Un signore di nome Steven Howard, fra i maggiori cronisti sportivi della carta stampata britannica, ha ragione da vendere quando dice che Michel Platini non dev’essere molto contento, dopo quanto successo ieri sera. Del resto è ben nota l’antipatia del francese nei confronti del calcio d’oltremanica. Viene spontaneo chiedersi se, dopo tre anni di fila in cui su quattro semifinaliste ci sono tre squadre inglesi, l’ex giocatore della Juventus si sia fatto una ragione sulla superiorità tecnica della Premier League. Probabilmente no.
E probabilmente non è il solo. Ma importa davvero poco. I fatti sono ben altri. Chelsea e Liverpool, additate come squadre molto tattiche e prive di gioco, hanno saputo regalare una delle prestazioni più imprevedibili e divertenti dal punto di vista dello spettacolo che si siano mai viste nella storia della competizione. Il Manchester United, a dispetto della falsa credenza che nega la presenza di tatticismo nel massimo campionato inglese, ha saputo vincere allo Stadio Do Dragao (dove nessuna inglese era riuscita prima), combinando qualità tecnica e maestria tattica del proprio allenatore. L’Arsenal, nonostante le assenze pesanti quanto quelle del Villareal, è riuscito ad annichilire gli spagnoli, dominando in lungo e in largo, con il proprio caratteristico gioco offensivo fatto di accelerazioni supersoniche, palla a terra e sovrapposizioni.
Una superiorità schiacciante, sotto ogni punto di vista. A discapito di un risultato in trasferta che avrebbe permesso agli uomini di Wengèr di mantenere il risultato, di non rischiare, di soffocare gli avversari concentrando tutti i propri sforzi sull’interdizione. Non è questa la mentalità, non è questo il dna dell’Arsenal. Abbiamo visto tutti qual’è la vera natura di questa squadra molto sottovalutata. Il povero Caressa, per l’occasione telecronista imbarazzante della serata, ha dovuto ancora una volta arrendersi all’evidenza. Convinto che il Sottomarino giallo guidato da Giuseppe Rossi potesse espugnare l’Emirates Stadium, ha dovuto poi progressivamente smorzare i toni del suo malaugurante commento, fino a portarlo a pura apatìa, con tanto di scambi di battute con il collega Di Gennaro. Battute per la verità molto misere, come le sue conoscenze calcistiche extraitaliane (si chiama Mati Fernandes e non Mati Rodriguez!!!)
Nonostante questo, noi siamo lì. Tra le prime quattro squadre più forti d’Europa. E dopo quanto visto nel secondo tempo del Madrigal, non è che nutrissi tanti dubbi a riguardo. Oltre a Cazorla, Pellegrini deve aggiungere anche Senna sul taccuino degli assenti. Una bella gatta da pelare. E noi sappiamo bene cosa voglia dire giocare senza il proprio metronomo di centrocampo. Per il resto, la formazione schierata è un solido 4-2-3-1, con Diego Lopez inamovibile tra i pali, difeso dalla linea a quattro composta da Angel Lopez, Godìn, Gonzalo Rodriguez e Capdevila; Bruno Soriano e Eguren compongono il duo di interdizione in supporto alla difesa, con Cani, Mati Fernandes e Pires in funzione di trequartisti da destra verso sinistra; Giuseppe Rossi è l’unica punta dello schieramento. Arsene Wengèr è ormai abituato ad usare il rotolone Regina al posto del taccuino degli infortunati. Prima della gara, si ferma anche Sagna a causa di un virus influenzale. La difesa è da reinventare, ma per il mago alsaziano il problema non si pone più di tanto.
