
Il tanto agognato e atteso ottavo di finale di Champions League, tra Arsenal e Milan, si è concluso forse nella maniera meno sorprendente. In tutta tranquillità (francamente prescindendo dal mio essere tifoso) ritengo che l’unica differenza tra una partita perfetta e gli uomini di Wengèr scesi in campo stasera (ieri, per chi legge) sia stato il goal.
Eppure, alla luce di quanto tutti abbiamo visto, è stato un vero peccato che il goal non abbia risposto all’appello. Perché, in fondo, l’Arsenal lo ha cercato con grinta, cuore e determinazione, facendo sua la partita. Raccogliendo molto, molto meno di quanto non avesse in realtà meritato. Tra tifosi (veri) milanisti, tifosi Gooners e amanti del bel calcio in generale, penso che il giudizio sia concorde e unanime. A parte Fabio Caressa, sventurato telecronista della serata, in grado di “beatificare” l’assedio subito dal Milan, di aumentare il volume della telecronaca di 60 decibel ogni qual volta Pato toccava palla (per poi perderla miseramente pochi secondi dopo) e di definire questo Arsenal “un buon Arsenal”, con aria di sufficienza al limite della sportività che lui stesso tanto decanta, e di cui tanto ha dimostrato di mancare.
Da notare in questo senso il trattamento riservato a Lehmann, per tutta la serata. Ma il mio intervento non è sicuramente per criticare uno dei massimi esponenti della categoria. C’è ad ogni modo la volontà di rettificare la teoria (anche Caressiana) secondo cui l’Arsenal avrebbe subito troppo la riverenza e il fascino nei confronti della grandezza universale del Milan. La realtà dei fatti, senza commenti patriottici o conflitti di interessi vari, è che il risultato a reti bianche di stasera è frutto di una scarsa capacità da parte dell’Arsenal di concretizzare le diverse palle goal create, nonché di una buona dose di fortuna che ha accompagnato gli uomini di Carletto Ancelotti.
E la fortuna, come dico sempre, spesso aiuta i più forti. E’ stato infatti un Milan molto forte difensivamente, in perfetta sintonia con l’atteggiamento delle squadre italiane in trasferta. Ma nulla di più. E ciononostante, il fattore esperienza non ha evitato il dominio dell’Arsenal dal punto di vista tecnico, territoriale, atletico ed offensivo. E’ riuscito tuttavia ad evitare la cosa più importante: il goal. La partita in sé e per sé è stata divertente, godibilissima e caratterizzata da un intenso ritmo. Ancelotti ha aveva in mente proprio questo in effetti e, con il recupero di Kalac, ha potuto schierare il Milan al gran completo, con una piccola sorpresina.
Il giovane Pato, appunto, come vertice offensivo del suo “albero di Natale”. In maniera altrettanto sorprendente, Maldini va a fare il terzino a sinistra, con Oddo come controparte dal lato opposto, e la coppia Kaladze-Nesta al centro. Gattuso, Pirlo e Ambrosini saranno l’ulteriore barriera difensiva, avanzata a centrocampo, sia per chiudere gli spazi, sia per far ripartire il contropiede, affidato a Kakà e Seedorf, in supporto, come detto, a Pato.
Il buon Arsenio, che conosce per davvero il valore avversario, schiera l’Arsenal al meglio delle sue possibilità, con una formazione praticamente annunciata alla vigilia. Lehmann sostituisce Almunia tra i pali, mentre la difesa viene recuperata in extremis, al completo, con Sagna, Tourè, Gallas e Clichy; Rosicky non ce la fa a recuperare, e allora Hleb si adatta a sinistra, con Ebouè dal lato opposto, mentre Fabregàs in cabina di regia e Flamini in fase di interdizione, si occupano del centro campo. Eduardo, molto defilato a sinistra (in un ruolo non propriamente suo) spalleggia Adebayor.
