Era dal 3 Ottobre che attendevo questa partita. Non vedevo davvero l’ora che arrivasse questo momento. L’attesa, già di per sé spasmodica, non ha fatto che assumere proporzioni sempre più titaniche, anche per merito di certe dichiarazioni del prepartita. Non sapete quanto sia bello andarle a rileggere oggi. Qualche esempio? Eccone qualcuno.
John Terry:
“Penso che avremo un’ottima possibilità di tornare lì e dar loro lo stesso schiaffone che ebbero l’anno scorso. Se lo dovrebbero ricordare bene…”
Ashley Cole:
“Non siamo stati all’altezza della situazione nelle ultime uscite, ma il match contro l’Arsenal sarà l’occasione buona per riprenderci e tornare alla vittoria.”
Carlo Ancelotti:
“L’Arsenal è una buona squadra, che pratica un ottimo calcio offensivo, ma che concede spesso molti spazi, che noi cercheremo di sfruttare al meglio con le nostre qualità. Inoltre hanno molta paura di Drogba, che contro di loro è andato a segno praticamente ogni volta. Se sarà al meglio, possiamo vincere ancora una volta…”
Certo, non è difficile tirar fuori certe dichiarazioni dando uno sguardo alla storia recente di questa rivalità. I Blues hanno vinto le ultime 5 partite contro i Gunners, la maggior parte delle volte con il minimo sforzo. Consapevoli di trovarsi di fronte una squadra timida, indecisa, poco esperta e ancor meno concreta.
Ieri non è andata così. Non è stato il miglior Boxing Day per il “Chelski” di Abramovich. Ma è stato il miglior Arsenal della stagione, a mio personale avviso. Tre colpi di cannone bastano ad affondare la corazzata filo-sovietica e far rimangiare a John, Ashley e Carlo le proprie parole, al posto del tradizionale tacchino della festa.
LE FORMAZIONI
Orfano di Alex ed Anelka, il Chelsea si può comunque consolare con il recupero di Essien e Lampard, entrambi in campo dal primo minuto, a formare il trittico di centrocampo insieme ad Obi Mikel. Ivanovic si posta in mezzo, lasciando il suo posto sulla fascia a Paulo Ferreira, mentre John Terry e Cole completano la retroguardia, davanti a Cech; Malouda e Kalou si schierano sulle ali, in supporto al centravanti Drogba.
Diverse novità in casa degli Artiglieri. Il turno di riposo osservato per il rinvio del match con lo Stoke, consente a Wengèr di far riposare ulteriormente i suoi uomini ma questo non lo dissuaderà dall’apportare alcune variazioni al suo schieramento tattico. L’alsaziano decide di iniziare con Van Persie al centro dell’attacco, rinunciando a Chamakh, fin qui top scorer tra gli attaccanti della sua rosa. L’olandese viene affiancato da Nasri a sinistra e da Walcott a destra, a discapito di Arshavin lasciato in panca; confermato invece la mediana con Wilshere, Song e Fabregàs, mentre in difesa si rivede Djourou a far coppia con Koscielny, a completare il reparto con i soliti Sagna e Clichy, in protezione di Fabianski.
La direzione di gara è affidata al fischietto di Clattemburg che, nonostante le sue statistiche, riuscirà a non deludere le attese (voto 6).
LA GARA
La pressione che Wengèr è riuscito ad infondere ai suoi nei giorni precedenti alla sfida, è assolutamente palpabile fin dall’ingresso in campo dei giocatori, accompagnati dall’immancabile “Wonder of you” di sottofondo, oltre che dall’indiavolato tifo degli oltre sessantamila dell’Emirates. Non è una partita come le altre, non si tratta di un semplice derby. Di fronte ci sono i Campioni in carica, i rivali di sempre, che da cinque o sei anni a questa parte, vengono a far troppo facilmente i propri comodi ad Ashburton Grove, senza tanti complimenti.
Neppure al Chelsea, in termini di riscatto, sarebbero mancate le giuste motivazioni, ma non credo sia una fesseria dire che gli uomini di Ancelotti avessero preso sottogamba l’impegno.
