Il primo round di quella che è stata epicamente definita come “The Battle of Britain” si è concluso in netto favore dell’Arsenal. Nello spietato contesto del Celtic Park, sono stati i nostri ad avere la meglio, mettendo una seria ipoteca sul passaggio alla fase a gruppi della Uefa Champions League.
Gli uomini di Wengèr ci sono riusciti fondamentalmente grazie ad una buona dose di cinismo, ad un gioco molto più pratico che esteticamente godibile, e ad una notevole superiorità tecnica rispetto al Celtic. Senza contare l’impressionante dose di fortuna ricevuta in entrambe le frazioni di gioco.
Probabilmente un aspetto che non interesserà a chi giudica guardando solo il risultato finale. Generalmente, il mio scopo di redigere un report del match è però finalizzato all’interesse di tifosi (e non) che riescono ad andare oltre le cifre mostrate sul tabellone segnapunti. E che riescono a guardare una partita (per intero) con sufficiente occhio critico. Detto questo, per voi che non badate al solo risultato, passiamo ad un breve racconto della partita. Tony Mowbray è convinto di potersi giocare la qualificazione nel doppio confronto, e nonostante il suo spirito battagliero, schiera i suoi uomini in campo rinunciando alla potenza di fuoco dei suoi migliori attaccanti, Fortunè e McDonald.
La linea a quattro che protegge Boruc è formata da Hinkel, Caldwell, Loovens e Fox; N’Guemo e Donati si dispongono a mò di barriera di centrocampo, con McGeady, Scott Brown e Maloney ad agire da trequartisti dietro la unica punta, nell’occasione Samaras. Un modulo senza dubbio interessante, ma resta personalmente inspiegabile l’assenza di McDonald. Dal canto suo, Wengèr non rinuncia al suo nuovo modulo offensivo, e decide di schierare in campo la stessa formazione che sabato scorso aveva polverizzao l’inerme Everton.
Almunia in porta, con Sagna, Gallas, Vermaelen e Clichy in difesa; Song è il mediano di interdizione, con Denilson e Fabregàs più avanzati in fase di impostazione; Bendtner e Arshavin costituiscono le ali offensive del tridente, il cui vertice è costituito da Van Persie. Sufficiente, nel complesso, l’arbitraggio di Busacca (voto 6). I primi 10 minuti di gara risultano praticamente asettici, privi di sviluppi o di vere azioni da goal.
L’Arsenal prova a mettere la palla a terra e a farla girare rapidamente, cercando di disorientare il pressing altissimo di Donati, Brown e N’Guemo. Sprazzi di Arsenal Style si vedono soltanto a intermittenza, e talvolta con scarsa precisione. Del resto gli spazi sono molto più ridotti rispetti a quelli avuti a disposizione a Goodison Park. Il Celtic si nota quasi solamente per la capacità di andare ad attaccare i portatori di palla ospiti e per la notevole compattezza di difensori e centrocampisti difensivi nell’andare a chiudere ogni possibile spazio in cui far fluire la nostra manovra.
Tutto questo, ovviamente, non senza l’impressionante spinta dell’energico pubblico del Parkhead. Vero e proprio dodicesimo uomo in campo. Con l’incedere dei minuti successivi, l’Arsenal prova ad alzare il ritmo, ed è un quei pochi frangenti che si nota la superiorità tecnica nei confronti dell’avversario. In particolar modo da evidenziare è la capacità corale di tutti gli uomini di Wengèr di partecipare alla manovra, dal primo all’ultimo.
Molto ispirati entrambi gli esterni difensivi, che sopperiscono così allo stato di forma non proprio esplosiva di Bendtner e Arshavin (entrambi abbastanza ben contenuti), soprattutto Clichy. Degni di nota anche Song, davvero impeccabile nell’interdizione, Fabregàs e lo stesso Vermaelen, spesso intraprendente e lucido al punto da imbastire l’azione e proporsi in avanti come un classico “libero”, vecchia maniera. Il Celtic subisce progressivamente il dominio del gioco dei nostri, ma nel contempo non concede nessuna palla goal di rilievo agli avversari,e preferisce una tattica attendista, per contenere la spinta ospite e rilanciarsi in contropiede con i velocissimi McGeady e Maloney.
