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Premier League

7 gennaio 2011
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Arsenal v City 0-0: I Gunners le provano tutte, ma non passano!

Forse poteva iniziare meglio questo 2011 per l’Arsenal di Arsene Wenger. O forse no. Non che 4 punti nelle prime due uscite dell’anno non siano così male, ma alla luce di quanto è successo ieri sera all’Emirates Stadium, i Gunners possono davvero recriminare sulla mancanza di altri due punticini. E stavolta non per propri demeriti.

La fortuna, che un pò aveva caratterizzato il pomeriggio di Birmingham solo qualche giorno fa, lascia spazio alla sua odiosa controparte e, complice un Manchester City dall’atteggiamento più squallido possibile, quel che ne vien fuori è uno striminzito (per noi) 0 a 0, un pareggio che in realtà vede come unico vero vincitore lo United di Ferguson, al momento da solo in fuga in testa alla Classifica.

LE FORMAZIONI
Durante le varie interviste rilasciate nel prepartita, Wengèr non ha mai nascosto le sue intenzioni: affrontare il City a viso aperto, determinato a conquistare i 3 punti sul campo. A sostegno delle sue affermazioni, il manager alsaziano schiera in campo l’attuale formazione migliore, la stessa vittoriosa al St.Andrews pochi giorni fa. Con Fabianski (a far da comparsa) tra i pali, la difesa si schiera con Sagna, Djourou, Koscielny e Clichy; Song e Wilshere compongono la mediana, favorendo gli inserimenti più avanzati di Fabregàs, sempre in cabina di regia; Nasri si sistema a sinistra, con Walcott dalla parte opposta, a sostegno di Van Persie, vertice del tridente.

Roberto Mancini prepara la partita caricando i suoi con autentici proclama volti ad affermare la sua assoluta volontà di legittimare il secondo posto in Campionato. Mai come in questo caso, vale il vecchio detto “tra il dire e il fare c’è di mezzo il mare”. Alla faccia del trasformismo depretisiano, il tecnico jesino rivelerà le sue reali intenzioni già al momento di rilasciare la formazione ufficiale. Il modulo dovrebbe essere un 4-5-1, ma nel corso della gara si svilupperà come 9-1, con Hart saldamente confermato in porta, protetto da Richards, Kolo Tourè, Kompany e Zabaleta; il folto centrocampo si compone con Milner, Barry, De Jong, Yayà Tourè e Jo. Lasciato solo più avanti Carlitos Tevez. Nemmeno panchina per il rissoso Adebayor, non disponibili Silva e Balotelli.

Direzione di gara affidata al signor Mike Jones, a mio avviso abbastanza all’altezza della situazione (voto 6).

LA GARA
Laddove non fosse ancora chiaro quali fossero le intenzioni del Mancio, sarebbe bastato attendere il calcio di inizio per sciogliere qualsiasi dubbio. Solo una delle due squadre in campo aveva voglia davvero voglia di vincere, giocando apertamente, e senza nascondersi dietro improbabili illazioni retoriche. Provate a indovinare quale. Sarebbe come indovinare chi tra il Lupo e Cappuccetto Rosso rappresenti il cattivo della favola.

Il Manchester City, per i primi 15 minuti circa, ci capisce davvero ben poco. Vittima del tentacolare fraseggio dei Gunners, la squadra di Mancini fatica perfino nello stare in campo, unicamente concentrata ad arroccarsi in difesa, avvicinando le due linee nel tentativo di creare il più solido dei catenacci.

Doveva essere una sfida tra, rispettivamente, la terza e la seconda della Premier League. In realtà sembrava di giocare con la versione, se possibile, ancor più provinciale della Longobarda.

Il primo pericolo per la porta di Hart sopraggiunge quando Nasri concretizza il suo break dal centro, spaccando palla al piede la difesa dei Citizens, per poi consegnare il pallone verso lo spigolo sinistro dell’area piccola, in direzione di Wilshere; anzichè tirare in porta, il giovane Jack preferisce mettere pericolosamente verso il centro una specie di tiro-cross, che Van Persie non riesce per poco a tramutare in tap-in vincente.

Poco dopo, l’azione che si sviluppa ancora una volta dal centro, favorisce l’inserimento di Wilshere, che in assenza di soluzioni di passaggio, scarica un violento sinistro, troppo centrale per Hart che in due tempi blocca.

