Bene. La prima parte della “Missione Bolton” si conclude in maniera positiva, seppur con qualche difficoltà e qualche patema difensivo di troppo. L’Arsenal di Arsène Wengèr riesce ad espugnare l’ostico terreno di gioco del Reebok Stadium, rinsavendo parzialmente dalla non brillante prestazione offerta sabato scorso, in casa, contro l’Everton. Torna, almeno a tratti, una certa fluidità di manovra, accompagnata da una buona dose di grinta agonistica e da pochi sprazzi di calcio ad alto livello. Torna, soprattutto, il capitano Cèsc Fabregàs, che, autore di una performance da campione assoluto, pone la firma personale sul successo dei Gunners, legittimando il suo ruolo di vero leader di questa squadra.
Davvero un ritorno quanto mai gradito, quello del catalano. Un ritorno a cui purtroppo andranno contrapposte due nuove perdite, quelle di Nasri e di Ramsey (entrambi fuori per almeno 3 settimane), in vista dei prossimi impegni stagionali. I due centrocampisti vanno così ad aggiungersi alla numerosa lista degli indisponibili, fra cui si annovera gente come Van Persie, Walcott, Bendtner, Gibbs, Wilshere, Djourou e Denilson, senza contare Ebouè e Song impegnati con le rispettive nazionali in Angola. Wengèr non è il tipo da lamentarsi con la società, o di chiedere rinforzi per puntellare le notevoli emergenze che infestano la sua rosa, e così attinge dalla squadra riserve, regalando la prima presenza da titolare al giovane Craig Eastmond.
Il giovane mediano inglese si affianca a Diaby e al rientrante Fabregàs, per completare il pacchetto di centrocampo. In difesa si schierano Sagna, Gallas, Vermaelen e Traorè, a protezione di Almunia, mentre in attacco il tridente è formato da Rosicky, Arshavin ed Eduardo. Il Bolton (e mi riferisco all’intero ambiente) sembra rivitalizzato dal cambio manager e, già dallo schieramento tattico, si capisce che le intenzioni del neo-tecnico Owen Coyle sono quelle di conquistare i 3 punti. La sua “White Army” si schiera in campo con Jaaskelainen fra i pali, protetto da Steinsson, Cahill, Zat Knight e Robinson; Muamba e Cohen si stringono al centro, formando la cerniera di centrocampo, con Matthew Taylor e l’intraprendente Lee Chung-Yong ad agire sulle fasce, in supporto del tandem offensivo, formato da Klasnic e dal solito Kevin Davies. Complessivamente scarsa la direzione di gara del signor Phil Dowd, nonostante i nomi altisonanti dei suoi collaboratori di linea (Keane e Scholes). Troppi errori, da una parte e dall’altra, finiscono per condizionare quasi tutte le decisioni arbitrali, col rischio di perdere il controllo sulla gara (voto 4,5).
La partenza è sicuramente di marca Bolton. Meno di un giro di orologio, e sono i padroni di casa a rendersi subito pericolosi, con l’azione che si sviluppa sull’asse Muamba-Lee-Kevin Davies: la conclusione da distanza ravvicinata di quest’ultimo viene provvidenzialmente murata. Pochi minuti dopo, il suo partner d’attacco, Klasnic, riesce a spiazzare Almunia con il piatto destro, ma la sua marcatura viene annullata per giusto fuorigioco. L’Arsenal riesce progressivamente ad organizzarsi e cominciare a mettere pressione agli avversari. Ci provano Fabregàs e Rosicky dalla distanza, ma senza inquadrare il bersaglio. Più tardi è Jaaskelainen che deve metterci una pezza, quando in uscita bassa, nega la possibilità ad Eduardo (imbeccato da un gran filtrante di Fabregàs) di controllare e calciare da due passi. Davvero bravo l’estremo difensore finlandese nello scegliere il tempo, e chiudere sul Croaziliano. I Gunners crescono alla distanza e, come spesso accade, finiscono per dominare il possesso palla e soprattutto per schiacciare l’avversario nella propria area di rigore. Del resto il Bolton è una squadra ancora in fase di rodaggio.
Non ci sono dubbi che il cambio di manager abbia giovato ai Trotters, ma è chiaro che passare dalla “palla lunga” di Megson, al calcio palla a terra di Coyle, è comunque un processo che richiede il giusto tempo. L’Arsenal approfitta di queste fasi di assestamento, e al 12′ va nuovamente vicino al vantaggio. Eduardo esegue un buon lavoro di gestione della palla sul vertice sinistro della trequarti, e si disimpegna della sfera crossando basso verso il centro; Fabregàs è puntuale come sempre nell’inserimento, e controlla la palla dribblando lateralmente Jaskelaainen che lo atterra. Dowd fa cenno di continuare a giocare, ma le immagini rallentate confermano le impressioni della diretta: rigore netto.
L’episodio incide, e non poco, nelle successive dinamiche di gara. Il Bolton si scuote dal torpore che ne caratterizza il gioco per circa metà primo tempo, e al 20′ si rifa sotto, in zona d’attacco. Ottima la combinazione tra Steinsson e Klasnic che riescono a sfruttare una indecisione dello sciagurato Armand Traorè; l’ex centravanti del Werder finisce per servire Tamir Cohen nei pressi dello spigolo dell’area di rigore; l’israeliano è davvero ben piazzato ma la sua conclusione si perde clamorosamente sopra la traversa. Inguardabile. Coyle incita i suoi in maniera incessante, e bisogna dire, ad onor del vero, che ora sono i Trotters a dominare la scena. Klasnic costringe Almunia ad una parata non facile, mentre il coreano Lee e Matthew Taylor sembrano quasi incontenibili ogni qual volta spingono sulle corsie laterali. Quando, verso la mezz’ora, sembra assistere al momento migliore dei padroni di casa, arriva, come un fulmine a ciel sereno, il vantaggio dei Gunners.