Si torna alle origini, con Ebouè terzino destro ad affiancare Tourè, Silvestre e Gibbs, posti davanti alla porta di Fabianski; Fabregàs e Song si piazzano nel cuore della mediana con compiti leggermente distinti, mentre Walcott e Nasri presiedono le fasce laterali; Van Persie è leggermente più arretrato rispetto ad Adebayor, vero terminale offensivo dei Gunners. Pulito e lineare l’arbitraggio del signor Wolfgang Stark (voto 6,5). I quasi 60,000 del Grove fanno sentire, e non poco, la loro presenza ai sonar del Sottomarino giallo. Se nella gara d’andata gli spagnoli avevano legittimato il dominio del primo tempo (per poi concederci il secondo), stasera la musica sarebbe nettamente cambiata. E la trazione anteriore della squadra del manager alsaziano non faceva altro che confermare questa sensazione.
Forse gli iberici non si aspettavano una tale intensità di gioco. Loro malgrado dovevano registrare i primi segnali d’allarme fin dalle prime battute. Walcott è incontenibile sulla corsia destra, e il suo traversone basso viene smorzato a fatica da Gonzalo; la palla finisce tra i piedi di Fabregàs, che riesce dal limite a scodellarla di nuovo al centro per Van Persie; l’olandese è lesto nell’andare a colpire di testa, nonostante il disturbo di Godin, ma la sfera si perde alta sopra la traversa. Lo stesso difensore uruguagio, pochi istanti dopo, si rendeva protagonista con una bella girata al volo da pochi passi, direttamente su calcio di punizione battuto da Rossi. Fabianki non si fa sorprendere. Il ritmo tende ad incalzare con il passare dei minuti, ma sono i padroni di casa a prendere il sopravvento dal punto di vista della mole di gioco e del possesso palla.
Al decimo il dominio si trasforma in vantaggio. Ebouè lancia in verticale sul suo asse per Fabregàs; il catalano si inventa un geniale colpo di tacco al volo a innescare la volata di Walcott, inseritosi sul filo dell’offside tra le maglie della difesa spagnola; l’ala inglese si invola verso Diego Lopez in uscita bassa, e lo trafigge con un elegante quanto preciso cucchiaio. Poesia in movimento. La folla dell’Emirates esplode, mentre Caressa (che si auspicava ben altro) ingoiava un boccone amarissimo. Ovviamente, il goal ha un peso non indifferente sul groppone degli ospiti. Il Villareal non riesce a far valere il dinamismo dei propri giocatori, Giuseppe Rossi è lasciato a sè stesso, e le fonti di gioco finiscono per essere imbrigliate dalla buona pressione di Song e dagli anticipi di Tourè. Dal canto suo, l’Arsenal è abilissimo nel contenere e nel ripartire con velocità esplosiva verso la porta di Diego Lopez. Gonzalo Rodriguez è graziato in più di un’occasione, nei suoi goffi tentativi di fermare Walcott, Fabregàs e compagni.
Diego Lopez è molto bravo a rispondere sul colpo di testa di Adebayor. Altrettanto bravo, alla mezzora, a respingere il velenoso calcio di punizione dai 20 metri di Van Persie, su cui ancora il togolese non riesce a ribadire con convinzione verso la porta sguarnita. Il colpo di testa troppo schiacciato del numero 25 dei Gunners viene raccolto in maniera rocambolesca da Pires, che per poco non combina un pasticcio con Gonzalo sulla linea di porta. Il Villareal è in bambola, e la mancanza di un uomo d’ordine come Senna diventa un fattore sempre più determinante nell’economia di gioco degli uomini di Pellegrini.
Sul finale di gioco, il fantastico uno-due tra Ebouè e Walcott permette al nazionale inglese di andare sul fondo e di servire col suo traversone l’accorrente Van Persie; la sfera viene catturata da Gonzalo, costretto all’errore dal pressing dello stesso olandese, ed è per pochissimo che Adebayor, avventatosi come un falco, non sfrutta l’occasione per il raddoppio. L’ultimo sussulto è di marca Villareal, con l’insidiosissimo stacco di testa del poderoso Godin, su gran corner di Mati Fernandes. Si va alla ripresa. L’Arsenal deve controllare il vantaggio, ma sa che un atteggiamento troppo rilassato potrebbe rivelarsi fatale. Il Villareal ne esce rinfrancato, e si organizza bene per passare al contrattacco, con maggiore grinta e decisione. Ma è tutto troppo, troppo prevedibile per chi, di questo tipo di gioco, conosce i dettagli più profondi.
