Se mi chiedessero chi, tra Ipswich ed Arsenal, avrebbe meritato ieri di vincere la partita, non avrei dubbi a rispondere. Roba da sfidare persino i più ottimisti a controbattere il duro verdetto del Portman Road.
Detto questo, mi resterà solo un dubbio, o meglio, un interrogativo, al quale ancora non riesco a trovare plausibile risposta: “quando riuscirà l’Arsenal a capire che il possesso palla fine a se stesso non legittima le vittorie?”
Incredibile come, dopo tante dure lezioni da cui avremmo dovuto trarre giovamento, ci sia ancora difficoltà estrema nel rispondere al suddetto quesito. Siamo al limite dell’aporia.
Con quella di ieri, le sconfitte stagionali rimediate da Arsene Wengèr sono otto. Considerando che siamo a poco più di metà stagione, il numero è negativamente impressionante. Otto sconfitte equivalgono ad otto occasioni per fermarsi, farsi un esame di coscienza, e cercare di rimediare ai propri errori.
Decisamente troppe per una squadra che intende lottare ai vertici per vincere su più fronti. Che poi si stia parlando di una semifinale di Coppa di Lega, beh, quello ne costituisce solamente un’aggravante. Non volendo calcolare la situazione particolare (che vede Chelsea, Man U, City, Liverpool e Tottenham fuori dalla competizione), il solo fatto di esser giunti a tre gare da una finale, una finale che si disputerà a Wembley, dovrebbe centuplicare le motivazioni. E invece manco quello.
Volendo trovare un minimo di positivo nella serata di ieri, direi che l’unica cosa da menzionare, in questo senso, sia il fatto di aver giocato l’andata, quindi di avere un altro “half time” di 90 minuti da sfruttare all’Emirates, per ottenere la qualificazione e andare a Wembley. Certo è che l’umiliazione della sconfitta contro una squadra che boccheggia al 19° posto della Coca-Cola Championship, non sarà affatto facile da dimenticare.
LE FORMAZIONI
Arsenio deciderà, confermando le sue intenzioni, di ruotare la squadra, proponendo comunque un interessante mix nel suo starting line-up: Szczesny è il portiere designato per la competizione, protetto da Ebouè, Koscielny, Djourou e Gibbs; Denilson, Wilshere e Fabregàs compongono il centrocampo, con Walcott e Arshavin sulle corsie offensive, a supporto di Bendtner vertice del tridente.
Paul Jewell, da poco eletto nuovo manager dei Tractor Boys, a discapito di Roy Keane, siede solo in tribuna, ma nemmeno lì riuscirà ad evitare gli applausi del suo nuovo pubblico. L’Ipswich scende in campo con il veterano Fulop tra i pali, difeso da Peters, McAuley, Delaney e Kennedy; Norris, Healy e O’Dea sono i tre uomini scelti per la mediana, con Carlos Edwards a fare l’ala destra e Wickham e fungere da seconda punta, in appoggio all’ungherese Priskin.
Direzione di gara sufficiente da parte di Atkinson (voto 6).
LA GARA
L’ipswich Town è stata la stessa squadra capace di imbarcare ben sette reti contro il Chelsea, giusto qualche giorno prima, durante il terzo turno di F.A. Cup. Probabilmente questo dettaglio deve aver influito, e non poco, sulla mentalità dei Gunners. Questi ultimi partono con molta calma, cercando spesso e volentieri la discesa di Walcott, ma creando, di fatto, poco o niente in termini di palle goal. Non è casuale che l’occasione migliore giunge intorno al decimo, quando Denilson, servito da Cèsc, tenta la conclusione da media distanza, con un destro potente, ma piuttosto centrale, che Fulop blocca senza problemi.
I Tractor Boys contengono facilmente la spinta velleitaria degli ospiti, e di tanto in tanto provano a ripartire, sfruttando il contropiede con la rapidità del terzino canadese Peters o con le accelerazioni di Edwards.
Con il passare dei minuti, l’Arsenal guadagnava il possesso del pallone, ma in realtà erano i padroni di casa a creare vere occasioni da rete.