Non c’è spazio per i fronzoli o per le giocate spettacolari. Il primo quarto d’ora è, in questo senso, dedicato a far capire agli ospiti chi fosse a comandare in casa propria. La squadra di Ancelotti adotta una strategia più attendeista, per tentare di sorprendere gli avversari su possibili ripartenze. Come quando, su un disimpegno poco felice di Koscielny, Drogba viene innescato sulla trequarti, per poi tentare una conclusione in diagonale che finisce non lontanissimo a lato. Poco prima, un bel pallonetto di Song dal limite dell’area andava a servire Van Persie che, opportunamente pressato, non riusciva da buona posizione a raccogliere al volo il passaggio, svirgolando, di fatto, il pallone. Con la consapevolezza di poter far bene, cresceva anche il “tempo” del gioco da parte dei Gunners.
Il Chelsea, sempre più molle, sembrava rendersi conto di non aver di fronte lo stesso avversario delle altre volte, ma nel contempo non riusciva a venir fuori dallo stallo dettato dal gran pressing portato a centrocampo, soprattutto per merito del lavoro di raddoppio di un grandissimo Song. Walcott, preferito ad Arshavin, non sempre riusciva a far breccia sulla fascia sinistra difensiva di Cole, ma la sua vivacità poteva mettere in serio allarme la retroguardia ospite, costringendola quanto meno a concentrarsi da quella parte. Una spinta comunque fastidiosa, che molto probabilmente il russo non avrebbe offerto nelle attuali condizione fisiche. Nasri, spostato a sinistra, parte inizialmente in sordina, ma con la possibilità di accentrarsi e rientrare sul piede preferito, non tarderà a far percepire la sua presenza, scombussolando la serata di Paulo Ferreira.
Van Persie accenna troppo la caduta sul pressing in area di rigore da parte di Malouda e, giustamente direi, Clattemburg lascia giocare. Due minuti dopo, Nasri scalda i guantoni di Cech con un potente tiro su punizione da distanza alquanto proibitva. Con l’approssimarsi della mezz’ora, il Chelsea scompare, e l’Arsenal aumenta la sua pressione. Fabregàs, fin lì poco brillante, trova lo spunto liberandosi con una finta di tacco, per poi esser contrato al limite dell’area; Van Persie, imbeccato sullo spigolo sinistro dell’area di rigore, dosa male il mancino che finisce alto sopra la traversa; infine, intorno al 40′ Walcott, sganciatosi a destra, riesce ad affettare la difesa avversaria, danzando come un equilibrista sulla linea di fondo, facendosi poi arginare da un grande intervento di Cech. Dal corner successivo, la palla ribattuta dalla retroguardia ospite, finisce nella zona di Sagna, che prova la botta dalla distanza con il sinistro, ma Drogba si immola intercettandone di testa la traiettoria e scongiurando un possibile pericolo.
Dopo aver fatto la partita, l’Arsenal era deciso a capitalizzare il lavoro svolto. Del resto, come lo stesso Wengèr aveva riferito, gli esiti di partite difficili come queste, vengono quasi sempre decretati da chi riesce per primo a sbloccare il risultato. La corazzata filo-sovietica sembrava riuscire a regger bene il fuoco nemico. Come quando, verso il 41, Nasri si inventava un magistrale pallonetto da fermo, indirizzato all’incrocio dei pali. Strepitoso il volo di Cech a deviare il tiro in calcio d’angolo.
Il portierone ceco era stato abbastanza impegnato verso la fine del primo tempo, riuscendo sempre a cavarsela più che egregiamente. Ma proprio nel finale doveva issare bandiera bianca.
Song si incunea nel corridoio centrale scambiando il pallone con Wilshere che, in controtempo, evita la pressione avversaria e gli restituisce il passaggio; Song sfiora soltanto, permettendo a Fabregàs di raggiungere la sfera in area di rigore, prima di essere atterrato da un intervento al limite; tuttavia la sfera resta nella zona del camerunense, che con grande freddezza controlla e scarica il sinistro verso l’angolino basso, trafiggendo Cech.