Diaby si produce in una delle sue percussioni centrali, ma la sua progressione viene bloccata appena dentro l’area di rigore. La palla termina sui piedi di Fabregàs che, con rapidità letale, combina con Eduardo in perfetto uno-due, trovando lo spazio per calciare e trafiggendo Jaaskelainen. Un lampo di Arsenal Style, una giocata da campione, e gli ospiti passano in vantaggio al 28′. La rete restituisce vigoria oltre che una certa dose di fiducia. Tre minuti dopo, l’Arsenal sfiora il raddoppio, quando su corner del capitano Fabregàs. Eastmond raccoglie calciando al volo di piatto destro, mantenendo bassa la traiettoria della palla. Jaaskelainen, nonostante una visuale coperta da diversi giocatori, riesce a deviare, scongiurando il raddoppio da parte dei ragazzi di Wengèr. Verso la fine della prima frazione di gioco, è Almunia a rispondere al collega finlandese, neutralizzando un tiro non facile da parte di Lee. Mentre la replica offensiva dei nostri, è affidata all’ottimo assolo di Arshavin, che in accelerazione riesce ad arrivare sul fondo e a produrre in velenoso traversone basso su cui prima Eduardo non riesce ad intervenire (in una sorta di strana veronica), e poi Fabregàs arriva calciando di poco a lato, dal palo alla destra di Jaaskelainen.
Il primo tempo si chiude con una disattenzione di Gallas, che per poco non permette a Klasnic, spalle alla porta, di beffare Almunia.
Nella ripresa il Bolton continua a spingere con la stessa forza della prima parte di gara. La pressione aumenta, specialmente sulle fascie, dove l’inesauribile Lee continua a seminare il panico dalle parti di Traorè, e a produrre pericolosi traversoni dal fondo. Su uno di questi, Gallas devia minacciosamente verso la porta: fortunatamente, Almunia non si fa sorprendere. L’Arsenal fa grossa fatica a costruire, ma le difficoltà sembrano giungere anche in fase difensiva, dove Traorè si dimostra autentico anello debole del reparto: ennesima dimostrazione di inadeguatezza a certi livelli, da parte del giovane francese.
Lee riesce a fare il bello e il cattivo tempo, e non in una sola occasione. La pressione aumenta costantemente, e il Bolton per poco non trova il pareggio, quando ci avviciniamo all’ora di gioco: Klasnic, in distensione offensiva, serve un meraviglioso pallone per l’accorrente Taylor, in sovrapposizione sull’out di sinistra; il laterale inglese riesce a controllare il passaggio ma il suo tiro, da posizione ottimale, è totalmente da dimenticare. Errori pacchiani, ma errori che si possono pagare caro.
Al 63′, Eastmond (che ha concesso un pò troppi errori nella ripresa) lascia il suo posto a Merida Perez, mentre dall’altra parte Gavin McCann rileva Muamba. Fabregàs torna nuovamente a dettare i tempi della squadra, sicchè gli ospiti riprendono a gestire meglio il possesso palla e a ripartire pericolosamente, dopo aver contenuto gli avversari. Rosicky lascia il posto a Clichy, che non giocava dal 31 Ottobre. Un recupero a dir poco provvidenziale. Pochi minuti prima del cambio, al 70′, l’ennesima indecisione di Traorè (che sbagliava ancora una volta il fuorigioco) dava la possibilità al subentrante McCann di lanciare in profondità l’inserimento di Taylor. L’ex laterale del Portsmouth non si accorge della regolarità della sua posizione, e affretta la conclusione, ciabattando malamente con il destro. Goal mangiato, goal subito.
La beffa arriva al 78′, ancora una volta con lo zampino di Fabregàs: stavolta il catalano, imposta l’azione per Eduardo, che riesce a liberarsi sulla corsia di sinistra e a liberare il traversone verso il secondo palo; la palla sorvola l’intera difesa, sfuggendo persino a Cahill, e finisce sul secondo palo dove Merida, ben appostato, controlla e finalizza con un gran diagonale di destro, sul palo lontano. E’ il colpo del KO, il sigillo ad una gara difficile, ma conquistata con grinta e maturità. Si tratta della prima parte, soltanto della fase uno. Mercoledì basterà non perdere la concentrazione, e in questo modo riusciremo a completare l’operazione “aggancio” ai danni del Manchester United. Un’operazione necessaria per il continuo della nostra stagione e, soprattutto, per il continuo delle nostre speranze di vittoria. In fondo, noi non supereremo mai questa fase…
*la vignetta è stata realizzata da Antonio Salerno




solito brillante racconto del match da parte di angelo..
In fondo, noi non supereremo mai questa fase… BELLISSIMA!
la citazione calza davvero a pennello…. in fondo crederci non costa nulla
Bene per la vittoria.Peccato per aver perso nasri,speriamo di recuperarlo presto insieme a nicolino bendtner.FORZA ARSENAL!!
NON SUPEREREMO MAI QUESTA FASE………non c’è frase più azzekkata ke ci descrive