
Senza emozioni, senza spettacolo, senza saper essere incisivi. E’ proprio questo il modo in cui le partite possono essere gettate al vento. Proprio lo stesso modo in cui oggi (ieri per chi legge) l’Arsenal lascia due preziosissimi punti nel viscido fango del JJB Stadium. E dire preziosissimi è anche poco. Nonostante le opinioni di diversi addetti ai lavori (soprattutto vicini ai Gunners) si tratta di un pomeriggio deludente, ma non determinante ai fini del campionato. Ecco, a dirla tutta mi piacerebbe avere lo stesso ottimismo, ma temo che non sia così semplice.
Ci sono alcuni fattori, realtà diciamo, che contengono in sé una logica matematica. Che, in quanto tale, non è affetta da giudizi umorali, o considerazioni ipotetiche sulla base delle belle speranze. Sappiamo che il calcio non è una scienza esatta, d’accordo. Ma sappiamo anche che la matematica rientra in alcuni dei suoi parametri. Ora io non sono certo un matematico. Ma non è difficilissimo arrivare alla conclusione: due punti di vantaggio, rispetto alla seconda che dovrà recuperare una partita, visto il suo impegno di F.A. Cup.
Tradotto vuol dire che perderemo ancora una volta la leadership a favore dello United. C’è poco da fare gli ottimisti, o considerare anche che uno esperto come Ferguson non ne approfitti. Sarebbe sottovalutare gli avversari e le difficoltà di un campionato fra i più importanti del mondo. E non penso sia l’atteggiamento giusto. Tre pareggi consecutivi corrispondono a 6 punti persi. Un vero patrimonio, arrivati a questo punto della stagione.
Dopo la gloriosa notte di S.Siro, diverse energie sono state dissipate. A questo aggiungiamoci anche la partita infrasettimanale (quasi come quelle ordinarie fossero poche!) giocata a porte chiuse contro i Colorado Rapids, del presidente Kroenke, socio milionario del nostro direttivo. Partitella che ci costa Diaby e Walcott. Forse una rosa più lunga, più competitiva dal punto di vista delle riserve, ci avrebbe permesso qualcosina in più. Inutile tornare su questo punto ormai. Arsenio è convinto di avere già tutto quello che gli serve. E anche oggi, fa di necessità virtù.
FORMAZIONE RIMANEGGIATA – Formazione tipo, ma nel suo canonico 4-4-2, con due innesti in più: Almunia, Sagna, Senderos, Gallas e Clichy formano la difesa; Fabregàs si defila a destra, con Hleb dall’altra parte, mentre Flamini e Gilberto si occupano del cuore del centro campo; le punte sono Adebayor e Bendtner, con Van Persie a disposizione, alquanto scalpitante in panchina.
Steve Bruce (che alla vigilia aveva affermato che avrebbe sottoscritto volentieri il pareggio tutta la vita) schiera un modulo speculare dal punto di vista organizzativo, ma altamente difensivo dal punto di vista tattico. Kirkland si conferma tra i pali mentre a difesa si posizionano Melchiot, Boyce, Scharner e Edman; Valencia, Brown, Palacios e Jason Koumas si dispongono in mediana, mentre in attacco Heskey si affianca a Marlon King. Dirige un poco convincente Rob Styles (voto 5).
AVVIO CONVINCENTE - Nemmeno dopo 45 secondi, sono i Gunners a rendersi pericolosi con Adebayor, bravo a liberarsi nello spazio tramite un astuto filtrante di Fabregàs. Nonostante lo scatto a superare il proprio marcatore, il togolese veniva brillantemente chiuso da un ottimo intervento in uscita da parte di Kirkland. Pareva potesse essere la premessa per un incontro all’insegna del calcio a cui l’Arsenal ci ha abituati. Sfortunatamente, non sarà così.
La stanchezza per l’impresa di martedì scorso non è sicuramente l’unica motivazione. Il terreno del JJB Stadium risulta praticamente ridotto ad una pesantissima e viscida pozzanghera di fango, visto il suo utilizzo come stadio per i Wigan Warriors, eccellente squadra di Rugby della cittadina inglese. Lo stato imbarazzante del campo non è sicuramente congeniale al nostro tipo di gioco. Ma c’è di più. Con le fasce formate da Fabregàs a destra, e Hleb a sinistra, le nostre trame in verticale sui corridoi esterni sono state pressoché assenti.
I motivi? Beh, per quanto sia un fuoriclasse, Fabregàs non è un’ala dal passo bruciante e dal dribbling mozzafiato. Il bielorusso ieri invece era palesemente stanco, fisicamente e mentalmente, per cui non è riuscito a mettere insieme una sola giocata. Anzi, ha anche sbagliato. Tanto. Con le fasce bloccate, il gioco dei Gunners si è ridotto a qualche sovrapposizione o a qualche lancio dalle retrovie, su cui la potenza fisica di Bendtner e Adebayor ha fatto il possibile.
