
Raramente, nella mia vita, ho assistito ad una cosa del genere, riguardo una partita di calcio. Devo ammettere che mi risulta difficile trovare le parole, tant’è la rabbia che mi affligge in questo momento. Verrebbe da gridare, gridare forte che i nostri sogni di Champions League sono stati spazzati via dai troppi, maledetti infortuni, dagli episodi pesanti della doppia sfida di andata e ritorno, dalla mancanza di continuità della rabbia agonistica, da una rosa priva di soluzioni alternative all’altezza. Ma suonerebbe come un cercare scuse, una serie di alibi che, nel calcio, non fanno testo.
Preferisco epurare una volta per tutte gli elementi che hanno caratterizzato questa amara delusione, mettendoli in luce unicamente in questa sede, come ad esorcizzarli, per poi passare a delle considerazioni che, in maniera diametralmente opposta, vadano ad applaudire quanto fatto vedere dai nostri ragazzi. Si, stavolta non voglio arrangiare un semplice report della partita. Come a compensare alcune piccole ingiustizie subite in campo, voglio soffermarmi parzialmente anche sui meriti globalmente dimostrati da questo spettacolare gruppo.
Partirò, in maniera sintetica, dai fatti. Nonostante faccia ancora male rammentarli. Nota positiva. Wengèr si decide a mandare in campo l’Arsenal con il modulo che gli ha forse permesso di mostrare il miglior calcio a livello europeo (Milan docet), con Adebayor unica punta. Nota non positiva. L’alsaziano continua a preferire Tourè terzino a destra, con Senderos a spalleggiare Gallas, ed Ebouè a fare il centrocampista offensivo sulla corsia di destra. Diaby è invece il trequartista di sinistra, con Hleb a interpretare il numero 10, tra le linee, come ai tempi dello Stoccarda.
Dal canto suo Benitez, stupisce tutti schierando, per modo di dire, un 4-4-2 a sensazione (almeno vedendo la grafica della Uefa, lo schieramento sembra quello), con la difesa titolare composta in linea da Carragher, Hyypia, Skrtel (a uomo rigorosamente su Adebayor) e Fabio Aurelio; Kuyt e Gerrard fanno da tornanti rispettivamente a destra e a sinistra della mediana, con Xabi Alonso e Mascherano a interdire in mezzo; coppia d’attacco invece formata da Torres e Crouch. Ma è solo grafica. Nella realtà pratica, sarà soltanto un nuovo travestimento del più conosciuto 9-1-1 beniteziano. Dal punto di vista generale, non mi è dispiaciuta la direzione di Frojdfeldt, ma alcune sue scelte sono state eccessive al punto da condizionare irrimediabilmente la gara, come ben sappiamo (voto 5).
Le squadre si conoscono bene, per non dire alla perfezione. Tant’è che fin dai primi minuti, l’attendismo di Benitez non sorprende i Gunners. I giovani di Wengèr vanno oltre, e iniziano a imporre il proprio gioco, come in quel di San Siro. Nonostante l’assordante “You’ll never walk alone” proveniente dai 40.000 della “Kop”. Ammutolito dopo circa 12 minuti di gioco. In balia del ciclone biancorosso, il Liverpool deve cedere il passo al culmine di un’azione fantastica: il cross dalla sinistra di Adebayor viene respinto e controllato ai 30 metri da Flamini, che riesce a toccare vicino per Diaby, intento a svariare da sinistra a destra.
Pressato dagli interdittori del Liverpool, il francese trova Hleb, defilato a destra, per scambiare palla nello stretto, e ottiene il pallone di ritorno col contagiri, che lo innesca nell’area di rigore, in buona posizione. Il numero 2 dei Gunners non ci pensa su due volte, e calcia con forza di destro, perforando Reina, e portando l’Arsenal in vantaggio. Riuscire a segnare per primi, era necessario per poter mantener vive le speranze di passare il turno. Ci eravamo riusciti, ma paradossalmente quel momento coincideva con la netta decelerazione del gioco strepitoso fin lì offerto.
Di contro, il Reds aumentavano il pressing e, senza incontrare particolari resistenze da parte dei nostri centrocampisti, si fiondavano all’attacco, puntando sulla velocità degli esterni, e spesso di Torres, costretto a partire dalla linea di centrocampo per vedere una palla giocabile. Ma la pressione porta spesso i padroni di casa a rendersi pericolosi e, nel contempo, a conquistare il dominio territoriale, con tanto di palle inattive. Proprio su una di queste, un corner, arriva al 30′, il goal del pareggio. Perfetto cross di Gerrard, su cui Hyypia, per gentile concessione di Senderos, stacca comodamente, quasi senza saltare, con tutto il tempo per prendere la mira e demolire la porta di Almunia.
A parte l’errore di Senderos che si perde uno dei saltatori per antonomasia del calcio mondiale, vorrei sottolineare anche la scelta infelice di posizionare Fabregàs (non certo uno spilungone) sul palo da marcare. Ad ogni modo, è il goal dell’uno a uno. Che spegne l’Arsenal e concede al Liverpool, nello stesso tempo, la possibilità di attuare la propria tattica soporifera, e di lanciare lungo per la torre Crouch. Come se non bastasse, al 42′ Wengèr è costretto a fare a meno di Flamini, che nell’economia della squadra è indispensabile per quantità e qualità. Al suo posto, Gilberto Silva risulterà poco più di una figura evanescente.
