Si conclude così la fase a gironi della Uefa Champions League 2010/11. L’Arsenal riesce nel suo obbiettivo di qualificarsi alla fase eliminatoria. O, meglio, ci riesce a metà.
Si, perchè la squadra di Wengèr, approdata in un gruppo formato da Braga, Shakhtar e Partizan, alla fine non sarà in grado di ottenere il primo posto, ripiegando invece sul secondo, che, come ben sappiamo, offrirà sorteggi ben poco benevoli rispetto alla norma.
Difficile comprendere come sia stato possibile non vincere un girone così abbordabile, nonostante una partenza davvero roboante, in termini di punti (9 nelle prime tre gare) e di goal segnati.
Quel che ormai è noto a tutti noi, è che a questa squadra piace complicarsi la vita, anche laddove non ne esistano i presupposti. Alla fine, come qualcuno dice, l’importante è esser stati in grado di proseguire il cammino europeo. Ma per quanto mi riguarda, il non aver vinto un girone così scarso, resterà comunque un fallimento.
LE FORMAZIONI
Il rischio di non qualificarci esiste, ma Wengèr decide di osare, con il pensiero in parte volto al Monday Night del 13 Dicembre, contro il Manchester United, e opta per una formazione con qualche variante rispetto al solito.
Fabregàs (che salterà anche lo United), Diaby e Vermaelen restano fermi ai box; ai tre si aggiungeranno Clichy (influenza) e Djourou (riposo precauzionale). Con Fabianski tra i pali, la linea difensiva è composta da Sagna, Koscielny, Squillaci e Gibbs; Song e Denilson si posizionano al centro della mediana, con Nasri e Arshavin a spingere sulle corsie; Van Persie affianca leggermente più dientro, il terminale offensivo Chamakh.
Per quanto riguarda il Partizan, possiamo tranquillamente parlare di formazione tipo, seppure con una leggera (quanto giustificata) indole rinunciataria. Stojkovic in porta è difeso da Savic, Krstajic, Marko Jovanovic e Lazevski; Medo e Petrovic formano il supporto difensivo a centrocampo, ad ulteriore protezione di Babovic, Moreira e Ilic; in avanti per i serbi il solo Cleo.
Tagliavento adotta un metro piuttosto “british” (evitando così fasi di gioco spezzettate e dispersione di fair play); tuttavia macchia l’incontro con un’espulsione (Sagna), frutto dell’immancabile creatività immaginaria degli italiani (voto 5).
LA GARA
Per quanto ci fosse l’urgenza di chiudere il discorso qualificazione (affidandosi poi all’altra partita per l’eventuale e fortunoso primo posto), l’Arsenal si rende protagonista di un inizio fiacco e privo quasi del tutto di spirito di iniziativa. L’abilità da parte dei serbi nel chiudersi a riccio non poteva e non doveva assolutamente costituire un alibi. Il dominio del possesso palla era tutto indiscutibilmente nelle mani dei padroni di casa. Ma con l’andare dei minuti, si faceva davvero fatica a contare un’azione da goal degna di questo nome. Manco a dirlo, l’autore dell’unica giocata meritevole di menzione, è Nasri. Sfruttando il buon posizionamento del connazionale Sagna, il trequartista transalpino riesce ad andar via a Lazevski danzando sulla palla, per poi accentrarsi dalla destra e metter dentro un velenoso pallone sul primo palo. Van Persie riesce a raccoglier l’invito del compagno, ma il suo intervento con il destro in spaccata si rivelerà inefficace.
Il Partizan è tutto concentrato sulla difensiva, cercando solo occasionalmente di lanciare palla in avanti, approfittando del baricentro altissimo dei Gunners, per pungere poi sull’asse Moreira-Cleo. Manovra cercata e ricercata in maniera così prevedibile, da facilitare e non poco il compito di Squillaci e compagni.
Verso il quarto d’ora, in fase di recupero sulla corsa, Gibbs si fa male da solo, incappando in una bruttissima torsione della caviglia (incredibile, quella buona, per intenderci!) e pur provando per 10 minuti a restare in campo, sarà costretto ad abdicare la fascia sinistra in favore di Ebouè. L’ivoriano, quasi a sorpresa, registra un impatto fortissimo con la gara, riuscendo a coprire discretamente la fascia e, nel contempo, a liberarsi palla al piede in bello stile, saltando l’avversario e, nell’occasione, provando la gran giocata con un traversone d’esterno, che non avrà esiti positivi.
