L’Arsenal festeggia il suo esordio all’Emirates Stadium, con annesso ritorno del celeberrimo orologio della Clock End, come meglio davvero non si poteva. Un risultato squillante, dal profumo di goleada (6 a 0), intriso di note piacevolmente familiari (il ritorno a grandi livelli di Rosicky, il rientro di Fabregàs) e da sfumature sorprendentemente dolci (tripletta di Walcott); insomma, un mix quasi perfetto. Una vittoria, la prima in campionato, che restituisce pienamente il sorriso dopo il punticino fortunosamente strappato ad Anfield.
L’avversario di turno è una neopromossa, il Blackpool, che si è presentata in Premier League non proprio in punta di piedi, essendo capace di rifilare quattro reti al DW Stadium, ai danni del Wigan di Martinez.
Ian Holloway, manager artefice della promozione ai playoffs (ai danni del Cardiff City), non si è risparmiato in quanto a complimenti nei confronti della sua controparte alsaziana. Complimenti che, da parte di Wengèr, sono stati gentilmente e diplomaticamente ricambiati. Di certo Holloway, per quanto rispettoso, non è venuto all’Emirates per “parcheggiare il bus davanti alla sua porta”, ma nemmeno poteva aspettarsi un Arsenal così straripante, viste le ormai sempiterne defezioni.
La squadra di Wengèr, infatti, è costretta in settimana a perdere Nasri (tra i migliori durante la pre-season) per un mese, se non più, a causa di una lesione al crociato, e il giovane Frimpong (rottura del crociato) per un periodo che va dai sei ai nove mesi. I due vanno ad aggiungersi ad una lista di indisponibili che vede, tra gli altri, giocatori come Ramsey, Denilson e Bendtner.
Con Koscielny squalificato, e la difesa ridotta all’osso (quattro partenze non rimpinguate), Wengèr deve affidarsi al rientrante Song per completare il pacchetto difensivo, al fianco di Vermaelen. Almunia è saldamente tra i pali (con tanto di fascia di capitano), con la difesa a quattro che vede, oltre ai centrali precedentemente citati, Sagna e Clichy sulle fasce laterali. Wilshere, Diaby e Rosicky compongono il trittico di centrocampo, mentre il tridente offensivo è affidato a Walcott, Chamakh e Arshavin. Ebouè e Van Persie, che erano scesi in campo ad Anfield, si sistemano in panchina, così come Fabregàs, che invece è al suo esordio stagionale.
Holloway schiera il suo Blackpool con un 4-3-1-2: Gilks in porta vede schierata davanti a sè la linea a quattro composta da Crainey, Evatt, Cathcart e Baptiste; in mediana si schierano Sylvestre, Vaughan e Adam; Grandin è il trequartista che si posiziona dietro le due punte, per l’occasione Taylor-Fletcher e Harewood.
Dirige la sfida il signor Mike Jones (voto 6).
La fase di studio delle due squadre dura ben poco. La differenza di valori tecnici tra le due compagini è innegabilmente alta, e non tarda a venir fuori. Nonostante un primo squillo di Vaughan che scalda i guantoni di Almunia, al 12′ il destino della gara viene già inesorabilmente segnato. L’azione è vertiginosa, quanto esteticamente pregevole: Arshavin raccoglie il taglio di Chamakh dalla sinistra, e verticalizza per Rosicky, con cui perfeziona un rapido uno-due; lo Zar (nettamente in ripresa rispetto alla scarna prestazione di Anfield) capitalizza il servizio di Rosicky pescando un perfetto assist per Walcott, inseritosi sulla corsia destra; Theo è perfetto nel tempismo e di piatto destro rasoterra batte Gilks, mettendo la palla sul palo lontano.
Uno a zero. La rete conferisce alla giovane ala inglese una massiccia dose di fiducia, rendendolo sicuramente tra i più brillanti ed efficaci dei suoi. Al 24′ ancora Walcott in evidenza, con una poderosa serpentina a convergere verso il centro, palla al piede e in progressione. Il numero 14 conclude l’azione personale con un preciso assist a favore di Chamakh, che controlla benissimo, eludendo la pressione avversaria, ma calciando troppo centralmente sul portiere che sventa la minaccia.
