Orient, aveva confessato nei giorni scorsi ai media britannici, di aver riso con gusto, durante le immagini del goal di Oba Martins al Wembley Stadium. Chissà se ieri sera, lui che non era nemmeno in panchina, si è di nuovo fatto quattro (o meglio cinque) risate grasse, guardando le gesta dei suoi compagni in casa dell’Arsenal in versione Riserve. Una cosa è sicura. Il presidente degli “O’s”, Barry Hearn, è uno di parola: il viaggio a Las Vegas si farà. Con cinque palloni in più nella stiva, ma comunque si partirà.
Partirà anche l’Arsenal, ma la destinazione sarà tutt’altra. Il navigatore GPS è settato su Manchester, sponda Old Trafford, per giocarci il passaggio alle semifinali della F.A. Cup, stagione 2011. Appuntamento fondamentale fissato per il 12 Marzo prossimo.
In merito alla gara disputata ieri, c’è qualche spunto interessante che merita un minimo di approfondimento. Tutto rientra nell’operazione “riscatto”, di cui la prima fase può dirsi senz’altro completa.
Wengèr lascia Rosicky come unico superstite della formazione sconfitta a Wembley, assemblando un inedito line-up con Almunia in porta, Ebouè, Squillaci, Miquel e Gibbs in difesa; centrocampo con Denilson, Diaby e l’esordiente Henderson, a sostegno di Rosicky; in avanti Bendtner in posizione di ala destra, e Chamakh punta centrale. Giusto per precauzione vengono portati in panchina titolari del calibro di Nasri, Clichy, Wilshere ed Arshavin.
La pesante rotazione, peraltro necessaria, cui Arsenio deve far fronte, non inficia il lavoro dei suoi, capaci già nei primi minuti di mettere la partita in discesa. Il vantaggio arriva al 7′, quando Rosicky si esalta nello spunto, cambiando passo e saltando il diretto avversario, per poi centrare il traversone basso dal fondo; la palla raggiunge Chamakh che di prima, con il destro, deposita in fondo al sacco, ritrovando il goal personale che non arrivava da Novembre.
La timida reazione dell’Orient si traduce con un tiro al volo in diagonale di Ben Chorley, che colpisce il suo compagno McGleish, a pochi passi da Almunia, per poi terminare sul fondo. Poi, in un impeto di coraggio, gli ospiti sfiorano il pareggio, con Alex Revell che non riesce da due passi a concretizzare in tap-in il cross radente dalla sinistra. Sarebbe stato in pratica l’ultimo cenno di presenza da parte degli “O’s”. I Gunners controllano con maggior efficacia, detenendo il possesso palla e iniziando a macinare gioco. Vietato ripetere gli errori del Brisbane Road. E così, giusto alla mezz’ora, il cross dalla sinistra di Gibbs trova Bendtner che, eludendo la pressione del marcatore diretto, stacca di testa, forgiando una imprendibile traiettoria per l’estremo difensore avversario. Raddoppio dell’Arsenal e qualificazione virtualmente in ghiaccio.
La tranquillità del secondo goal non è sufficiente a smorzare l’impegno delle seconde linee dei padroni di casa. Rosicky ruba palla a Carroll sulla trequarti sinistra e serve Bendtner; il danese si accentra, portandosi la palla sul piede preferito e calciando a giro verso il palo lungo. Jamie Jones non ci può arrivare, e il danese realizza la sua doppietta personale. Ma non finisce qui.
Nella ripresa le cose sarebbero addirittura peggiorate per gli uomini di Slade. I Gunners ci mettono ancora più impegno, creando se possibile ancora più azioni da rete e soprattutto pericoli per gli avversari. In meno di cinque minuti dall’inizio del secondo tempo, Denilson prova ad andare al bersaglio con un forte destro dal limite, che non trova il giro giusto, finendo come facile preda del portiere. A seguire, Diaby completa un fantastico uno-due con Chamakh, danzando in dribbling tra due avversari, ma senza riuscire a trovare lo specchio della porta.
E’ il preludio al terzo goal della serata che, manco a dirlo, non tarda ad arrivare. Verso l’ora di gioco, Gibbs prova a penetrare dalla sinistra in area di rigore, con una rapida serpentina; Whing non riesce a tenere il terzino inglese che nell’azione viene steso da Revell, giunto in ritardo nella copertura. Lee Mason concede il penalty e Bendtner lo trasforma, regalandosi la gioia di un ottimo “hat-trick”. Nello stesso momento, Rosicky si arrende per un presunto stordimento (botta alla testa) e lascia il posto a Nasri. Qualche minuti dopo, al 66′, Wengèr completa i cambi inserendo Wilshere e Clichy, al posto di Diaby e Bendtner. Slade risponde con Tehoue (autore del pareggio casalingo) e Spring.