Mossa abbastanza azzeccata da parte di Wengèr. I suoi uomini, seppur con poca creatività, insistono nel cercare il goal del vantaggio e alla mezz’ora vengono accontentati. Song si sgancia in fase di impostazione, lanciando la palla verso Van Persie al centro dell’attacco; l’olandese prova a dribblare l’ultimo marcatore, venendo poi steso da Jovanovic e Tagliavento non ci pensa due volte ad indicare il dischetto. Lo stesso Van Persie trasforma dagli undici metri, realizzando il suo primo goal stagionale e portando l’Arsenal in vantaggio. Quanto basta per terminare il primo tempo e cercare di riorganizzarsi nella ripresa, in cerca del colpo del K.O.
Chamakh, piuttosto assente nei primi 45′, non riesce a sfruttare un ottimo pallone filtrante da parte di Denilson, arrivando in ritardo sulla sfera e facendosi ipnotizzare dalla coraggiosa uscita di Stojkovic. Pochi minuti dopo, un traversone deviato, effettuato ancora da Denilson, finisce per trasformarsi in involontario assist per Nasri che, con il sinistro al volo, eccede in potenza, mandando altissimo sopra la traversa. Proprio quando l’Arsenal sembrava in controllo e vicino al raddoppio, ecco giungere il pareggio del Partizan Belgrado.
Ripartenza accademica dei serbi, a beneficio dello scatto di Cleo, nel pertugio centrale; la difesa dei Gunners, presa in controtempo, si apre come il Mar Rosso al passaggio di Mosè e degli israeliti; Squillaci tentenna come un esordiente dinanzi al centravanti avversario, decidendo con fatale ritardo di gettarsi in tackle, deviando la traiettoria del tiro di Cleo, ma senza evitare il beffardo pareggio. Al primo squillo, gli ospiti avevano colpito. E’ il secondo goal dei serbi nella competizione. Il primo, sembrerà strano, è stato segnato proprio contro l’Arsenal, su rigore.
A questo punto, con la qualificazione nuovamente a rischio (sarebbe bastato un goal del Braga, fin lì ancora sullo 0 a 0), la squadra di Wengèr doveva convogliare tutti i propri sforzi per tornare nuovamente in vantaggio.
Sulla scia del primo tempo, nessuna traccia di palle goal nitide. Tanti errori in fase di palleggio, talvolta dettati da eccesso di leziosismi e giocate senza nè capo, nè coda. Arshavin, praticamente nascostosi per un’ora di gioco e più, viene sostituito da Theo Walcott, quando siamo ormai al 67′. La verve del giovane nazionale inglese spezza leggermente la staticità della partita, creando anche momenti di difficoltà alla retroguardia serba, costringendola anche alle maniere forti. Il numero 14 si conquista un favorevole calcio di punizione che Van Persie calcia pericolosamente verso la porta impegnando, e non poco, Stojkovic. L’ex Wigan si allunga e in acrobazia riesce a negare il goal all’olandese. Dall’angolo successivo, ci prova Song con una conclusione a giro che, nonostante gli sforzi, non appartengono al bagaglio tecnico del camerunense.
Ad ogni modo, il calo degli ospiti sembra esser vicino. Al 73′ il buon traversone di Sagna dalla destra viene deviato di testa da Krstajic, che ne sporca la traiettoria; la palla finisce comunque in direzione di Walcott, che in mezzo all’attonita difesa avversaria, ha il tempo di stopparla di petto e calciarla di collo in rete, realizzando di fatto il goal del 2 a 1. Stavolta i conti potevan dirsi definitivamente chiusi, se non altro per il tracollo generale della squadra di Belgrado.
Wengèr inserisce anche Bendtner, per un Chamakh oggi ombra di sè stesso. Con la gara di nuovo in controllo, a 10 dalla fine c’è il tempo per il terzo sigillo, prodotto sull’asse Song-Nasri; il numero 17 tenta l’azione personale, proiettandosi in avanti e tentando la percussione tra le maglie della difesa ospite, a metà tra la forza bruta e la classe; alla fine decide di toccare per Nasri, dettando il passaggio di ritorno e liberandosi per andare al tiro; il trequartista francese finta il tocco per restituire palla al compagno, e si aggiusta la sfera per calciare verso l’angolino basso, sorprendendo Stojkovic. E’ l’ultimo atto della gara, prima di una clamorosa espulsione di Sagna per ultimo uomo, vista dal solo Tagliavento.
CONCLUSIONI
Finisce 3 a 1, proprio come a Belgrado, con il Partizan che resterà a quota zero nel girone H, ma che vedrà l’Arsenal passare come seconda, alle spalle dello Shakhtar Donetsk. Il sorteggio di venerdì 17 (suona già piuttosto bene) decreterà chi tra Barcellona, Real Madrid, Bayern Monaco e Shalke 04, sarà il nostro avversario agli ottavi di finale. Dopo aver visto quanto fatto dai Gunners nel girone obbiettivamente più scarso della Champions League, sarà forse inutile sperare di beccare i tedeschi. A questo punto, vada come vada, senza illudersi troppo. E’ già tempo di pensare alla Premier, e a lunedì prossimo, quando gli uomini di Wengèr si giocheranno la vetta della classifica contro i Red Devils di Alex Ferguson.
