Il Quarto di Finale più bello ed avvincente dell’edizione 2010 della Uefa Champions League non tradisce le sue attese. I campioni d’Europa in carica dimostrano in campo tutta la loro incredibile forza e, dopo aver dominato il primo tempo, legittimano la loro superiorità con un doppio vantaggio, siglato nei primi minuti della ripresa. Un doppio colpo durissimo e pesantissimo, in grado di mettere in ginocchio qualunque squadra. Ma non l’Arsenal di questa sera.
Le premesse per una gara quantomeno affascinante non sono mai mancate. Il ritorno di Henry, il passato di Fabregàs, il confronto tra due squadre che adottano, seppur diversamente, la stessa filosofia calcistica. Il Barcellona è la squadra favorita per la vittoria finale, oltre che per il passaggio del turno, il che è ineccepibile considerando l’eccellente lavoro svolto da Guardiola (6 trofei al primo anno di allenatore sulla panchina del Camp Nou). Senza contare la potenza economica della società blaugrana che in parte investe sui giovani della propria “cantera” ma non disdegnando notevolissimi investimenti annuali per rafforzare una rosa sempre più stellare (vedi Ibrahimovic pagato 50 milioni più il cartellino di Eto’o').
I catalani devono fare a meno di Iniesta, infortunatosi dopo l’ultimo incontro di Liga (oltre all’indisponibile Abidal), mentre per il resto possono contare sulla propria formazione tipo: Valdes in porta, con la difesa a 4 composta da Dani Alves, Puyol, Piquè e Maxwell; Keita è il perno di centrocampo davanti alla difesa, a sostegno di Busquets e Xavi; trio offensivo formato da Pedro Rodriguez, Messi ed Ibrahimovic. Solo panchina per Thierry Henry.
L’Arsenal ha una lista degli indisponibili alquanto lunga, e Wengèr preferisce rischiare qualcosa pur di mettere in campo una formazione all’altezza della situazione. Fabregàs (dopo la botta rimediata al St.Andrews) è al 40%, mentre Gallas è alle prese con un infortunio al polpaccio di cui non si capisce bene l’entità. Entrambi figurano nell’undici titolare schierato dall’alsaziano. Vermaelen si schiera al fianco del francese, formando la coppia centrale difensiva, con i titolari Clichy e Sagna a far da esterni, in protezione di Almunia. Il capitano stringe i denti e si posiziona in cabina di regia con Diaby e con Song più arretrato in funzione di pivot. Arshavin e Nasri si schierano larghi, con Bendtner in posizione di punta centrale del tridente. Direzione a mio avviso equa da parte dell’arbitro Busacca (voto 6).
Si parte. L’Arsenal, come è spesso accaduto nei confronti importanti, cede all’emozione. La grandezza dell’avversario è notevole, e la squadra di Wengèr, anzichè riuscire a trovare le giuste motivazioni, non riesce a trovare l’impatto giusto con la gara. Fin dai primi minuti subentra la paura. I giovani Gunners sono come ragazzini che, dopo aver ricevuto la loro prima Moutain Bike, non riescono ad andarci, incapaci, per l’emozione, di mantenere l’equilibrio.
Il Barcellona non ha di questi problemi, da buona squadra esperta qual’è. Anzi, di confidenza con il campo ne prende anche troppa. In meno di un minuto è già corner per la squadra di Guardiola. Avevano promesso un atteggiamento offensivo e così sarà. Xavi batte alla perfezione il corner su cui arriva, completamente smarcato, Busquets, calciando di prima intenzione sottomisura. Straordinario il riflesso di Almunia, che nega il goal agli ospiti con un grandioso intervento.
