
Posso dirlo con certezza assoluta. La notte del 4 Marzo 2008, resterà per sempre nel mio cuore. E non solo per il trionfo assoluto a cui ho (abbiamo) assistito. Quanto per il fatto che, finalmente, ero lì, con i miei eroi, a combattere al loro fianco, a gridare la mia passione dagli spalti e ad emozionarmi come non mai, nell’ammirarli dal vivo. Fattore questo che, badate bene, centuplica (se non di più) l’indescrivibile sensazione che avrei comunque provato, seguendo i giovani Gunners, come sempre, dalla poltrona di casa, su Sky.
Ah, a proposito della cara emittente televisiva tanto amante della sportività e dell’imparzialità nel commento. Ho saputo che ancora una volta il buon Caressa si è dato da fare nell’enfatizzare ogni tocco di palla di Pato, ogni movimento di Kakà e ogni recupero di Gattuso. Motivo in più per essere contento di aver visto la partita allo stadio. So anche di una introduzione epica, facente riferimento quasi in modo apotropaico all’arte del combattimento che il Diavolo avrebbe dovuto imporre ai danni dei giovani Cavalieri dalla scintillante artiglieria. Povero, povero Caressa.
Non avrebbe potuto immaginare, vista l’eccessiva fiducia nell’ancestrale potere demoniaco dei rossoneri, quanto potesse essere alta la potenza di fuoco dei Cannoni di Wengèr. Del resto il Diavolo era già stato scaltro a sottrarsi al colpo mortale, sul campo di battaglia dell’Emirates Stadium, dopo esser stato dominato in maniera netta e inequivocabile. Ma pensava di potersi rifare, nella bolgia infuocata di S.Siro, illudendosi di trovare uno spaventato, inesperto e intimorito manipolo di giovani soldati. Un fatale errore di valutazione. Che si traduce nel trionfo della giustizia e della meritocrazia.
LE FORMAZIONI - Carletto Ancelotti, abbastanza fiducioso di poter passare il turno, mantiene le promesse delle dichiarazioni post-partita della gara d’andata: sarà un Milan diverso. Sulla carta, è proprio così. Niente albero di Natale, niente Seedorf, ma un modulo più spregiudicato, con un trequartista dietro le due punto. Il modulo a rombo si compone quindi con Kalac tra i pali, Oddo, Nesta, Kaladze e Maldini in difesa; Pirlo regista arretrato riceve l’apporto in copertura da parte di Gattuso a destra, e di Ambrosini a sinistra; come detto, Kakà funge da classico numero 10, dietro la coppia Pato-Inzaghi. Chiara vocazione offensiva quindi. Non più tatticismo e passività nel subire il gioco avversario, come all’andata.
Ma il generale Wengèr non è certo meno stratega di Ancelotti: una formazione votata all’attacco, ma contemporaneamente rinforzata in mezzo al campo, vista anche la ben nota indisponibilità di Eduardo. Almunia in porta, vede schierati davanti a sé Sagna, Gallas, Senderos e Clichy; Fabregàs e Flamini chiudono la cerniera di centrocampo, con Ebouè, Hleb e Diaby posizionati sulla trequarti, rispettivamente da destra a sinistra. Adebayor, supportato dagli inserimenti del bielorusso, costituirà il terminale offensivo dello scacchiere di Arsenio. Rosicky non è ancora pronto, Tourè risulta ancora acciaccato, mentre per Van Persie si profila qualche possibilità di giocare una parte di match nella ripresa, vista la sua presenza in panchina.
Arbitraggio affidato al fischietto del signor Plautz, autore di una direzione priva di un costante metro di giudizio (a volte troppo intransigente, altre troppo permissivo), commette un errore disumano nell’ammonire Hleb per una presunta simulazione del numero 13 dell’Arsenal, steso da Oddo (ringraziamento alle immagini fornite dall’amico Towerman). Prestazione non paragonabile all’importanza della partita in questione, e il fatto che sbagli un po’ da ambo le parti non ne attenua le colpe (voto 5).