Siamo intorno al terzo minuto, e l’Arsenal ha già creato due nitide palle goal. Di cui la più netta, manco a dirlo, era quella di Van Persie. E’ risaputo che l’ex Feyenoord non sia proprio una prima punta, e che non spicchi per reattività in area di rigore o opportunismo. Le sue doti sono ben altre, e qualche minuto dopo (verso il 10′) avrà modo di darne un saggio. Ricevuta palla sulla trequarti, l’olandese tenta la penetrazione dal fianco sinistro, eludendo i suoi due marcatori con una gran finta (un cambio di direzione incrociato), con la quale si aggiusta la sfera sul piede preferito, prima di scagliare un potente rasoterra che sorprende Hart, ma centra in pieno il palo.

Si salva Mancini, ma la sua difesa inizia a scricchiolare pericolosamente. E ancora una volta la fortuna (per gli ospiti) ci mette lo zampino. Al 12′ Nasri combina con Walcott, completando lo sfondamento in area di rigore; l’azione diventa caotica, e dopo una serie di batti e ribatti, la sfera viene rinviata verso Fabregàs, al limite, che di prima tocca verso il centro, in direzione di Wilshere; quest’ultimo prova la girata, ma il suo piatto sinistro al volo è troppo molle per impensierire Hart. Un inizio strepitoso in termini di ritmo ed intensità, ma del Manchester City non v’era nessuna traccia. La fortuna sorrideva ai Citizens e per Mancini andava bene così. Se invece i Gunners fossero stati sul 3 a 0, non avrebbero assolutamente rubato nulla.

Al 23′ ancora una combinazione tra Wilshere e Van Persie, stavolta su schema da calcio di punizione; Van Persie non calcia, e Wilshere sorprende la retroguardia ospite lanciando in profondità per Walcott che, da buona posizione, non trova la precisione su un diagonale di destro che termina sul fondo.

L’interesse del City era prettamente quello di limitare la spinta offensiva dell’Arsenal, possibilmente abbassando i ritmi e praticando un calcio senza nè capo, nè coda. Fin lì, l’obbiettivo poteva dirsi raggiunto.
Ma alla mezz’ora i padroni di casa provavano ancora una volta a sconvolgere i piani del Mancio. L’iniziativa è nuovamente affidata ai piedi di Nasri, che dopo aver portato a spasso il marcatore avversario, decide di terminare la sua percussione, scaricando la palla all’accorrente Fabregàs; il catalano non si fa pregare decidendo di andare subito al tiro, con un preciso quanto sfortunato destro che batte Hart, immobile, ma coglie ancora una volta il palo (lo stesso colpito da Van Persie), rimbalzando pericolosamente verso il palo opposto, dove Walcott, in offside, continua inconsapevolmente l’azione, calciando sull’incrocio dei pali. Incredibile, ma vero. Lo stesso Walcott, a ridosso del 40′, si rende protagonista di un traversone sul fondo, dopo una furiosa falcata sulla destra; la palla viene nettamente deviata da un braccio di Kompany, in maniera piuttosto scomposta, ma l’arbitro opta per il criterio dell’involontarietà.

Chissà cosa sarebbe successo se l’episodio fosse avvenuto a parti invertite. Una indicibile sfortuna, che consente ai Citizens di portarsi all’intervallo sullo zero a zero, praticamente non giocando. Menzione a parte la meriterebbe Yayà Tourè, che per quanto ha potuto, è riuscito almeno in parte a tirare avanti la carretta, provando di tanto in tanto la gran sgroppata, ma riuscendo, in tal senso, solo a dissipare energie, che non ad essere incisivo. Wengèr, nella ripresa, non effettua cambi, ma sposta Song per controbilanciare, almeno in termini di muscoli, la presenza di Yayà Tourè. Cosa buona e giusta.

Il secondo tempo continua sulla falsa riga del primo, e in quanto a lavoro, non sarà certo privo di impegni per i terzini in maglia azzurra. Zabaleta in particolare ha il suo bel da fare, nell’arginare un Walcott abbastanza vivace. Tuttosommato continua il soliloquio da parte dell’Arsenal. Al 52′, il gioco a due da calcio d’angolo tra Van Persie e Fabregàs si conclude con l’assist di quest’ultimo mediante un elegante cucchiaio a servire l’olandese; il numero 10 controlla nei pressi della linea di fondo, e prova il sinistro da un angolo pressocché impossibile, trovando solo l’esterno della rete.