Tenendo fuori considerazione qualche cross non sfruttato da ambo le parti (e un goal annullato ad Arshavin per netto fuorigioco), le occasioni più nitide si riscontrano sul finale del primo tempo, verso il 39′. Comincia l’Arsenal, con un’azione gestita completamente da Arshavin. Lo Zar, fin lì piuttosto limitato, riesce finalmente a crearsi lo spazio e dalla trequarti sinistra si invola, accentrandosi, fino al limite dell’area di rigore. Dopo aver saltato il marcatore diretto, il russo si porta la palla sul destro e calcia a colpo sicuro verso Boruc.
Ma il suo tiro viene strozzato dal doppio intervendo di Caldwell e Loovens, che riescono a smorzarne la traiettoria, rendendo facilissima la parata di Boruc. Sugli sviluppi dell’azione successiva, si scatena il counter attack dei Bhoys, affidato come al solito al talentuosissimo Aiden McGeady, abile a sfruttare le sue doti atletiche e la sua ottima intesa con la capacità di inserimento di Scott Brown. Quest’ultimo viene bloccato da un perentorio intervento di Vermaelen (al limite della regolarità, in area di rigore) proprio mentre si apprestava a battere Almunia, raccogliendo un velenoso cross dalla trequarti.
Un minuto più tardi è ancora Brown a rendersi pericoloso, con un tiro di esterno destro rasoterra in diagonale, che Almunia riesce a bloccare, nonostante fosse coperto da una selva di gambe. Un buon break da parte degli uomini di Mowbray. Tuttavia la fortuna gli volterà completamente le spalle al minuto 43, quando l’Arsenal conquista un calcio di punizione da ottima posizione. Fabregàs va sulla palla, con il solito Van Persie. Quest’ultimo tocca con il tacco in direzione del catalano che prova la conclusione diretta in porta, con un forte destro di collo pieno. Sulla traiettoria del tiro si trova Gallas, il quale, nel tentativo forse di evitare la collisione con la sfera, riesce di schiena a deviarne la direzione e, incredibilmente, a spiazzare Boruc in maniera letale.
L’Arsenal passa in vantaggio, e lo fa in maniera a dir poco rocambolesca. Ovviamente il goal subito in casa ha un peso specifico non indifferente per gli Hoops. Prenderlo in quel modo poi, non faceva altro che aggiungere sale ad una ferita già abbastanza dolorosa. Mowbray prova a riorganizzare le sue risorse nella ripresa, ma senza ancora eseguire cambi. Stesso dicasi per i nostri, che fanno il loro ingresso nella ripresa senza alcuna sostituzione. Il morale, manco a dirlo, era ora tutto a favore dei giovani di Wengèr.
L’intenzione sarebbe stata quella di trovare il colpo del K.O., per chiudere qui e subito il discorso qualificazione. L’occasione era invitante, e non solo per il vantaggio. Lo stesso Celtic, nonostante l’intervallo, non era chiaramente riuscito a ritrovare il piglio e la determinazione mostrati nelle prime fasi del match. Ecco che inevitabilmente gli spazi tendono a riaprirsi, e questo non fa altro che incoraggiare i Gunners a fare quello che sanno fare meglio: giocare palla a terra e in velocità. Gli Hoops tendono ora a soffrire, facendo molta fatica a contenere la velocità dei giocatori dell’Arsenal.
Arshavin, meno pressato, riesce più volte a mettersi in evidenza, soprattutto verso il 55′, quando la sua iniziativa personale, in progressione centrale, termina con un ottimo assist per Van Persie. L’olandese raccoglie il filtrante e dal vertice sinistro dell’area di rigore, poco dopo esser penetrato in area, conclude con il suo piede preferito, mandando però la palla a pochi centimetri dal palo lungo della porta di Boruc. Mowbray non ci sta, e finalmente si gioca le sue due carte migliori tra quelle in panchina. Dentro al 56′ Fortunè e McDonald per Donati e Samaras. Un 4-4-2, con una verve decisamente più offensiva. Ma lo schema tracciato sulla carta, non avrà alcun riscontro diretto sul campo. Il Celtic non riesce a costruire, nè a servire palle giocabili ai suoi attaccanti. L’Arsenal ne approfitta e continua a fare il suo gioco, seppur in maniera discontinua. Verso l’ora di gioco la combinazione Van Persie – Arshavin, porta il russo in penetrazione centrale, a servire l’accorrente Denilson sulla fascia destra.