PRESSIONE MILAN - Ascoltare la sigla della Champions League non è mai stato così emozionante. Come un solenne inno di battaglia, prima dello scontro decisivo. Dopo tanta attesa, le ostilità si aprono con l’infernale sottofondo del tifo di S.Siro. Siamo solo al 2’, e Gattuso prova con un tiro da fuori, dopo aver raccolto una palla vagante dalla sua sinistra. Tiro solo rimpallato, ma primissimo segnale di un Milan che prova ad affondare i suoi artigli nel cuore dei giovani Gunners.
Poco dopo, prova a rispondere l’Arsenal, sull’asse di sinistra. Clichy imposta lungo il suo stesso out per Diaby, bravo a battere Oddo sullo scatto, per poi servire palla centralmente ad Adebayor, che di prima la tocca a Hleb. Ma la conclusione del trequartista bielorusso svanisce altissima, sopra la traversa, tra i fischi dei tifosi milanisti.
Al 5’, il Milan aumenta la pressione, quando Ambrosini dalla sinistra libera l’esplosività di Pato: il giovane brasiliano si inventa una sontuosa azione personale, con la quale semina il panico in mezzo a Sagna, Gallas e Flamini, mettendoli fuori causa e defilandosi sulla sinistra dell’area di rigore, da cui il suo diagonale viene fortunatamente deviato in corner. Come le fiamme da cui trae energia, allo stesso modo il tifo e l’incitamento galvanizzano il Milan, che continua il suo assalto sul corner successivo.
La traiettoria disegnata da Pirlo è velenosa, e Maldini prova a deviarla mortalmente a rete, trovando, suo malgrado, l’opposizione sulla linea di Adebayor, bravissimo a metterci una pezza. Il momento sembra buono per il Diavolo, proteso ancora in avanti, e pericoloso sui cross di Oddo e sui successivi corner, sui quali capitan Gallas e compagnia hanno il loro bel da fare, non senza qualche apprensione. Come quella percepita da Clichy, nel dover ripiegare su Inzaghi, ottimo a scattare sul perfetto lancio di Ambrosini.
Il tifo e le fiamme rossonere non possono che aumentare di intensità, facendo già pensare al peggio. Il Milan è fermamente deciso a trovare il vantaggio, aiutato in questo senso dalla profondità dettata dal movimento di Pato e Inzaghi sui lanci di Pirlo, nonché dall’atteggiamento tattico dei nostri, ancora molli in fase di pressing, e di marcatura. Forse, la chance più netta di questi primi dieci minuti capita proprio sui piedi di Pato, che dopo aver magistralmente controllato un lancio a scavalcare la retroguardia Gunners, non riesce a trafiggere gli ospiti, calciando direttamente tra le braccia di Almunia, a poco più di un metro dalla linea di porta.
Quella Wengeriana è una “zona” ancora poco definita, che lascia molto, troppo spazio alle scorribande avversarie. L’unica contromisura valida, allo stato attuale, risiede in uno dei cardini dello stile di gioco dei Gunners: il contropiede. La maestria in tale atteggiamento tattico viene dimostrata da Adebayor, bravissimo anche a tenere palla e ad aspettare il movimento di Diaby, accentratosi dalla sinistra, a rimorchio. Il francese raccoglie ottimamente la sfera, ma non riesce ad imprimere l’effetto giusto, mandando largo, di poco.
LA CONQUISTA DEL CENTROCAMPO – Dopo i 10 minuti di prepotenza offensiva da parte del Milan, pian pianino ecco venir fuori l’Arsenal. Hleb taglia il centrocampo rossonero in accelerazione, ma viene chiuso da Maldini, che però non è preciso nel liberare l’area, e permette a Diaby di recuperare la sfera sulla trequarti. Anziché tirare, il centrocampista ex Auxerre evita con eleganza l’attacco di Pirlo e serve Adebayor largo a destra, sullo spigolo dell’area di rigore.