Con il trascorrere dei minuti, il City si barrica ulteriormente, serrando le fila, e stringendo le distanze tra le linee di difesa e centrocampo. Di conseguenza, gli spazi a disposizione diminuiscono e la vita si fa dura per i portatori di palla in maglia biancorossa che, pur continuando a giocar bene, con ottima circolazione del pallone, iniziano sempre più a faticare nel creare occasioni da goal.
Gli uomini di Wengèr, dal canto loro, non smettono mai di provarci. Come all’ora di gioco, quando un deciso Van Persie lascia esplodere il suo sinistro da oltre 25 metri, costringendo Hart alla super parata in tuffo.

Qualche minuto più tardi, Adam Johnson rileva il posto di Jo, assumendone globalmente anche la condizione di anonimato. Per quanto concerne l’Arsenal, il cambio arriva a poco più di venti dal termine: Arshavin sostituisce Walcott, alquanto contrariato per la decisione. Il russo si ritaglia il suo spazio, trovando comunque notevole difficoltà nell’inserirsi tra le maglie della difesa ospite. L’ingresso di Bendtner al posto di Wilshere, per provare l’assalto finale, si rivelerà molto più vano rispetto a quello di Arshavin, e l’Arsenal non riuscirà a ottenere la tanto desiderata profondità nè tantomeno a sfruttare la stazza del danesone, misteriosamente (ancora una volta) confinato all’ala destra.

Mancini, sempre per coerenza, deciderà di cambiare Tevez inserendo Jerome Boateng, e terminando di fatto senza giocatori offensivi in campo. Nel finale ci sarà spazio alla doppia espulsione di Sagna e Zabaleta, entrambi sull’orlo di una colluttazione testa a testa. Poi, nei minuti di recupero, l’ultima fiammata del solito Van Persie, che su punizione impegna ancora una volta Hart, ma il risultato resterà invariato.

CONCLUSIONI
Finisce 0 a 0, con un punto che sta strettissimo all’Arsenal, ma che nel contempo rappresenta oro colato per il Manchester City. Un risultato abbastanza bugiardo, che vede due squadre pareggiare, ed una vincere: il Manchester United. L’indole rinunciataria di Mancini, infatti, favorisce maggiormente Ferguson, piuttosto che la sua stessa squadra. Ma alla fine, questi dettagli sfuggono a chi, del calcio, ne apprezza maggiormente i provincialismi e tutte le possibili varianti de “il fine giustifica i mezzi”.

Che lo jesino possa adottare una simile filosofia, potrebbe anche passare. Ma non certo quando si è alla guida di una squadra costruita spendendo 325 milioni di sterline in due anni e mezzo (a cui stanno per aggiungersi i 30 milioni per Dzeko). Questa è senza dubbio un’aggravante.

Nello stesso periodo l’Arsenal ha speso circa 55 milioni di sterline per il suo mercato, producendone 56 in profitti. Ieri in campo si è vista tutta questa differenza?
La risposta è si, ma in favore dell’Arsenal, che ha dominato dal primo all’ultimo minuto, dimostrandosi superiore in tutto e per tutto alla sua fortunatissima controparte.

Nonostante i tifosi del City faranno fatica ad accettarlo, questa è la riprova che, in fondo, il 3 a 0 rifilato loro all’andata (il 24 Ottobre), non fu poi così casuale, o quanto meno determinato dall’espulsione di Boyata.
Oltre ad essere l’ennesima riprova della assoluta mediocrità di Mancini come manager. Del resto, alcune sue dichiarazioni come:
“Sono stato costretto a giocare in questa maniera, sia per le assenze cui ho dovuto far fronte, sia per il fatto di aver già disputato 4 gare negli ultimi 10 giorni…”

In che modo potrebbero catalogarlo?

