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Carling Cup

28 febbraio 2011
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La maledizione “trophyless” continua….

La speranza di portare a casa il primo trofeo da circa 6 anni a questa parte, termina qui, per il momento. Ricomincia invece l’attesa, meno spasmodica e irrimediabilmente smorzata dalla delusione. Mi sembra ovvio che gli auspici ne escano totalmente ridimensionati, seppur in questo pazzo quanto beffardo giuoco non esista nulla di scientificamente comprovabile. Resterà da verificare l’entità del contraccolpo prodotto da quest’ultimo fallimento. Ma per quello, essendo appena giunti alle porte di Marzo, ci sarà tempo e modo.

Nel frattempo cosa ci rimane di Arsenal – Birmingham City, Finale di Carling Cup 2011? Strettamente parlando in termini personali (tengo sempre a precisarlo), questa partita sarà l’ennesimo “file” da archiviare nella cartella precipuamente denominata “dimenticatoio”. Nulla di meno, nulla di più. Alla luce della giornata di ieri, passata a somatizzare l’amarezza e provando ad analizzare le possibili cause di un tale sfacelo, il compito di porsi l’intera vicenda alle spalle non sembra proibitivo. Certo, si fa fatica ad accettarlo. E’ già difficile accettare una sconfitta in quanto tale.

Figurarsi come possa aumentare il coefficiente di difficoltà quando il modo con cui si perde rasenta i canoni del ridicolo. Ma cosa volete farci? Qui in fondo si parla dell’Arsenal, è qualcosa a cui, chi più, chi meno, dovremmo esser abituati. Ricorderete (per chi ha visto il film Febbre a 90°) la scena in cui Paul (Colin Firth), durante la decisiva sfida di Anfield dell’89, saltava subito a conclusioni affrettate, comparando l’atteggiamento dei Gunners al tipico “coito interrotto”… Beh forse quella indimenticabile ed estemporanea sequenza si colloca alla perfezione nel contesto attuale. Ed aiuta a tracciare un solco, oltre il quale sarà il caso di non spingersi.

Basterà dare uno sguardo alla partita. Una di quelle come non mai influenzate da episodi fortunosi, che alla fine hanno premiato i Brummies.
Non che l’Arsenal ne sia stato totalmente estraneo. Basti ricordare l’episodio della mancata espulsione di Szczesny, con annesso rigore, per fallo netto ai danni di Bowyer, dopo soli due minuti di gioco. Un pesante macigno scongiurato solo dalla pessima chiamata del collaboratore di Mike Dean.

Il sollievo per esser scampati ad una prematura condanna, non sortisce effetti benefici alla squadra di Arsene Wengèr. Tatticamente è il Birmingham a primeggiare: squadra quadrata, compatta, costante nel pressing, attenta e concentrata. Al contrario, l’Arsenal non riesce ad andare oltre il mero possesso palla, eccedendo in errori in fase di palleggio e faticando enormemente nell’imporre il proprio ritmo. Quasi a metà tra il sottovalutare l’avversario e l’aver paura di vincere.

Non a caso sono gli uomini di McLeish a trovare il vantaggio, intorno al 28′. Da un brutto pallone perso a centrocampo, scaturisce un corner forzato da Koscielny, che Seb Larsson tramuta in assist per lo schema perfettamente eseguito da Roger Johnson; il centrale difensivo inglese funge da torre per il più avanzato Zigic che, da due passi, sfrutta l’uscita a vuoto di Szczesny, ribadendo di testa in rete.
Il goal regala entusiasmo ai tifosi del Birmingham: il gigante serbo avrebbe la possibilità di raddoppiare, andando in uno contro uno nei confronti di Szczesny, bravo nel neutralizzarlo in uscita bassa; di contro, il passivo infiamma la reazione dei Gunners.

Questi ultimi ritrovano sprazzi di brillantezza e di grinta, riuscendo a metter sotto pressione la porta di Ben Foster. Nasri risulta il protagonista dell’impeto dei londinesi, dapprima con un assist, a seguito di un’ottima azione personale sulla destra, per Arshavin che, da centravanti vero, elude la pressione del marcatore diretto con una bella finta di corpo, per poi battere a rete con il sinistro. Ben Foster non si fa sorprendere.

Poi è ancora l’ex OM a lasciare il segno, concludendo una vertiginosa serpentina fra tre avversari, con un destro che si perde in tribuna. Passano circa 10 minuti dal goal del vantaggio dei Brums, e alla fine l’insistenza degli avversari ottiene un meritato compenso. Wilshere conclude la sua percussione centrale, calibrando un poderoso sinistro che si schianta sulla traversa.

La palla rimbalza forte verso la zona di Arshavin, sul vertice destro dell’area di rigore; il russo controlla, raggiunge il fondo e piazza con precisione la palla in mezzo, dove van Persie, nonostante la marcatura stretta, si avvita con il destro, realizzando in mezza girata il goal del pareggio. Nella ripresa, è l’Arsenal a fare la partita, stavolta con maggior convinzione. Discreta la quantità di occasioni a favore degli uomini di Wengèr, ma nessuna di esse viene concretizzata, merito soprattutto di uno strepitoso Foster, eletto alla fine delle ostilità Man of the Match.

Rosicky sembra sempre più lontano dalla miglior condizione del pre-infortunio. Song è colui che più fa sentire la sua mancanza in termini di concretezza: il roccioso centrocampista del Camerun appare sfibrato, limitandosi più a rallentare l’azione avversaria, che ad arginarla come ha spesso dimostrato di saper fare. Anche Djourou è nettamente sotto i suoi standard, perdendo diverse sfide e palloni importanti: da citare lo scippo subito da parte di Beausejour, che permette a Fahey di colpire il palo da posizione più che invitante. La sensazione è che la partita possa andare verso i supplementari, con Wengèr già preparato all’eventualità, inserendo Chamakh e Bendtner per Arshavin e van Persie (comunque infortunatosi nell’episodio del goal).

McLeish si gioca la carta Obafemi Martins, a cui lo stesso Fahey lascia il posto, ed alla fine il cambio risulterà più che proficuo. Gli ultimi minuti sono tutti per lo show personale di Foster. Fino all’89′, quando su un incredibile errore di comunicazione tra Szczesny e Koscielny, il nigeriano Martins realizza il goal più facile della sua carriera, trovandosi il pallone messo su un piatto d’argento, a due passi dalla porta vuota. Tra l’altro sarà probabilmente anche il goal più importante della sua carriera, visto che, di fatto, donerà la Coppa alla sua squadra. Finisce qui.

Il Birmingham batte l’Arsenal a Wembley, proprio come avevano fatto precedentemente il Luton (1988) e lo Swindon Town (1969). Purtroppo o per fortuna, la stagione non è finita qui. Restano 3 competizioni, e più che le probabilità di portarne a casa qualcuna, resta la speranza. E insieme ad essa resta, inesauribile, il tifo per questa squadra. Oltre alla consapevolezza che, come diceva il grandissimo Eduardo De Filippo in Napoli Milionaria (scusatemi, in fondo resto sempre un napoletano), “adda passà a nuttat”.

Angelo Acanfora

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