Un vantaggio meritato come non mai. Con il quale si doveva assolutamente gestire il secondo tempo, senza incorrere in clamorose amnesie difensive. Se nel primo tempo era richiesta attenzione, nel secondo ne sarebbe stata necessaria almeno il doppio. Ancelotti non dispone di chissà quante frecce nella sua faretra; Obi Mikel è l’uomo designato a lasciare il suo posto a Ramires, oggetto misterioso proveniente dal Benfica, e fin qui ricordato solo per il suo prezzo non proprio da sconosciuto (20 milioni di pounds).
Il nigeriano, o meglio, la sua presenza fisica stavolta non è bastata a intimidire nè Wilshere, nè Song che, invece, lo hanno sovrastato in maniera netta. Il Chelsea è alquanto scosso, al punto da perdere il pallone pochi secondi dopo aver battuto il calcio di inizio della seconda frazione. Lo scenario di un Arsenal capace di dettare i tempi di gioco, dominare il possesso palla e passare addirittura in vantaggio, non è proprio cosa di tutti i giorni dalle parti di Stamford Bridge. Se a questo si aggiunge il fatto che, da un punto di vista statistico, gran parte dei goal segnati dai Blues all’Arsenal arrivassero prima del 15′, allora c’era davvero qualcosa che non quadrava.
Bloccato Malouda e annichilito Kalou, Drogba veniva di fatto messo all’embargo di palloni giocabili; Lampard, da poco rientrato a pieni giri, non riesce ad incidere nè in zona tiro, nè in cabina di regia.
Il modo migliore per gestire il vantaggio è quello di incrementarlo. E al minuto 50 l’Arsenal esegue il diktat.
Van Persie riesce a controllare un pallone non facile, pressato da Ivanovic e Terry, sulla trequarti offensiva dei Blues; Essien si fionda al raddoppio, ma il tackle è impreciso, e finisce per deviare il pallone sull’out di destra, dove Walcott, in posizione regolare, si lancia come un rapace, conquistandolo; il numero 14 sfreccia verso il fondo bruciando i difensori e, a tu per tu con Cech, lo evita scegliendo saggiamente di toccare la palla al centro, per il liberissimo Fabregàs che, a porta vuota, insacca realizzando il goal del 2 a 0, nel tripudio dell’Emirates.
Sembrava davvero che non fosse giornata per gli uomini di Ancelotti, ma il peggio doveva ancora arrivare. Sarebbero bastati altri 3 minuti, verso il 53′ appunto, per vedere il Chelsea (o ciò che ne rimaneva) letteralmente in ginocchio.
Galvanizzato dal goal, Theo Walcott aumenta la pressione, sradicando la palla dai piedi di un imbarazzato Malouda, servendola centralmente per Fabregàs, e scattando sull’out di destra per dettare il passaggio di ritorno; un passaggio di ritorno (di una qualità sopraffina) che non tarda ad arrivare; Fabregàs serve un filtrante con un leggero lob, che trova Walcott sulla corsa; l’ex Southampton controlla e finalizza con un diagonale destro potente e preciso sul secondo palo, che non lascia scampo a Cech. E’ il goal del 3 a 0, che fa esplodere di gioia l’Emirates Stadium. Ora più che mai sarebbe stato obbligatorio non commettere ingenuità, per legittimare il risultato fino alla fine. Intorno al 56′, Ancelotti decide di inserire Kakuta al posto del “Player of the Year 2010″ Malouda.
Giusto un minuto dopo, complice una perdita di lucidità da parte di Koscielny, il Chelsea accorcia le distanze: il calcio di punizione battuto da Drogba si rivela essere un traversone per la testa di Ivanovic che, sfruttando l’indecisione del difensore franco-polacco, spiazza Fabianski con un colpo di testa ravvicinato. Un goal fondamentale per gli ospiti, che ora provavano a riprendere, per quanto fosse possibile, le redini del gioco. L’Arsenal, che fino a quel momento non aveva concesso campo agli avversari, sembrava ora più intenzionato ad aspettare, rischiando tuttavia di schiacciarsi troppo verso la propria area di rigore. Di contro, questo nuovo atteggiamento tattico invitava il Chelsea ad attaccare, scoprendosi non poco e lasciando inesorabilmente degli spazi per il possibile contropiede di Walcott, Nasri e compagni.
