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Premier League

28 novembre 2010
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Aston Villa v Arsenal 2-4: Report e Pagelle

Forse è ancora troppo poco per poter dire di aver messo totalmente alle spalle una delle peggiori settimane degli ultimi anni. Ma quanto ieri è stato mostrato dall’Arsenal, soprattutto nel primo tempo, non è nulla di più di quanto vorremmo sempre vedere, durante ogni weekend di Premier League. Imposizione del proprio gioco, alta concentrazione, spirito di sacrificio e capacità di soffrire.

Sono questi gli ingredienti che alla fine producono il prezioso risultato conseguito al Villa Park. E anche se, ripeto, la squadra di Wengèr con questa vittoria non ottiene tutte le risposte ai notevoli dubbi lasciati durante le ultime due uscite, pone comunque le basi per un significativo segnale di ripresa, fatto di costanza e di continuità. Starà proprio ai Gunners avere la capacità di percorrerlo, partita dopo partita.

LE FORMAZIONI
Il tecnico alsaziano recupera tutti i giocatori lasciati a riposo durante la partita contro lo Sporting Braga. In merito agli indisponibili, Fabregàs salterà le prossime 3 giornate per una ricaduta del solito infortunio, mentre Ebouè (lesione ai legamenti del ginocchio) si rivedrà in campo solo a Gennaio. Davanti al confermato Fabianski, si da ancora piena fiducia a Koscielny che affianca Squillaci al centro, mentre Sagna e Clichy completano il quartetto.

Song e Wilshere si compattano a centrocampo, con Nasri più avanzato a fare il Cèsc della situazione; in realtà il giovane ex dell’OM scambierà di volta in volta la sua posizione con Rosicky, posizionato sulla trequarti destra dell’attacco; Arshavin prende posizione sulla corsia opposta, mentre il centro dell’attacco è affidato a Chamakh.

Nonostante il doppio recupero di Carew e Collins, Houllier deve ancora fare a meno di Agbonlahor e, nelle ultime ore, è costretto anche a rinunciare ad Albrighton, che fino a quel punto poteva considerarsi tra i più brillanti giovani della Premier League.

Con Friedel tra i pali, la difesa è composta da Luke Young, Dunne, Collins e Warnock; i giovani Bannan e Clark formano la cerniera di centrocampo, con Downing e Ashley Young ad agire da esterni offensivi; uno dei più grandi giocatori che abbiano vestito la maglia con le white sleeves, al secolo Robert Pires, fa il suo esordio al Villa Park, posizionandosi sulla trequarti, in supporto a John Carew, terminale offensivo.

La direzione di gara è affidata al fischietto di Mark Clattemburg; una prova mediocre (voto 5) secondo i suoi standard.

LA GARA
L’Arsenal tocca il primo pallone della gara, e lo fa con malcelate intenzioni bellicose. La furia degli ospiti è palpabile fin dai primi secondi, al punto da indurre i Villans (tra le tre squadre ancora imbattute in casa in questa stagione) al possibile errore. Meno di un minuto e il lancio di Arshavin dalla sinistra viene rimpallato, per poi finire tra i piedi dei difensori dell’Aston Villa; la pressione induce Warnock a sbagliare un clamoroso passaggio verso il centro, favorendo l’inserimento di Arshavin, al limite dell’area di rigore; il russo ha lo spazio per andare al tiro, ma preferisce premiare lo scatto di Chamakh dal versante destro, per penetrare in area, e lo serve con un preciso filtrante; il centravanti marocchino raggiunge la sfera con pochi attimi di ritardo, ma riesce lo stesso a produrre un tiro sporcato dall’uscita perentoria di Friedel; benchè verso lo specchio, la conclusione è debole e Collins ribatte sulla linea. Un ottimo inizio.

Pochi minuti dopo, Song sradica la palla dai piedi di Pires nella metà campo avversaria, e la gioca per Rosicky. Il ceco allarga per Nasri, che a sua volta innesca in verticale la sovrapposizione di Sagna, ma il cross di quest’ultimo viene ribattuto; la sfera, comunque recuperata, finisce dalle parti di Wilshere che, alzando la testa, vede e serve Rosicky in area di rigore; l’ex Borussia Dortmund è in ottima posizione, ma il suo diagonale di destro si dimostra leggermente impreciso e finisce a lato, a pochi centimetri dal palo lontano.

Degli uomini di Houllier, ancora nessuna traccia. Il dominio del possesso palla da parte degli ospiti cresce con il passare dei minuti. E con esso, anche il controllo sulla gara stessa.
Verso il quarto d’ora di gioco, la sponda di Chamakh all’indietro serve ancora una volta Rosicky; stavolta il trequartista ceco trova il bersaglio, ma optando per il tiro d’esterno destro, non dosa bene la potenza, facilitando l’intervento di Brad Friedel.

