Si ferma al quarto turno l’avventura dell’Arsenal in F.A. Cup. La squadra di Wengèr, dopo aver già salutato la Carling Cup, dice addio al secondo “possibile” trofeo della stagione. E lo fa, pensiero personale, in maniera alquanto deludente. Del resto non è che la cosa sorprenda più di tanto. L’alsaziano, vista l’oggettiva pressione degli imminenti impegni di stagione, è costretto a schierare in campo una formazione composta da Fabregàs e Denilson + ben nove riserve (tra cui si annoverano elementi al rientro dall’infermeria, nonchè qualche ragazzino proveniente dall’Academy).
Da un mix così poco bilanciato, non ci si poteva aspettare di più. Soprattutto contando che lo Stoke è sceso in campo con il miglior 11 possibile. Davanti a Sorensen, si schiera la linea difensiva a quattro, composta Higginbotham, Huth, Shawcross e Collins; Whitehead e Delap si posizionano in mezzo a centrocampo, con Whelan più decentrato e Etherington a fare da ala sinistra, in supporto del tandem formato da Fuller e Sidibe. La formazione dell’Arsenal è invece composta da Fabianski in porta, Coquelin, Silvestre, Campbell (al suo esordio da “figliol prodigo”) e Armand Traorè; Eastmond si affianca a Denilson e Fabregàs, per cercare di formare il trittico di centrocampo del solito modulo, con il trio d’attacco affidato a Emmanuel-Thomas, Walcott e Vela. Pulita e senza incertezze la prova del direttore di gara Atkinson (voto 6,5).
Se possibile, la partenza è persino peggiore dello spettacolo offerto nei restanti 89′ minuti di gioco. Sono infatti passati poco più di sessanta secondi, e lo Stoke colpisce con il suo schema preferito. Delap va a battere la rimessa laterale con tanta vigorìa da trasformarla in un cross velenoso dalla destra. Fabianski riesce a far rimpiangere il peggior Almunia (non senza la collaborazione della pessima difesa dei Gunners) e Ricardo Fuller ne approfitta, segnando di testa di rapina, e anticipando clamorosamente il portiere polacco nell’uscita. Uno di quei goal che si vedono nelle partite tra scuole calcio.
La reazione dei giovani di Wengèr è pressochè impalpabile. I minuti che si susseguono alla rete di vantaggio dei padroni di casa, sono quasi privi di senso. E’ chiaro che tra le due compagini in campo vi sia un abisso in termini di esperienza, ma se a questo ci aggiungete anche la differenza in termini fisici, risulta chiaro quale possa essere l’esito di una partita del genere. Muscolarmente non c’è paragone, e in ogni contrasto o tentativo di ripartenza, i giovani di Wengèr vengono surclassati, “outplayed”, come direbbero i nostri amici britannici.
Si può tranquillamente giustificare la scarsa incisività di un esordiente Jay Emmanuel-Thomas (che pur sta facendo bene nel suo campionato di categoria); il boccone amaro da ingurgitare resta l’atteggiamento di Theo Walcott, a volte frustrante persino in fase di controllo palla. Lo spettacolo è completamente assente al Britannia Stadium. Pulis del resto non bada alla forma, quanto al risultato. I suoi piani vengono rovinati sul finale di primo tempo, quando Fabregàs si incarica di battere un calcio di punizione dalla trequarti sinistra e, anzichè calciare direttamente in porta, decide di servire centralmente l’accorrente Denilson.
Il brasiliano calcia mantenendo bassa la sfera, e la sua traiettoria viene, quasi in maniera impercettibile, deviata dall’intervento in scivolata di Whitehead, che vanifica l’intervento di Sorensen e regala il pareggio ai Gunners. Cesc Fabregàs prova, per quanto può, a mettersi in evidenza nonostante predichi nel deserto. Il catalano lascia partire un superbo destro dai 25 metri, su cui il portiere danese ci arriva con la punta delle dita, alzando sopra la traversa. Fabregàs è un campione assoluto, ma non può sempre risolvere le gare da solo.
E così passiamo alla ripresa. Vela non riesce in nessuna occasione ad essere sgusciante, finendo sempre per farsi neutralizzare dalla difesa dei Potters. Walcott è praticamente inesistente (il suo improponibile stato di forma comincia seriamente a preoccuparmi) e non sono certo gli Eastmond o gli Emmanuel-Thomas a poter fare la differenza. Quando mancano venti minuti dalla fine, Wengèr prova a dare una sferzata alla squadra, inserendo Arshavin, Eduardo e Ramsey, al posto di Coquelin, Emmanuel-Thomas e Walcott (non pervenuto). Il giovane gallese è sicuramente il più pimpante fra i tre, ma il triplice cambio non sortisce gli effetti sperati.
Passano 10 minuti di gioco, e la squadra di casa torna nuovamente in vantaggio. Sidibe va via sulla destra, inseguito in maniera vana da Denilson, che non ha assolutamente il passo per stargli dietro. L’attaccante dello Stoke City, libero dalla pressione difensiva, trova il modo di centrare il traversone e di trovare la testa di Fuller in mezzo. L’attaccante giamaicano si fa beffe di Sol Campbell (non privo di colpe nella marcatura) e trafigge ancora di testa il povero Fabianski. Una difesa da brivido.
Che concede addirittura il tris, in maniera a dir poco imbarazzante. Eastmond, scalato a fare il terzino destro, perde palla in favore di Etherington che ne elude la pressione e trova il fondo, scaricando verso il centro un traversone basso. La diagonale difensiva non è un fondamentale presente nel bagaglio tecnico di Armand Traorè (ancora non capisco come faccia a giocare a certi livelli questo ragazzo), e Whitehead ne approfitta, trasformando il suo tap-in, nel tripudio del Britannia Stadium. E finisce così. Sarà interessante vedere la reazione dei nostri già mercoledì, in campionato, contro l’Aston Villa. L’eliminazione ci permetterà di pensare meglio ai due obbiettivi rimasti. Speriamo bene.




speriamo…
Fortuna che oggi il Camerun è stato eliminato dall’Egitto… Finalmente recuperiamo Song…
Si è vero..Song è oro colato in questo momento..domenica riuscirò a vederlo!!
Brutta, brutta sconfitta. Non solo per il modo in cui è arrivata, ma soprattutto perchè la FA CUP era a mio parere l’obiettivo più facilmente raggiungibile (non dico fosse facile, per carità, ma rispetto al campionato e alla Champions per i quali, parere personale, non siamo attrezzati per vincere)della stagione, e che obiettivo…solo giocare la finale mette i brividi. Vorrei pensare al campionato, e bisogna farlo, ma la delusione, vi assicuro, è veramente grande…la FA CUP è così emozionante…