Manco a dirlo, intorno al 65′, Song recupera l’ennesimo pallone della sua partita, innescando il micidiale contropiede di Walcott che, anzichè provare a saltare l’avversario, decide di cambiar gioco verso il vertice opposto dell’area di rigore, presieduto da Nasri; Kakuta è in anticipo sul trequartista francese, ma il suo intervento di testa è sciagurato e l’ex OM riesce lo stesso a raggiungere la sfera; il suo tentativo di lobbare Cech da posizione angolatissima pecca comunque di superbia, e si rivela inefficace. A poco più di un quarto d’ora dal termine, Walcott lascia il posto al redivivo Diaby, mentre qualche minuto dopo Chamakh sostituisce Van Persie. L’ex centrocampista dell’Auxerre si mette subito in mostra, guadagnandosi la palla per il possibile poker, ma dopo aver fatto tutto benissimo, temporeggia troppo, permettendo a JT di intervenire in tackle scivolato.
Il ritorno di fiamma del Chelsea era stato sventato sul nascere. La squadra di Wengèr aveva saputo gestire il risultato con un ottimo possesso palla, e con una buona dose di cinismo e concretezza. Con l’entrata di Rosicky al posto di Fabregàs a due minuti dal termine, l’intenzione di tener palla e giocare con il cronometro era ancora più chiara. Non vi saranno ulteriori risvolti. Nè possibilità di appello. La partita finisce 3 a 1 per l’Arsenal che ha ottenuto molto più dei tre punti in palio: un risultato meritatissimo, squillante, degno di chi si considera una “contendente” e che ripristina, seppur in parte, un orgoglio ferito da troppi, troppi anni ormai.
CONCLUSIONI
I Gunners si rilanciano nella corsa verso il titolo, riguadagnando il secondo posto precedentemente lasciato ai Citizens, con una partita da recuperare e un’iniezione di fiducia sicuramente non da poco. E’ chiaro che le possibilità di giocarsi la Premier saranno reali solo laddove la squadra di Wengèr dovesse far risultato contro le altre “big”, giocando con lo stesso spirito, la stessa grinta e la stessa voglia messa in campo ieri.
Male invece il Chelsea che, secondo la mia modesta opinione, non si aspettava di trovar contro un Arsenal così motivato e concreto sulla propria strada. Avendo visto la gara contro lo United, forse gli uomini di Ancelotti pensavano di dover fronteggiare una squadra timida, apprensiva e tatticamente disorganizzata. Ma così non è stato. E non mi si venga a parlare di infortuni perchè anche da quel punto di vista perderebbero il confronto.
La verità è che un grande Arsenal ha sconfitto (gli inglesi userebbero il termine “outplay”) più che meritatamente la squadra Campione in carica. E continuando così, con il vantaggio di dover affrontare le contendenti in casa, può davvero dire la sua. Del resto ieri, dopo aver fatto ricredere John, Ashely e Carlo, è stato lasciato un messaggio in segreteria per Patrice (Evra) e Luis Carlos (Nani), con tanto di appuntamento al 30 Aprile. Vediamo di non mancare.
