In qualche modo, doveva essere una conferma. E, dopo tutto, lo è stata. Ma nella Premier League non bisogna mai dare nulla per scontato. Specialmente se parliamo di “derby”. Come è già stato correttamente detto, la scorsa giornata di campionato ha avuto un derby, quello col Chelsea, come protagonista. Ma l’antagonista vero, sportivamente e non, è, sin dagli albori, il Tottenham.
Nonostante la diversa tipologia di rivalità che si interpone tra le due compagini, il risultato è stato lo stesso: vittoria. Ed è qui che sta la conferma. Inoltre, tra le innumerevoli vittorie conseguite ai danni dei cugini Spurs, questa è una delle migliori dei tempi recenti.
Non certo per il tipo di calcio offerto, che pure si è attestato su livelli a tratti pregevoli. Quanto (e qui lo dice il tifoso) per lo svolgimento degli eventi. Un favoloso, coinvolgente e palpitante climax, in crescendo, per poi terminare con una dolce sfumatura, al profumo di vittoria.
Ma, tornando ai termini cronistici, la mano di Juande Ramos, si vede moltissimo. E non è certo il Tottenham di Jol, liquidato 3 a 1 a White Hart Lane. Il senso tattico e l’ottimo posizionamento in campo sono a dir poco notevoli, nonostante il tecnico spagnolo abbia parecchi deficit di formazione.
Robinson è confermato in porta, ma la difesa è arrangiata con Tainio (un esterno offensivo) a fare il terzino destro, Chimbonda (lui sicuramente più terzino), Kaboul e Lee Young Pyo; a metà campo trovano spazio Lennon, O’Hara, Boateng e Malbranque; mentre davanti giocano Robbie Keane e Berbatov.
Squadra rimaneggiata dunque, con assenze anche pesanti (Zokora, Jenas, Dawson, King, Assue-Ekotto per citarne qualcuna) ma, ripeto, davvero ben messa in campo. I Gunners invece si schierano in campo con il solito 4-5-1 modificato, lo stesso schieramento adottato per regolare il Chelsea nella giornata precedente.
Fischietto di gara affidato all’insipido Rob Styles, non in giornata (voto 5). Si parte molto bene, con i nostri che provano subito ad avvolgere gli Spurs nella manovra, ma il tatticismo di Ramos in qualche modo limita la pericolosità degli affondi. Il primo sussulto comunque arriva al 2′, quando dal limite, Adebayor serve Flamini in area con un passaggio alto; il francese, pressato da Kaboul, riesce a girarsi repentinamente spalle alla porta, ma il tiro a volo finisce sull’esterno della rete. Insidioso.
Al 4′, ci prova Kolo Tourè su calcio di punizione di Fabregàs dalla trequarti destra, ma la risposta di Robinson è reattiva. Poi, al 9′, arriva la risposta degli ospiti, con una bella manovra impostata sulla destra, presieduta da Aaron Lennon; l’esterno inglese calibra un perfetto cross sul secondo palo, con la difesa dei nostri piazzata male; il cross è raccolto di testa da Sagna, che libera con grande tempismo. L’Arsenal comanda il gioco, ma non riesce ad impensierire la porta avversaria. Non che Almunia abbia un gran da fare, anzi.
Al minuto 34′, l’Arsenal sfiora il vantaggio: Adebayor si inserisce nel corridoio centrale e tiene palla, pressato da Chimbonda, ma sulla sua destra sale a rimorchi Ebouè che, quasi rubando palla al togolese, calcia velenosamente a porta, incrociando col destro. Ancora una volta, Robinson si esalta e devia sul fondo. E’ sicuramente l’occasione più ghiotta del primo tempo.
Ma il secondo tempo, in realtà, non fa altro che seguire la scia di tale azione, e dopo 3 minuti, vede i Gunners in vantaggio. Fabregàs serve Rosicky in verticale e allo stesso tempo, detta il passaggio di ritorno al ceco, che non si fa pregare e lo serve nel pertugio centrale. Il catalano resiste alla carica difensiva e, sbalordendo tutti, smarca con un colpo di tacco da antologia l’accorrente Adebayor che, di interno destro, mette a segno il suo decimo sigillo della stagione.
Azione stupenda, a dimostrazione che il Milan (nonostante quello che pensano Mauro Suma e compagni) avrà di che preoccuparsi per questo sorteggio. Nemmeno un minuto più tardi, Fabregàs ci prende gusto e su un errore difensivo, prova il destro dai 20 metri, spedendo però la palla fuori bersaglio. Nei successivi minuti, fino all’ora di gioco, l’Arsenal mette gli Spurs alla frusta. Poi ecco il crescendo di emozioni di cui parlavo.
Al 62′, Lennon la spunta su Clichy e calibra il cross per Keane sul palo lontano che, tutto solo, si coordina al volo, stampando la palla sulla traversa. La sfortuna svanisce al 65′, quando il lungo lancio di Chimbonda, trova Keane inseritosi centralmente in profondità; il capitano irlandese evita la marcatura con un colpo di tacco splendido, a servire Berbatov che, da un angolo impossibile, fulmina Almunia regalando il pareggio ai suoi. E non solo quello. L’iniezione di fiducia derivata dal goal del bulgaro, si sente, eccome.
Al 72′, lo stesso Berbatov prova a sfruttare un errore dell’Arsenal, con una percussione centrale in area di rigore. il tackle di Tourè è scomposto, e Styles assegna il rigore sacrosanto. Almunia fa vedere la specialità della casa (forse l’unica del suo modesto repertorio) e nega a Keane la trasformazione dal dischetto.
Ora è l’Arsenal a galvanizzarsi, e due minuti dopo Arsenio valuta il momento come propizio per l’ingresso di Nicklas Bendtner al posto di Ebouè. Defoe invece va a rilevare proprio Keane. Con le due sostituzioni effettuate in contemporanea, Fabregàs ha il permesso di battere il corner. La parabola è perfetta per Bendtner che, con uno stacco mostruoso, inchioda la palla alle spalle di Robinson.
Una magia di mago Arsenio. Ed è qui che il crescendo raggiunge il sublime, per poi sfumare, quasi “ad libitum”, verso il fischio finale. La sinfonia è completa. Speriamo soltanto di poter fare il “bis”, quando ritroveremo gli Spurs nella semifinale di Carling Cup.




grandissimi gunners….siamo i più forti!!!!!
FORMIDABILI!!!
Se non si vince la premier quest’anno… c’mon gunners…
P.S.: asfalteremo anche il milan!!