Anche quest’anno, l’atmosfera magica della F.A. Cup non delude le attese. L’Arsenal, che fa il suo esordio al terzo turno della competizione, invece un po’ delude, almeno per quanto concerne il risultato.
Contro il redivivo Leeds United, nella cornice dell’Emirates Stadium, i Gunners fanno fatica a far breccia, rischiando addirittura la capitolazione, prima di trovare, a tempo ormai scaduto, il goal su rigore (alquanto controverso) che ne determinerà la momentanea salvezza. Una salvezza che si traduce nella possibilità di rimanere ancora nella competizione, rigiocandosi la qualificazione al turno successivo in casa dei Whites, in quel di Elland Road.
Ma se da quel punto di vista la squadra può considerarsi “salva”, lo stesso non può dirsi di tutti i singoli che hanno preso parte all’impegno. Soprattutto per quanto riguarda determinati elementi che, come si diceva nel prepartita, proprio in queste occasioni, dovrebbero dimostrare le loro motivazioni, mettendo in difficoltà Arsene Wengèr nelle sue scelte di formazione.
LE FORMAZIONI
Scelte di formazione che non possono non tener conto di impegni di calendario e di relative gerarchie. Il tecnico alsaziano non può astenersi dal ruotare la sua squadra, ma nello stesso tempo riesce a metter insieme un undici iniziale assolutamente competitivo, anche con il chiarissimo scopo di valutare meglio la posizione (non in senso tattico) di alcuni giocatori dal rendimento altalenante.
Per la quarta volta in stagione, Szczesny presiede i pali, tornando in campo per la prima volta dopo il suo esordio in Premier all’Old Trafford. La difesa ritrova Ebouè a destra, Gibbs (tornato dall’infortunio) a sinistra e la coppia Djourou-Squillaci al centro; Song e Denilson compongono la cerniera di centrocampo, con Rosicky in posizione avanzata, a sostegno del tridente formato da Bendtner, Arshavin e Chamakh.
In panchina ci sono Fabregàs, Walcott, Ramsey e Vela. Lasciati a riposo invece Wilshere, Nasri e Van Persie.
Per il Leeds di Grayson ben due figli d’arte in formazione: Kasper Schmeichel, figlio del leggendario Peter, manco a dirlo in porta e, poco più avanti, lo stopper Alex Bruce, figlio del manager Steve. Il resto del quartetto difensivo di compone di Connolly, O’Brien e Ben Parker; a centrocampo Howson e Snodgrass agiscono in mezzo, con Gradel e Johnson ad intraprendere la fase di spinta sulle corsie laterali; Sanchez Watt, ragazzino del settore giovanile dell’Arsenal, opera largo in funzione di seconda punta e alternandosi a Snodgrass, a supporto del centravanti argentino Luciano Becchio.
Abbastanza rivedibile la direzione di gara da parte di Phil Dowd (voto 5).
LA GARA
L’atteggiamento dei Whites è sicuramente energico, nelle fasi iniziali anche agonisticamente grintoso, ma l’Arsenal, pur non trovando un’eccezionale fluidità di manovra, riesce a crearsi le opportunità migliori. La più nitida capita intorno all’11′, quando Rosicky calibra un perfetto pallone filtrante, ad innescare la fuga di Arshavin. Il russo si fionda sulla sfera, bruciando in accelerazione la retroguardia avversaria, ma non riesce clamorosamente a battere Schmeichel che, in uscita bassa, lo ipnotizza, scongiurando la minaccia.
La risposta degli ospiti arriva con un lancio per Becchio, su cui Szczesny deve impegnarsi, e non poco, con buonissimo tempismo nell’uscita. Con l’incedere dei minuti, cresceva il dominio da parte dell’Arsenal, e con esso anche le possibilità di sbloccare il risultato.
Ci prova ancora Arshavin, senza successo. Stessa sorte per il destro di Denilson, su cui è ancora una volta reattivo Schmeichel. Poco prima della mezz’ora, ancora i Gunners vicini al goal, quando dal corner battuto da Arshavin, Squillaci in mischia trova l’opposizione di Howson sulla linea, che nega il goal al difensore francese.
Salvataggio che effettuerà anche Becchio, in marcatura sul palo, intervenendo sul colpo di testa di Chamakh.
Al 33′ ancora da un corner di Arshavin, si rivede Chamakh che, in anticipo sull’intera difesa avversaria, colpisce alla perfezione di testa, ma troppo centralmente, per Schmeichel che si trova praticamente il pallone tra i guantoni. Proprio verso la fine della prima frazione, Bendtner tenta l’azione personale, liberandosi bene di Bruce e compagnia con un ottimo dribbling, sgusciando sul vertice destro dell’area, concludendo il tutto con un diagonale basso che il portiere danese non faticherà a controllare.
Tante occasioni, ma poca concretezza e lucidità sottoporta. Statistiche alla mano (circa il 70% del possesso di palla a favore), gli uomini di Wengèr potevano dirsi in totale controllo della partita, ma dopo meno di 10 minuti dall’inizio della ripresa, la sorte avrebbe riservato il più clamoroso degli scherzi.
