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Champions League

17 settembre 2009
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L’Arsenal vince in rimonta….ma che fatica!

La UEFA Champions League è una competizione dove, ancor più che in campionato, possono contare episodi, circostanze fortunose, sviste arbitrali, e fattori del tutto indipendenti dal valore tecnico dei due avversari. Ieri sera, al nostro esordio nella campagna europea targata 2009/2010, ne abbiamo avuto ennesima dimostrazione. L’Arsenal riesce a fare bottino pieno, su un campo, il Maurice Dufrasne, che non vedevamo dal lontano 1993. Ma che fatica!

Avevamo giocato benissimo contro il Manchester United e avevamo tenuto bene il confronto con il City (lasciando parecchio a desiderare difensivamente), raccogliendo in totale 0 punti, con 3 goal fatti e 6 subiti. Ieri sera abbiamo, a mio personale avviso, disputato una delle più brutte prestazioni della nostra storia recente in Coppa, ricavando una vittoria, dopo aver rimontato addirittura due goal. Il solito, assurdo, pazzesco gioco del calcio. In merito al match non c’è molto da dire.

L’Arsenal si presentava a Liegi con una formazione parzialmente rimaneggiata. Era nota la notizia della indisponibilità di Almunia, Denilson e Van Persie, da aggiungere già ai lungodegenti Walcott, Vela, Djourou, Arshavin, Nasri e Fabiaski. Ben nove indisponibili, e parliamo dell’inizio della competizione.

Spazio quindi all’esordio del giovane Vito Mannone, ragazzo di Nova Milanese, cresciuto nel settore giovanile dell’Atalanta, ormai dal 2005 a Londra. Davanti all’estremo difensore italiano, Wengèr schiera la solita difesa a 4 composta da Ebouè, Gallas, Vermaelen e Clichy; Song è il perno difesivo della mediana, con Fabregàs e Diaby a far gioco nella zona nevralgica del campo; tridente offensivo formato invece da Rosicky a destra (al suo esordio in Champions League dopo più di un anno), Eduardo a sinistra e Bendtner punta centrale.

Per lo Standard, lo schieramento è quello classico, con la sola assenza pesante del loro calciatore di miglior talento, Steven Defour. Golat presiede la porta, protetto dalla linea a 4 composta da Camozzato, Sarr, Mangala e Ricardo Rocha; Wilfried Dalmat (fratello di quello che giocava all’Inter) e Carcela-Gonzalez sono gli esterni alti, con il capitano De Camargo e Witsel (bandito per 11 giornate di campionato dopo aver mutilato un avversario) al centro; in avanti il tandem formato da Mbokani e dal solito Jovanovic.

E’ chiaro, fin da prima dell’incontro, che le motivazioni sono diverse. Del resto deve essere così. Una squadra come l’Arsenal va ad affrontare in belgio una squadra come lo Standard Liegi, che non è abituata a questo palcoscenico, è psicologicamente votata a credere che si tratti di una scampagnata. Di contro, lo Standard sa di non poter sempre avere una tale occasione, e produce la gara della vita, come se stesse giocando già la finalissima.

Da che mondo è mondo, è sempre stato così. Grinta e determinazione, contro eccessiva tranquillità e leggerezza. Non è un caso che, dopo due minuti di gioco, la troppa leggerezza fa si che Eduardo fallisca nel liberare l’area, dopo un corner su cui Mannone e Song non si comprendono. Il nostro numero 9 eccede nel leziosismo, e prova il colpo di tacco a liberare nella sua stessa trequarti. Ne approfitta Mangala che, dopo aver eluso la pressione di Fabregàs, trova l’angolo giusto con un velenoso rasoterra e trafigge Mannone.

Pensavo che non poteva esserci nulla di peggio, rispetto a quell’inizio così disastroso. Dovetti ricredermi poco più tardi. Siamo al 4′ di gioco, Ebouè perde una palla in maniera imbarazzante a centrocampo, e favorisce la progressione di Jovanovic. Il serbo si invola penetrando in area di rigore, finchè non viene steso dall’intervento in ritardo di Gallas. Per Iturralde Gonzalez (voto 5,5 per la non efficace assistenza dei suoi assistenti di linea) si tratta di calcio di rigore sacrosanto. E Jovanovic non si fa certo pregare nel batterlo e trasformarlo per il 2 a 0.

Facevo fatica a credere al tabellone segnapunti. Mi sembrava di vedere il mitico Sandro Ciotti, con quelle enormi ed obsolete cuffie, gridare:”clamoroso al Dufrasne!!!”. Inoltre, il mio pensiero non poteva che andare al povero Mannone: nemmeno lui si sarebbe aspettato un simile catastrofico esordio. La reazione degli uomini di Wengèr è scialba, priva di carattere. Tanti, troppi passaggi sbagliati. Tanto possesso palla, ma fine a sè stesso. Andare due goal sotto dopo nemmeno 5 minuti di gioco, è un colpo psicologicamente duro per chiunque. Figurarsi per una squadra ad ogni modo giovane come la nostra.

Di qui, si possono giustificare i minuti del primo tempo giocati in maniera così povera e insignificante. Bolat non è mai messo sottopressione, nè Eduardo nè Bendtner riescono a pungere, e c’è troppa fatica nel costruire un’azione in verticale, in velocità, come sappiamo fare. L’incedere dei minuti è uno straziante susseguirsi di tocchi troppo corti, passaggi imprecisi e mancati agganci. Con la necessità di fare goal, il tempo pareva scorrere molto più in fretta rispetto al normale.