Nei minuti successivi il portiere statunitense avrà il suo bel da fare: l’Arsenal domina il pallone, scambiandolo in maniera vorticosa e facendolo girare in lungo e in largo, ma senza disdegnare la possibilità di andare alla conclusione, sfruttando, quando possibile, il varco lasciato aperto dalla retroguardia dei padroni di casa. Ci provano Chamakh, Arshavin e Nasri, ma in tutte le occasioni l’estremo difensore dei Villans non si farà sorprendere. C’è comunque una sola squadra in campo. Ciascun giocatore dell’Arsenal interpreta al meglio il proprio compito, al massimo delle proprie capacità tecnico-tattiche. La dimensione creativa di Nasri, il dinamismo e la precisione di Rosicky, l’efficacia e la reattività di Arshavin, la personalità di Wilshere, la solidità di Song e la concretezza di Chamakh.

D’altro canto, l’Aston Villa non sembrava nella sua giornata migliore. Le indisponibilità avevano giocato il loro ruolo ma, più che altro, la squadra di Houllier sembrava letteralmente incapace di crear gioco e sfruttare la rapidità dei suoi cursori. Una chiave tattica, questa, che aveva permesso loro di far risultato positivo contro Chelsea e Manchester United.

L’unico segnale di risveglio nel primo tempo viene fornito da un’azione impostata al 25′ da Stuart Downing che, rientrando sul mancino dopo una folata sulla destra, calibra il cross verso la testa di Clark, posizionato al centro dell’area di rigore; la spizzata mette fuori tempo la difesa dell’Arsenal e finisce pericolosamente verso Young, solo sul secondo palo, che, comunque in fuorigioco, non riesce a trovare il bersaglio con il piatto destro al volo.

Una palla goal nitida, ma non sufficiente a giustificare la prestazione offerta fino a quel momento.

I Gunners avevano fatto la partita, dominandone ogni singolo aspetto. Mancava semplicemente il goal, ma per quello si trattava semplicemente di una questione di tempo. Al minuto 39, il rilancio di Fabianski viene conteso a centrocampo, finendo poi sulla corsia sinistra, dove Arshavin, abbastanza isolato, poteva conquistarne il possesso con innata rapacità. Lo Zar, che finalmente sembra tornato ai suoi livelli, fa tuttto da solo, partendo in slalom dalla sinistra, aumentando la progressione e saltando Dunne, prima di far partire il destro a giro, su cui Friedel non può far nulla, se non sfiorare con la punta delle dita, invano. Il russo non segnava dal 28 settembre (contro il Partizan in Champions League), ma stavolta, dopo un approccio così sentito, il goal sarebbe stato inevitabile.

Vantaggio più che mai meritato, e per i padroni di casa le cose si mettevano ora davvero male. Pochi secondi dopo, il grande intervento di Wilshere in spaccata a centrocampo, per arpionare il pallone, permetteva ad Arshavin di innescare il contropiede dei suoi, con un chirurgico pallone filtrante verso Nasri; il trequartista transalpino è bravissimo a prendere il tempo alla difesa avversaria e a saltare Friedel in uscita, ma, in precario equilibrio, non sarà altrettanto efficace a trovare il goal, fallendo quasi clamorosamente a porta vuota, da posizione angolata, calciando sull’esterno della rete.

Sul finire del primo tempo, è ancora il “killer instinct” dei Gunners a farla da padrone: Arshavin, stavolta in posizione di trequartista, riceve e detta magistralmente il passaggio per servire la sovrapposizione larga a destra di Sagna; il cross del terzino è preciso verso Chamakh, che sale in vetta fra tre difensori, anticipandoli nettamente, e colpisce sicuro verso la porta da pochi passi, con uno stacco prodigioso. Fantastica la parata di Friedel, che da distanza ravvicinata, concede solo il corner al marocchino. Poco male comunque, perchè dal seguente corner, battuto da Arshavin, Nasri raccoglie al volo con il destro, dal limite dell’area, perforando Friedel all’angolino basso, con una spettacolare volée. Il sigillo perfetto per un primo tempo altrettanto ben disputato.

Nella ripresa Houllier inserisce Delfouneso al posto di Pires e l’Aston Villa prova a scuotersi da una prestazione non all’altezza del proprio nome. Sagna è bravo ad intercettare un velenoso cross di Ashley Young, mentre qualche minuto dopo il neo entrato Delfouneso ci provava con un tiro dalla media distanza, bloccato senza troppi problemi.

