In quella che doveva essere la notte del riscatto, l’Arsenal si impegna, gioca bene e si sacrifica, ma non abbastanza da poter scardinare il mastodontico catenaccio rosso, brevettato dal fabbro Benitez. Nonostante ai punti, come si dice in gergo pugilistico, i Gunners avrebbero oggettivamente meritato qualcosa in più, il profeta del 9-1-1 riesce a imporre il suo stile di gioco (o di non gioco), portando a casa il risultato sperato.
Che con la regola del goal segnato in trasferta, diventa un’arma doppiamente letale, il cui manico è senza dubbio nelle mani di Gerrard e compagni. Non è la prima volta, poi, che riguardo all’Arsenal capitino delle situazioni analoghe. E allora viene da pensare:”meglio giocar male, ottenendo risultati importanti, oppure giocare bene, divertire gli spettatori, ma senza spesso raccogliere frutti?” Risulta a tutti chiaro che, con la rabbia e la delusione di una serata che poteva (se non doveva) andare diversamente, non sia il caso rispondere all’interrogativo di cui prima.
Bisogna in tutti i casi non rinnegare la propria squadra e, anzi, continuare a crederci, sperando nel meglio per essa. Esemplare, in questo senso, la fiducia di Wengèr. Sulle ali dell’entusiasmo dovuto alla rinascita di Bolton, Arsenio riconferma lo stesso undici, con due variazioni. Adebayor torna in attacco, al posto di Bendtner, per affiancare un Van Persie probabilmente al 40% della sua forma; Ebouè rimpiazza invece Diaby, occupando però la corsia di destra, come suo solito, e lasciando quella sinistra al bielorusso Hleb.
La degenza di Rosicky (misteriosa quanto irritante) rende più o meno obbligato l’assetto del centrocampo, sebbene un pensierino su Walcott, visto il suo attuale stato fisico, potrebbe anche essere fatto più spesso. Senderos e Gallas sono i centrali di difesa, con Tourè spostato a fare il terzino destro (ruolo che non ricopre alla perfezione). Si tratta di un 4-4-2, con Van Persie all’occorrenza scalato sulla linea dei centrocampisti, ma nulla di nuovo sotto il sole.
Per quanto concerne la corazzata Liverpool, Benitez si affida ad un modulo sulla carta interessante: il 4-2-3-1. Con Reina tra i pali, la difesa si compone di Carragher, Skrtel, Hyypia, e Fabio Aurelio; ad essa, si aggiungano due picchiatori di centrocampo, Mascherano e Alonso, a fare da barriera; davanti a loro, Kuyt e Babel presenziano rispettivamente la fascia destra e quella sinistra, con Gerrard in mezzo a supportare Torres, come punta unica. Spesso e volentieri, nonostante tale modulo, i 4 difensori agiranno da centrali puri, con Kuyt e Babel a fare da terzini, e con il raddoppio difensivo dei due interdittori. Un 9-1-1, insomma. L’arbitraggio viene affidato al signor Pieter Vink, autore di una prova sciagurata e priva di carattere (voto 4).
L’intensità del pre-partita è palpabile già dal calcio di inizio. Così come le intenzioni catenacciare del tecnico ex Valencia. L’Arsenal, del resto, lo sa, e intende fin da subito rovesciare a suo favore l’atteggiamento ultradifensivo dei Reds, provando a schiacciarli fin dalla prime battute. Al 2′ circa, l’uscita di Reina su Adebayor intento a raggiungere una palla lunga sulla trequarti destra, non è perfetta (per usare un eufemismo); il togolese riesce a superare il portiere quasi sulla linea di fondo, ma il suo tentativo di cross viene respinto sul nascere grazie alla reattività dello spagnolo, che riesce a recuperare una situazione pericolosissima.
La crescita dei padroni di casa è sensibile con l’incedere dei minuti iniziali, specialmente nel possesso palla e nei fraseggi tipici della squadra di Wengèr. L’accortezza difensiva del Liverpool, rende tuttavia ostico il compito di finalizzare l’azione, in maniera convincente. Sul corner di Fabregàs, il colpo di testa di Tourè è imperioso, ma impreciso, e si perde largo. Poi, verso il 20′, arriva l’occasione migliore della gara, quando il gran lob di Flamini, innesca lo scatto di Van Persie sul filo del fuorigioco.
