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Premier League

2 febbraio 2011
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Arsenal v Everton 2-1: Il cuore oltre l’ostacolo

Non saranno spettacolari, né tantomeno bellissime da vedere, ma vittorie come quelle di ieri sera fanno sempre indispensabilmente parte del corredo di chi aspira seriamente a diventar campione. L’Arsenal liquida l’Everton ad Ashburton Grove, gettando, come si suol dire, il cuore oltre l’ostacolo, per rimontare un goal frutto di un arbitraggio indegno ed assolutamente vergognoso.

Dopo un intenso Gennaio (9 gare complessive disputate tra Premier e Coppe), il mese di Febbraio non pare meno ricco in termini di insidie. Ci saranno tre partite di Premier, una di Champions (andata degli ottavi contro il Barca) e, più importante di tutte, la finale di Coppa di Lega a Wembley, contro il Birmingham.

Insomma, un mese cruciale. E per il momento val la pena consolarsi con la consapevolezza che chi ben comincia è a metà dell’opera.


LE FORMAZIONI

Ci vorrà forse un pochino di tempo per iniziare a parlare di calcoli, conti e ragionamenti. Nel complesso sarebbe stato vitale non commettere ulteriori passi falsi, soprattutto in casa. Con lo United che, per il momento, non ne vuol sapere di perdere una partita, e con il Chelsea che pian pianino ritrova forma e motivazioni (sarà anche per l’effetto Torres?!?) si capisce ancor di più la fondamentale importanza del match contro i Toffees che, come è noto, non sono mai avversari facili da affrontare.

David Moyes, orfano di Pienaar (che ha deciso di proseguire la sua carriera al White Hart Lane), deve fare a meno di un uomo chiave come Tim Cahill, reduce da poco dalla Coppa Asia, persa peraltro in finale contro i Samurai di Zaccheroni. Per il resto (escludendo l’estromissione volontaria di Jagielka), parliamo di formazione tipo, che si schiera in campo con un prudentissimo 4-5-1: Howard; Neville, Heitinga, Distin e Baines; Coleman, Bilyaletdinov, Fellaini, Rodwell e Arteta; Saha.

Wengèr ripristina, per quanto possibile, il suo undici titolare, dovendo comunque rinunciare a Nasri (3 o 4 settimane di stop) e scegliendo a sorpresa, come suo sostituto, Tomas Rosicky, ad affiancare Walcott e van Persie nel tridente; ritorna tra i pali Szczesny, a sua volta difeso da Sagna, Koscielny, Djourou e Clichy, mentre il trittico di centrocampo è nuovamente affidato a Song, Wilshere e Fabregàs.

Nulla potrà mai giustificare la condotta arbitrale da parte di Mason (voto 3, da dividere con il resto della terna).

LA GARA

Si gioca dopo appena 48 ore dalla gara contro l’Huddersfield in F.A. Cup. E il riflesso della stanchezza è praticamente inevitabile, soprattutto per quanto riguarda l’inizio da parte dei padroni di casa. La manovra manca di fluidità, di “spark”, di quella scintilla insomma che contraddistingue il calcio praticato da Wengèr. Di contro, l’Everton ci metteva il suo, offrendo una strenua pressione ai portatori di palla, non lesinando lo scontro fisico, sempre molto duro e convinto, quasi ai limiti del regolamento. L’ovvio sovrannumero di cui i Toffee Men potevano fregiarsi a centrocampo, costituiva in questo senso un ruolo cardine, rendendo, insieme alla difesa già di per sè compatta, la vita difficilissima ai Gunners.

Solo verso il quarto d’ora, inizia a muoversi qualcosina. Van Persie, fin lì protagonista di un velenoso traversone ribattuto, prova il dialogo con Fabregàs, toccando di tacco per il catalano che, bravo nell’inserirsi, non riesce a trovare lo specchio della porta. Qualche minuto dopo, siamo al 22′, Sagna vede e serve in diagonale Song, sganciatosi verso il centro dell’area di rigore avversaria; la palla sembra lunga e il camerunense deve sfidare Heitinga in tackle per rivendicane il possesso; ma la sfera finisce, rimpallando, nella zona di Walcott che da posizione defilata conclude in diagonale, quasi colpendo in pieno Howard che si salva in corner.