Alla mezz’ora il traversone del solito Edwards viene ribattuto in mezzo da O’Dea, e per poco Gary McAuley non trova la porta, mandando alto sopra la traversa. Nel finale di tempo, Tamas Priskin riesce a battere Szczesny con una splendida rovesciata, ma il goal viene immediatamente annullato per offside del centravanti magiaro.
Nella ripresa ci prova subito l’Arsenal: traversone di Fabregàs sul secondo palo per Arshavin, che calcia di sinistro come di peggio non si può. Niente più di una significativa istantanea sulla partita (o forse sugli ultimi due mesi) fin lì offerti dal russo. La reazione dell’Ipswich non tardava ad arrivare. Wickham sulla sinistra si fa beffe di Ebouè, bruciandolo in accelerazione; il suo cross mette in difficoltà la difesa, che in affanno riesce a liberare. Serata storta anche per Fabregàs, davvero irriconoscibile. Il catalano perde un brutto pallone, quasi regalandolo a Kennedy che di istinto prova subito il pallonetto beffardo, da poco oltre il centrocampo; Szczesny recupera la posizione e non concede nulla, bloccando in presa.
Al 51′ si cerca la profondità, e Fabregàs prova a duettare con Bendtner, che gli restituisce un buon pallone, appena dopo aver messo piede in area di rigore; lo spagnolo ha la possibilità di calciare da ottima posizione, ma decide di tentare il passaggio di prima per Wilshere e ancora una volta, il tocco di troppo sarà fatale.
Inizia la girandola di passaggi sbagliati, di mancanza di movimento, e di staticità generale. Davvero un pessimo modo per interpretare la partita. E in tutto questo sono i Tractor Boys ad approfittarne. Intorno all’ora di gioco Ebouè si rende ridicolo, controllando malissimo un pallone, in posizione di ultimo uomo della difesa; su di lui si fionda Priskin, che con estrema rapacità gli porta via la palla, senza però riuscire a liberarsene completamente, e permettendo, oltre al recupero dello stesso ivoriano, l’intervento in uscita di Szczesny a scongiurare il pericolo.
Ma solo 3 minuti dopo, ci sarebbe stato un nuovo allarme per la porta dei Gunners: il lungo lancio di Peters coglie impreparatissimo un imbarazzante Koscielny, che si fa scavalcare dal pallone, permettendo a Priskin di controllare in posizione regolare e di involarsi verso la porta di Szczesny; l’ungherese non riesce comunque a controllare come vorrebbe, e il rimbalzo della sfera ne rallenta l’azione, dando la possibilità a Djourou di recuperare sullo scatto e di scagliare il pallone in corner con un grande intervento, salvando letteralmente la pelle ai suoi compagni. Ipswich sempre più pericoloso.
Wengèr prova a cambiare qualcosa, inserendo Song per Wilshere e Chamakh per Bendtner. Nessuno dei cambi otterrà gli effetti sperati. Ad ogni modo, quando mancano ormai 15 minuti al termine, l’Arsenal produce la azione più pericolosa della sua partita: Song vede e serve Gibbs, in sovrapposizione sulla corsia mancina, che a sua volta scarica dal fondo un preciso traversone verso il centro; Chamakh vola più in alto di tutti, sfiorando solo la sfera che finisce alle sue spalle, dove è appostato uno smarcatissimo Fabregàs: il capitano non ha modo di vedere gli sviluppi dell’azione, e viene colto in controtempo dalla palla che, rimbalzando sul suo ginocchio, esce miracolosamente fuori dallo specchio della porta, da meno di due metri, finendo alta, sul fondo.
Cosa sarebbe potuto accadere se quella palla fosse entrata? Nessuno lo saprà mai.
Si sa invece che due minuti dopo, al 77′, sono i padroni di casa a passare in vantaggio. Ottima la palla filtrante di Healy per Priskin che parte in posizione di sospetto fuorigioco, comunque non segnalato. L’ungherese controlla e batte sul tempo la retroguardia dei Gunners, infilando Szczesny da pochi passi e regalando il tripudio al pubblico di Portman Road, letteralmente in visibilio.
A quel punto, nei minuti successivi, accade di tutto. Un pessimo Arshavin viene rilevato da Vela. Fulop nega il goal all’Arsenal in ben due occasioni, prima sul destro di Fabregàs, poi sulla penetrazione in velocità di Walcott.