In equilibrio precario e con il portiere in uscita, l’olandese prova il pallonetto al volo, quando sarebbe forse stato meglio calciare di potenza, disperdendo la sfera alta sopra la traversa. Viene facile pensare che se l’ex Feyenoord fosse stato al 100%, forse avrebbe potuto inventare una giocata diversa, e magari sbloccare il risultato. Sarebbero congetture prive di senso e fine a sé stesse.
Sta di fatto che l’Arsenal stava fin lì interpretando bene la partita, sebbene mancasse l’acuto per poter andare in rete. Laddove verticalizzazioni, cambi di passo e fraseggi veloci non avevano raggiunto l’obbiettivo, ecco giungere il goal del vantaggio sulla situazione meno tipica della nostra squadra: le palle inattive. E’ il minuto 23 e dal corner di Fabregàs, Van Persie raccoglie il passaggio rasoterra per poi scodellare la palla in mezzo all’area, con il suo sinistro calibrato. Adebayor fa valere tutto il suo fisico, tra la difesa immobile dei Reds, staccando imperiosamente alle spalle di Reina, per il goal dell’uno a zero.
Il tripudio dell’Emirates è assordante, ma il goal è più che meritato. Difficile capire poi cosa sia balenato nelle menti dei giovani Gunners. La realtà è che il vantaggio dura soltanto 3 minuti, poiché al 26′ Gerrard estrae la sua grandiosa giocata dal cilindro sulla corsia di sinistra, per poi convergere, in area di rigore, saltando di netto la difesa dell’Arsenal, praticamente attonita.
Il fuoriclasse inglese, quasi a tu per tu con Almunia, decide di crossare basso verso il centro, e Kuyt, in anticipo su Clichy, riesce a convertire in rete, da due passi, in scivolata. Un colpo duro almeno quanto il goal di Healy, preso a 50 secondi dall’inizio del campionato, contro il Fulham. Tutto da rifare, ma con una grave lacerazione nello spirito. Tant’è che, sul finire del primo tempo, il Liverpool ne approfitta per venir fuori e cercare il colpo del K.O.
Ci prova prima Babel ad impensierire Almunia, con un gran destro rasoterra, regolato però dal tuffo dello spagnolo; poi, il pericolo si materializza in Torres che per poco non riesce a deviare in porta un traversone partito dal palo opposto, e lisciato da tutti i difensori di Wengèr. Tentativi ad ogni modo vani, che non variano il risultato al termine della prima frazione di gioco.
La ripresa si apre con una novità poco prevedibile: dentro Walcott al posto di Van Persie. Pare che l’olandese si sia infortunato alla coscia, ma la sua facile esposizione agli infortuni è oramai cosa non più sorprendente. Sicuramente, Robin dovrà essere atteso per la prossima stagione, quando sarà al top e, si spera, privo di problemi fisici. Vista l’imprecisione nei tocchi e nei passaggi di Ebouè, non sarebbe stata una cattiva idea provare il giovane Theo al posto dell’ivoriano. Hleb scala al centro, a fare il trequartista, mentre l’ala inglese ne rileva la posizione a sinistra.
Nonostante flebili tentativi dalla distanza da parte di Kuyt e Babel, è proprio Walcott a fare la differenza con il suo cambio di passo e il suo dribbling stretto. Tagliando dalla sinistra, il giovane Theo riesce a portarsi la palla sul destro per esplodere il suo tiro. Ed è ciò che effettivamente fa al 55′, con un gran bolide su cui Reina ci arriva con la punta delle dita. Sarebbe corner, ma per la terna arbitrale il portiere non ha toccato la sfera, per cui nulla di fatto. La risposta del Liverpool si traduce in un sensibile aumento del pressing al portatore di palla, tipico del canovaccio Beniteziano.
La difficoltà nel trovar spazi aumenta, ma è sempre l’Arsenal a mantenere in mano il pallino del gioco. Al 65′ è ancora la straordinaria accelerazione di Walcott a rendersi protagonista: sull’apertura di Adebayor, il giovane Theo trova l’affondo sul canale di sinistra, per poi crossare verso il centro, dopo una impressionante progressione; la palla trova Ebouè piazzato ottimamente, ma l’ivoriano non riesce a impattare la sfera, divorandosi un goal clamoroso e permettendo alla difesa di spazzare via.