Stavolta il togolese ha spazio di manovra, e dopo aver puntato Oddo, prova il colpo a sensazione, con un destro a giro che Kalac sfiora con la punta delle dita, mettendo alto, sopra la traversa. Una reazione fragorosa e decisa, come un colpo di fucile. Improvviso e inaspettato. Si tratta di una reazione molto incisiva e influente sui minuti successivi. Una sorta di punto di flesso, sull’andamento della gara visto fino a quel momento. Dopo 16 minuti di letali tentativi e di pericolosissime palle goal, l’Arsenal risponde al fuoco, cambiando decisamente marcia, aumentando notevolmente il pressing, e mettendo in atto la sua fluida circolazione di palla.
I fischi degli spalti del Meazza in qualche modo sottolineano il cambiamento dell’equilibrio. A un certo punto, il centrocampo viene conquistato dall’esercito in maglia bianca, e non solo in termini numerici. Pirlo viene arginato sul nascere, Ambrosini indotto spesso all’errore di impostazione, Gattuso costretto allo straordinario (vista la velocità di Ebouè e Hleb), e Kakà sovrastato dall’atletismo di un Flamini straripante. C’è qualcosa che non va. Ancelotti inizia a chiederselo con crescente insistenza. Doveva essere un Milan diverso.
Loro dovevano subire il gioco del centrocampo a rombo. Dovevano perire sotto l’opportunismo di Inzaghi e sotto le accelerazioni di Kakà. Forse (e non posso saperlo) anche Caressa si sarà chiesto le stesse cose. Lui che si sarà informato empiricamente sui nomi che costituiscono la rosa a disposizione di Wengèr e che avrà guardato il 2 a 2 casalingo, contro l’Aston Villa, giudicandolo come un risultato deludente e, in prospettiva, favorevole ai milanisti. Avrei voluto, in questo senso, ascoltare i commenti vari di Guadagnini, Lippi, Vialli e Paolo Rossi Ma visto lo spettacolo a cui stavo assistendo direttamente, pensai che sarei sopravvissuto anche senza.
La crescita dei Gunners è palpabile minuto dopo minuto, ma trova il suo punto di massima al 31’, dopo un’azione insistita sul fianco sinistro. Dopo aver saltato l’uomo, Clichy innesca il movimento di Diaby, che si sbarazza di Oddo e restituisce al connazionale, posizionatosi come ala. Invece di andare sul fondo, Clichy trova la collaborazione di Adebayor, che si inserisce in sovrapposizione sulla fascia sinistra e riceve palla, superando in un sol colpo Pirlo e Oddo (gran numero) per poi convergere in area e trovare, solissimo, Fabregàs al limite dell’area.
Il catalano ha il tempo di prendere la mira e di calibrare il suo interno destro, ma per fortuna (ancora una volta) dei padroni di casa, la palla colpisce violentemente la traversa, scongiurando il peggio. Fin lì ottimo in fase di recupero e a dettare i tempi di gioco, Fabregàs avrebbe veramente meritato il goal, ma per la seconda volta la traversa si dimostra fedele alleata del Diavolo. E’ comunque un ottimo segno, indicativo dell’atteggiamento giusto e della voglia di non subire passivamente il gioco del Milan.
IL PRESSING - L’Arsenal conquista progressivamente il controllo della partita, suggellando il dominio grazie alla velocità di Ebouè, Flamini e Hleb, nonché alla presenza di Fabregàs in cabina di regia. A differenza di come aveva cominciato, il Milan chiude con difficoltà la prima frazione di gioco. Maldini si esprime al meglio come terzino sinistro, e Nesta riesce a contenere bene la potenza fisica di Adebayor. Ma lo 0 – 0 non basta, bisogna vincere e nello stesso tempo evitare di prendere goal.
