Non bisogna mai affidarsi completamente alla sorte, o agli esiti dei risultati messi a segno dai propri rivali. Bisogna pensare a sé stessi, concentrarsi sulle proprie forze e fare la propria parte. L’Arsenal lo ha fatto, in grande stile, contro un avversario non certo agevole, quale il Manchester City, brandizzato dalle sterline “made in Thailandia”.
Ed è a tutti noto che la fortuna aiuti gli audaci, e quindi i più forti, sotto tutti i punti di vista. Anche questo è successo oggi (ieri per chi legge), nella 25sima giornata di Barclay’s Premier League, dove la lotta al vertice è così appassionante, da ricordare, per gli appassionati dei motori, i duelli combattutissimi tra Schumacher ed Hakkinen, ai loro tempi d’oro. Su un campo così difficile come il City of Manchester, Arsenio sa bene di non poter fallire, e di non perdere terreno ai danni del rullo compressore United, in testa, a pari merito con i Gunners, ma in vantaggio secondo il criterio della differenza reti.
La consapevolezza dell’alsaziano su tutto questo, è indubbia. Ciò che però Wengèr non si aspetta, è la battuta di arresto dell’esercito di Ferguson, proprio a Londra, sponda nord, in quel di White Hart Lane. Che fu per noi patibolo, dopo 8 anni di successi. E che stava per regalare lo stesso destino allo United (che non perde col Tottenham da 7 anni), non fosse stato per l’enorme spreco di Keane e per il goal al 94’ in mischia su corner. E’andata bene ad un Manchester United troppo Ronaldo-dipendente, capace di tirare in porta solo dopo 75 minuti di gioco, visto l’eccellente tatticismo del maestro Juande Ramos. Ma, tutto sommato, è andata bene anche a noi, vista la classifica attuale.
Perché, prima che il Manchester United conquistasse con affanno il suo punto al 94’ a Londra, un Arsenal meraviglioso faceva risultato pieno a Manchester, con gioco, classe, velocità e dinamismo tipici del più puro Arsenal Style. Il buon Arsenio, come preannunciato, non varia di una virgola la formazione utilizzata per sconfiggere il Newcastle, eccezion fatta per la presenza in campo di Jens Lehmann, visto l’infortunio in allenamento di Almunia.
Per contrastare la nostra miglior formazione possibile, Eriksson schiera il City con un 4-5-1, in cui, davanti al giovane Hart in porta, la difesa si posiziona con Corluka, Richards, Dunne e Ball; Hamann e Gelson Fernandes compongono la cerniera di interdizione, con Ireland, Elano e Petrov a sostegno dell’unica punta Sturridge, un diciannovenne dalle capacità interessanti. Dirige la gara il signor Marriner (voto 5,5), senza macchia e senza lode, davanti a un pubblico di 46,000 spettatori.
Tra cui possiamo notare la presenza di Don Fabio Capello, interessato alla presenza di Micah Richards (unico inglese in campo tra i suoi papabili convocati) e quella del duo Senderos-Fernandes (sicuramente convocati per la Svizzera, prima avversaria degli Inglesi in amichevole).
La gara inizia senza indugi, né da una parte, né dall’altra. Sono comunque i padroni di casa a farsi sentire per primi, già al 6’, quando Fernandes, con ottima visione di gioco, effettua un delizioso pallonetto dalla trequarti, mettendo in moto Ireland sul filo del fuorigioco. Il trequartista del City si muove benissimo, ma perde l’attimo, permettendo a Lehmann di uscire e far sua la sfera. L’Arsenal reagisce, cambiando passo e mettendo in grossa difficoltà la difesa di Eriksson. Un Diaby ispiratissimo, prova a dialogare con Adebayor, bravo a svariare su tutto il fronte dell’attacco, ma il colpo di tacco del francese non chiude il triangolo col capocannoniere dei Gunners, permettendo ai Citizens di ripartire. Non per molto.
E’ il minuto 8, e Fabrègas riesce a spezzare la ripartenza del City, smistando per Hleb, sulla destra. Il bielorusso serve l’ottimo Sagna in sovrapposizione, che brucia Ball in affondo e centra la sfera per Adebayor nell’area piccola. Il togolese calcia di prima intenzione, facendo carambolare la palla su Richards, e portando l’Arsenal in vantaggio. Sempre lui, Adebayor. Il City non ci sta, e reagisce, con Petrov. Da registrare un salvataggio di testa, da parte di Diaby, su un velenoso calcio di punizione del bulgaro, a tagliare l’area, su cui due giocatori del City avrebbero potuto inchiodare Lehmann.
Ma non è sufficiente a contrastare il progressivo dominio territoriale, manifestato dalla squadra ospite. Eduardo si muove benissimo senza palla, e sul corridoio sinistro trova spesso spazio, per poter andare alla conclusione. Che evita, peccando di eccesso di altruismo. Fabregàs riesce ad andare al tiro dalla distanza, ma non trova la porta, facendosi deviare in corner.