Nemmeno un minuto dopo, i Gunners mettono a segno l’ennesimo capovolgimento di fronte. La palla viene recuperata dalla mediana e raccolta successivamente da Hleb. Con un numero fantastico al pari di quello offerto da Gerrard, il bielorusso salta tutta la difesa centrale, lasciando sul posto anche Mascherano, per poi penetrare in area nel traffico, con la palla attaccata al piede ma, sul momento culmine dell’azione, viene steso dall’ostruzione fallosa (col braccio) di Kuyt. Un rigore grande come la “balena bianca” di Herman Melville, che solo l’inettitudine tecnica del signor Vink non riesce a scrutare.
Poche proteste, nello spirito della sportività inglese, da cui il calcio italiano dovrebbe imparare, e si va avanti. Gli ospiti, nonostante l’ingresso di Benayoun per guadagnare ossigeno, non riescono a vedere palla. Il dominio dei padroni di casa è più che oggettivo, con un’altra, clamorosa occasione al 70′. Stavolta è Adebayor a liberarsi in progressione, defilandosi largo a sinistra. Il togolese crossa al centro, imbeccando Fabregàs, la cui conclusione al volo da breve distanza viene incredibilmente scongiurata da Bendtner (entrato da qualche minuto), piazzato sul palo, con Reina battuto.
Davvero sfortunati nella circostanza, i nostri giovani campioni. L’ultima azione degna di nota, avrà ancora il catalano come protagonista, con un suo stacco di testa in anticipo su Hyypia, su cross dalla sinistra. Troppo centrale per Reina che blocca senza difficoltà. Il risultato resta invariato anche dopo il triplice fischio finale. Verrebbe da dire “potevamo fare qualcosina in più…”, ma nel computo globale della gara, non vanno dimenticati episodi sicuramente pesanti, come le occasioni sprecate, il pareggio preso in maniera così brusca, nonchè il rigore netto su Hleb, non concesso da un arbitro assolutamente ingiustificabile.
Nelle doppie sfide di Champions League, il parziale ottenuto stasera (ieri, per chi legge) è chiaramente favorevole ai Reds. Ma non bisogna dimenticare che, in fondo, il calcio (ed è questo il bello) non è una scienza esatta, e che anche il Milan campione in carica aveva ottenuto un pari, seppur a reti inviolate, in casa nostra. Nessuno può sapere se saremo in grado di rievocare lo spirito della notte di San Siro, e di ribaltare il risultato, con una vittoria esterna. E’ un’ipotesi sicuramente da non scartare. E abbiamo già dimostrato che, contro di noi, quando siamo nel pieno della nostra forza psicofisica, difendersi a oltranza può rivelarsi controproducente.
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Articolo preciso e ben fatto, come al solito del resto. Sottoscrivo l’ipotesi di mettere il pupo dall’inizio al posto di Eboue, che in quel ruolo è impresentabile quanto Cuffaro al parlamento; mentre non mi è piaciuta l’idea di andare sempre per vie centrali anche quando avevamo in campo le due torri, e qualche cross in più sarebbe stato sicuramente più opportuno. Poi, come ho detto ieri sera a caldo, Benitez si è rivelato più catenacciaro di Mondonico, e alla fine Bendtner si è rivelato il migliore (difensore) in campo per il Liverpool. Speriamo nel match di ritorno, ma purtroppo non sarà facile.
Buona serata a tutti
Simo
Eboue purtroppo non può giocare ala… si guadagna in equilibro ma con lui siamo zoppi in attacco…
Il rigore su Hleb, che rabbia!!!
io propongo una colletta x Ebouè..così gli compriamo gli scarpini dotati di tacchetti in ferro..non è possibile scivolare ogni volta che tiri in porta!!!ma cosa c’ha le scarpe da ballerino????!!io da sempre stimo ogni giocatore dei Gunners…sarà per l”amore” che ho x questa squadra da quando avevo 10 anni.., ma con Ebouè ultimamente mi sto un po irritando!! scusate….
come non quotarti toscanarsenal
Quoto anch’io. Trà l’altro avete notato che anche ade non stava in piedi l’altra sera? Tacchetti per tutti, ce li metto io.
Buona giornata
“Sottoscrivo l’ipotesi di mettere il pupo dall’inizio al posto di Eboue, che in quel ruolo è impresentabile quanto Cuffaro al parlamento”
ma…perchè ha tagliato tutto il mio commento?
cmq c riprovo: allora dicevo che l’unica frase che ha pubblicato era carina come battuta XD
e poi che secondo me siamo stati sfortunati, perche il rigore negato e la “parata” di Bendtner nn saprei come classificarli se non come “episodi sfortunati”…cmq speriamo bene per il ritorno, possiamo farcela!