Nel finale di gara, Carlos Edwards, lanciato in azione di rimessa, ha la possibilità di gettar sale nelle ferite degli avversari, convergendo dalla destra e provando a segnare il secondo, ma verrà ipnotizzato da Szczesny che, con ottima scelta di tempo, limiterà i danni.
CONCLUSIONI
Onore all’Ipswich che ha saputo vincere questa semifinale di andata per 1 a 0, mettendo in risalto l’assoluta mancanza di mentalità e di consistenza da parte degli uomini di Arsene Wengèr, le cui patetiche scuse lasciano il tempo che trovano. Val la pena sottolineare ancora una volta che stiamo parlando di una semifinale, di una possibilità reale e concreta di porre fine all’assenza di trofei in bacheca da più di 5 anni ormai, e l’Arsenal cosa fa? Sciupa il tutto con quella che, a mio personale avviso, resta la peggior prestazione da Agosto a questa parte.
Martedì 25 Febbraio ci sarà la gara di ritorno, all’Emirates Stadium. Sarà come giocare un secondo tempo, che però dura 90 minuti e che non prevede la regola europea dei goal segnati in trasferta. Sarà soprattutto l’occasione di redimersi e di rimediare a questo scempio cui tutti noi abbiam dovuto assistere, provando amarezza, delusione e, ancor più, frustrazione. Non si vince da tre partite ormai (due pareggi e una sconfitta), sarà il caso di cambiare un pò di cose. Cominciando da sabato, quando riprenderemo il discorso in Premier League, dove affronteremo il West Ham, al Boleyn Ground.
PAGELLE
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6,5 | Mostra sempre sicurezza, soprattutto nelle uscite. |
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4,5 | In risalto soprattutto per i palloni che perde, più che per altro. Un disastro in copertura. |
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4,5 | Dopo sei mesi di Premier League, non sembra minimamente essersi adattato. Il modo in cui si fa scavalcare dal lancio lungo degli avversari, ricorda i ragazzini delle scuole calcio, categoria allievi. Della difesa è il perno più traballante. |
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6,0 | In costante crescita, lo svizzero ha fatto passi da gigante. Non è facile giocare con Koscielny, ma lui riesce comunque a venir fuori con chiusure e recuperi molto convincenti. |
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5,0 | Discreto nella fase offensiva, molto superficiale in quella di copertura degli spazi. |
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5,5 | Non certo la sua miglior partita. Il numero di palloni recuperati equipara quello dei passaggi errati. |
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6,0 | Sufficienza che scaturisce più per la grinta che per la qualità della prestazione. |
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4,0 | Pigro e approssimativo nelle giocate. Ci sono fasi in cui si estranea totalmente dal gioco ed altre in cui spicca per gli errori grossolani che commette. |
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5,5 | Fa molta fatica a perforare il fianco sinistro dell’area avversaria. |
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5,0 | Lento, prevedibile, impreciso e privo di idee; un lontano parente del fantastico giocatore che tutti conosciamo. |
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5,0 | La sua attenuante è la scarsissima mole di palle giocabili. Che senso ha metterlo al centro se poi non arrivano traversoni? |
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5,0 | Francamente poco sfruttato per le sue caratteristiche. |
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5,0 | Non lascia impronte alla gara. |
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S.V. | |
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4,0 | Prima o poi dovrà imparare che gli avversari (dalla squadra Campione del Mondo, fino alla rappresentativa dell’Ufficio Sinistri fantozziano) vanno rispettati. Se i giocatori in campo si rivelano inconsistenti, arroganti e leziosi, beh, il (de)merito in questo caso non può non andare al manager, che li segue, li allena, li istruisce e (si suppone) li motiva anche. Parlare a fine partita di alibi come la stanchezza fisica, è solo un modo per evidenziare l’incapacità di ammettere i propri sbagli. Cosa che ormai è un marchio di fabbrica dell’allenatore alsaziano. |



















Il senza voto è per Carlos Vela, Max! Per il resto tutto ok!
Che umiliazione…non riesco a dire nient’altro. Che umiliazione.
ERRATA CORRIGE: intendevo scrivere Martedì 25 Gennaio.