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4 maggio 2009
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Portsmouth – Arsenal 0-3

Mission accomplished. Ebbene si. L’obbiettivo minimo (se così si può dire), è stato raggiunto. E se pensiamo che ad un certo punto della stagione avevamo rischiato di lasciarcelo sfuggire, possiamo esserne contenti. E non poco. Chiaramente, nell’arco del Campionato, si sono configurati scenari diversi, ben più ricchi e gloriosi, che ci avran fatto perdere di vista l’importanza di disputare la Champions League l’anno prossimo. Con la Premier già persa, e l’eliminazione di Wembley per mano di Drogba, erano rimasti la qualificazione nell’Europa che conta e la Finale di Roma di quest’anno. Messa in tasca la prima, resta un secondo traguardo più che mai arduo, ma non impossibile. Infortuni e indisponibilità a parte, l’Arsenal può giocarsela in casa, dando il tutto per tutto, concentrando le energie rimaste per l’ultimo affondo.

Ed ecco spiegata (qualora ce ne fosse il bisogno) la strategia wengeriana della rotazione. L’appuntamento del martedì sera richiede un apposito turn-over, e Fratton Park sembra essere un terreno congeniale per metterlo a punto. Wengèr si affida ad un solido 4-4-2 composto da Fabianski in porta, Sagna, Djourou, Song ed Ebouè a sinistra; Denilson e Ramsey si schierano in mezzo al centrocampo per formare il duo di interdizione e di impostazione, con Walcott e Arshavin (nell’occasione capitano) a spingere rispettivamente a destra e a sinistra; coppia d’attacco formata da Bendtner e dal redivivo Carlos Alberto Vela Garrido. I 38 punti conquistati finora dai Pompeys non lasciano certo tranquillo il tecnico Paul Hart, che non facendosi ingannare dalla formazione B degli ospiti, si schiera con un prudente 4-5-1, basato più sui muscoli che sulla tecnica. Davanti a James si posizionano Pamarot, Distin, Campbell e Hreidarsson; Sean Davies, Hughes e Mullins si piazzano nel cuore della mediana per compattare la diga difensiva, con Pennant e Belhadj larghi sulle corsie, per favorire l’unica punta Crouch. L’arbitraggio di Lee Mason si colloca nella sufficienza: una prova senza macchia e senza lode (voto 6).

I ritmi sono subito altissimi. Nonostante l’impiego di diverse seconde linee, l’Arsenal si dimostra brillante e molto reattivo. Nei primi minuti è Theo Walcott a farsi sentire con un pericoloso tentativo che attraversa lo specchio della porta. La risposta non tarda ad arrivare con Belhadj, giocatore tecnicamente dotato, che riesce ad andar via a due difensori avversari, per poi calciare malamente a lato, quasi svirgolando. Al 13′ arriva la svolta: Distin fa fatica a contenere Carlos Vela, che in velocità riesce inizialmente ad evitare il roccioso difensore francese; quest’ultimo lo atterra trattenendolo per la maglia, ma secondo Mason non ci sono gli estremi per il penalty; dallo stesso corner, Arshavin si fa ribattere il primo calcio piazzato per poi calciare con precisione tennistica (una demi-volèe) e di controbalzo verso il centro, dove uno stacco imperioso di Bendtner, in collaborazione con l’intervento sciagurato di James, regala il vantaggio ai Gunners.

La rete, visto anche il modo in cui era arrivata, dona una buona dose di fiducia ai nostri, limitando di contro il morale dei padroni di casa. Al 17′ Ebouè sfonda in percussione dalla sinistra, crossando basso per Vela: il messicano prende il tempo a tutti, ma impiega troppo tempo per addomesticare la sfera, e permette alla retroguardia dei Pompeys di recuperare. I Gunners appaiono in pieno controllo del gioco, ma al 25′ rischiano il pareggio beffa, quando Crouch, dopo un perfetto dai-e-vai con Belhadj, si inserisce nel corridoio centrale e a tu per tu con Fabianski manca il bersaglio di pochissimo. Il pericolo corso mette in guardia gli uomini di Wengèr, incentivandoli a trovare il raddoppio e chiudere così le sorti di un incontro fin lì ben gestito.

Dopo molto possesso e qualche sprazzo di bel gioco, al 41′ l’Arsenal passa ancora una volta. Arshavin è bravissimo a liberare la sua progressione palla al piede dalla destra, penetrando in area di rigore, dove Sean Davis pensa bene di falciarlo con un tackle da dietro. Nemmeno per Mason ci sono dubbi a riguardo. E nonostante le accese proteste dei padroni di casa, la decisione dell’arbitro inglese è irrevocabile. Nonchè sacrosanta. Bendtner si incarica della battuta, e con il destro la mette a fil di palo, dove James non può mai arrivare. Ed è il 2 a 0 Arsenal. Il momento dei Pompeys si fa difficilissimo, e Paul Hart rischia di abbandonare ogni atteggiamento cautelativo, inserendo due punte nella ripresa: Kanu e Utaka. I due nigeriani, che vanno a rilevare Pennant e Hreidarsson, fanno sentire, e non poco, la loro presenza. Soprattutto il secondo. Sembra davvero un mistero come Hart abbia potuto tenere in panchina un giocatore rapido e potente come Utaka, soprattutto contando sull’indisponibilità di Nugent.

Ad ogni modo il Portsmouth comincia nettamente meglio dell’Arsenal il secondo tempo. Gli uomini di Wengèr si trovano spiazzati dalla reazione degli avversari, e riescono a malapena a toccare la palla nei primi 10 minuti della ripresa. Il frastuono però non tende a durare più di tanto, e proprio nel momento migliore dei Pompeys, gli ospiti trovano il colpo del k.o. definitivo. Al 56′ Arshavin riesce a recuperare palla dalla trequarti, approfittando di un maldestro tentativo di liberare l’area da parte della difesa avversaria, e prova ad inserirsi dal vertice sinistro dell’area di rigore per poi andare al tiro col destro. Lo Zar è lesto a trovare lo spazio per andare alla conclusione, ma si fa bloccare dalla retroguardia del Portsmouth, e la sfera viene ribattuta. Vela, appostato non lontano da lì, guadagna il rimpallo e penetra centralmente, per poi scaricare il suo sinistro rasoterra nell’angolo lontano. Esecuzione perfetta. Il messicano fissa il risultato sul 3-0, e la partita ovviamente non ha più molto da raccontare. Bischoff, Merida e Randall hanno modo di fare il loro ingresso in campo, mostrando parte del loro interessante potenziale. Il discorso vale soprattutto per il giovane spagnolo. Buonissima prova di Ramsey, così come quella di Andrei Arshavin (come sempre).

Il quarto posto è matematicamente conquistato. L’Aston Villa dovrà accontentarsi della Euro Cup quest’anno, ma dobbiamo dire che ci ha fatto penare e non poco. Ora possiamo pensare al secondo ed ultimo obbiettivo rimasto in questa tribolata campagna. Domani ne sapremo di più. Definitivamente. Fino ad allora…

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