Giusto ad un quarto d’ora dalla fine, il neo entrato Clichy finisce sul taccuino dei marcatori, finalizzando con un sinistro ad incrociare, il traversone proveniente dalla destra di Ebouè. Praticamente il secondo goal in carriera per il giocatore francese, che mette il sigillo alla partita e al risultato finale di 5 a 0. Per gli “O’s”, ci sarà l’ultimo sussulto teso a trovare il proverbiale goal della bandiera, grazie alla gran falcata di Cox, abile nel penetrare in area di rigore, ma non altrettanto nell’inquadrare il bersaglio.
Vittoria meritata, mai messa in discussione, e quanto mai necessaria per riprendere come si deve le sorti di questa stagione. Il pensiero torna prepotentemente al campionato, dove sabato prossimo sarà di scena Arsenal – Sunderland.
Partita sicuramente non facile, ma nonostante tutto vitale, per poter giungere a -1 dalla vetta. Il duello con i Red Devils, a quanto pare, sarà esteso anche in F.A. Cup. Ma prima di allora sarà bene concentrare gli sforzi sulla delicata sfida contro i Black Cats. Soprattutto dosando bene le energie, in vista della gara di ritorno di Champions League al Camp Nou. Non sarà facile, ma l’auspicio è che l’iniezione di fiducia ottenuta ieri sera possa fungere da base su cui ricostruire il discorso purtroppo interrotto a Wembley. Interrotto, ma non assolutamente chiuso.
Angelo Acanfora




povero Jimmy Smith…cmq la partita di ieri non era un test molto attendibile…ci aspetta il sunderland sabato, la vittoria non dovrà sfuggirci!
Sunderland importante tanto quanto il Barça, non dobbiamo sbagliare in un momento delicatissimo della stagione….
REPORT: ARSENAL 5-0 LEYTON ORIENT
Di oggi, di quel che s’è scritto in questo giovedì 3 marzo, non ho ancora letto nulla, però l’immagino. Si sarà scritto che l’impegno dei ragazzi di Arséne Wenger non era difficile, che superare una squadra nettamente, e tecnicamente, più debole era il minimo sindacale e via discorrendo. Certo, è vero, soprattutto quando si aspetta il novantesimo e il risultato finale. Invece non era così semplice come il 5-0 finale testimonia. Non era facile perché le scorie della sconfitta di domenica erano ancora presenti, non era semplice perché i ragazzi scesi in campo non erano i soliti noti, e soprattutto perché era una gara di FA Cup, dove tutto può essere e niente è scontato; chiedere nei pressi di Liverpool, sponda Toffees, cosa ne pensano.
Oggi il mio tributo va all’uomo in fotografia, perché è stato capace a rigenerare in sole settantadue ore i volti desolati di Wembley, capace di mettere in campo, con coraggio e conoscenza del proprio materiale umano, due ragazzi come Ignasi Miquel e Conor Henderson, sconosciuti ai più. Perché ha saputo dare i giusti stimoli a Niklas Bendtner, autore di una tripletta, e a Marouane Chamakh, autore del gol sblocca risultato.
Poi ho visto una cosa, e le immagini di domenica pomeriggio, quando l’intera squadra aveva il morale a terra, sono svanite in un solo istante. Ho visto il gol (del 5-0) di Gael Clichy, il suo secondo da quando è all’Arsenal, e i sorrisi di Jack Wilshere, che hanno sostituito le lacrime, le parole di Samir Nasri, che hanno allontanato i silenzi, l’abbraccio di tutti i compagni di squadra, che ha confermato quanto vado scrivendo da tempo immemore: questo gruppo ha valori che vanno oltre una partita di pallone, che vanno al di la di un trofeo alzato al cielo.
Il contorno è stato da dieci e lode: l’Emirates Stadium, per una gara non certo di cartello, ha registrato 59mila 361 presenze, dimostrando a tutti che l’amore per questi colori va oltre una vittoria, va oltre una sconfitta; un segno di maturità indelebile.
Sabato sarà nuovamente Premier League, in casa contro il Sunderland, per continuare l’inseguimento allo United, per ripartire ancora una volta, per camminare sopra una stagione che è ancora lunga e ricca di traguardi da raggiungere.