Convincente la direzione del signor Bo Larsen (voto 7). Fin dalle prime battute, si nota la qualità estrema di entrambe le parti. I Gunners provano fin da subito ad attuare la tipica circolazione di palla che li contraddistingue, senza però alzare troppo il ritmo. Dal canto suo, il Milan ha il gran merito di non farsi schiacciare, e di provare la verticalizzazione alla ricerca della velocità di Pato. Il brasiliano è rapidissimo, ma la difesa di casa può vantare, per sua sfortuna, la stessa dote. Comunque, il numero 7 rossonero trova modo per mettersi in luce la 6’, provando un sombrero ai danni di Gallas, e tentando la conclusione al volo, al limite dell’area.
Il pallone colpisce la coscia di Tourè, probabilmente a freddo, e l’ivoriano si accascia a terra, facendo segno di non poter proseguire. Una perdita notevole sulla carta, ma il rimpiazzo Senderos non farà rimpiangere i tifosi. Prima del suo ingresso in campo, Seedorf centra un corner velenosissimo, su cui la deviazione di Maldini viene respinta d’istinto da un grande Lehmann, scongiurando il primo vero brivido della gara. Che scatenerà l’immediata reazione dei padroni di casa, in puro Arsenal style. Ebouè in sovrapposizione riesce spesso a trovare il fondo, e al 13’ il suo cross imbecca un imperioso stacco di Adebayor, in anticipo sui centrali milanisti, che però fallisce il bersaglio.
Gli spazi sono pochi, e il gran lavoro di Flamini spegne sul nascere qualsiasi tentativo di impostazione da parte di Pirlo, Kakà e Seedorf. Alla stessa stregua, Gattuso e Ambrosini rendono ostico il compito ai portatori di palla biancorossi. La circolazione di palla è nel repertorio di entrambe le compagini, ma con i minuti l’Arsenal ne conquista la prevalenza. Adebayor mette un certo timore a Maldini e company e sarà un osservato speciale nel corso di tutta la gara. Buona la progressione del togolese, direttamente sul rinvio di Lehmann, a incenerire il marcatore per poi penetrare in area.
Peccato per la conclusione, da dimenticare. Fabregàs è assoluto padrone del centrocampo, sia in fase di recupero della palla (combatte, entra in tackle, anticipa Kakà), sia in fase di impostazione, con una personalità spaventosa. La qualità del Milan è in ogni caso impressionante, così come il cambio di passo di Kakà, su cui le attenzioni di Fabregàs stesso, si sommano a quelle di Flamini e, talvolta, anche a quelle di un sacrificato Eduardo. Ma l’Arsenal contiene ottimamente il potenziale avversario, e al 36’ sale in cattedra, con un’azione da manuale del calcio.
Ebouè riceve il filtrante dalle retrovie, e si invola sul canale di destra, da cui converge, prendendosi gioco di Maldini e mettendolo a sedere, per poi tagliare al centro, verso lo smarcato Flamini. Il centrocampista corso riesce a calciare di prima, ma in maniera troppo debole e centrale, rendendo facile il compito di Kalac. Ma la velocità dei nostri aumenterà gradualmente, lungo il finale del primo tempo. Gran lavoro di Hleb che innesca Adebayor nel corridoio centrale. L’attaccante africano si muove benissimo ed ha l’intuizione di servire Fabregàs, da solo, faccia a faccia con Kalac.
L’intuizione, ma non la precisione, che renderà vana la migliore chance dei primi 45’ di gioco. Nei minuti finali è ancora l’Arsenal a farsi sentire, con un’azione rapidissima, che stavolta si sviluppa sulla fascia sinistra. Il pallone in verticale è per Flamini, scalato in posizione di ala. Le finte del francese ubriacano Oddo, in prossimità della linea di fondo, permettendo al mediano di accentrarsi e di crossare basso, in direzione di Eduardo. Perentoria, in questa circostanza, l’uscita di Kalac a sventare la minaccia. Nulla più da registrare nella prima frazione di gara.
