Non conosco bene i principi fondamentali della psicoanalisi, eppure sono convinto che esista in molti di noi un particolare meccanismo di autodifesa psicologico secondo il quale si tende a sostituire un episodio spiacevole con il costante pensiero di un momento speciale, o comunque estremamente positivo. A me è capitato proprio questo. A parte il tempo che mi è servito per digerire i postumi di questo fiacco derby (e per produrre un articolo da presentare al blog), mi è successo di pensare intensamente alla vittoria contro il Manchester United, per cercar di allontanare o quantomeno di smaltire le amarezze susseguite alla partita contro il West Ham.
Poi però, pensandoci meglio, ho avuto un nuovo momento di sconforto, quando con l’aiuto delle statistiche e di altri spunti di riflessione tratti da altri amici gooners, ho appreso la dolorosa consapevolezza che da quella partita, da quella vittoria pesante contro i leader indiscussi della Premier, abbiamo segnato soltanto quattro goal in casa. Quattro goal. Laddove inizialmente la cosa può lasciare un fortissimo senso di stupore (negativo) e di sgomento, la prestazione di sabato contro il West Ham di Gianfranco Zola rende perfettamente chiaro e giustificato un dato statistico così incredibilmente penoso. Ad onor del vero, tutti noi, eccezion fatta per Arsène Wengèr, abbiamo visto una palese mancanza di creatività, di qualità tecnica e di peso offensivo. Ma questo ormai è talmente familiare e ricorrente, che non serve manco più sottolinearlo.
Rischia di essere superfluo. Come superflui sono i tentativi dell’allenatore alsaziano di giustificare il proprio operato e quello di giocatori follemente sopravvalutati. Così come banali sono gli apprezzamenti fatti alla capacità difensiva dell’atteggiamento catenacciaro di Zola e dei suoi Hammers. Per quanto possa essersi chiuso nella propria area di rigore, non ricordo una sola situazione in cui il West Ham sia stato realmente in pericolo. La verità è che non abbiamo avuto la forza sufficiente per scardinare la loro difesa e di creare occasioni da rete degne di nota. E quelle poche occasioni create sono state barbaramente buttate al vento. Facciamo un riepilogo.
La formazione dei padroni di casa è sicuramente più logica rispetto alla scorsa uscita, e sono due le caratteristiche che balzano all’occhio: il ritorno della coppia centrale Gallas-Tourè e la scelta di relegare Van Persie in panchina a discapito di Bendtner. La seconda caratteristica è significativa. Per intenderci, è come se la New Team Sporting Club scendesse in campo mandando in panca Oliver Hutton, preferendogli Bruce Harper. Il 4-4-2 wengeriano si schiera in campo con Almunia in porta, Sagna, Gallas, Tourè e Clichy in difesa, Ebouè e Nasri sulle fasce laterali con Denilson e Diaby a interdire al centro, e infine il duo d’attacco composto da Bendtner e Adebayor.
Zola, nonostante l’atteggiamento ultradifensivo, non disdegna il 4-4-2 in maniera assolutamente speculare allo scacchiere tattico di Wengèr. Con Green tra i pali, la difesa si compone di Lucas Neill, Upson, Collins e Ilunga; Collison e Behrami presiedono le corsie esterne, con Parker a dettare i tempi della squadra e Noble a spezzare il gioco; in avanti spazio al tandem formato da Cole e Di Michele. L’arbitraggio di Steve Bennett risulta senza dubbio valido e privo di clamorosi errori di valutazione (voto 6). Il match parte subito forte, secondo i dettami dello spirito del derby inglese. Al 3′, a seguito di un corner battuto da Nasri, Diaby trova il tempo per un imperioso stacco di testa, con il quale però riesce solo a scheggiare la traversa della porta di Green.
Si tratterà dell’unica azione pericolosa di tutto il primo tempo, durante il quale l’Arsenal conquisterà progressivamente il possesso palla e il dominio territoriale del campo. Di contro, gli Hammers resteranno arroccati solidamente nella loro area di rigore. Incredibile ma vero, i guantoni di Almunia resteranno letteralmente inutilizzati per l’intera prima frazione di gioco. Verso il 18′ è ancora l’Arsenal a farsi vivo, con la bella azione personale di Nasri che dalla sinistra, dopo aver tagliato fuori due marcatori in dribbling, scodella al centro per la testa di Bendtner, che non riesce a coordinarsi e a trovare la mira per insaccare alle spalle di Green. Adebayor risulta lento e macchinoso anche quando si tratta di controllare un passaggio di due metri. Incapace persino di far salire la squadra, il togolese sarà facilmente annichilito da Upson.