Poi il City prova il break, con uno slalom di Petrov ai danni di Hleb e dello stesso Fabregàs. Peccato che il bulgaro debba arrendersi alla potenza fisica di capitan Gallas, che ottimamente fa ripartire i suoi verso il raddoppio: il capitano tocca dietro per Lehmann che rilancia, trovando Adebayor defilato a destra, il quale con un controllo imperioso, serve centralmente per Eduardo sulla trequarti, e converge verso il centro.
La manovra corale prende vita, e il croato serve con intelligenza l’accorrente Diaby, che stringe al centro con tempismo e prova la percussione nello spazio creato dagli attaccanti; tuttavia, dopo aver evitato in dribbling la pressione di Hamann, lo specchio della porta gli viene chiuso, per cui il francese opta per il passaggio largo a sinistra, verso il suo connazionale Clichy.
Il terzino è in palese surplus, e ha tutto il tempo di crossare al centro, dove Adebayor sovrasta tutti ed esegue la sponda, millimetrica, per Eduardo che, con uno stop di petto fantastico e una semirovesciata a seguire, trasforma l’azione in goal. E l’Arsenal raddoppia.
Fino a quel punto, gli ospiti disputavano la partita perfetta. Due minuti più tardi, una clamorosa amnesia di Clichy, permetteva a Corluka di conquistare palle nell’area di rigore e di metterla al centro per Gelson Fernandes, il cui tap-in, indisturbato, permetteva ai padroni di casa di accorciare le distanze. Un colpo che non incide sul morale dei nostri. Anzi. Sul finale del primo tempo, dall’asse Hleb-Sagna si produce un traversone su cui la poderosa torsione di testa da parte di Adebayor costringe Hart ad una parata non facile.
L’Arsenal chiude la prima frazione al meglio, in vantaggio e con la consapevolezza di dover solo attendere il gioco avversario. Dal canto suo, Eriksson sembra non voler dare peso all’attacco, permettendo all’Arsenal di guadagnare tempo e controllo della gara, fin dai primi minuti della ripresa. Il tecnico svedese dimostra un certo timore nel rischiare un gioco più offensivo. Ma questo, si capisce, è tutto a favore degli uomini di Wengèr. Dopo 10 minuti, Eriksson manda dentro Vassell, per Sturridge, ma tatticamente il risultato non cambia. Il dominio dell’Arsenal cresce alla distanza, e al 57’ i nostri creano un’altra ottima chance, sul corridoio di destra. Superbo uno-due tra Flamini e Hleb, con il cross di quest’ultimo che viene raccolto da Adebayor, spalle alla porta, il quale serve al limite Fabregàs.
Il tiro al volo del catalano è potente, ma si spegne alto sopra la traversa. Nemmeno 5 minuti più tardi, un altro filtrante di Cèsc innesca la progressione di Adebayor nel pertugio centrale, ma il capocannoniere dei Gunners deve arrendersi alla pressione di Richards e Dunne, a proteggere l’uscita di Hart.
Un azione simile si ripete, a parti invertite, con Vassell lanciato da Hamann, ma chiuso in anticipo dalla perentoria uscita di Lehmann. Al 74’, lo stesso Hamann lascia il posto a Geovanni, e pochi secondi dopo, Fabregàs prova lo stop di petto e il tiro a seguire, dal limite, calciando però con troppo esterno, senza trovare lo specchio della porta. La supremazia ospite, induce Eriksson a rompere gli schemi, mandando dentro anche Mpenza, al posto di Ireland a circa 8 minuti dal termine. Ma non servirà a cambiare le sorti di una gara che, al minuto 88’, viene chiusa con il suo terzo e ultimo sigillo. Adebayor recupera un ottimo pallone a metà campo, con il City sguarnito in difesa e, nonostante un pestone, riesce a viaggiare sul canale destro, servendo Hleb in sovrapposizione.
L’ex trequartista dello Stoccarda si accentra, dopo la sua accelerazione, e serve Fabregàs, bravo a tagliare dalle retrovie sul suo stesso asse. Il numero 4 in maglia biancorossa, riesce dal fondo a scodellare al centro, trovando il tocco sottomisura di Adebayor, che da due passi infila Hart, e regala ancora una volta una doppietta all’Arsenal, suggellando una prestazione strepitosa. Con il pareggio dello United al White Hart Lane, la prestazione assume poi un sapore ancora migliore. E adesso siamo nuovamente in testa alla classifica della Premier League.
Senza dimenticare la regola secondo cui non bisogna mai affidarsi completamente alla sorte, o agli esiti dei risultati messi a segno dai propri rivali. Bisogna pensare a sé stessi, concentrarsi sulle proprie forze e fare la propria parte. Come tutti abbiamo potuto vedere, oggi l’Arsenal lo ha fatto, nel suo vero stile. E la classifica (che per qualche “coincidenza” non sarà commentata dai tifosi del Man Utd), ne attesta il risultato.




Grande lezione di calcio inflitta al City…
Stiamo tornando in forma…
Fab, padrone assoluto del centrocampo…