Intorno al 53′, i Villans provavano ad insistere con diversi cross verso il centro, mettendo sotto pressione la difesa ospite; Squillaci riesce ad intervenire solo parzialmente su uno di questi traversoni, allontanando di testa, ma la palla finisce nella zona dello smarcato Clark, vicino alla lunetta dell’area di rigore; il giovane centrocampista attende che la palla scenda correttamente, stoppandola di petto, per poi esplodere un gran tiro al volo di collo pieno con il sinistro, su cui Fabianski non può che arrendersi. Carew, in posizione attiva di offside, disturba nettamente la visuale del portiere polacco, e il goal andrebbe annullato.

Ma per la terna è tutto regolare, e l’Aston Villa accorcia le distanze. I fantasmi dell’umiliante sconfitta contro il Tottenham sono lì, pronti a bussare alle porte di casa Arsenal. Ma nel giro di 3 minuti, Rosicky e Chamakh vestono i panni di Egon Spengler e di Peter Venkman, portando a termine, in cooperazione, il loro lavoro di Ghostbusters. Il ceco illumina il sentiero per Chamakh, lanciandolo con un millimetrico rasoterra in verticale; il Marrakech Express passa puntuale e infila sulla corsa l’incolpevole Friedel, con un preciso tocco di esterno destro, obliterando il settimo centro in Premier League.

Dopo un dominio pressochè totale, e due reti di vantaggio, gli sforzi degli ospiti tendono a diminuire, allentando notevolmente la presa e la concentrazione. La difesa inizia ad arrancare, dimostrandosi ancora una volta scricchiolante in occasioni decisive. A venti minuti dalla fine, il tentativo di liberare l’area di Sagna in scivolata, su cross dalla destra, si traduce in un mezzo assist per Clark che, ottimamente piazzato, spreca calciando sull’esterno della rete, fallendo un goal quasi fatto. qualche secondo più tardi, Ashley Young, lanciato da Collins, mette pressione sulla destra, guadagnano un out che gli permette di scambiar palla con il neo entrato Ireland: l’ex centrocampista del City, trova lo spazio per crossare al centro, e stavolta è bravo Koscielny ad intervenire di testa, in anticipo su Delfouneso, concedendo però il corner. Sugli sviluppi dello stesso, la torre di Dunne consente al solito Clark di ribadire la palla verso la porta, da pochi passi, sfruttando l’indecisa marcatura della difesa ospite.

Fabianski non riesce a trattenere il pallone che, deviato anche dalla traversa, finisce oltre la linea, e l’Aston villa riaccorcia nuovamente le distanze. I padroni di casa ci credono e fanno benissimo. La difesa dell’Arsenal è in affanno, mostrando in poco tempo tutte le sue velleità. A cinque minuti dalla fine, escluso il recupero, Wengèr decide di aumentare la solidità difensiva della sua squadra, inserendo Denilson e Gibbs, per Nasri e Arshavin. Decisione abbastanza ragionevole, che permetterà ai suoi di guadagnare comunque spinta offensiva, approfittando dell’inevitabile arrembaggio totale degli avversari.

Al 93′ i Gunners chiudono i conti, con una classica azione di rimessa, che favorisce Chamakh; il marocchino, avendo la possibilità di calciare a rete, riceve palla dalla destra e sceglie di servirla al centro per il solissimo Wilshere, che in tuffo di testa, sottomisura, realizza il goal del definitivo 4 a 2. Il primo goal del giovane centrocampista inglese in campionato, che seppur non decisivo, addolcisce una vittoria a dir poco fondamentale per il prosieguo della stagione.

CONCLUSIONI
L’Arsenal domina per quasi 73 minuti, in maniera del tutto incontrastata, contro un Aston Villa capace di risvegliarsi solo nell’ultimo quarto d’ora. Quanto basta per spaventare gli uomini di Wengèr e tutti i tifosi giunti fino al Villa Park. Ma non sufficiente per evitare una sconfitta decisamente meritata. C’è molto da migliorare, ma oggi la squadra ha finalmente risposto bene, dando un segnale di forte ripresa e ponendo il primo mattoncino su una rinascita possibilmente fondata sulla qualità e la continuità dei risultati. Se sarà in grado di farlo oppure no, lo scopriremo già martedì, contro il Wigan, dove in palio ci sarà un posto per le semifinali del torneo.