Al 5′, i due “lunghi” in maglia biancorossa combinano molto bene, con una palla dentro davvero interessante del danese per Adebayor. L’ex giocatore del Monaco è bravo a inserirsi tagliando l’area di rigore verso destra, ma il suo tentativo di calciare a rete viene stoppato dal buon recupero di Mario Melchiot.
Al 10′, Flamini ruba un gran pallone alla trequarti, e decide di servire Bendtner. Con la difesa piazzata, Nicklas decide di controllare palla e provare il gran destro in diagonale dai 20 metri. Buona l’idea, ma la palla si perde a lato, per una deviazione. La risposta del Wigan, sin lì silente, si traduce in una conclusione velleitaria di Palacios, servito però da un grandioso spunto del vivacissimo Valencia, molto bravo a sfuggire alla marcatura di Clichy.
Al 36′, l’Arsenal chiama nuovamente Kirkland a fare lo straordinario: dopo aver pulito l’area da un velenoso filtrante di Fabregàs per Flamini (posizione regolarissima), la difesa non spazza come si deve, restituendo palla al catalano che serve Clichy; il cross del francese è repentino, e viene raccolto dallo stesso Fabregàs con un gran colpo di testa angolatissimo, su cui Kirkland ci mette una pezza. Sicuramente l’occasione migliore del primo tempo, che ha visto un Arsenal migliore rispetto ai Latics, ma il risultato non si sblocca.
RIPRESA NON ALL’ALTEZZA – Nella ripresa, già al 48′, un potente calcio di punizione di Clichy, che Kirkland non blocca, permette ad Adebayor di controllare nell’area piccola e di rendersi ancora una volta pericoloso. In seconda battuta però, l’estremo difensore del Wigan rimedia con efficacia. Ci provano Cèsc e Hleb, ma senza successo, rispettivamente al 49′ e al 51′. Nella poca consistenza dei nostri, i padroni di casa trovano il modo di rispondere al fuoco, e lo fanno con King.
L’ex attaccante del Watford si rende minaccioso sullo scatto, costringendo Gallas a collidere con il proprio portiere, non senza qualche apprensione. Poi, al 58′, è Brown a rendersi pericoloso sul cross del neo entrato Sibierski. E’ ora un Wigan più compatto, più chiuso, deciso a giocare di rimessa e a limitare ogni spazio alle cavalcate dei nostri portatori di palla. I Latics trovano il ritmo giusto, e iniziano ad essere più presenti nella manovra offensiva, visto che comunque l’Arsenal deve sbilanciarsi un po’ di più.
Al 63′ l’iniziativa di Valencia è lodevole, e si conclude con un gran tiro di esterno destro, su cui, forse per la prima volta, Almunia deve impegnarsi. Con 25 minuti dal termine, Arsenio si decide a mandar dentro Tourè (per sfruttarne l’esplosività del tiro) e Van Persie, richiamando a sé Bendtner e Gilberto (davvero un oggetto misterioso il brasiliano). Tuttavia i cambi non sortiscono effetto immediato, e le scorribande di Melchiot, unitamente a quelle di Valencia, fanno registrare un considerevole allarme per la squadra ospite, dopo il pieno controllo dei minuti precedenti.
ULTIMA OCCASIONE SCIUPATA – Nei minuti successivi, i Gunners si ristabilizzano, e riscono a ricontrollare la situazione. Si fa vedere Van Persie, dapprima su un calcio di punizione da 25 metri (finito altissimo), e poi all’83′ su un’azione personale dopo aver saltato netto il marcatore (stessa sorte). Al minuto 88′ la chance della partita: Adebayor controlla al limite e serve nel pertugio un gran pallone per Fabregàs sull’asse centrale; tempestivo nell’inserimento, il catalano riesce a portarsi a tu per tu con Kirkland, ma il suo tiro si infrange contro il portierone inglese, sfumando di fatto quello che poteva essere il match point.
A nulla servirà il recupero dato dal buon Styles. Finisce 0 – 0, con la festa rombante dei tifosi di casa, e la delusione sui giocatori di Wengèr. Due punti che restano impantanati nel fango del JJB Stadium. E che forse abbiamo praticamente regalato al Manchester United.




Va beh ragazzi, non drammatizziamo. Il campo era un disastro, la formazione era quello che era e nelle gambe c’era la fatica dell’incontro di champions. Rimango fiducioso, se lo staff medico lavora bene nel giro di un paio di settimane dovrebbero rientrare tutti, salvo le eccezioni che ben sappiamo, e allora saranno dolori per tutti in Inghilterra e in Europa. Adesso bisogna saper tenere unito il gruppo e lasciarsi alle spalle questa brutta partita. Buona serata a tutti e grazie di aver creato questo blog, è ben fatto e sempre aggiornato, complimenti davvero. Alla prossima
Simo
Dobbiamo ad ogni modo restare ottimisti, e sperare di limitare gli errori d’ora in poi. Grazie per gli apprezzamenti Simo! Noi che contribuiamo a tenerlo aggiornato ringraziamo voi che continuate a seguirci! Grazie mille! A presto!