Il brasiliano ha un tempismo perfetto nel raccogliere l’invito del compagno, ma il suo interno destro sfiora soltanto il palo, con Boruc nettamente battuto. Poco dopo ci prova Van Persie, su azione personale, ma il suo sinistro è decisamente fuori misura. Ci prova anche Bendtner, qualche minuto dopo, ma senza alcun esito. Wengèr allora manda dentro Diaby al 69′, concedendo un pò di risposo ad Arshavin. Le palle goal create dai nostri non vengono sfruttate come si deve, al contrario di quanto era invece avvenuto sabato scorso. Ma in questa occasione ci ha pensato la fortuna ad intervenire. E ancora una volta lo ha fatto in favore dei Gunners. Diaby, entrato da meno di due minuti, si propone saltando in bello stile il suo marcatore diretto e alimentando l’azione con una palla in profondità sulla fascia sinistra per l’accorrente Clichy.
Il terzino francese si produce in un’ottima sovrapposizione che termina con un traversone basso dal fondo. La traiettoria è insidiosa e precisa a favore di Bendtner ben piazzato al centro, ma il giovane danese viene anticipato da Gary Caldwell che in tackle trafigge la sua stessa porta con un clamoroso autogoal. Come ha detto anche il buon Marianella, si tratta presumibilmente del goal qualificazione per i nostri. Un goal rocambolesco quanto fondamentale. Un passivo pesante, visti gli episodi, ma tuttavia in parte legittimato dal buon controllo della partita e soprattutto dal dominio territoriale da parte dell’Arsenal. Un Arsenal che riesce a vincere laddove, tre anni fa, persino il Manchester United era stato sconfitto. La prima sfida del preliminare di Champions League termina meglio di quanto ci si potesse aspettare, dal punto di vista del risultato. Per quanto ora i suoi uomini siano sfavoriti, Mowbray non ha perso occasione di ricordare il capovolgimento di fronte avvenuto nel turno scorso, nel 2 a 0 esterno contro la Dinamo Mosca.
Peccato per lui che giocare all’Emirates Stadium non sia proprio la stessa cosa. La qualificazione ora è davvero a portata di mano. L’auspicio (e parlo per mia opinione personalissima) e che in vista della partecipazione alla Champions League, questa rosa vada rinforzata prima della fine della sessione di mercato. Il materiale umano e tecnico c’è, ed è anche interessante. Con un paio, giusto un paio di buoni innesti, la squadra potrebbe veramente competere per la vittoria di un titolo quest’anno. Basterebbe veramente poco. Del resto, credere di essere superfavoriti dopo una vittoria clamorosa come quella di sabato a Liverpool è da poveri illusi. Ed è stato un errore ripagato finora con quasi 5 anni di fallimenti. Magari quest’anno ci sarà la tanto attesa inversione di rotta. O almeno, così si spera. Nel frattempo saremo qui, a seguire i nostri Gunners. Sempre e comunque.
Arsenal: Almunia 6, Gallas 7.5, Vermaelen 7.5, Clichy 7, Sagna 6.5, Song 7.5, Fabregas 6.5, Denilson 6, Arshavin 6, Bendtner 6, Van Persie 6. SUB: Diaby 6,5




Vittoria ottima e meritata, seppur, come giustamente ha fatto rilevare Method, abbastanza fortunosa nei singoli episodi (colgo l’occasione per dirti che apprezzo i tuoi articoli per la loro accuratezza e l’assenza di spirito di parte. Complimenti !). Forse è impopolare dirlo in questo momento, ma credo anch’io che la rosa vada rinforzata (un difensore centrale e un centrocampista di rottura in primis) per poter competere seriamente in campionato ed in Champions. Comunque ora sotto con il Portsmouth…c’mon Gunners !!!
Grazie Benjamin, ne sono onorato.