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Premier League

31 ottobre 2010
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Arsenal v West Ham 1-0: Song tiene in corsa i Gunners

Il grimaldello capace di sbloccare lo snervante catenaccio offerto dal West Ham, ha un nome è un cognome: Alexandre Song. Occorrono ben 88 minuti all’Arsenal per scrollarsi di dosso la frustrazione, e scacciare antichi (mica tanto) fantasmi. A due minuti dal termine, non contando il recupero, il centrocampista camerunense, asceso al ruolo di “uomo della provvidenza”, trova il goal con cui piega gli Hammers, oggi più in versione “incudine”, che “martelli”. Un goal pesante, a coronamento di un’altra grande prestazione personale. Un goal che tiene l’Arsenal in corsa, nei confronti di un Chelsea che la spunta, cavandosela non poco, sul campo dell’Ewood Park.

LE FORMAZIONI

Senza mezzi termini, le intenzioni tattiche di Grant sono quelle di parcheggiare il bus davanti alla porta. La squadra fanalino di coda in Premier League, si schiera in campo con Green in porta, Jacobsen, Da Costa, Gabbidon e Ilunga in difesa; folto centrocampo a 5, con Obinna e Behrami larghi, e Parker, Boa Morte e Noble interni, in funzione di Piquionne unica punta.

La formazione di Wengèr già alla vigilia era piuttosto annunciata. Si tratta della stessa formazione vincente al City of Manchester, con la sola differenza rappresentata dal rientrante Koscielny, al posto di Djourou. Il franco-polacco, autore di una buonissima gara in Coppa di Lega, riconquista il suo posto al fianco di Squillaci, completando la linea difensiva davanti a Fabianski, con Sagna e Clichy; Denilson e Song si appaiano in mediana, distanziati solo di qualche metro dal regista Fabregàs; Nasri e Arshavin presiedono le corsie, appoggiando il pivot offensivo Chamakh.

Direzione di gara che lascia parecchio a desiderare da parte dell’inetto Mike Jones (voto 4).

LA GARA

I tre punti avevano un valore inestimabile e non solo per la possibilità di chiudere in attivo il bilancio di Ottobre (intaccato solo dalla plausibilissima sconfitta allo Stamford Bridge). Essi avrebbero tenuto in corsa la squadra di Wengèr, a dispetto di un Chelsea che, come detto, è riuscito, nonostante qualche difficoltà, a far bottino pieno contro il Blackburn.

Primo quarto d’ora all’insegna dello studio e del possesso palla in favore dei padroni di casa. Nel mezzo, c’è spazio per qualche accenno di palle goal. Song ci prova di testa, ma non riesce a inquadrare il bersaglio, mandando alto sopra la traversa. Arshavin è più preciso, ma la sua rasoiata finisce comunque a lato, per merito di una deviazione. Successivamente, si propone il West Ham, a cui non mancano certo le motivazioni. Mark Noble provoca qualche lieve grattacapo a Fabianski, che comunque si dimostra attento anche in uscita bassa su Piquionne, lanciato pericolosamente a rete sul filo dell’offside.

Laddove il West Ham non riusciva a creare problemi, ci pensava Denilson ad arrecar danno ai compagni: il brasiliano è lento, molle in fase di contenimento, e perde più palloni di quanti ne abbia recuperati.
Nonostante ciò, i Gunners riescono a controllare la partita, sfiorando il possibile vantaggio intorno al 24′, quando Song innesca la brillante sovrapposizione di Sagna (oggi in grande spolvero) con un geniale filtrante rasoterra; il difensore transalpino trova il fondo e mette un insidioso pallone basso al centro, che Fabregàs raccoglie calciando di prima intenzione, col piatto destro, fermato tuttavia dallo strepitoso riflesso di Green.

L’Arsenal controlla la gara, ma la manovra è ancora troppo approssimativa per poter scardinare l’organizzazione prettamente difensiva degli avversari. Piquionne è l’unico giocatore ad affacciarsi oltre la metà campo, con i compagni a cercare di ostruire quanto più possibile gli spazi a centrocampo, limitando di fatto la fluidità e l’esplosività del gioco di Wengèr. Un tipo di gioco che, chiaramente, soffre questo tipo di tatticismi e che, senza una prodezza, una giocata o un assolo da campione, difficilmente paga i suoi dividendi.
Ad ogni modo le qualità dei padroni di casa, per quanto a sprazzi, sono ben visibili.

