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Premier League

2 marzo 2008
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Bendtner tiene l’Arsenal in vetta

Un punto. Un solo punto. Si potrebbe pensare allo stesso, denigrante e rocambolesco risultato della scorsa giornata, al St.Andrews. E, in realtà, non sarebbe poi così difficile pensarlo. Così, a primo acchito. Ma, a mio modesto parere, nel novero delle interpretazioni, non è da sottovalutare quella che vede questo punto come un guadagno vero e proprio, come miglior rendimento possibile (visti i fatti di questa partita), nonché (e non meno importante) come baluardo estremo della nostra leadership.

Già, perché, nonostante tutto, siamo ancora primi. E allora il contrasto tra le due possibili si accentua, è inevitabile. Ma perché, verrebbe da chiedersi, preferire la seconda delle due interpretazioni? Mi sovvengono diversi motivi, ma tutti portano ad un’unica strada. Per cui le due partite sono poste in maniera diametralmente opposta, l’una dall’altra. Mi spiego. In primis, nella scorsa partita, più che il punto “conquistato”, abbiamo perso un valore (quello col numero 9 sulla schiena). Ma, ancor più di questo, abbiamo perso 2 punti, considerando il modo in cui gli avversari hanno agguantato il risultato. Un rigore al 94′, dopo aver subito un assedio totalitario.

Il punto di oggi (ieri, per chi legge) si pone su una prospettiva diversa. E’ stato davvero guadagnato, e legittimato in virtù degli sforzi fatti. Ma l’avversario non è rimasto a guardare, o a subire passivamente. Anzi.

Martin O’Neill ha dato prova che la sua squadra è una delle migliori formazioni del massimo campionato inglese. Del resto, noi lo sapevamo. Ne abbiamo solo avuto una riprova. Venire all’Emirates, con un tridente e tre centrocampisti (di cui uno estremamente offensivo) è già sintomo di grande personalità. Un’audacia che viene spesso premiata dalla fortuna (e anche su questo, possiamo dire di aver avuto un’amara conferma). Infatti lo schieramento dei Villans è un 4-3-3 a tutti gli effetti: Carson in porta, linea difensiva composta da Gardner, Laursen, il giovane e talentuoso Curtis Davies e Bouma; Maloney, Reo-Cocker e Barry preservano la mediana, con il classico tridente formato da Young, Carew e Agbonlahor.

Arsenio conosce il valore di O’Neill e dei suoi e, nonostante l’impegno cruciale di martedì, non può sbizzarrirsi con il turn-over (vedi Carlo Ancelotti). Sfruttando il piacevole ritorno di Diaby, la formazione è proprio quella indovinata dal nostro amico Massimo (aka Gunners4ever), con Almunia tornato titolare fisso, e difesa regolare, composta da Sagna, Gallas, Senderos e Clichy; Diaby ritorna a sinistra (sebbene non sia un esterno), Hleb occupa la posizione opposta sulla fascia, e il duo Flamini-Fabregàs si occupa del cuore del centrocampo. Walcott ha una chance per confermarsi in attacco, a supporto di Adebayor. Dirige Clattemburg con una prova più che convincente (6,5).


La fase preliminare di studio viene completamente saltata, e dai primi minuti è solo Arsenal. Pregevole il gioco di sponda da parte di Adebayor che, al 7′, valorizza la progressione di Walcott ai danni di Bouma. Lo scatto dell’ala inglese è irresistibile, ma il potente diagonale di destro viene limitato in out da un reattivo Carson. I Gunners tengono alta la pressione, e come sempre, il possesso palla.
L’Aston Villa nel frattempo prende le misure ai padroni di casa, organizza la difesa (peraltro in gran spolvero oggi) e, al 12′, mette in chiaro di non voler passivamente subire il gioco avversario: protagonista della ripartenza è il velocissimo Agbonlahor, che in velocità riesce a far addirittura meglio del collega Walcott, tagliando tutta la difesa e arrivando quasi al tiro a tu per tu con Almunia. Il “quasi” è tutto merito di un recupero difensivo in tackle da parte di capitan Gallas, che può essere riassunto con un solo termine: perfetto.

La partita è vibrante, e si cerca di impostarla sulla velocità, qualità che non manca né da una parte, né dall’altra. Walcott è scatenato, e tenta spesso l’azione personale, sia per finalizzare direttamente, sia per servire Adebayor con dei traversoni, non sempre precisi. Il surplus sul giovane inglese risulterà la scelta tattica più utilizzata dagli avversari. Nonché la più azzeccata. I lanci lunghi a cercare Adebayor non sono sempre efficaci, vista la forza fisica di Laursen e Davies. Invece Carew riuscirà a far salire i suoi controllando bene i lanci dalle retrovie ed evitando senza particolari difficoltà la pressione di Senderos.