PAGELLE

5,5 Decisamente poco chiamato in causa, forse più per demeriti dei Villans che della sua retroguardia. Non ha responsabilità sul primo goal (che andava annullato), mentre sul secondo lascia un pò a desiderare.
6,5 Interpreta bene la gara, convogliando le sue energie senza risparmiarsi, in entrambe le fasi. L’intervento strepitoso di Friedel su Chamakh, gli nega un assist pregevole.
6,0 Oggi poche sbavature. Fa buona guardia su Carew e gestisce sempre bene il pallone quando si tratta di riorganizzare la manovra.
6,0 Gli manca ancora una certa dose di sicurezza, senza contare la non eccellente qualità delle sue doti aeree. Riesce comunque a portar a casa il voto grazie ad un’altissima percentuale di tackle vinti negli uno contro uno.
6,0 Spinge meno rispetto al dirimpettaio, ma riesce, soprattutto nel primo tempo, ad annichilire la presenza di Downing. Da rivedere la sua marcatura sul primo goal di Clark.
6,5 Il giovane leone inglese si batte su ogni pallone in prossimità del suo raggio d’azione, giocando sempre con intelligenza e con precisione. Impreziosisce la sua prova con il goal che chiude la partita.
6,5 l posizionamento sul secondo goal dell’Aston Villa è discutibile. Tuttavia non fa mancare alla squadra il suo solito apporto in termini di grinta e copertura.
6,5 Quando è libero di agire ed è correttamente supportato, l’ex giocatore di Sparta Praga e Dortmund può creare seri danni a qualunque difesa. Mina vagante tra centrocampo e attacco, svaria su tutto il fronte offensivo, alla ricerca di spazi, passaggi e conclusioni da media distanza. Conclude il tutto con un egregio assist per il 3 a 1.
7,5 Che stia al centro, in cabina di regia, o largo a destra, per poi accentrarsi o creare gioco, non fa differenza. Il francese manda ai pazzi la difesa dei Villans, scambiando la posizione con Rosicky e fornendo giocate di alta classe. Si mangia un goal clamoroso, ma ne realizza uno altrettanto clamorosamente bello. Da incorniciare.
7,5 Finalmente il vero Arshavin, quello dei primi giorni all’Emirates, pungente, reattivo e caparbio.
Con la sua visione di gioco, prende per mano la squadra intera, orchestrano quasi tutte le manovre offensive del primo tempo. Suo il goal, su splendida azione personale, che sblocca il risultato. Suo anche l’assist per il due a zero di Nasri. In queste condizioni è un giocatore in più a poter fare la differenza. Fattore.
7,0 Dunne e Collins si trovano in difficoltà ad arginare l’ex centravanti del Bordeaux. Concreto punto di riferimento in avanti, sia per il gioco di sponda, sia per creare profondità nelle corsie centrali. Cerca il goal in più di un’occasione, trovandolo, nonostante un superbo Friedel, nel secondo tempo.
s.v.
s.v.
6,5 Dopo un primo tempo condotto in maniera esemplare, rischia tantissimo quando l’Aston Villa si risveglia dal sonno, a poco più di 15 da giocare. Tentenna un pò sui cambi, rinunciando ad usare la propulsione di Walcott negli spazi lasciati dagli avversari, e preferendo maggior apporto in copertura, inserendo Denilson, Gibbs e Djourou. Scelta tuttosommato azzeccata.

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2 Comments


  1. Benjamin Trotter

    Complimenti a Method per il suo report, scritto come sempre con stile impeccabile (come ti invidio ! In senso buono, s’intende). E’ vero, abbiamo vinto segnando quattro goal al Villa Park dopo aver dominato per quasi tutta la partita (cosa non da tutti), eppure non posso dirmi pienamente soddisfatto di quello che ho visto: sul 2-1 le vecchie amnesie difensive si sono ripresentate e più volte ho avuto la sensazione che, se al posto degli inoffensivi avanti dei padroni di casa, ci fossero stati avversari di altro rango, avremmo subito una brutta rimonta anche sabato. Insomma, questa prestazione (ripeto, strano a dirsi, dopo un 4-2 in casa dei Villans)ha rafforzato in me l’impressione che questa non sia una squadra in grado di poter vincere Premier o Champions. Ma magari sono eccessivamente influenzato (ancora) dal derby perso…Per quanto riguarda i singoli: grande Zar (finalmente ! E’ così che lo vogliamo!), bene Nasri e Chamakh mentre Wilshere stavolta non mi ha particolarmente entusiasmato perchè a volte lo vorrei più nel vivo nel gioco. Di Rosicky mi è piaciuta molto la sua voglia, ma continuo a pensare che non sia più ai livelli di prima e che non sia da Arsenal. Buon periodo di forma di Sagna, mentre ritengo che attualmente Song nel suo ruolo sia uno dei primi 2 o 3 nel mondo, se non il migliore: fondamentale.
    Ora c’è un match molto importante contro il Wigan…non dobbiamo fallire….c’mon Gunners !!!


  2. The Method

    Beh ti ringrazio, ma ti assicuro che non hai nulla da invidiarmi, amico mio! Basta leggere i tuoi commenti per capire la tua bravura nel sintetizzare ed esprimere i concetti! A dirla tutta, quello che ha da imparare ancora sono io! Il mio è un semplice hobby, nulla di più! Grazie comunque lo stesso! Lo apprezzo moltissimo!



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