PAGELLE
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6,0 | Poco impegnato per tutta la gara, si limiterà ad uscire con ordine per catturare palloni vaganti e gestire, senza fronzoli, svariati retropassaggi dei compagni. Ordinaria amministrazione. |
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6,0 | ra i più propositivi nelle prime fasi, costituisce valido appoggio ad Arshavin, sostituendolo nella fase di spinta e facendosi vedere con buona presenza anche in attacco. Davvero sfortunato quando la caviglia gli si gira, costringendolo, dopo 10 minuti di coraggiosa resistenza, ad abbandonare il campo. |
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5,0 | L’errore in marcatura che consente il goal di Cleo non è ammissibile a certi livelli. Per il resto, non si può dire che abbia avuto un gran da fare. |
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5,5 | Qualche piccola sbavatura in merito al posizionamento della linea difensiva, ma per il resto nessun errore di rilievo. Complice anche la pochezza dell’attacco avversario, il franco-polacco se la cava discretamente. |
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6,5 | Fa sentire il suo apporto più in fase offensiva, che non in copertura. Visto il potenziale offensivo degli avversari, la cosa non avrà ripercussioni. Ma sull’espulsione inventata da Tagliavento, potrà farci davvero ben poco. |
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5,5 | Il dinamismo e la generosità che impiega stavolta non compensano il numero di errori e di passaggi sbagliati. Si perde davvero in poco, ma nonostante il difetto sia noto, sono anni che sembra non voler migliorare. |
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6,0 | roppo spesso prova a defilarsi dai suoi compiti di interdizione, per partecipare alla manovra corale. Talvolta il tutto si traduce in un eccessivo sbilanciamento della squadra. Altre invece, si dimostra utile, come nel caso in cui la sua azione personale favorisce il goal di Nasri. |
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5,5 | Piace pensare che il Van Persie visto ieri sia ancora pesantemente caratterizzato da una condizione lontana dal 100%. Se così non fosse, saremmo davanti ad una involuzione tecnica spaventosa. L’ex Feyenoord si fa sentire solo per le sue abilità da “trickster”, con una serie di piroette, tocchi di prima e colpi di tacco sempre e soltanto fini a sè stessi. Realizza il rigore per il primo vantaggio, ma non gli basta per agguantar la sufficienza. |
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6,5 |
Non v’è dubbio sul fatto che sia l’uomo del momento in casa Arsenal. La sua tecnica e la sua qualità possono fare la differenza in ogni momento anche se, quando la squadra non gira alla perfezione, finisce anche lui per risentirne. Nonostante tutto, riesce a trovare il goal con una giocata di classe sopraffina. |
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5,0 | Dopo due gare in forte ascesa, ritorna il vecchio Arshavin, quello in formato “pigrizia”. Sembra quasi volersi nascondere, costantemente fuori dal gioco e incapace di controllare un solo pallone per impostare la manovra. Troppo discontinuo. |
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5,0 | Ombra di sè stesso, perennemente in difficoltà nell’anticipo e spesso in ritardo nei movimenti che avrebbero potuto liberargli la strada verso il goal. Sarà la scarsa affinità con Van Persie, ma il rendimento del marocchino è nettamente sotto il suo standard. |
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6,0 | Wengèr lo inserisce per ravvivare il gioco sulle fasce e il giovane inglese risponde piuttosto bene all’appello. Avrà anche modo di approfittare di una dormita difensiva avversaria, per realizzare con estrema rapacità il goal del 2 a 1. |
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s.v. | |
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6,0 | Cambi giusti al momento giusto. Buona la decisione di puntare su Walcott per infilzare la retroguardia serba. Stesso giudizio per l’innesto di Ebouè sulla sinistra. Peccato solo per non aver gestito le partite precedenti, finendo così il girone al secondo posto.
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Resoconto puntuale come sempre Method, complimenti vivissimi. Cosa augurarsi per il sorteggio ? Mah…non so…per adesso mi concentro su lunedi, agli ottavi di Champions manca talmente tanto di quel tempo e sinceramente la mia testa di gooner è solo all’Old Trafford.
complimenti per l articolo!!!
io spero di incontrare il barcellona o il real agli ottavi perchè, tanto prima o poi queste avversarie bisogna affrontarle e un eventuale vittoria ci darebbe una grande iniezione di autostima, in caso di ssconfitta almeno ci potremo concentrare maggiormente sul campionato