D’altro canto, i Gunners producono tanto in termini di gioco e, dopo diverso tempo, si rivede una buona fluidità di manovra sulle corsie laterali e una buona proposizione offensiva dei nostri terzini. Davvero pregevole, in questo senso, il lavoro fatto da Sagna e Clichy. Come non si vedeva veramente da tempo. Ad ogni modo il catenaccio degli ospiti regge molto bene la pressione offensiva portata dai padroni di casa. La scarsa consistenza di Adebayor favorirà, e non poco, l’astuta tattica di Zola. Gli Hammers puntano a contenere qualsiasi iniziativa avversaria, per poi sfruttare le rapide ripartenze di Carlton Cole e Di Michele. Nessuno dei due attaccanti risulterà efficace contro la coppia formata da Gallas e Tourè. A 10 minuti dal termine Parker entra durissimo su Ebouè e lo costringe ad uscire. L’ivoriano, che fin lì non aveva certo lasciato il segno, sarà sostituito dal pimpante Carlos Vela.
La sostituzione porterà un inatteso cambio tattico della formazione di casa: Bendtner va a posizionarsi largo a destra, con il messicano a fare da seconda punta larga a sinistra e con Nasri più centrale a fare da trequartista puro. Tuttavia la variazione del modulo non sortirà effetti particolarmente diversi e il risultato resta così fissato sullo 0 a 0. L’Arsenal ha dominato in lungo e in largo, ma solo in due occasioni è andato vicino al goal. Dal canto suo, Zola non può che esser soddisfatto della prima frazione di gara. Nella ripresa, i canoni resteranno pressochè invariati. Il soliloquio dei Gunners continuerà senza sosta, con tutti gli undici del West Ham a difendersi nella loro area di rigore.
Il possesso palla è intervallato da sprazzi di ottimo gioco, in cui si rivede quella squadra che faceva divertire e innamorare tifosi e amanti del calcio in generale. Nasri, grazie alle sovrapposizioni di Clichy, risulta alquanto ispirato nella manovra, soprattutto per quanto riguarda il compito di trovare il fondo e di crossare. Il francese numero 8 ex-Marsiglia, si mette in luce più volte con alcuni lampi di pura classe. Ed è proprio un suo calcio di punizione che innesca la girata di Tourè, su cui Collins è chiamato all’intervento provvidenziale per scongiurare il goal. Salvataggio di testa, a Green letteralmente battuto. Verso l’ora di gioco una nuova nitidissima palla goal potrebbe regalarci il vantaggio: grande movimento di Sagna che detta il passaggio a Nasri; il numero 8 serve con millimetrica precisione il connazionale con le treccine che si invola a destra per poi centrare la sfera rasoterra e imbeccare l’accorrente Adebayor.
Il togolese ha modo e tempo di calciare la sfera a botta sicura, ma ancora una volta si rende inefficace, calciando troppo largo. Al 68′, la preoccupazione di Wengèr lo induce a giocarsi la carta migliore del suo mazzo: dentro Van Persie al posto di Bendtner. La presenza dell’olandese si fa sentire, soprattutto nella sua capacità di imbastire la manovra e di guidare gli schemi offensivi sicuramente meglio di un impalpabile Adebayor. Pochi minuti più tardi, al 72′, è il togolese ad avere un’altra palla-goal, dopo esser stato servito alla perfezione dal gran cross dalla sinistra di Carlos Vela. Ma il colpo di testa del numero 25 è ancora una volta velleitario e viene raccolto senza problemi da Green. Una telefonata. La spinta offensiva da parte dei Gunners non calerà, ma sarà vana fino al fischio finale di Bennett.
Nel finale si fa male (seriamente) anche Diaby, ma forse Wengèr ne sarà contento, visto che i giocatori al rientro da infortuni sono per lui come nuovi acquisti. Checchè ne dica l’alsaziano, l’Arsenal ha dimostrato di avere notevoli lacune in termini di creatività, di capacità di far gioco e, ripeto, di peso offensivo. Sulla scelta di tenere Van Persie in panca posso anche essere d’accordo, visto che l’olandese va comunque preservato e gestito con cautela. Ma su Adebayor non ci sono parole valide che possano giustificare un’involuzione tecnico-tattica così inaudita. Il pensiero che l’anno scorso sia stato frutto di una pazzesca coincidenza astrale cresce sempre di più.
In settimana ho sentito che Hill-Wood non riterrà una tragedia l’eventuale mancata qualificazione in Champions League. Che si stiano già preparando psicologicamente all’avvenimento? Mah, non lo so. Quello che so è che restano ancora poche ore per aggiungere qualità ed esperienza a questa squadra ridimensionata. Il tutto dipenderà dal nostro caro Arsenio. Il quale crede di giocarsela per il campionato nonostante il gap che ci separa dal quarto posto. Il quale crede di allenare la versione calcistica degli Harlem Globe Throtters. Il quale afferma con superbia assoluta che prima o poi le altre squadre inizieranno a perdere punti (senza notare che i punti li stiamo perdendo noi). Il quale, quando gli si chiede se arriveranno o meno dei rinforzi in questo mercato di gennaio, risponde:”non vi dimenticate che abbiamo indisponibili giocatori formidabili come Fabregàs, Rosicky, Eduardo e Walcott… recuperarli pienamente sarà come avere dei nuovi acquisti…”
Gaudeamus igitur…