Dopo 10 minuti di brillantezza, il Sottomarino giallo finisce nuovamente sotto il fuoco nemico dei Cannoni Inglesi. Una decina di minuti strategicamente utile per inquadrare l’avversario, per capirne la tattica, e per poterlo nuovamente accerchiare. La superiorità tecnico-tattica dell’Arsenal di Wengèr trova il suo acuto al 60′: dopo una serie di batti e ribatti, la sfera viene rinviata in profondità, nel corridoio centrale della trequarti spagnola, dove Van Persie può controllarla con una elegante piroetta, tipica del suo stile, e librarsi in percussione verso il limite dell’area di rigore. Concentrando l’attenzione della difesa su di sè, l’olandese riesce ad eludere la marcatura e a servire con un filtrante chirurgico il ben piazzato Adebayor; il togolese penetra in area, controllando magnificamente, e infilando di esterno destro l’incolpevole Diego Lopez in uscita bassa. Puro Arsenal Style. Il Villareal è alla frusta. Dentro Nihat e Ibagaza per cercare di trovare profondità e rapidità di manovra, al posto di Bruno e Mati Fernandes.
Mosse di fatto irrilevanti. I Gunners straripano e sommergono l’avversario. Capdevila avrà bisogno di un buon neurologo dopo questo indegno confronto con la velocità di Theo Walcott. Verso il 69′, Godin trancia il giovanissimo esterno numero 14 in piena area di rigore, a seguito dell’ennesima percussione laterale. Fallo davvero stupido, come le proteste eccessive di Eguren che lascia il campo anzitempo. Stark è categorico nell’indicare il dischetto. Esecuzione e trasformazione potente e precisa da parte di Van Persie, che triplica il risultato, legittimando la differenza tra le due squadre in campo. Bendtner e Diaby hanno modo di prendere parte al trionfo per pochi minuti, sfiorando in un paio di occasioni la rete del definitivo poker. Ma il risultato resta numericamente invariato.
Per la seconda volta nella nostra storia, siamo in Semifinale di Champions League. Dopo quella di F.A. Cup che ci giocheremo sabato a Wembley contro il Chelsea, non possiamo che essere orgogliosi a prescindere da quanto siamo riusciti a fare, senza la stessa forza economica di chi si trova al nostro stesso posto. Non è poco. Per niente. La prospettiva di terminare la stagione con un trofeo diventa forse più nitida. Ma per il momento non serve a niente fare previsioni o pronostici. Ci basti aver affondato il Sottomarino Giallo con tre colpi di cannone. Per il resto si vedrà. Sempre Forza Gunners!




Partita semplicemente perfetta.Ora ci aspetta il Chelsea nella semifinale della FA Cup.Continuiamo così.C’mon Gunners!!!
Splendido !!! Che gioia !!! Di nuovo in semifinale ! C’mon Gunners !!!
bella partita, finalmente la squadra comincia a girare, e proprio nel momento più importante
ebouè dimostra ancora una volta, se ce ne fosse stato bisogno, che è e rimarrà sempre un terzino, e nemmeno tanto male…
l’unica pecca: nasri è sacrificato sulla sinistra, ma non si può fare altrimenti quando si gioca con questo schema. ora il dubbio è per la prossima stagione: come si inserirà il russo in questo meccanismo qnd gli infortunati (forse) rientreranno tutti!? domande da risolvere a tempo debito, ora pensiamo alle prossime gare.
simo
ps: almunia starà fuori tutta la stagione spero….
CHE FINE A FATTOTOMAS ROSICKY?????????
ps: Almunia e Clichy ne avranno per qualche settimana