Forse qualcuno gli dirà che parlare di assenze, con una rosa simile e quando è lui ad estromettere volontariamente alcuni giocatori, è puramente ridicolo. Magari qualcuno gli ricorderà pure che anche l’Arsenal, come il City, ha giocato 4 incontri in 10 giorni. Ma non saranno pochi quelli a riconoscere che ieri, obbiettivamente, il risultato è stato frutto di una serata molto, molto fortunata.
Per i Gunners la rincorsa ai Red Devils subisce una piccola battuta d’arresto. Tuttavia, la partita disputata ieri ha confermato una netta superiorità rispetto al City, e questo potrà senz’altro costituire un incentivo per continuare a lottare fino alla fine.

PAGELLE

s.v. Spettatore non pagante.
6,5 Preciso negli anticipi, costante nella spinta e nelle sovrapposizioni, cancella Milner prima e Johnson poi, dal terreno di gioco.
6,5 Si gode fasi di enorme tranquillità, dettata dalla clamorosa pochezza dell’attacco avversario. Nelle poche volte in cui è chiamato in causa, risponde sempre con puntualità.
5,5 Solo qualche volta Tevez si affaccia dalle sue parti, ma ogni volta che succede, non riesce a mantenere la calma, facendosi saltare troppo facilmente. Ancora troppo insicuro.
6,0 Sempre presente in fase di sostegno offensivo, fornisce un validissimo appoggio alle folate di Walcott, senza mai rinunciare a macinare la fascia destra. Perde la testa nel finale, ma dopo aver subito il maltrattamento di Bowyer giorni fa, ci può anche stare.
6,5 Spicca ancora una volta per personalità. Da poco diciottenne, ma si getta nel vivo delle azioni come il più navigato dei veterani. Nasri gli serve la palla del possibile vantaggio, ma alla fine decide di metter al centro senza alcun esito. Peccato anche per la girata di piatto sinistro che manca di efficacia.
7,0 La sua presenza in termini di muscoli e centimetri è essenziale per contenere lo strapotere fisico di Yayà Tourè. Determinante nella riconquista del pallone, distrugge il gioco avversario e conquista il centrocampo.
6,5 Gestisce ogni pallone con calma olimpica e grande precisione. Autentico catalizzatore della squadra, è quasi sempre lui ad orchestrare la manovra dei Gunners. Sfortunato nell’occasione del palo.
6,5 Richards gli riserva una marcatura particolare, e non è un caso. Il trequartista transalpino si dimostra devastante più che altro nei primi minuti. Risentirà anche lui dell’inevitabile abbassamento dei ritmi.
6,0 Mette sotto pressione Zabaleta, che fa molta fatica ad arginarne la velocità. Con la difesa a 9 uomini del City, non trova occasioni di lanciarsi in campo aperto. Si spegne alla distanza, con il chiudersi degli spazi.
7,0 Ritrova, seppure in parte, la sua condizione, e si vede. Si vede eccome. L’olandese svaria, si muove con intelligenza, rimediando alla mancanza di opportunismo con il meglio del suo repertorio. Stavolta il suo sinistro non fa scena muta, ma prima il palo, poi Hart, gli negheranno la soddisfazione del goal.

s.v.
6,0 Si getta nella mischia, mantenendo più o meno costante la spinta fornita dal suo predecessore.
6,5 Se la gioca fino all’ultimo, dando, nonostante il risultato, una significativa lezione di calcio al collega. Unica nota stonata, l’inserimento di uno spaesato Bendtner, a discapito di Chamakh, rimasto a scaldare la panchina.

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8 Comments


  1. Benjamin Trotter

    Stavolta non mi sento di rimproverare nulla ai ragazzi. Abbiamo giocato molto bene, con alcune fasi di autentico spettacolo. Bene Nasri, Walcott, benissimo Van Persie, positivi anche Fabregas e Wilshere. No, davvero, nulla da rimproverare: se non abbiamo segnato è soltanto per la mancanza di uno stoccatore d’area, un realizzatore…ma la responsabilità in questo caso non va certo ascritta ai ragazzi, ma a qualcun’altro. La partita del City non mi ha sorpreso molto: è una squadra muscolare, che paga la mancanza di qualità a centrocampo (ma al contempo la presenza di Barry, De Jong e l’ottimo Yaya Tourè assicura anche una certa protezione alla difesa) più che l’assenza di un centravanti di ruolo…squadra squallida e noiosissima. Comunque archiviamo questo pareggio contro una diretta concorrente e pensiamo al prossimo match: è stata una prestazione bellissima da parte dei nostri e mi sono lustrato gli occhi…oltre che una gioia, essere tifosi di una squadra come questa è un orgoglio che riempie il cuore…certo, partite come questa lo United le vince.