Minaccia che non viene scampata, però, alla mezz’ora, quando uno splendido Rosicky imbecca nuovamente Chamakh con un filtrante in verticale che affetta la difesa dei Seasiders; Evatt è costretto al tackle da dietro ai danni del centravanti marocchino, tuttavia senza riuscire a prendere la palla. Il fallo è netto, e benchè fosse iniziato per pochi centimetri fuori area, esso si concretizza in area, negando ai padroni di casa una chiara occasione da rete. Il regolamento parla chiaro, e Jones lo applica alla perfezione: penalty ed espulsione per Evatt. Arshavin dal dischetto trova il giusto mix di precisione e potenza, battendo Gilks e regalando il 2 a 0 al pubblico dell’Emirates. Sempre più difficile per gli ospiti pensar di venir fuori da una partita ormai più che compromessa. Holloway manda dentro Keinan, prelevato dal Maccabi Haifa, per rinforzare la linea difensiva.
Ma il cambio non da gli effetti sperati, ed è lo stesso Keinan ad esser oggetto di beffe da parte di Walcott che, spalle alla porta e marcato dallo stesso, riesce a girarsi, servito da Wilshere, per poi trafiggere per la terza volta Gilks quando siamo al 39′. L’intervallo non sembra restituire vigore ai ragazzi di Holloway. Dal canto suo, l’Arsenal continua a sfruttare il momentum, senza cadere nel solito errore di rilassarsi troppo e di concedere spazio e iniziativa agli avversari. E, soprattutto, senza mollare il piede dall’acceleratore. Quattro minuti dalla ripresa, e l’Arsenal arrotonda il risultato: Sagna si produce in una paurosa sgroppata sulla fascia destra, saltando in anticipo l’avversario, e andando al cross dal fondo; il traversone è preciso e teso, così come preciso è l’inserimento di Diaby, che con un piatto destro al volo non sbaglia, trasformando il prezioso assist nel goal del 4 a 0.
Poco prima dell’ora di gioco, lo spettacolo offerto dai Gunners si intensifica, per la gioia dei tifosi presenti all’Emirates e non solo. Poco prima dell’ora di gioco, si rivedono Van Persie e Fabregàs, al posto di Diaby e Arshavin. Sostanzialmente la musica non cambia, ma il risultato si: Walcott viene innescato dal suggerimento di Diaby, e si libera in slalom dalla destra, penetrando in area di rigore e battendo con il piatto sinistro il povero Gilks, confezionando la sua prima personale tripletta con la maglia dell’Arsenal. E’ calcio spettacolo ormai. Chamakh si permette il lusso di sprecare un letale traversone di Arshavin dalla sinistra, mandando alto sopra la traversa il suo tap-in in spaccata. Spazio anche a Vela, che va a rilevare l’eroe di giornata, Theo Walcott.
Da lì in poi pura accademia, con l’avversario totalmente in balia del possesso palla dei padroni di casa, sempre più in controllo. Al minuto 82, Chamakh riesce, dopo tanta insistenza, ad entrare nel tabellino dei marcatori, svettando più in alto di tutti su un corner di Van Persie e mettendo, concretamente, l’ombrellino nel long drink (come direbbe Roggero), in una partita dominata praticamente dall’inizio alla fine. Il punteggio si fissa sul 6 a 0, un risultato non certo probatorio data la natura dell’avversario, ma che sicuramente pone la squadra sui binari giusti per il prosieguo della stagione.




ragazi complimenti per la vittoria,ma non montiamoci la testa.1 era il blackpool..2 abbiamo bisogno di acquisti in difesa,infatti se voi notate nei primi 10 minuti abbiamo sofferto,in quanto era un continuo ballare
MI SONO VERAMENTE DIVERTITO GRANDISSIMO TRIO WALCOTT