God bless Wayne! No, cari amici tifosi, non sono pazzo. Nè tantomeno in preda a lampante crisi di identità calcistica. Non chiedetemi il perchè, ma sono quasi certo che la bella vittoria offerta dai Gunners, sia anche, almeno in parte, un responso rispetto al meraviglioso goal in rovesciata, con il quale Rooney ha regalato il derby di Manchester ai suoi.
Un responso che non è tardato ad arrivare e che, in qualche modo, ha ulteriormente responsabilizzato gli uomini di Wengèr, scongiurando possibili black-out di concentrazione, stile Newcastle, e aiutandoli a recuperare, oltre ai tre punti, una sana dose di fiducia. Non ne avrò mai la controprova, ma mi piace pensare che in fondo sia stato proprio così.
LE FORMAZIONI
Nella conferenza stampa prepartita, il manager alsaziano lo aveva detto: nessun pensiero rivolto al Barcellona, priorità assoluta al Wolverhampton.
Quale modo migliore di dar concretezza a tali parole, se non quello di schierare la formazione titolare?
I recuperi provvidenziali di Djourou e Song aiutano non poco in questo: il centrale svizzero riprende la sua posizione al fianco di Koscielny, con Sagna e Clichy a proteggere il confermato Szczesny; il nazionale del Camerun va a ricoprire il ruolo di “pivot” a centrocampo, affiancando Wilshere e il più avanzato Fabregàs; van Persie si conferma vertice del tridente, sostenuto lateralmente da Walcott ed Arshavin: Mick McCarthy è più che intenzionato a portare avanti la tradizione di “legend-killer team”, e dopo aver battuto lo United, è chiaro che la convinzione non manca. Il suo undici iniziale, per quanto comunque equilibrato, è senz’altro più offensivo rispetto a quello di tante squadre che sono venute all’Emirates (vedi Manchester City).
Hennessey vince il ballottaggio con Hahnemann per la difesa dei pali, e vede davanti a sè la linea a 4 composta da Zubar, Stearman, Berra e Elokobi; O’Hara e Henry costituiscono la coppia di interdittori, con Hammill, Milijas e Jarvis in funzione di trequartisti, in appoggio a Kevin Doyle.
Direzione di gara lineare da parte del signor Chirs Foy (voto 6).
LA GARA
Con il Chelsea presumibilmente tagliato fuori dalla corsa al titolo, e il City di fatto eliminato dal suddetto goal di Rooney, per l’Arsenal non ci sarebbe stata alternativa alla vittoria. Il successo dello United imponeva concentrazione, lucidità e concretezza. Peraltro in dosi piuttosto massicce.
La squadra di Wengèr non fallisce, e fin dagli inizi riesce ad imporre il proprio gioco, a ritmi incredibilmente alti. Dal canto loro i Wolves facevano fatica, e non soltanto per la violenta grandinata scatenatasi nel nord di Londra.
Dopo pochi minuti, Cèsc Fabregàs metteva già il pallone alle spalle di Hennessey, per poi rendersi conto della situazione di gioco fermo, a causa di un fallo subito da Wilshere. Van Persie non riesce a trovare lo specchio della porta, spedendo alto sopra la traversa il conseguente calcio di punizione dai venti metri. Ad ogni modo, la partita sembra già in assoluto controllo. Il goal del vantaggio sembrava fosse una questione di tempo, ed eccolo giungere al 16′.
Fabregàs riceve palla e si defila sulla trequarti destra, cercando van Persie al centro, con un perfetto traversone di sinistro; l’olandese si coordina con il destro (quello che dovrebbe essere il suo piede debole) e conclude l’azione in mezza girata, con la quale trafigge l’estremo difensore gallese avversario.
Esecuzione impeccabile per l’ex Feyenoord, che realizza così il suo nono goal in campionato, in nove presenze da titolare. Una media realizzativa pazzesca, per un giocatore straordinario, che quando è presente e non è infortunato, fa sentire davvero la sua presenza.
Il goal galvanizza i padroni di casa, che non accennano a diminuire la pressione. La ricerca del raddoppio è forsennata, con i Wolves sempre più in difficoltà nel contenere la straripante manovra offensiva dei Gunners.