Al 20′, Agbonlahor riesce ad eludere lo stesso Senderos, ma fallisce nel servire un comodissimo assist per Maloney, che avrebbe messo dentro quasi sicuramente. Gran pericolo comunque. Gli ospiti riescono a limitare la pressione, rallentando il ritmo. E l’unico tentativo in porta dell’Arsenal degno di nota, si traduce in un colpo di testa da parte di Senderos, su corner di Fabregàs. Lo svizzero non trova la precisione e spedisce alto. Ma 5 minuti dopo, al 27′, si rende protagonista di uno sfortunatissimo incidente. La minaccia è ancora nelle accelerazioni di Agbonlahor, lesto a scattare sul filo del fuorigioco, prendendo controtempo la difesa dei nostri, e bravo a rubare il tempo a Gallas.

Il nigeriano naturalizzato inglese vince l’uno contro uno ai danni del nostro capitano, per poi effettuare un cross teso e potente che, impattando lo stinco di Senderos, a mezzo metro dalla linea di porta, finisce in rete. Vantaggio rocambolesco, ma non certo demeritato. L’effetto è però estremamente negativo dal punto di vista psicologico, riducendo di fatto la verve creativa ed offensiva degli uomini di Wengèr. La sfortuna ad ogni modo colpisce anche O’Neill, costretto a perdere prima Reo-Cocker (rilevato da Zat Knight al 31′) e poi, in maniera molto più seria, Curtis Davies, uscito in barella con l’arto immobilizzato al 40′, lasciando il posto a Osbourne. Il doppio cambio non sembra aver comunque indebolito l’Aston Villa.

A circa due minuti dalla fine, Maloney in percussione da destra, riesce ad accentrarsi e a far partire un pauroso destro all’incrocio. Almunia pizzica la sfera quel tanto che basta per farle colpire la traversa, e salvare la situazione. Ma, in zona recupero, la reazione dei Gunners si realizza in un impressionante sprazzo di puro Arsenal Style. Tutto parte dall’ottimo recupero di Senderos sul velenoso cross basso di Bouma, da cui Walcott imbastisce il capovolgimento di fronte. Con una rapidità esplosiva, il giovane inglese percorre tutto il campo trovando il fondo, e servendo un assist perfetto per Adebayor.
Il togolese stoppa la sfera mettendo fuori causa i difensori, all’altezza del dischetto, e opta per servire dietro l’accorrente Fabregàs, in posizione ottimale, ma il destro di quest’ultimo è completamente sballato, e si perde alto sopra la traversa. Un’occasione d’oro, che avrebbe cambiato le sorti dell’incontro. L’intervallo ha comunque effetti benefici sugli uomini di Wengèr, che rientrano in campo con lo stesso piglio di quei minuti finali. Non passano nemmeno 20 secondi, e Walcott, convergendo dalla destra, impegna seriamente Carson con un poderoso destro sul primo palo. Gli ospiti si cautelano stringendo le maglie della difesa, e tentando le ripartenze.

Una di queste, al 54′, porta Ashley Young al tiro, su cui Almunia si supera. Verso l’ora di gioco, giunge il momento di Bendtner, con Walcott che si sposta a destra, mentre Hleb presenzia la corsia opposta. Il danese si fa sentire subito, con un colpo di testa pericolosissimo, su calcio di punizione dai 25 metri di Fabregàs. Fuori bersaglio. La partita a questo punto si apre a occasioni da una parte (tiri dalla distanza di Clichy e Hleb) e dall’altra (destro potente ma centrale di Agbonlahor). Sembra che l’equilibrio sia indistruttibile, ma del resto per martedì occorrono forze fresche, e la rotazione sembra inevitabile a un quarto d’ora dalla fine. Entrano Gilberto Silva e Denilson, rispettivamente per Senderos e Flamini.

Con l’innesto dei due brasiliani, e l’entrata nei dieci minuti finali, l’Aston Villa (che ha corso tantissimo) si arrende fisicamente, e subisce il dominio dei Gunners. Un assedio di proporzioni mastodontiche, che abbatte l’ultimo muro dei Villans al 94′. Lo stesso, fatale minuto di sabato scorso. Clichy trova il fondo in accelerazione, e crossa con precisione sul secondo palo, dove Adebayor trova una perfetta sponda di testa a servire Bendtner, che di prima inchioda Carson, mettendo il pareggio in cassaforte.

Da tutto questo, si capiscono le profonde differenze con il punto della scorsa giornata. E penso che ora siano ancora più palesi. L’Arsenal non ha giocato al meglio, non è stata cinica quando doveva e ha concesso forse troppo alla velocità dell’Aston Villa. Ma ha compensato questi gap con la grinta e la volontà di non arrendersi. Nonostante gli infortuni. Nonostante la sfortuna. E nonostante il fatto di avere la testa oramai a Milano, dove i Campioni Rossoneri ci attendono con ansia martedì. Meglio concentrarsi su questo ora. Pensando che il punto guadagnato oggi sia un punto in più rispetto ai secondi in classifica. Il che vuol dire che siamo ancora noi i primi. Questo è ciò che conta.

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One Comment


  1. Nicklas Bendtner

    come sempre grande articolo!

    Non stiamo al top fisicamente ma dobbiamo farcela a San Siro…

    C’mon Gunners…



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