Sul finale di primo tempo, Song scambia con Fabregàs, che gli restituisce la sfera sul versante destro dell’area di rigore; Song calcia rasoterra ma troppo centralmente per Green, che devia sul fondo; dal conseguente corner, Squillaci stacca imperiosamente, anticipando tutti e colpendo forte verso l’angolo alto, ma ancora una volta Green si produce in una splendida parata con la punta delle dita. Al rientro delle squadre in campo, la frustrazione iniziava a farsi sentire.

Da una parte l’Arsenal provava a costruire azioni senza rendersi troppo pericolosa, dall’altro gli Hammers chiudevano e rinforzavano le loro difese, inducendo l’arbitro a spezzettare il gioco, incrementando non poco il coefficiente di difficoltà per gli avversari. Di certo non era la volontà a mancare. Arshavin tentava già nei primi minuti a farsi sentire, con una conclusione in diagonale che attraversava lo specchio della porta. Pochi istanti dopo, è Nasri a mettersi in mostra, con un potente “drive” su punizione dai 25 metri, che però si abbatte sulla traversa. La spinta non accenna a diminuire. I ragazzi di Wengèr stazionano per buoni tratti di gara sulla trequarti del West Ham. Verso l’ora di gioco, Denilson e Fabregàs si vedono respingere diversi tentativi dal limite, tra cui qualcuno alla disperata (come nel caso di Parker che si immola mettendoci letteralmente la faccia).

Al 67′, Wengèr decide di incrementare il peso offensivo dei suoi, mettendo Walcott per Denilson. Poco dopo, il calcio di punizione di Arshavin scodellato al centro, viene raccolto bene da Chamakh che di testa, nonostante una marcatura al limite del fallo, riesce a ribadire in porta, ma senza angolare. Poi è la volta del neoentrato Walcott, lanciato in velocità nel corridoio da Fabregàs.

Fantastico il pallone del catalano per l’ala destra inglese; il numero 14 controlla e incenerisce Ilunga, accentrandosi e calciando con precisione in diagonale; il suo tiro trova però il palo interno, e rimbalzando finisce nuovamente tra le mani di Green, precedentemente battuto. Nulla da fare. Il West Ham nel frattempo tentava il colpaccio, ma senza saperne approfittare, con un tentativo di testa da parte di Da Costa, su cui Fabianski è attento e non si fa sorprendere.

Clichy, pochi istanti dopo, doveva ricorrere agli straordinari per chiudere il pericoloso inserimento di Behrami su traversone di Ilunga. La necessità impone un aumento dell’artiglieria, sicchè Wengèr opta per inserire Bendtner al posto di Arshavin. Le sponde del danese propiziano maggior peso e profondità per l’Arsenal, che nonostante tutto non mollava la presa.

A otto minuti dal termine, Green ci metteva nuovamente lo zampino con un’altra super parata su tiro deviato di Walcott e ancora, istanti dopo, bloccando una conclusione di Fabregàs da distanza ravvicinata. Mancavano due minuti circa, e nonostante il recupero sarebbe stato abbondante, gli spettri della beffa iniziavano a manifestarsi davanti ai 60000 dell’Emirates Stadium. Ma quando la situazione poteva sembrar compromessa, ecco venir fuori il generoso tuffo di testa da parte di Song, su preciso cross dalla sinistra di Clichy. Stavolta nè la cattiva sorte, nè lo stato di grazia di Green possono impedire il goal, e l’Arsenal passa meritatamente in vantaggio, limitandosi a controllare la sfera per tutto il resto dei minuti di gioco, e guadagnandosi assolutamente i tre punti.

CONCLUSIONI

Con la vittoria del Chelsea, non ci si poteva permettere di perdere altri punti. E così è stato. Il West Ham ha disputato una gara provando ad annullare il gioco dei Gunners, chiudendosi, perdendo tempo ad ogni occasione, e soprattutto non lesinando tackle e botte vere e proprie (coadiuvati senza dubbio dall’inettitudine di Jones, incapace di ammonire).

Se questo è lo spirito con cui Grant affronta le gare in Premier, beh, allora non ci si meravigli dell’ultimo posto in campionato. Bene invece l’Arsenal, che pur soffrendo l’atteggiamento avversario e non producendo una prestazione ai massimi livelli, ha avuto il merito di non smettere mai di crederci, fino alla fine, dimostrando cuore, voglia e maturità. Tutte doti di una grande squadra, che hanno permesso ai Gunners di chiudere Ottobre con un bilancio estremamente positivo (soltanto una sconfitta, contro il Chelsea, fuori casa), e non soltanto in Campionato.

Considerando Carling Cup e Champions League, si tratta del quinto successo consecutivo, di cui gli ultimi tre con tanto di clean sheet. Questa è la giusta direzione su cui procedere per trasformare in trionfo vero tutti questi anni di duro lavoro.