Ma i segnali di una crescita da parte dei Gunners sono sicuramente chiari. Al 50’, Ancelotti è costretto a fare a meno di Nesta, che lascia il posto a Jankulovski, posizionatosi a sinistra, con Maldini a fare nuovamente il centrale. Il corner che si genera prima di tale cambio viene pericolosamente deviato da Kakà, verso la propria porta. Autogoal scongiurato da pochi centimetri. Pochi minuti dopo, Fabregàs in percussione centrale, taglia la mediana milanista, e apre a destra per Hleb. Il bielorusso svaria su tutto il fronte offensivo, mettendo in difficoltà Pirlo e sbilanciando Gattuso con le sue finte, e trova il fondo, da cui scodella in mezzo per l’accorrente Ebouè, in buona posizione. L’ivoriano ha un buon tempismo, ma il suo destro è altamente impreciso, facendo sfumare un’altra occasione d’oro.
Il Milan non riesce a costruire, ed è oramai in balia dell’Arsenal che, dal canto suo, cerca il meritato goal del vantaggio. Al 54’ uno straripante Flamini ruba l’ennesimo pallone a Kakà, e fa viaggiare Fabregàs sull’asse centrale, il cui lancio millimetrico trova Adebayor, pressato fallosamente da Maldini. Il togolese riesce a servire, con un tocco rapido, Eduardo, che sfrutta un bellissimo uno – due con Cèsc, e penetra in area, calciando male, col sinistro. Manca la concretizzazione, la finalizzazione che possa legittimare il dominio, fin lì dimostrato, dai padroni di casa.
Un minuto dopo l’ora di gioco, si rifà vivo il Milan, con un’azione in surplus, che libera Oddo, in posizione di ala destra. Il laterale destro ex Lazio trova il tempo di convergere dallo spigolo dell’area di rigore, ma calcia malissimo, mandando la palla fuori di diversi metri. Solo pochi minuti dopo, l’exploit del Milan continua con Kakà, stavolta lesto a liberarsi, ma meno bravo nella conclusione dalla distanza. Si trattava del primo tiro del fantasista pallone d’oro. Ma, non a caso, era anche il segno del riscatto ospite, ormai a 20 minuti dal termine della sfida. La propensione offensiva da parte degli uomini di Wengèr, lascia più libertà di manovra a Seedorf e compagni, mettendo così Pato in condizione di lanciarsi nella più classica delle ripartenze. Una delle quali stava per generare una mischia clamorosa, con una serie plurima di rimpalli, su cui Clichy è però più rapido, riuscendo a metterci una pezza.
Al 76’, proprio in uno dei duelli di velocità tra il francese e Pato, è quest’ultimo ad alzare bandiera bianca, probabilmente per crampi. Ancelotti non cambia tattica, e inserisce Gilardino al posto del giovane brasiliano. Ci prova Fabregàs dalla media distanza, con un destro che però non impensierisce il gigante australiano. Lo stesso Gilardino poi si rende protagonista di un colpo di testa su corner di Pirlo. Ma Lehmann controlla senza problemi, riuscendo a zittire le cattiverie del commento di Caressa. Mancano 10 minuti, e Arsenio sostituisce uno stremato Eduardo con Nicklas Bendtner, 19 anni, nazionale danese. Si passa ad uno schieramento con due punte classiche, per tentare l’arrembaggio finale.
La potenza del vichingo si fa sentire, così come la sua sponda per Adebayor, che a sua volta ribadisce per Ebouè. La progressione di quest’ultimo è fuori dalla portata di Jankulovski, ma il taglio in mezzo è troppo largo per Flamini, costretto a defilarsi e a centrare nuovamente la palla per Bendtner che, col sinistro, sbaglia completamente mira. A due minuti dal termine, e con 4 minuti di recupero segnalati dall’assistente, Wengèr manda dentro anche Walcott, al posto di Ebouè. L’affondo finale è proprio del giovane talento di Newbury, che brucia Jankulovski sullo scatto e scodella un gran traversone sul secondo palo.