PAGELLE
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6,0 | Poco impegnato, ma lascia qualche perplessità il suo posizionamento sul goal di Ivanovic. Per il resto si dimostra ineccepibile nelle uscite. |
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6,5 | E’ spesso chiamato a ricorrere ad interventi in due tempi per limitare Kalou, ma alla fine riesce nel portare a casa l’obbiettivo. |
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7,0 | Preferito a Squillaci, dona sicurezza al reparto, fornendo un prezioso apporto in termini di muscoli e centimetri. Concede poco o niente agli attaccanti avversari. Fino alla fine. |
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6,0 | Non fosse per due errori pacchiani (quello che ha portato al goal e quello su un’incursione di Ivanovic), avrebbe guadagnato un voto in più. Le due indecisioni non hanno sortito effetti irreparabili e, anzi, la scelta di adoperarlo “a uomo” su Drogba ha pagato i suoi dividendi. |
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6,5 | Sovrapposizioni a getto continuo, sempre puntuale nelle chiusure e piuttosto presente in fase offensiva. Annulla totalmente l’ormai ex “Player of The Year”. |
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6,5 | E’ il più giovane in campo, ma non sembra farsi troppo intimidire da Lampard, Mikel e compagnia. Quando si tratta di affondare il tackle, il ragazzino non si fa pregare. Non male per un centrocampista che tende maggiormente ad impostare. |
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7,5 |
Giocatore imprescindibile, oggi in versione monumentale. Onnipresente in tutti i raddoppi di marcatura, recupera una vagonata di palloni, riuscendo anche a gestirli con ordine. Impreziosisce la sua prova con il quarto goal stagionale. |
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7,0 | Che non sia al meglio della condizione è più che lampante. Trova comunque modo di lasciare il segno con un goal e un assist meraviglioso. |
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6,5 | L’attenzione dei difensori avversari è tutta puntata su di lui, che nell’Arsenal è l’uomo del momento. La squadra di Wengèr non abbocca, e convoglia le energie sulla fascia di Walcott, ma il francese ex Marsiglia si fa comunque trovare pronto, creando non pochi grattacapi a Ferreira. |
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7,0 | La partenza è sicuramente in sordina, ma la spinta non manca e con l’incedere dei minuti il tornante inglese diventa sempre più micidiale. Quando viene lanciato in campo aperto, è indubbiamente il più temibile velocista della Premier League. Il Chelsea avrà modo di rendersene conto con due fiammate, comprensive di un goal e un assist. |
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6,0 | Non ha il fisico da prima punta, ma riesce comunque a districarsi al centro, svariando su tutto il fronte e scambiando, all’occorrenza, la sua posizione con Walcott. |
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s.v. | |
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6,0 | Un buon rientro, caratterizzato da spunti palla al piede e dalla palla del possibile 4 a 1. |
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s.v | |
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7,0 | Infonde il giusto spirito alla sua squadra, preparando al meglio una partita che, alla luce dei risultati di Domenica, non si poteva perdere. Tatticamente si prende la responsabilità di scelte coraggiose, come l’esclusione di Chamakh e Arshavin, che però alla fine si riveleranno azzecatissime.
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Sono rientrato ieri notta da parigi…partita registrata tramite programma skytv del mio iphone.. con tutta la stanchezza che mi ritrovavo ho guardato la, alle 00.20, con la consapevolezza che l’avremmo vinta.
Partita perfetta…continuamo così..
PS: è inutile che mi ripeto sui report di angeluzzo nostro ;P
Trionfo!Chiamiamolo come è giusto che sia,altrochè!
Grande,Grandissimo Arsenal!la partita perfetta,nel momento decisivo…la aspettavo da anni una gara così,in una notte così;complimenti a tutti e,anche se il chelsea è indubbiamente in calo vistosissimo(ma che goduria pensare alla loro classica spocchia così ridicolizzata..),diamo meriti all’Arsenal;fantastico Song,strepitoso Walcott(finalmente!),Wilshere mi commuove per grinta e passione,Djorou perfetto,tutti da applausi…e poi il capitano;ha stentato all’inizio,non sembrava incisivo poi…gol ed assist!Chissà che le sue parole siano state davvero il monito giusto.Per lui e per la squadra.
Poi,permettetemi, un mea culpa gigantesco verso Wenger;l’ho spesso criticato e lo criticherò,ma ieri ha vinto la partita.Pressing intenso,squadra rivoluzionata,grinta,passione,convinzione.Questa è anche,se non soprattutto,la sua vittoria.Giusto dargli credito.