Ancelotti cerca di dare più libertà d’azione a Kakà, perdendo qual cosina a centrocampo. E il secondo tempo si apre in continuità con i minuti finali del primo. Al 47’ Oddo fa fatica ad arginare la progressione di Adebayor (un altro passo, decisamente) e rimedia in corner. Dalla bandierina, Fabregàs riesce a imbeccare Senderos sul secondo palo, che in spaccata trova la porta, ma si fa neutralizzare da Kalac. Come Pato nel primo tempo, lo svizzero avrebbe potuto capitalizzare e spezzare definitivamente l’equilibrio del match. Nulla di fatto.
Il Milan prova a rispondere, ma non riesce ad essere determinante e concreto in fase di finalizzazione. Ammirevole l’azione personale di Maldini, che sguscia via in tunnel a Ebouè. Ma lo strapotere fisico dei giovani Gunners finisce spesso per creare il surplus e vanificare i tentativi offensivi da parte dei rossoneri. Ah, già. Superiorità fisica. Vista l’età a favore da parte di Fabregàs e compagni, è nel pressing che la maggior forza fisica dei ragazzi di Wengèr trova la sua massima dimostrazione pratica.
Pressing alto, asfissiante, che non permette di ragionare e che induce all’errore. Come quello commesso da Pirlo al 50’, dopo aver recuperato palla su Clichy. Il regista della nazionale, pressato, serve al centro un invitante pallone per Adebayor che, al limite, preferisce appoggiare lateralmente in favore di Ebouè. L’ivoriano è ben piazzato e riesce a prendere il tempo ai difensori, tuttavia il suo destro finisce largo, andando a sprecare un’altra importante occasione.
Ci prova poi Pirlo, con la “maledetta”; Almunia è reattivo e non si fa sorprendere. Il Diavolo è alle corde, ma non ancora sopraffatto. Decide così di attaccare con la sua lama più affilata: Kakà. Laddove il Milan non riesce a costruire un’azione degna di questo nome, ecco che prende vita la classica azione personale del fantasista brasiliano. Il numero 22 si libera in una progressione impressionante al 62’, con la quale semina Fabregàs e, defilatosi a sinistra, salta Sagna, per poi convergere e provare il destro sul primo palo. Velleitaria la conclusione, ma veramente un grandissimo spunto da parte del Pallone d’Oro.
I VENTI MINUTI FINALI – Ancelotti, sottovalutando il dominio territoriale a centrocampo da parte dei nostri, sostituisce lo spento Inzaghi con Gilardino, cercando forse maggiore profondità. Due minuti dopo, al 71’, Wengèr manda dentro Theo Walcott per Ebouè. Nessuno dei due allenatori stravolge la propria tattica, ma entrambi concordano sull’utilizzo di forze fresche, da concentrare sui 20 minuti finali. E già dopo due minuti, la giovanissima ala inglese si mette in evidenza, provando, in posizione di ala destra, a centrare la palla per Adebayor. Provvidenziale la deviazione di Kalac sul traversone, che mette fuori causa l’attaccante del Togo.
Alcuni minuti dopo, il corner di Pirlo viene raccolto fuori area da Oddo, che prova direttamente la conclusione in porta. Almunia viene aiutato dalla barriera creata dalla sua retroguardia. L’Arsenal legittima ancor di più il possesso palla, conquistando una quantità infinita di palloni e ammutolendo letteralmente il gioco del Milan. Un Fabregàs (alquanto schernito e considerato fuori forma dalla stampa italiana) piuttosto ispirato, prova un pallonetto filtrante dalla trequarti per Walcott che, dopo aver controllato perfettamente la palla, trova il traversone basso, su cui Kalac interviene in due tempi, bloccando sul nascere anche il tentativo in girata di Adebayor. Come nella prima sfida, quella dell’andata, la superiorità dell’Arsenal diventa chiara e cristallina sotto ogni punto di vista. La differenza rimane ancora il goal.