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10 Comments


  1. edward

    ottimo articolo e avanti così..la prossima giornata dovremo ruscire a recuperare punti sul chelsea se i reds fanno il miracolo!


  2. CaptainCesc

    mai visto una squadra così spigolosa come il west ham ieri.. non è mai facile, soprattutto per una squadra come la nostra, trovare una formazione che gioca 95 minuti nella propria metà campo…e nonostante tutto l’abbiamo spuntata…


  3. theMethod

    Grazie Edward! Si, questo è l’atteggiamento giusto! Come diceva anche Massimo, quando troviamo avversari bravi a chiudersi nella propria area di rigore, è difficilissimo per noi trovare delle soluzioni vincenti! Ho davvero temuto che non saremmo andati oltre il pareggio. Invece stavolta l’Arsenal ha dimostrato di aver imparato qualcosa dalle stagioni precedenti! Speriamo di continuare così per l’intera stagione, e allora forse potremmo anche ambire ad un titolo! La parola chiave è CONTINUITA’…


  4. kingmettius

    complimenti per l’articolo, efficace come sempre ma per migliorarlo ulteriormente non si potrebbe fare anche una pagella ai giocatori per ogni partita??
    Peggiore in campo, come sempre, Denilson..


  5. theMethod

    Ringrazio anche te, kingmettius! Per le pagelle vedremo di far qualcosa a partire dal prossimo match report! Ogni suggerimento è ben accetto!


  6. CaptainCesc

    ciao kingmettius per le pagelle ci stiamo lavorando.. ;)


  7. MOLINARO 10

    Se cominciamo a vincere giocando malino, siamo a cavallo ! ;) L’ unica macchia che posso dire sulle prestrazioni della squadra è il fatto che davanti Chamack, anche se ottiene molti rigori ed espulsioni a nostro vantaggio, lo vedo poco come bomber. Io lo proverei come sfonda quando ritorna R.V.P e lì si che saranno dolori ! :) C’MON GUNNERS TILL DIE |


  8. CaptainCesc

    Chamakh lo trovo fondamentale per il gioco dell’Arsenal. E’ un giocatore poco vistoso ma estremamente importante. Riesce a dare profondità alla squadra favorendo il palleggio dei centrocampisti. Magari non sarà un bomber da 22 goal a stagione ma a me piace un sacco. Robin è un giocatore diverso, sicuramente più tecnico di Chamakh, ma forse meno efficace per la nostra compagine. Gioca tra le due linee avversarie sfruttando le sue doti per creare spazi..ma quando trovi squadre come quelle di ieri anche con un V.Persie in + trovare la via del goal risulta davvero complicato..Opinioni


  9. Andrea

    Concordo perfettamente con l’ultimo post;Chamakh(e in misura diversa Bentdner)servono come il pane al gioco dell’Arsenal,garantendo sponde,creando spazi,sfruttando i palloni aerei(risorsa ancora troppo poco utilizzata,perchè arrivano pochi cross).V.Persie,dal mio punto di vista,comincia a “azzeccarci” poco con la squadra; Wenger stravede per lui, ma da prima punta(e il mondiale lo dimostra)è sostanzialmente fuori luogo,oltre ad essere costantemente infortunato(quale squadra può puntare su un centroavanti fuori uso per 3-4 mesi ogni stagione??).Io lo vedrei bene,magari non sempre, “riciclato”come esterno al posto di Arshavin(la cui discontinuità comincia a essere eccessiva),ruolo tra l’altro nel quale è nato.
    Detto questo,meglio avere anche l’olandese che non averlo.Quel che conta adesso è tornare dall’Ucraina senza infortuni e con un risultato positivo.Ma contano molto di più le prossime 3 gare di campionato pre derby con il Totthenam.Newcastle,Wolwes e Everton sono gare toste e tutte ravvicinate.
    Se ne usciremo bene(7 punti o più),considerando che Novembre è tradizionalmente il nostro mese “nero”,allora le prospettive diventerebbero interessanti.
    Come on gunners!
    p.s. Song è un fenomeno assoluto..


  10. theMethod

    Quoto Massimo e Andrea. Per il nostro tipo di gioco (nonchè per le nostre tasche) direi che non potevamo trovare un centravanti più utile di Chamakh. La sua capacità di creare profondità e di far salire la squadra, compensano la sua non proprio entusiasmante vena realizzativa. Un vero peccato non averlo preso già a Gennaio dell’anno scorso (quando eravamo costretti a giocare con Arshavin prima punta). E non lo stiamo ancora seriamente sfruttando per la sua dote migliore, ovvero il colpo di testa…



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