Nella ripresa le cose non sembrano cambiare, fatto salvo qualche sprazzo con cui gli ospiti sembrano venir fuori dalla morsa ultra difensiva dei Reds. Significativo quello creato dalla sovrapposizione sulla destra tra i due ivoriani, Tourè ed Ebouè, con il secondo involatosi sulla destra in accelerazione. Dopo aver saltato di netto Skrtel, l’ala invoriana avrebbe avuto tutto il tempo di crossare rasoterra dal fondo, per il solissimo Adebayor, che avrebbe dovuto solamente spingere la palla nella porta da pochi centimetri.
Invece Ebouè perde l’attimo, e non riesce a centrare la sfera come avrebbe dovuto, cogliendo miseramente l’esterno della rete. Il goal del vantaggio avrebbe costretto il Liverpool ad aprirsi, per fare ben due reti, cambiando notevolmente l’inerzia della gara. Invece no. Anzi. Ancora una volta su una sciagurata manovra difensiva, Fernando Torres capitalizza e trova la rete del vantaggio a 22 minuti dalla fine. Il fenomeno ex Atletico colleziona la sponda di Crouch, scherza Senderos, che non lo chiude, e libera un destro a giro da fantascienza che si insacca nell’angolo alto, con Almunia paralizzato. W
engèr si infuria come non mai, e decide di passare al contrattacco, inserendo Walcott e Van Persie, al posto di Ebouè e Diaby. Nemmeno un paio di minuti dopo, ecco la clamorosa chance per il pareggio: con una giocata magistrale, Hleb si libera dei suoi marcatori con una magia, e mette dentro un passaggio filtrante clamoroso dal centro sinistra, che scardina le maglie difensive del Liverpool e smarca Adebayor in posizione regolare. Il togolese arriva con tempismo sulla sfera, ma il suo tocco di interno destro è di una imprecisione sconcertante, e si perde a lato, con Reina che forse già pensava a raccogliere la palla dal sacco. Seconda opportunità sfumata, e due errori sono troppi per questo livello di competizione. N
onostante tutto, i nostri non si perdono e all’84′, in maniera del tutto inaspettata, trovano il goal del pareggio. L’azione è puramente frutto di una invenzione di Walcott, che dopo aver conquistato palla sulla linea di centrocampo, si rende protagonista di una fuga degna del miglior Thierry Henry, 60 metri palla al piede, scartando tutta la difesa del Liverpool in progressione. A differenza di Ebouè, la tecnica individuale della giovane ala inglese gli consente il passaggio smarcante e tagliato verso il centro per Adebayor che, con facilità estrema, stavolta non sbaglia e trafigge Reina.
Poteva essere il goal spezza gambe, quello del pareggio qualificazione in virtù dei goal segnati in trasferta. Ma non c’è neanche il tempo di esultare. L’urlo di gioia resta strozzato in gola. Nel giro di pochi secondi, il neo entrato Babel si fionda in area di rigore destreggiandosi tra Fabregàs e Tourè, per poi cadere sulla pressione dell’ivoriano. L’arbitro non ha dubbi, ammonisce Kolo e concede il rigore. Da sportivo, penso che, a velocità normale, si possa anche concedere. Ma quello non dato da Vink, all’andata, è molto, molto più netto. Il destino spietato riservato ai giovani di Wengèr non impietosisce Gerrard, che deve giustamente mettere la firma, trasformando il rigore, dopo una partita discreta, in cui si è visto poco e in cui ha sbagliato spesso.
Mancano meno di cinque minuti alla fine, e gli ospiti provano l’arrembaggio facendo saltare tutti gli schemi. Sbilanciandosi come non mai, concedono una letale ripartenza alla rapidità di Babel, contrastato da Cèsc che però non ha il suo stesso passo. Al novantesimo inoltrato, l’ex giocatore dell’Ajax capitalizza la sua fuga con un destro secco rasoterra, che infila Almunia e fissa il risultato sul 4 – 2, stranissimo, quanto bugiardo. Guardando il solo risultato, ci si potrebbe immaginare tutt’altra partita. Invece, ancora una volta, gli episodi hanno avuto il ruolo dominante per decretare la vincitrice di questo, per certi versi, indimenticabile quarto di finale.




Proud to be a Gooner…it wasn’t to be…I am not Italien and I don’t speak a lot Italian but keep up the good work and show the Italien people the beauty of being a Gooner…
Greetings from Swiss Gooner
thanks so much gooooner
mi dispiace ragazzi!!! un ottima partita grande calcio inglese sia come gioco, sia come lealtà!!
il liverpool è veramente devastante in europa !!!
alla prossima
Non vorrei essere presuntuoso ma mi piacerebbe tantissimo scrivere articoli su questo blog e inserire foto e magari video sui nostri amati Gunners…come devo fare?
attendo risposte..
saluti dalla sardegna
l’amarezza circola ancora nelle mie vene…
Che delusione…ma che onore essere tifoso di questa squadra…
C’MON GUNNERS (always…)
alla volta di manchester..da ora si volta pagina
ferguson sta facendo riposare in champions c.ronaldo rooney e scholes…..per domenica…speriamo la roma li elimini
cmq il calcio inglese e superiore a qualsiasi altro calcio senza alcun dubbio
Già detto tutto ieri. Non ho più parole