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Premier League

4 ottobre 2010
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“Déjà vu” Arsenal! Battuto ancora una volta dal Chelsea

Ho la vaga sensazione che, se fossi andato in archivio a ricercare qualche vecchio report di Chelsea – Arsenal, non avrei avuto problemi ad arrangiare un articolo con qualche rapido “copia/incolla”. In realtà qualcosina di diverso rispetto al passato c’è. Perchè ieri, a Stamford Bridge, non abbiamo assistito all’ennesima prova di forza, dove la squadra di Wengèr veniva annientata e schiacciata nella propria metà campo. Bensì lo scenario è mutato, in favore di una squadra (l’Arsenal) capace di far il proprio gioco, forse interpretando meglio la gara dal mero punto di vista tecnico-tattico, ma incapace di superare i propri limiti (offensivi e difensivi), finendo così vittima di un avversario (il Chelsea) più solido e concreto. Ma queste, si sa, sono chiacchiere di contorno.

Così come ormai chiacchiere sono i discorsi sugli infortuni, le indisponibilità, l’inesperienza. Solo scuse che, ormai, hanno decisamente stancato. Ben altri, e più sostanziosi, sono i fatti. Il Chelsea batte l’Arsenal per due a zero, e negli almanacchi non si scriverà quale delle due squadra abbia giocato meglio. I Gunners collezionano la seconda sconfitta consecutiva in Premier League, in virtù della quale scivolano al quarto posto, a 11 punti (in 7 partite). Ottobre è appena iniziato, ed eccoci ad inseguire la capolista, a +7 rispetto ai ragazzi di Wengèr. Non certo un ruolino di marcia consono ad una pretendente al titolo, checchè ne dica l’alsaziano.

Che ieri, forse, avrà come tutti capito la differenza tra il giocare con Chamakh da una parte, e Drogba dall’altra. Il primo è un bravo attaccante, che però su 4 palle goal non è riuscito nemmeno una volta a segnare. Straordinaria l’occasione in apertura, quando il suo colpo di testa in tuffo in anticipo su Alex, viene sporcato da quest’ultimo in spaccata. L’altro è invece un campione vero, a cui basta una sola palla, peraltro persa ingenuamente a centrocampo e poi giostrata da Ramires per Cole che dalla sinistra serve l’assist, per metterla dentro, e realizzare il goal del vantaggio. Sembra non da poco come differenza, ma in questo gioco, dove si vince segnando almeno un punto in più dell’avversario, è davvero tanta roba.

Ad aggiungere qualche rimpianto ai Gunners ci si mette perfino Koscielny, che divora l’impossibile sul corner successivo all’azione del tuffo di testa di Chamakh: il cross dalla bandierina viene infatti spizzato da Squillaci che prende in controtempo la difesa dei Blues, e finisce sul secondo palo per il liberissimo difensore franco-polacco che, da 10 cm, fallisce con la nuca il più semplice dei tap in. Meno di due minuti sul cronometro, e già una doppia chance di tramortire gli uomini di Ancelotti. Questi ultimi, orfani del solo Lampard, preferiscono una tattica attendeista, basata sulle letali ripartenze di Drogba, Anelka e Malouda. Laddove il Chelsea fatichi a creare, ci pensa la retroguardia dell’Arsenal a mettersi in pericolo tutta da sola, come quando intorno al 7′, Squillaci perde un pallone in maniera imbarazzante, permettendo a Malouda di involarsi e di calciare da buona posizione, senza però trovare il bersaglio.

Arshavin è senz’altro tra i più attivi dei suoi: Ivanovic fa non poca fatica a limitare le incursioni del russo sulla corsia di sinistra. L’ex attaccante dello Zenit San Pietroburgo non è fortunatissimo quando a meno di 10′ di gioco, conclude la sua serpentina con un gran destro a rientrare verso l’incrocio, trovando la straordinaria opposizione di Petr Cech che spicca il volo e devia a lato. Qualche minuto più tardi, uno smarcatissimo Essien fallisce da pochi passi una importante chance di testa, mentre poco dopo la mezz’ora è Nasri a mettersi in evidenza in percussione centrale, eludendo la difesa avversaria con una velenosa finta di destro, per poi concludere con il sinistro sul secondo palo, mancando la porta non di molto.

