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FA Cup

17 febbraio 2008
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United – Arsenal 4-0

La presunzione di Arsène Wengèr nel voler far bene in tutte le competizioni si spegne malamente, travolta da un sontuoso Manchester United, sul terreno ghiacciato e malridotto dell’Old Trafford. La F.A. Cup è da sempre stata una competizione molto ambita, specialmente per l’alsaziano, il quale non ha voluto mai rinunciarvi. In termini di energie spese, e di priorità di obbiettivi. Quest’anno, contestualmente all’apertura di un nuovo ciclo, la F.A. Cup capitava in una circostanza che oserei definire singolare, tanto per usare un eufemismo.

E’ da poco terminata la Coppa Africa per Nazioni, da cui sono rientrati tre regolari, in condizioni psicofisiche non proprio ottimali. C’è il fatto, importantissimo, che i Gunners sono seriamente in lizza per la Premier, primi a ben 5 punti di vantaggio sullo stesso United, e per la Champions. Già, la Champions League, arrivata agli ottavi di finale, contro il Milan campione del Mondo, a soli 4 giorni di distanza. Con tutta la tensione, la fibrillazione, e le preoccupazioni del caso. Due obbiettivi possibili, entrambi nel mirino, in mezzo ai quali si pone un quinto turno di F.A. Cup.

Non a Barnsley, né tantomeno a Bristol. Si va a casa di Ferguson, con una rosa ridotta all’osso, per parafrasare Arsenio, e cercare il colpaccio. Eccesso di superbia o stretta necessità? Da notare la immediata mancanza di una risposta univoca…  Ma vale a poco capirlo, così come cercare giustificazioni. Almeno a me, risulta chiaro che le volontà di giocatori e manager hanno viaggiato su binari distinti. E, diciamoci la verità, una lista chilometrica di infortuni, così come una formazione a metà tra le più bieche restrizioni e la pretattica, non poteva, francamente, indurre a pensare a un destino diverso.

Lo United, dal canto suo, è abituata ai palcoscenici europei di maggior spessore, e riesce, con la sua immane esperienza, a fissare gli obbiettivi, tenendo salda in mente la rivalità sportiva, senza farsi sopraffare dalla immediata contingenza dell’ottavo di finale, alla Gerland. In gran spolvero, dal punto di vista fisico, gli uomini di Ferguson sono pienamente recuperati, salvo forse Gary Neville, ancora ai box. Spazio a Van Der Saar tra i pali, con Brown, Ferdinand, Vidic ed Evra, schierati davanti a sé. Carrick e Anderson si accomodano in mezzo al campo, con Park Ji Sung e Nani a fare da cursori esterni; gli inserimenti di Fletcher supportano l’unica punta Rooney.

Un ottimo “line up”. Al quale Wenger risponde con Almunia in porta, Hoyte, Tourè, Gallas e Traorè in difesa; Ebouè a destra, Hleb a sinistra, e coppia Gilberto – Fabregàs a far da cerniera di centrocampo; attacco affidato a Eduardo spalleggiato dal giovanissimo Bendtner. Squadra rimaneggiata quindi, ma non certo costituite dalle seconde linee. Eppure dopo soli 20 minuti di gioco, l’Arsenal è già morto e sepolto, sia come gioco fin lì espresso, sia come risultato. A dir la verità, i padroni di casa sfioravano il vantaggio già al minuto 8′, con il violento tiro da fuori di Anderson, oggi molto ispirato. Rooney intanto seminava il panico nell’imbarazzante difesa odierna dei Gunners, provando il numero a saltare Gallas, o il tiro dalla distanza dopo il perfetto controllo a seguire.

Finalmente, al 16′, l’attaccante ex Everton trova il goal, quando Bendtner non respinge alla perfezione il corner di Nani, permettendo a Anderson di staccare verso la porta, e a Rooney, posizionato sulla traiettoria, di ribadire in rete, a due metri dalla linea di porta. Un goal nato in una situazione analoga a quelle che si possono ammirare sui campetti dell’oratorio, ma che, alla fin dei conti, legittima il vantaggio strameritato del Manchester United. Sia da un punto di vista mentale, sia da quello fisico, l’Arsenal si limita a far da comparsa, mentre i Devils fanno il bello e il cattivo tempo in campo, fino a chiudere il discorso quattro minuti dopo.

Nani supera senza problemi Hoyte, e libera il traversone su cui Fletcher (si, proprio Fletcher, addirittura lui) svetta anticipando Gallas e insaccando la porta di Lehmann per la seconda volta. Uno – due inaspettato, su cui i Gunners, benché ancora in campo, vanno definitivamente al tappeto, senza un minimo accenno di reazione. Anzi. Per i restanti minuti del primo tempo, il Manchester diventa l’unica squadra in campo, mettendo letteralmente in ridicolo i nostri. E trovando, giustamente, il terzo acuto al 38′. Carrick scodella un ottimo pallone per l’inserimento di Nani, dalle retrovie; Gallas non riesce ad intervenire, sbagliando completamente il tempo, mentre il portoghese controlla magistralmente la sfera di petto, spalle alla porta. La pressione di Hoyte, sventurato marcatore nella circostanza, è pressoché nulla, permettendo facilmente a Nani di girarsi e di fucilare, col sinistro, il povero Lehmann, triplicando il punteggio. Quasi come sparare sulla croce rossa. E lì, il pensiero all’Emirates Stadium e al 20 Febbraio, è più che evidente nell’atteggiamento dei Gunners.