Quando sembra che la partita avesse preso la giusta piega per l’Arsenal, ecco giungere, come fulmine a ciel sereno, il vantaggio ospite: la squadra di Moyes si distende in contropiede, affidando alla velocità di Seamus Coleman la gestione della manovra; l’ottimo lavoro dell’esterno termina con un passaggio filtrante in pallonetto, che coglie Saha in netto fuorigioco (parliamo di 3 metri buoni), con Koscielny che tenta la rovesciata per respingere il pallone, sporcandone soltanto la traiettoria; Saha controlla e batte di sinistro Szczesny con gran freddezza.

Nonostante i tentativi di protesta (più che legittimi, direi sacrosanti) da parte di Fabregàs, il segnalinee si confermerà più inetto di Mason, confermando il goal che, come dimostrato dalle immagini, è clamorosamente irregolare.

L’ingiustizia è fatta, e il suo peso è tutt’altro che trascurabile sul morale dei ragazzi di Wengèr. La reazione c’è, ma non sembra efficace. Djourou non riesce a convertire di testa il corner di van Persie, mentre Fabregàs fatica a gestire un gran pallone filtrante d Rosicky (unico contributo da parte del ceco), perdendo tempo nel controllo e calciando malamente a lato da ottima posizione.
Con l’Everton abilissimo nel chiudersi a riccio, oltre che a sfruttare qualunque occasione per rosicchiare secondi al cronometro, per i Gunners si profilava un amaro secondo tempo.

Amarezza sottolineata ancor più dal forfait di Song, che resta negli spogliatoi, sostituito dal primo minuto della ripresa da Abou Diaby. L’Arsenal prova ad affondare il forcing nei primi 10 minuti, soprattutto quando Van Persie completa il suo ottimo movimento da prima punta, proteggendo la sfera e poi servendola all’accorrente Clichy, che dopo aver controllato tenta la gran conclusione dai venti metri, trovando però solo una pericolosa deviazione in calcio d’angolo da parte di Distin.

Arteta si fa portavoce dell’atteggiamento ostruzionistico dei suoi, prima simulando lo svenimento, poi scattando come una molla sul tentativo di van Persie che lo inviterà non proprio gentilmente a rialzarsi (e per tal motivo verrà ammonito). Chiari sintomi di una frustrazione che, col passare dei minuti, non faceva altro che acuirsi. In fondo quello era lo scopo di Moyes e dei suoi uomini che già da tempo avevano rinunciato a giocare, se non sulla difensiva.

Con meno di mezz’ora da disputare, Wengèr prova a dare la scossa, inserendo Arshavin per Rosicky prima, e Bendtner per Wilshere poi. Con van Persie, Walcott, Bendtner e Arshavin contemporaneamente in campo, le intenzioni dei padroni di casa erano abbastanza chiare. Il rischio di subire il contropiede di Saha e compagni era altissimo. Ma a questo punto, perdere con uno o due goal di scarto non avrebbe fatto differenza.

La vera differenza l’avrebbe fatta il coraggio, la voglia, la determinazione. E così è stato. Ad una manciata di secondi al 70′, Fabregàs si inventa un magistrale lob a scavalcare la difesa, per l’inserimento di Arshavin; Rodwell può solo sfiorare il calibrato passaggio del catalano, favorendo così il controllo di Arshavin, che al volo, con il piatto destro, fulmina Howard, regalando il pareggio al tripudio dell’Emirates. L’Everton non ride più, le statistiche mostrano un 100% di possesso palla Arsenal negli ultimi 5 minuti (mai vista in vita mia una cosa simile!) e le cose sembrano mettersi male.

L’Arsenal reagisce con veemenza, decisa a puntare con tutte le sue forze al bottino pieno. Bendtner recupera un rimpallo aereo, liberandosi in spettacolare rovesciata, troppo centrale per Howard. Il portiere statunitense deve seriamente impegnarsi poco più tardi, sul calcio di punizione all’incrocio da circa 30 metri, del solito Robin van Persie. Ma dopo sei minuti di assedio, la difesa dei Toffees deve inginocchiarsi: il corner di van Persie è preciso per la testa dello smarcatissimo Laurent Koscielny, che non sbaglia trasformando di testa il goal del 2 a 1.

Entrano Jagielka e Anichebe, ma è tutto inutile, l’Everton decide troppo tardi di giocare, e i Gunners gestiscono il risultato, dopo aver trovato una straordinaria rimonta che li vedeva sotto a venti minuti dalla fine.


CONCLUSIONI

Finisce 2 a 1, proprio come all’andata in quel di Goodison Park. Ben venga la sofferenza, se alla fine il premio è una soddisfazione così grande. La soddisfazione di non essersi fermati dinanzi ad una palese ingiustizia, e di non adoperare quest’ultima come un alibi nel post partita. Questa voglia di lottare, questa determinazione alla fine potrà senz’altro fare la differenza.