  2. The Method

    Vero Benjamin, concordo con te. Per quanto possa valere, credo che l’Arsenal esca non solo vincitrice morale di questo incontro, ma nell’ottica dei 4 punti conquistati in due partite contro il City, dimostra la sua superiorità rispetto alla squadra di Mancini, nonostante non abbia speso nulla in confronto. Un centravanti capace di far reparto da solo, con caratteristiche da rapinatore d’area, probabilmente ci avrebbe garantito la vittoria. Ma per ora è meglio cogliere il lato positivo: il fatto di aver giocato una bella partita, a tratti spettacolare, e di non aver mai rinunciato ad attaccare. Magari avremo perso due punti, ma sono convinto che qualcosa l’abbiamo guadagnata in termini di morale e convinzione.


  3. Antonio

    Ragazzi, questo Arsenal lo si ama anche per questo: bellissima e sfortunatissima squadra. Tutto quello che lo “United” incamera spendendo uno, la cattiva sorte a noi lo fa pagare dieci. Ma almeno lo “united” è una squadra vera; gli “sbiaditi” di Manchester visti l’altra sera all’emirates sono una compagine squallidissima; meriterebbero di stare dietro al West Ham.


  4. Silvioskijj

    È vergognoso il modo in cui ha giocato il City, neanche in seconda categoria regionale si vedono dei catenacci così orribili. Eppure il calcio è così, peccato.


  5. Andrea

    Io concordo con entrambi i vs post;l’Arsenal non solo esce vincitore “morale” dal confronto,persino in modo impietoso per i “miliardari” senza storia e stile,ma secondo me ha guadagnato molto in termini di convinzione;piuttosto,sale il rimpianto per la gara con il Wigan,2 punti gettati al vento anche grazie all’arbitraggio…
    Però,ripeto,la convinzione e l’entusiasmo in questo gruppo mi pare davvero cambiato.
    Se ci pensate bene,in 3 gare estremamente ravvicinate e complicate(2 sfide dirette e la trasferta di Birmingham),l’Arsenal ha raccolto 7 punti,con 6 gol segnati e uno solo subito.
    La squadra gioca in modo molto più aggressivo e compatto,la cerniera Song-Wilshere funziona,Walcott è in forma(e io rimango convinto che sosituire lui e non Nasri sia stato un errore),Djorou ha dato sicurezza(e se finalmente Vermalen potrà tornare,avremmo una certezza in più molto importante);insomma,io penso che questo sia,finalmente,un Arsenal davvero competitivo per ogni traguardo.
    Chiaro è che non dipende solo da noi;dal mio punto di vista per vincere il titolo serve aumentare la media punti,conquistarne almeno 42-44,in 17 partite significa in pratica sbagliare poco o nulla..e sperare che perda terreno pure lo Utd,il cui calendario è finalmente più complicato…del City mi preoccupo poco francamente,Spurs e Chelsea sono fuori ma nella girandola di scontri diretti possiamo guadagnarci,e alla grande.A patto che il tipico errore di sottovalutare le squadre deboli(che ci è costato 8 punti tra Wba,Newcastle e Wigan)venga finalmente debellato;la riprova sarà a breve,alla ripresa con il West Ham.
    Però sono finalmente più ottimista,e il clima di incredibile fiducia e sicurezza,in parte comprensibile in parte no,che si respira dalle parti dell’Old Trafford penso potrebbe incrinarsi..
    Come on Gunners!


  6. The Method

    Quoto Antonio, Silvioskjj e Andrea!! Il Manchester City? Uno dei bus più costosi che abbia mai visto parcheggiare davanti alla porta dell’Emirates…


  7. Antonio

    Stavo pensando ad altri due punti buttati al vento: rigore sbagliato da Rosjcky e pareggio del Sunderland nel recupero. Però siamo la squadra che gioca il calcio più bello d’Europa, dopo il Barcellona. Arsenal-Barcellona non è solo una partita di calcio, è musica, è poesia; roba indigesta per Roberto Mancini.


  8. jacopo

    quoto antonio,ma dico che il barca non ha un gioco migliore del nostro.è lo stesso nostro gioco con gente piu forte.



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