Il Barca non si ferma qui. Intorno al quinto minuto si fa vedere Messi che, quasi danzando palla al piede, riesce a penetrare in area per poi farsi ipnotizzare dall’intervento in tuffo di un ispiratissimo Almunia. Ma l’Arsenal è ancora in bambola e non riesce nemmeno a giocare il pallone. Gli ospiti continuano a martellare i padroni di casa con la loro proverbiale tecnica. Dani Alves sfila via sull’out di destra trovando uno smarcatissimo Ibrahimovic con un traversone basso. Lo svedese controlla bene ma da distanza ravvicinata calcia malissimo, mandando la palla in orbita e sprecando la più nitida delle occasioni. L’Arsenal continua a non trovare la forza di scuotersi di dosso tutto questo continuo subire e il Barcellona ne approfitta sapientemente, con continue folate offensive e pericolosissime conclusioni.
Poco dopo il quarto d’ora è ancora Almunia a salvare la situazione su Messi, su Ibra e ancora su Busquets. Il portiere spagnolo si supera in ciascuna delle occasioni, chiudendo in maniera straordinaria la porta agli avversari. I Gunners concedono troppo, non solo in fase offensiva (dove non riescono a fare il proprio gioco o a imbastire la propria manovra in verticale), ma soprattutto difensivamente; Maxwell ha talmente tanto spazio, da giungere quasi indisturbato in zona tiro, per poi tentare la conclusione, ribattuta. Almunia esce con poca convinzione, ma è Song a limitare i danni, respingendo di testa. Dopo venti minuti si fanno vedere i nostri, con Arshavin che dalla sinistra trova un cross su cui la difesa del Barca è fuori tempo; nessuno però ha la possibilità di riceverlo e di sfruttarne l’occasione.
Minuti dopo la presenza dei Gunners diventa più consistente con l’azione personale di Nasri che dal vertice sinistro dell’area di rigore si inventa un destro a giro che non trova la porta per pochi centimetri, a Valdes nettamente battuto. Poco prima della mezz’ora arriva una brutta tegola per i nostri. Arshavin non ce la fa (le condizioni del russo erano evidentemente poco brillanti) e deve lasciare il posto ad Ebouè. La partita si mette su binari molto più tranquilli e, nonostante l’Arsenal non abbia ancora trovato la sua consueta fluidità, per lo meno Almunia dovrà occuparsi di ordinaria amministrazione. Purtroppo il peggio deve ancora venire. Verso il 38′, il traversone di Nasri coglie impreparati i centrali del Barcellona e mette Bendtner in condizione di battere Valdes, ma il danese non si accorge di essere in offside e l’occasione sfuma.
Fabregàs, diffidato, viene ammonito al suo primissimo intervento su Busquets (alquanto eccessivo come provvedimento, ma questo è il metro adottato in Europa) e salterà la sfida al Camp Nou. Come se non bastasse, sul finire del primo tempo Gallas getta la spugna (Wengèr aveva rischiato moltissimo) e deve lasciare il campo, per una ricaduta al solito polpaccio. Si va alla ripresa non con i migliori auspici. L’Arsenal perde due titolari fondamentali e concede ancor più fiducia agli uomini di Guardiola. Song scala al centro della difesa, mentre Denilson subentrando a Gallas, si posiziona a centrocampo. Passano 25 secondi e il Barcellona trova il meritato vantaggio. Lancio lungo di Puyol, Song non riesce a tenere Ibra che, sfruttando una indecisa uscita di Almunia, esegue un magistrale lob con cui realizza il goal dell’uno a zero. Il goal del vantaggio pesa come un macigno, ma l’Arsenal torna in campo con un piglio diverso, e nonostante gli ulteriori infortuni, le ammonizioni pesanti e il goal subito, reagisce come non ha mai saputo fare nel primo tempo.
Clichy percorre tutta la fascia sinistra e riesce a combinare con Nasri, lasciando di sasso i mediani del Barcellona, e trova il gran cross dal fondo, verso il centro dell’area. Bendtner supera con uno stacco imperioso entrambi i centrali avversari, ma colpisce troppo centralmente e Valdes con un ottimo riflesso salva la sua porta dal possibile pareggio. Il Barcellona risponde con un traversone di Alves che Xavi non riesce a convertire, di testa, mandando di poco a lato. La partita si mantiene su equilibri sostanziali, con l’Arsenal che prova a ripartire e il Barca che invece non molla il dominio del possesso palla. Poco prima dell’ora di gioco una grossa ingenuità dei nostri concede agli ospiti il secondo goal.