Una partita che non ha più alcun senso. Ammesso che, Wengèr a parte, ne abbia avuto anche all’inizio. Ma lo United è evidentemente estraneo a questo tipo di pensiero, e continua ad onorare la gara anche nella seconda frazione di gioco, alla stessa stregua del primo tempo. Il velluto su cui i Devils si trovano a giocare, si trasforma in pregiatissima seta, quando Ebouè decide di impazzire e di attaccare Nani con un tackle fuorilegge. Sacrosanto il rosso per lui da parte di Wiley (voto 6,5), e Arsenal in 10 uomini. Si fa per dire.

Con la parità numerica, non ci sarebbe stata comunque partita. Era certo, però, che quel cartellino rosso equivaleva ad una bandiera bianca, in segno di resa. Inequivocabile. Del resto, 10 corpi senza volontà e senza concentrazione, avrebbero davvero potuto fare pochissimo, contro il forcing offensivo dei Red Devils, dominatori assoluti anche del secondo tempo. Poi, al 62′, un piccolo segno di risveglio dal coma, con un colpo di testa di Eduardo, su cross da trequarti di Fabregàs, finito alto sopra la traversa. Nulla di che. Un exploit sicuramente imparagonabile a quello fatto da Wengèr, nel far entrare Senderos, Adebayor e Flamini, invece di farli riposare.

Condivisibile o meno, il cambio non sortisce alcun effetto, e lo United trova il 4 a 0, circa 10 minuti dopo: Nani trova il surplus a sinistra, e ubriaca Hoyte, assolutamente impotente, per poi crossare sul secondo palo, orfano di marcatura. Il cross è precisissimo e Fletcher (addirittura una doppietta, e questa la dice lunga Signori…) non sbaglia, inchiodando Lehmann con un violento colpo di testa sottomisura. Se non fosse per lo stesso portiere tedesco, forse il migliore dei suoi (o il meno peggio), il Manchester ne avrebbe potuti fare tranquillamente altri 2 o 3, senza rubare nulla. Ma, per nostra fortuna, il conto finale termina qui. E, se non fossimo stati in piena lotta per Campionato e Champions, una sconfitta di tali proporzioni avrebbe fatto molto, molto male.

Quel “se”, però, devo dire, cambia tutto. E la F.A. Cup, in mezzo a tali circostanze, non assume una priorità così elevata. Pare che i giocatori, tranne Wengèr, lo abbiano capito. E io, personalmente, mi schiero dalla loro parte. Non per snobbare lo United, ci mancherebbe. Ma, più che altro, per non snobbare obbiettivi prestigiosi, abbordabili e finalmente alla portata. In confronto ai quali, e mi spiace dirlo, un quinto turno di F.A. Cup diventa piccolo piccolo. Anche se giocato contro un Manchester United, motivato e in gran forma. Dopo diversi anni, riesco a riconoscere quando l’Arsenal perde e viene sconfitto per meriti avversari.

Magari mi sbaglio, ma questa sconfitta, per quanto numericamente umiliante, non mi convince. Per una serie di motivi che sarebbe inutile elencare in questa serie. E che, giustamente, i tifosi dello United non sarebbero mai in grado di capire. Ma va bene così, ed essere estromesso dalla F.A. Cup non pregiudica la stagione dell’Arsenal vista fino a qui. La classifica del resto parla chiaro. E i numeri, per quanto ostici da capire, sono numeri. Basta leggere, senza possibilità di errore. La verità, a prescindere da tifo e opinioni, è che oggi il Manchester ci ha dato 4 sberle. Noi, in campionato, abbiamo dato loro 5 punti di distacco.

Non so voi, ma preferisco la nostra posizione. E se crederanno che in Premier, nuovamente all’Old Trafford, troveranno la stessa facilità di gioco, beh, penso che ci faranno un grosso piacere. Il derby col City insegna molto in questo senso. Sono state spese anche troppe parole in merito. Il tempo ci dirà come andranno le cose. Per ora mi basta la classifica della Premiership. E mi basta pensare al Milan.

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3 Comments


  1. RoyalGunner

    Bellissimo articolo! Condivido in pieno quanto scritto.
    Adesso bisogna pensare al Milan e non sbagliare l’andata in casa.
    Poi di solito dopo queste partite c’è sempre una grande reazione da parte delle grandi squadre, ed è quello che mi aspetto mercoledì.

    FORZA GUNNERS!!!


  2. deca

    cmq xdere 4-0 contro il manchester fa sempre male cmq ci vuole una grande prova mercoledi


  3. Davide

    Mah..non è che è bellissimo perdere 4 a 0 col manchester..



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