Ci prova Djourou, il cui colpo di testa, su calcio di punizione di Arshavin, finisce per esser deviato e si spegne sulla parte alta della rete. Il russo è particolarmente ispirato, sensibilmente sulla via del ritorno a livelli di condizione se non altro decenti; lo Zar è propositivo sull’out di sinistra, tenta il dribbiling in accelerazione e in più di una circostanza non risparmia il tiro in porta dal limite.
Poco dopo la mezz’ora, l’Arsenal crea una tripla palla goal: ancora Arshavin protagonista, che incenerisce in progressione Zubar, evitandolo e danzando dalla linea di fondo, prima di servire Walcott in mezzo, nonostante avrebbe anche potuto cercare la porta; l’assist è comunque perfetto per il numero 14, che incredibilmente riesce a colpire in pieno Hennessey, a porta quasi spalancata, ma non è finita; la palla, rimpallata dal portiere, finisce nella zona di Fabregàs che, da pochi passi, calcia a botta sicura trovando il perentorio intervento in scivolata di Stearman, che scongiura il peggio. Incredibile. Come il risultato, ancora fisso sull’uno a zero.
Una mole di palle goal monumentale (circa 10) e solo un goal di vantaggio. Un risultato oltremodo bugiardo.
Ma l’Arsenal continuava a provarci, riuscendo nel contempo a nascondere il pallone ai Wolves. Proprio in chiusura di primo tempo, una nuova occasione stavolta per van Persie, imbeccato in verticale da Song, versione assist-man; l’olandese è bravo a far scorrere, prima di chiudere con il sinistro in diagonale verso il secondo palo, da posizione defilata, venendo tuttavia neutralizzato dall’ottima risposta di Hennesey, con la gamba di richiamo.
Un primo tempo perfetto, inficiato solo dalla pochezza del risultato, come detto non del tutto veritiero. La lezione del St.James’s sembra alquanto assimilata, e l’Arsenal scende in campo nella seconda frazione, partendo con il piede saldamente premuto sul pedale del gas. Wilshere parte da centrocampo, iniziando una sorta di slalom palla al piede, e spaccando in due la difesa avversaria; dopo aver saltato l’ultimo ostacolo, si rifiuta di calciare in porta, servendo il più comodo degli assist al ben piazzato Walcott, che sciupa come peggio non si può, mangiandosi un goal mastodontico.
Hennessey ci mette del suo, compiendo gli straordinari, prima su un possibile autogoal del suo compagno Stearman, e poi su una botta dalla media distanza di Arshavin. Ma l’estremo difensore gallese non può opporsi al minuto 56′, quando i Gunners trovano finalmente il raddoppio, in puro Arsenal Style: Song recupera l’ennesimo pallone della sua partita, toccandolo per Fabregàs, appostato centralmente nella sua metà campo; il catalano sembra uno di quei famosi ninja dei cartoni animati: attiva lo “Sharingan”, acuendo al massimo la sua percezione visiva, e di prima intenzione si inventa un magistrale lancio, che innesca, quasi prevedendola, la percussione di Walcott in campo aperto; il numero 14 fa valere la sua devastante progressione, lanciato praticamente da solo sulla corsia destra, e termina con un traversone basso verso il centro, dove lo smarcato van Persie non si fa pregare nel controllare e nel battere, stavolta con il sinistro, l’incolpevole Hennessey.
Un’azione stupenda, suggellata dal decimo goal di van Persie, nelle sue ultime sette presenze in Premier League. Numeri stratosferici.
Con la partita in controllo, Wengèr decide di inserire Bendtner e Chamakh, a poco più di 18 minuti da giocare. Successivamente, circa 5 minuti dopo, ci sarà anche spazio per Denilson, subentrato a Wilshere;
Il marocchino si mette subito in luce chiudendo uno spettacolare fraseggio in verticale con Walcott, che pecca d’egoismo e preferisce calciare, piuttosto che restituirgli palla in ottima posizione.