Ancora un lancio lungo a scavalcare la difesa, con Song che sbaglia il fuorigioco e Ibra in posizione regolare a raccogliere il passaggio. Lo svedese arriva palla al piede a tu per tu contro Almunia, e lo batte calciando forte, sotto la traversa, nel quasi silenzio dell’Emirates Stadium. Lo sconforto pervade i giovani di Wengèr ma non del tutto. Il Barcellona gioca ora sul velluto, e inizia la sua fase di controllo della gara fatta di passaggi leziosi e di snervante “melina”. Wengèr decide di effettuare l’ultimo cambio, mandando dentro Theo Walcott al posto di Sagna. Ebouè scala terzino basso, e il giovane esterno inglese si stanzia sull’ala destra del tridente. Come si vedono le capacità tattiche di un allenatore.
La presenza di Walcott si fa sentire fin da subito. L’Arsenal cambia ancora fisionomia e dopo aver controllato il Barcellona (seppur concedendo due reti ingenue), prende in mano le redini del gioco. Walcott è troppo veloce per la difesa ospite. L’ala inglese prova i primi affondi sulla destra, e si dimostra atleticamente incontenibile. Puyol e Maxwell faticano a limitarne la spinta ed è questa la chiave tattica che porta al successivo goal dell’uno a due. Perfetta la combinazione tra Bendtner e Nasri, che si conclude con il suggerimento filtrante per Walcott.
Il numero 14 incenerisce Maxwell in velocità e di piatto destro beffa Valdes. L’Emirates si riaccende in un boato impressionante. Messi prova a ripristinare il doppio vantaggio con una fuga in contropiede ma la marcatura di Song e il perfetto timing nell’uscita di Almunia negano l’opportunità del fuoriclasse argentino. Il numero 10 del Barca è stato letteralmente impalpabile in tutta la ripresa. Guardiola pensa a cautelarsi mandando dentro Henry per Ibra. Inutile sottolinearne l’accoglienza dei Gooners sugli spalti. L’Arsenal continua comunque la sua spinta offensiva, riuscendo a non far giocare il Barcellona (cosa vista raramente) e anzi costringendone gli uomini a spazzar via il campo.
Fabregàs prova la combinazione centrale con Nasri al limite dell’area, ma Puyol ostruisce la manovra e Busacca fischia la punizione. Fabregàs batte ma senza trovare lo specchio della porta. A 5 minuti dal termine, i Gunners trovano un’altra fantastica azione con cui imbrigliano la difesa ospite. Il pallonetto filtrante scavalca Piquè e Bendtner riesce a controllare la sfera in posizione regolare. Con grande intelligenza il danese, anzichè calciare, serve di petto la palla al ben piazzato Fabregàs che viene però steso da un intervento irruento e abbastanza scomposto di Puyol, che non mira proprio alla palla, coperta in realtà dal corpo del nostro capitano. Per Busacca non ci sono dubbi, calcio di rigore ed espulsione per Puyol. Salterà anch’egli il ritorno, come Piquè precedentemente ammonito (e diffidato).
Fabregàs stavolta non sbaglia e regala il pareggio in rimonta, nel tripudio dell’Emirates, che difficilmente dimenticherà questa storica partita. Finisce così, tra le proteste dei catalani che, forse, farebbero meglio a ricordare di quanto l’arbitraggio li abbia favoriti lo scorso anno, durante le semifinali con il Chelsea.
Il ritorno sarà tutto da giocare, e ovviamente partiremo ancor più in salita. Ma per ora non ci voglio pensare. Voglio solo pensare a questa incredibile partita e a questa incredibile rimonta. Grazie ragazzi!




mi hai fatto venire i brividi angelo…grande racconto..
D’accordo con Angelo:GRAZIE RAGAZZI!!ho letto willy e andrey fuori 3 sett per un problema al polpaccio mentre cesc almeno un mese e mezzo.Adesso pensiamo a vincere sabato e speriamo in un pareggio tra chelsea e man.FORZA ARSENAL!!!!!