Adesso sotto con 2 trasferte pesanti e poi con gli sceicchi miliardari e dalla puzza sotto il naso(p.s.ma questo assurdo calendario chi l’ha compilato??Alex Ferguson?Vergognoso semplicemente…);momento durissimo,intenso…ma da ieri forse qualcosa è cambiato.Davvero.
p.s. Grazie Bowyer!!(pensa a te cosa mi tocca scrivere..),dai che se si vince domani…
Come on Gunners!
Trionfo. Estasi. Giubilo. Due giorni dopo, è ancora ebbrezza post-orgasmica per il sottoscritto. Hai scritto bene, Method, è stata una partita perfetta. La differenza, a mio parere, l’ha fatta la prestazione dei nostri centrocampisti; mostruoso Song, sopraffino, ispirato e godurioso Wilshere (così, così !!!), ritrovato Fabregas. Squadra ben messa in campo, determinata, decisa a portare a casa la partita…squadra che ha unito aggressività, fiato, corsa ad una grande qualità; il tutto al servizio di una perfetta organizzazione di gioco. Micidiale Theo: quando ha campo aperto la sua velocità è davvero impressionante, e notevole è anche la sua freddezza davanti al portiere (caratteristica questa che non è propria di tutti i nostri attaccanti). Pensate, ci siamo potuti permettere una prestazione “solo” buona di Nasri, l’ennesimo errore di Fabianski nonché l’ennesima disattenzione di Koscielny . Complimenti a Wenger, si, e complimenti anche a tutti i ragazzi (Djourou meglio di Squillaci, o no ?)che ci hanno regalato una serata davvero indimenticabile. Questa maglia, di questa squadra, di questa bellezza…se è vero che, come scriveva Stendhal, “l’amore nasce dalla meraviglia”, allora io sono sempre più innamorato dell’Arsenal. Come si fa a non amarvi, artiglieri ?
si ma non montiamoci la testa.non abbiamo vinto nulla ragazzi…bella vittoria contro il chelsea,ma non montiamoci la testa..stasera scendiamo in campo contro il wigan a wigan.fuori i coglioni
Nemmeno il tempo di esaltarsi ed ecco risbucare il solito,vecchio Arsenal.
2 punti buttati,ennesima chance di diventare grande gettata..di nuovo una papera di Fabianski(ma l’impronunciabile altro portiere polacco non meriterebbe altre chance…???vabbè..),il solito orribile Koscielny e la solita supponenza…in pratica abbiamo giocato 4 minuti(quelli dall’1-1 al vantaggio)e qualcosa nel finale,alla disperata.
Sinceramente,tolti Sagna e Bentdner(gol e zampino sul pareggio,già basta),l’unico che salverei oggi è Denilson,che ha giocato con cuore e grinta.Gli altri o sono in pauroso calo(Chamakh)o modesti(Eboue,Rosicky)o semplicemente irritanti(Arshavin).Accidenti,nel giorno in cui lo Utd pareggia..adesso bisogna ad ogni costo vincere sabato e con il city,altrimenti la vetta si allontana..
Però,insieme alla brutta prova, non posso non commentare l’oscena direzione arbitrale di tale Probbert,una sciagura.
L’unica decisione corretta(l’espulsione)è stata segnalata dal 4°uomo;per il resto,rigore inventato per il Wigan,almeno 2 negati all’Arsenal(quello su punizione di Nasri è identico a quello concesso agli spurs nel derby,alla faccia dell’uniformità di giudizio..),un lasciar correre i lgioco che alla fine ha sempre e solo penalizzato l’arsenal.Non mi piace appellarmi all’Arbitraggio,ma stavolta è fin troppo evidente…però,se non si cresce e non si dà continuità,addio sogni…
lo dicevo di non montarsi la testa dopo la vittoria col chelsea..allora rosisky nullo,arshavin bohh..io penso che wenger abbia sbagliato la fromazione iniziale.non si può giocare con bendtner e chamakh insieme.a noi manca un difensore centrale e un fuoriclasse davanti..quando rientra vermaelen???è morto per caso?