LA SVOLTA - Ma la fortuna del Milan, in questo senso, abbandona le fiamme del Meazza al minuto 84. Emblematica l’azione nata dall’incapacità del Milan in fase di costruzione. Hleb recupera l’ennesimo pallone ai danni dei palleggiatori milanisti, decidendo poi di servire Fabregàs sul cerchio di centrocampo. La personalità del catalano raggiunge il suo culmine, nel momento in cui il numero 4 avanza palla al piede e, pressato da Pirlo e Gattuso, lascia partire un gran destro dai 30 metri, che si infila a fil di palo, alla destra di Kalac, che non può davvero nulla. Un colpo da cecchino, che ferisce mortalmente il Diavolo in pieno torace, portando il gelo sugli spalti.
Strameritato vantaggio dell’Arsenal a soli 6 minuti dal termine. Ineccepibile. I tifosi rossoneri iniziano ad abbandonare lo stadio, lasciando Ancelotti e i suoi in balia dell’uragano Gunners, capace di imbrigliargli in ben 180 minuti di gioco. Segnare due goal in 6 minuti non è cosa facile. Specie dopo quanto visto fino a quel momento. E l’armata bianca di Wengèr non è certo una squadra che si adagia sul risultato.
E al 92’ è Flamini a rendersi protagonista con un fantastico lancio a innescare la progressione di Walcott sulla destra. Il giovane Theo riesce a involarsi sulla fascia con velocità supersonica, mettendo a sedere Kaladze con un balzo felino, e crossando in mezzo per Adebayor che, sottomisura, realizza forse il goal più semplice della stagione, ma il più importante nello stesso tempo. The last shot, il colpo di grazia, che tramortisce definitivamente il Diavolo Rossonero, legittimando un dominio assoluto e indiscutibile. Che, ripeto, è stato evidente sotto ogni singolo punto di vista. Ad incorniciare una notte fantastica ed irripetibile, tra le migliori mai vissute in tutta la mia vita. La dimostrazione di superiorità è stata nettissima.
Nonostante quello che molti pensavano. Se un Fabregàs fuori forma e non all’altezza di quello di inizio stagione è praticamente riuscito a sovrastare il centrocampo del Milan, chissà cosa avrebbe potuto fare un Fabregàs al top della sua condizione. Chissà. Quello che conta è che l’Arsenal approda ai quarti stravincendo contro il Milan (non erano mai stati battuti in casa da una squadra inglese), togliendo di fatto la corona ai Campioni d’Europa in carica, e ponendosi energicamente come candidata alla vittoria finale. Non sarà affatto facile. Ma dopo aver battuto (e in questa maniera) una squadra forte come quella di Ancelotti, vien facile pensare che nulla sia impossibile per i giovani ragazzi di Wengèr. Basta continuare a crederci. Come, del resto, abbiamo fatto in questa epica e spettacolare notte.




wonderful piece with which to practice my italian, grazie tanto
Si, gracie tanto anche. Sfortunatamente, ho domenticato molte parole Italiana, mi dispiace, ma ho capito abbastanza! E bellisimo pensare abbiamo una squadra de ‘arsenal fans’ in Italia. Forza Arsenal!
grazie ragazzi, sono contento che apprezziate il nostro lavoro…continuate a seguirci
Grande! Molto ben racconto. E sicuro, eravamo molto forte contro il diavolo. Ringhio sembrava un cucciolo e pirlo veramente un “pillow”. Che Arsenal!
Ho la sensazione che avremmo Roma nel prossimo turno. Quest’anno e il nostro in ogni caso!
c’moooooon
Bell’articolo, complimenti davvero. FORZA ARSENAL !!!
C’ero anch’io a San siro..che gran serata!two nil to the arsenal!
Ciao.Ho fatto un salto al pub prendendo una pausa dal lavoro ma c’erano solo inglesi. Dove eravate? Mi spiace non esserci incontrati. Comunque che dire, una serata fantastica, peccato per il pareggio di oggi ma riusciremo a riprenderci.
Ciao a tutti
Simo