Purché si continui su questa strada, senza mai fermarsi o commettere passi falsi. Mai come ora sarà vitale non cedere. Se aver iniziato bene il mese vorrà dire poter continuare a sperare, terminarlo bene equivarrà alla conquista di un trofeo. Un incentivo che non ha bisogno di esser commentato.

6,5 Si conferma grande nelle uscite, ancor di più nella saggezza e nella mentalità con cui affronta la partita.
6,5 Grinta che gli sprizza da tutte le treccine. Il ragazzo è autentico paradigma dell’impegno.
7,0 Un diesel che impiega un pò per carburare, ma alla fine i miglioramenti non possono non esser riconosciuti. In più realizza il goal decisivo. Non gli si può chiedere di più.
6,0 Parte non benissimo, spesso offrendo il fianco all’attacco avversario e facendosi sovrastare dalla fisicità di Saha. Recupera nella seconda parte.
6,5 Solido e combattivo. Coleman è una spina del fianco, ma il francese non limita comunque la sua sempre generosa fase di spinta.
5,5 Non incide come sa fare. Per di più non ha possibilità di redimersi nel secondo tempo.
6,5 Il ragazzino gestisce la zona di competenza come un veterano, mai buttando via la palla.
7,5 (MOTM) Esempio di leadership e “commitment”, sia in campo, nelle giocate, sia nell’attitudine, cercando di farsi valere nei confronti dello sciagurato Mason. Rimane un mistero come lo si possa accusare di aver la testa altrove. Assist-man.
5,5 Non fosse per un diagonale destro che si infrange su Howard, il suo primo tempo sarebbe da non-pervenuto. Il fatto che l’Everton non gli conceda campo (soprattutto Baines) non può giustificarlo.
5,0 Invisibile sul fianco sinistro, non è che faccia meglio quando si accentra. Da recuperare.
6,5 L’olandese è in gran forma, va a prendersi la palla nella sua metà campo, e continua ad impressionare per la qualità delle sue giocate. Sfortunato nel cogliere la traversa su colpo di testa.
6,0 Ancora lento nei movimenti, riesce lo stesso a non far rimpiangere Song.
7,0 In netta ripresa, seppur ancora lontano dalla modalità Zar che tutti conosciamo. Spicca per volontà e con il suo goal toglie letteralmente le castagne dal fuoco.
6,5 Sostanza e profondità alla manovra
7,0 Si prende un grosso rischio, giocando di fatto con 4 attaccanti. Ma alla fine dimostra di crederci fino alla fine, raccogliendo meritatamente i 3 punti.

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2 Comments


  1. Benjamin Trotter

    Vittoria importante, prova di maturità di una certa rilevanza; l’Everton è una squadra assai ostica, che è disposta molto bene in campo, che intasa gli spazi (giocatori come Walcott, ad esempio, in tale situazione risultano armi del tutto disinnescate) e che punta a far giocar male gli avversari (riuscendoci benissimo, tra l’altro). Non mi stupisco quindi del fatto che ieri non abbiamo visto (se non a sprazzi) il solito brillante Arsenal. Certo, penso (ma non ho la controprova) che forse non avremmo patito così tanto se Arshavin avesse giocato dall’inizio; so perfettamente che il suo stato di forma è letteralmente disastroso e che non è nemmeno l’ombra dello Zar che abbiamo ammirato durante la prima stagione a Londra, ma, perdonatemi se ribatto sempre sullo stesso tasto, non riesco a concepire la presenza costante dell’attuale Rosicky in questa squadra. Comunque, al di là di questo, ottimo Fabregas, molto buono Wilshere (a me è piaciuto molto), ennesima attestazione del felice periodo di forma di Sagna…per il resto facciamo gli scongiuri per quanto riguarda Song. Un’ultima osservazione, e non potrebbe essere altrimenti, per Koscielny: sono molto contento per lui perché aveva ricevuto un mare di critiche (del tutto meritate)e quindi, da un punto di vista umano, sono felice che ieri abbia potuto provare questa gioia. Felice per lui – oltre che per noi, ovviamente. Insomma, lo United non perde un colpo e quindi era di fondamentale importanza vincere ieri; e per me è stata ancora una volta una serata di grande gioia…grazie Gunners.


  2. TheMethod

    Straquoto Benjamin!



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