C’è da dire che, doppio vantaggio a parte, questo Standard Liegi è davvero poca roba. Una squadra fisica, dotata di buona corsa ma davvero nulla di più. In quelle condizioni, sarebbe stato di vitale importanza segnare prima di andare alla ripresa. Manco a farlo apposta, la perseveranza degli ultimi minuti dei Gunners è premiata: al 45′, Diaby finalmente si libera della pressione difensiva, sganciandosi in percussione centrale, resistendo anche alla carica di Witsel. Poco prima di entrare in area, il francese imbecca Bendtner in posizione defilata con un preciso filtrante. Il numero 52 controlla benissimo e in corsa, da posizione difficilissima, incrocia con il destro sul palo lontano, e batte così Golat, accorciando le distanze. L’importanza di quel goal è pressochè incalcolabile.

Segnare prima di andare al riposo sarebbe stato un toccasana per gli sviluppi di tutto il secondo tempo. Ribaltare un risultato che sembrava ormai segnato dopo 5 minuti, ora era molto più realistico. Laszlo Boloni, manager dei belgi, è ora molto meno tranquillo. Ed ha ragione a preoccuparsi. Come nella prima parte di gara, la sua squadra continuerà a non legittimare il doppio vantaggio. Giocar bene soltanto 5 minuti contro una squadra superiore tecnicamente, può rivelarsi estremamente pericoloso.

Bendtner si ritrova nei primi minuti della ripresa, imbeccato davanti alla porta dal magistrale passaggio di Rosicky. Ma il prodigioso intervento di Mangala evita quello che sarebbe facilmente potuto diventare il pareggio degli ospiti. I Gunners, nello sbilanciarsi, dovevano però concedere qualcosina. La sgroppata sulla destra del rapido Dalmat si conclude con un pericoloso traversone basso al centro, su cui Ebouè però è bravo a intervenire, spazzando via. Per il resto, l’Arsenal gioca un pochino meglio rispetto all’apatìa mostrata nel primo tempo.

Lo Standard prova a spezzettare il gioco, sia con falli tattici (spesso non ravvisati), sia temporeggiando ad ogni occasione, in particolare durante i falli subiti. A metà ripresa, il compito sembra ormai fatto per gli uomini di Boloni. Al 70′ Wengèr manda dentro Ramsey per Rosicky. Il giovane gallese ha subito modo di scaldare i guanti di Bolat, con una conclusione potente ma troppo centrale. Poi, al 78′, arriva la svolta su calcio piazzato. Fabregàs batte dalla trequarti sinistra cercando la testa di Eduardo, piazzato al centro dell’area.

Quest’ultimo riesce a spizzare la palla, allungandone la traiettoria per Song, che si trova sulla linea di fondo, ma vicinissimo alla porta, in sospetta posizione di fuorigioco. Il centrocampista del Camerun rimette la palla in gioco, provocando una confusa carambola, su cui Vermaelen ha la meglio, trovando il tap-in vincente. Pareggio dell’Arsenal a poco più di 10 minuti dal termine. I belgi recriminano sulla posizione di Song, al momento del tocco di Eduardo. Ma per la terna arbitrale non si discute. E’ 2 a 2.

Le immagini confermeranno la posizione di offside di Song (e anche un suo tocco con il braccio). Ma gli episodi esistono per tutti quanti. Del resto a me mancano due calci di rigore, uno su Arshavin per fallo di Fletcher, e un altro pre fallo di mani in area di Barry. Direi che siamo ancora in credito noi. Ad ogni modo, l’Arsenal ne esce galvanizzato e continua a spingere per trovare il goal della vittoria. Eduardo trova il grandissimo intervento di Bolat che gli nega il goal, con una deviazione sottomisura di destro.

Lo stesso Vermaelen viene neutralizzato con fatica, pochi secondi dopo. Sugli sviluppi del corner successivo, al minuto 81, Eduardo si fa strada in area, spostando con il corpo il suo marcatore e raccogliendo il tiro dalla bandierina di Fabregàs con una poderosa deviazione di ginocchio, che fulmina Bolat. Il Croaziliano pone il terzo ed ultimo sigillo, a quello che sarà poi il rocambolesco ma felicissimo risultato finale.

La tattica di Boloni di difendersi ad oltranza non è bastata. L’Arsenal, dal canto suo, stava per pagare amaramente la sua tendenza a sottovalutare l’avversario. Da questa brutta, bruttissima partita, riesco a cogliere del positivo solo ed esclusivamente nel risultato. Si tratta una vittoria preziosa, e non solo per i 3 punti conquistati nel girone e che ci vedono ora in testa insieme all’Olympiacos (nostro prossimo avversario al The Grove), ma anche per l’iniezione di fiducia e di morale che sicuramente ne deriverà. Per il momento la parentesi europea si chiude qui.

E’ già tempo di pensare a sabato. E’ già tempo di pensare al Wigan. Fino ad allora… C’mon You Guns!

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3 Comments


  1. ARTI

    un bel regalo ieri dal l’albitro e lo prendiamo e diciamo grazie dei 3 punti.
    pero i trofei non te li regala nessuno.
    ce li dobbiamo guadagnare!


  2. Simo

    a parte i soliti pipponi (che ieri hanno messo insieme un gol -con la complicità del portiere avversario- ma per tutta la partita non hanno fatto altro che sbagliare passaggi elementari) la cosa che deve far riflettere sono gli inforuni… non è possibili che ogni anno, come costante stagionale, ci siano 5-6 giocatori indisponibili.


  3. Benjamin Trotter

    In coppa non ci sono partite facili, sarà bene che impariamo questa lezione. menzione particolare per Eduardo, dinamico ed insidioso.



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