Nonostante l’abbassamento di ritmo, l’Arsenal tenterà ancora l’assalto alla porta avversaria, sia con Walcott, che manda fuori di poco una conclusione a giro, poi con Fabregàs, stavolta bloccato da Hennessey;
CONCLUSIONI
A poco vale il tentativo di McCarthy di inserire Fletcher ed Ebanks-Blake; la partita termina (solo) 2 a 0, ed è un risultato che sta abbastanza stretto all’Arsenal, per tutto ciò che si è visto in campo. Senza mai dar l’impressione di soffrire, la squadra di Wengèr ha costruito, creato tantissime palle goal, e giocato in maniera spettacolare, strappando più che meritati applausi. La reazione ideale, dopo la clamorosa rimonta subita solo sette giorni prima, che tutti noi volevamo vedere.
Una prestazione che ci dona fiducia, in visto di un impegno fondamentale, ricco di significato e di fascino per gli amanti del calcio, contro la squadra attualmente più forte del pianeta.
Quest’anno, almeno per quanto riguarda le premesse, sarà diverso. Arriviamo a sfidarli in un buon momento di forma, oltre che di morale. Senza contare la quasi totale assenza di infortuni di rilievo (eccezion fatta per Vermaelen). Insomma, le premesse per far bene e per prenderci una rivincita, ci sono tutte. Mercoledì conosceremo il verdetto. Ma per ora è il caso di godersi il momento, oltre che la consapevolezza di essere ancora lì, a contenderci il titolo di Campioni di Inghilterra.
Angelo Acanfora
PAGELLE
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6,0 | Non molto impegnato, dimostra comunque un ottimo senso della posizione. |
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6,0 | Patisce un po’ la pressione di Jarvis, riuscendo comunque a venirne fuori quasi sempre in bello stile. |
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6,5 | Pulito nelle chiusure, riesce a spegnere qualsiasi focolaio offensivo dei Wolves sul nascere. |
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7,0 | Perno fondamentale della difesa, assoluto dominatore delle palle aeree. |
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6,0 | Oggi non ha molto lavoro da svolgere, ma la presenza di Hammill è comunque una spina nel fianco. |
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6,5 | Il suo è un recupero gradito. Pur da poco al rientro, contribuisce con raddoppi e continui recuperi. Ago della bilancia del nostro centrocampo |
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7,0 | Organizza il filtro di centrocampo con la maestria e la personalità di un navigato ultratrentenne. Non butta via una palla. |
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7,5 | Prima un assist tirato fuori dal nulla. Poi un lancio di prima intenzione, di 50 metri, di una bellezza inspiegabile. One of a kind. |
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6,5 | Si mangia due goal pazzeschi, di cui uno letteralmente a porta vuota. Nonostante questo, la sua velocità in campo aperto farà venire gli incubi ad Elokobi. |
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7,0 | Finalmente torna a convincere, seppur non al 100%. Ma questi sono ulteriori segnali di ripresa da parte del russo, che pare meno abulico e più ficcante del solito. |
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8,0 (MOTM) | Senza infortuni è un giocatore determinante. Lo si sapeva già, ma mai come quest’anno i numeri lo possono confermare. 10 goal nelle ultime sette giornate, la dicono lunga. Trascinatore. |
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s.v. | |
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s.v. | |
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s.v. | |
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7,0 | Nonostante un impegno di importanza notevole come il Barcellona in Champions League, il tecnico alsaziano viene premiato per la scelta di non snobbare l’avversario, schierando la squadra al meglio delle sue possibilità, addirittura rischiando i rientranti Song e Djourou. Che si ripeta mercoledì schierando a sorpresa Nasri?
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Bellissimi in fase offensiva, seppur con una miriade di occasioni sprecate (insomma, come al solito) e abbastanza attenti in fase difensiva (ma con avversari più scafati forse un goal lo avremmo subito). Bellissima prestazione, certo, ma per vincere contro i top team non è, a mio giudizio, ancora sufficiente. Grande Robin, straordinario il capitano nelle sue aperture e nei suoi assist (ma a volte troppo lezioso e poco determinato), Wilshere mi piace sempre di più. Comunque, malgrado tutto, ci siamo, con tutta la nostra bellezza. C’mon Gunners !!!