La traiettoria del cross mette fuori tempo Kalac e la sua difesa, mentre Adebayor arriva di prepotenza sulla palla e, di testa, colpisce in pieno la traversa, al minuto 93. Episodio emblematico, che la dice lunga su tutto l’andamento della partita. Come ha detto qualcuno, l’Arsenal avrebbe meritato di vincere. Come ha detto qualcun altro, lo 0 a 0 è il peggiore dei risultati auspicabili per il Milan. Di sicuro dovremo giocarcela al San Siro, con tutte le difficoltà che questo comporta. Ma, di sicuro, noi avremo a disposizione due risultati su tre. Sarà una gara diversa. Ma lo spettacolo, è assicurato, resterà lo stesso.




peccato non aver concretizzato le numerose pallegol avute…
ma rimango ottimista. Non siamo inferiori, anzi..
C’MON GUNNERS…
articolo bellissimo angelo, io rimango fiducioso per il ritorno..non è mai successo che in due partite di seguito non abbiamo segnato un goal..a milano segneremo sicuramente
Fabregas eccellente, Flamini favoloso ed un valido Hleb. Partita strepitosa… davvero emozionante, peccato per le conclusioni…al 93′ con quella traversa di Adebayor stavo per piangere…
DAI GUNNERS!!!
Sono abbastanza d’accordo su quanto scritto, se ci fosse stata un po’ più di precisione al tiro satremmo parlando di trionfo. Scandaloso Caressa, poteva fare la telecronaca direttamente dal settore dei tifosi milanisti; mi chiedo come mai un professionista capace e competente come lui debba svilirsi tanto. Per quanto riguarda la squadra ottima la disposizione in campo, Pato Seedorf e Kaka completamente ingabbiati. Altre considerazioni:
1- spero che Almunia abbia il cagotto in eterno
2- avrei inserito prima wallcot ma sulla sinistra per contenere Oddo che con Gilardino in campo avrebbe potuto proporre dei cross pericolosi
3- bravo ma proprio bravo Flamini
4- Ade ha uno strapotere fisico impressionante e una tecnica non comune per quelli della sua stazza ma manca completamente di intelligenza calcistica, i fenomeni sono altri (vedi Bemzema) ma detto ciò va bene così, ma tira un po’ più in basso
5- Bendtner (mi spiace per l’amico che ha scritto prima di me) non è niente di più di un Crouch meno tecnico, penso sia inadeguato per queste partite, speriamo in un rientro di Robin.
Scusate se sono stato un po’ lungo e buona serata a tutti.
Simo
la 1 mi ha fatto morire ahaha
Grazie Massimo! L’articolo è solo un resoconto su quello che tutti, tifosi o meno, abbiamo potuto vedere. Penso che possiamo fare la nostra partita anche a Milano, se siamo in condizioni fisiche e mentali giuste. Non sono d’accordo sul giudizio espresso da Simo per Bendtner, per me il danese è un potenziale fuoriclasse, ma si tratta di opinioni. Un plauso a tutti gli uomini di Wengèr, dobbiamo maturare ma siamo sulla strada giusta…
Ottima prestazione.
A Milano ci basta un pareggio con gol.
Certo che Wenger avrebbe potuto mettere prima Theo.
Certo, solo opinioni personali, e spero di tutto cuore di sbagliarmi. Avevo scordato i complimenti per l’articolo, davvero scritto bene.
Qualcuno va a San Siro al ritorno?
si simo saremo in tanti…stiamo cercando di organizzare un meeting con arsenalitalia..uscirà presto un articolo…
stay tuned
Sottoscrivo in pieno l’articolo. Visitate il mio blog: http://blog.libero.it/enrico
benissimo… cmq a mio parere bendtner sarebbe stato sicuramente più efficace di eduardo