Con l’Arsenal proteso in avanti, il Chelsea si può distendere in contropiede e sfruttare l’atletismo dei propri attaccanti. Clichy viene spazzato via dalla forza dell’incontenibile Drogba, che si allarga sulla destra e prova il potente diagonale di destro: Fabianski è attento nella circostanza ed è bravo a non farsi sorprendere. Tante occasioni, tanto possesso palla ma, alla fine della giornata, poca concretezza. E non c’è da sorprendersi se poi, dopo tanta imperizia nel capitalizzare le occasioni create, si viene puniti. Manco a dirlo il mattatore è Drogba, che non fa complimenti sul traversone basso di Cole, anticipando Squillaci e infilando Fabianski con rapidità fulminea, a 5′ dal termine del primo tempo. Tredici goal in tredici occasioni contro i Gunners. Un leader, un fattore, un campione. Contro cui, dai tempi di Henry, non abbiamo nulla da opporre.

Nella ripresa Wengèr prova ad aumentare l’intensità della manovra offensiva, pur consapevole di esporsi, così, al contropiede ancelottiano. Gli ospiti iniziano fin da subito a detenere il pallino del gioco, portandosi in avanti e mantenendo per larghi tratti il dominio del possesso palla. Una tattica che, specie su un campo difficile come il Bridge, fa onore e non è da tutti ma che, allo stesso tempo, se non produce resta fine a sè stessa. Il primo quarto d’ora del secondo tempo vede i Gunners in totale arrembaggio contro l’area di rigore avversaria. Al 56′ si raggiunge forse il picco, quando Chamakh finalmente si libera in elevazione dalla marcatura di Terry ed Alex, ma non riesce a indirizzare in porta da pochi passi, fallendo il colpo di testa che si perde a lato, fra lo stupore e il sollievo dei tifosi di casa.

Poco dopo Diaby si fa deviare un tiro da distanza favorevole, trovando solo il corner. A seguire, Arshavin sguscia in accelerazione sul canale di sinistra per poi effettuare il traversone basso verso il centro: Wilshere manca l’impatto con la sfera che però giunge sui piedi di Chamakh; l’attaccante marocchino, anzichè calciare di prima intenzione, prova a dribblare Ramires che però è perfetto, nel timing, a portar via la palla all’avversario con untackle chirurgico. Altrettanto bravo, nonchè fortunato, è Koscielny che con egual precisione sradica la palla dai piedi di Drogba, lanciato in contropiede pericolosissimo. Squillaci è per la seconda volta sciagurato nel fallire un retropassaggio, favorendo Anelka che però non riesce a battere Fabianski (molto bravo in uscita bassa) nell’uno contro uno. Wengèr manda dentro Rosicky per Diaby, ancora una volta molle e poco incisivo, che per giunta rimedia l’ennesimo infortunio alla caviglia. Il ceco prova a destreggiarsi come suo solito dietro le punte, cercando il tiro dalla media distanza, senza però infastidire più di tanto Cech. Tante occasioni, zero goal fatti.

E il Chelsea si limita a controllare. Entrano anche Vela e JET per Arshavin e Wilshere. Ma non che la situazione cambi. Gli schemi saltano, e la linea difensiva alla fine è come fosse inesistente. Koscielny è costretto al fallo su Anelka scappato in surplus sul filo del fuorigioco. Punizione e ammonizione sono inevitabili. Drogba spesso ha punito i Gunners da quella posizione, ma stavolta l’ivoriano passa il testimone al brasiliano Alex. Dai 25 metri il siluro del brasiliano perfora come una lama nel burro la barriera, trafiggendo persino l’incolpevole Fabianski e fissando il risultato sul due a zero. Finisce così, nonostante un Wengèr (beato lui) soddisfatto e sempre più inamovibile sulle sue decisioni. Notevole la sua dichiarazione a fine partita:”Abbiamo dimostrato che si può perdere anche giocando bene…”

In fondo quello lo sapevamo già. Ora ci resta da capire quando l’alsaziano ci dimostrerà di poter vincere con il suo sempre più utopico progetto.

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