Max Gradel sfrutta il suo cambio di passo per tagliare dal fianco sinistro, e penetrare in area; Denilson cade ingenuamente nella trappola tesa dal centrocampista del Leeds, abboccando alla finta di quest’ultimo e concedendo un netto penalty, che Dowd non indugia a fischiare. Snodgrass si incarica della battuta e, pur sfiorando la sfera, Szczesny non sarà in grado di impedirne la trasformazione. Leeds in vantaggio. La reazione di Wengèr è immediata: dentro Fabregàs per Song. Per gli uomini di Grayson l’imperativo era gestire il vantaggio, difendendo il punto di vantaggio con tutti i mezzi possibili. Senza rinunciare a sfruttare il contropiede, in tutte quelle situazioni che vedevano l’Arsenal sbilanciarsi irrimediabilmente.
Il Leeds poteva fruire del contraccolpo psicologico negativo che aveva comunque colpito i Gunners, riuscendo a giocare con maggior convinzione e tranquillità. Poco dopo l’ora di gioco, intorno al 63′, il corner di Snodgrass si rivela assist perfetto per la testa di Becchio; il colpo di testa dell’argentino è preciso, ma Szczesny si dimostra attento nella circostanza, neutralizzandolo con una formidabile parata da distanza ravvicinata. Cinque minuti dopo, Chamakh lascia il suo posto a Walcott e Bendtner può così scalare al centro, in posizione di pivot offensivo. I padroni di casa sentono l’urgenza di trovare il goal del pareggio, e alla fine tale urgenza inciderà, e non poco, sull’efficacia delle giocate. Snodgrass sfiora il raddoppio su punizione, mentre, a meno di venti dalla fine, Wengèr inserisce anche Vela per Rosicky. Si profila un vero e proprio assedio fino alla fine.
Il fantasma dell’eliminazione inizia a farsi sentire e, soprattutto, a spaventare.
Bendtner non trova la porta, mandando di testa alto sopra la traversa, mentre Arshavin, a quattro dalla fine, riesce a servire un gran pallone per Walcott che, con il piatto destro al volo, non riesce a sorprendere Schmeichel. Meno di un minuto più tardi, Walcott, servito con il tacco da Bendtner, viene steso da Bruce, ma la decisione di concedere il rigore, viene poi corretta dal guardalinee, che ravvisa invece la posizione irregolare dell’attaccante danese. Ma quando i giochi sembrano fatti, ecco sopraggiungere l’episodio che cambia la partita: Denilson serve Bendtner in verticale, che a sua volta si gira imbeccando Walcott in profondità; il tornante inglese penetra in area, venendo trattenuto da Ben Parker, che ne determina la caduta in area; la trattenuta, per quanto evidente, non sembra così forte, ma Walcott (che in seguito confesserà di aver accentuato la caduta) non riesce a restare in piedi, e Dowd concede il calcio di rigore in favore dell’Arsenal.
Fabregàs dal dischetto non sbaglia, regalando il pareggio e la possibilità di continuare la sfida il 18 Gennaio, nel replay che avrà luogo all’Elland Road.
CONCLUSIONI
Con tutti gli impegni inseriti in agenda, il replay contro il Leeds andava assolutamente evitato, ma tant’è che alla fine, come pure dirà Wengèr, l’importante sarà l’aver mantenuto il posto nella competizione, evitando così una eliminazione che sarebbe stata, specie dopo il primo tempo, abbastanza bruciante. Per quanto riguarda gli aspetti positivi va sicuramente sottolineata la prova di Djourou (praticamente perfetto), oltre a quella di Szczesny.
Conferme negative invece giungono da Chamakh (fuori condizione), Rosicky (sempre poco incisivo) e soprattutto da Arshavin, il cui rendimento sembra sempre più allontanarsi da quello dimostrato due anni fa, ai tempi del suo approdo a Londra. Saranno aspetti su cui Wengèr avrà parecchio da lavorare. E ci sarà sicuramente del tempo per poter effettuare tutte le analisi del caso. Martedì ci aspetta ancora la Coppa, ma stavolta si tratta della Carling, che ci vedrà impegnati contro l’Ipswich Town (che oggi ne ha prese ben 7 contro il Chelsea). Vedremo se Wengèr adotterà ancora il turn-over, oppure se opterà per schierare la formazione titolare. Di sicuro, si tratterà di un incontro da non sottovalutare. E di una seria possibilità di porre fine alla nostra sete di trofei.




Un po’ inconsistenti. Comunque…dimentichiamo in fretta questa mediocre (per usare un eufemismo) prestazione e pensiamo alla Carling.
A me questo Djourou non dispiace, mi sembra comunque superiore a Squillaci e Koscielny. Chi ad ogni partita mi conquista sempre di più è invece Song; tecnica, intelligenza tattica e cuore grandi così. E ora a Ipswich per vincere!!!