
Quando una squadra riesce a vincere in maniera netta, senza sofrrire, ma senza per una volta eccellere nella qualità del gioco, allora si tratta di una squadra molto, molto vicina alla definizione di “vincente”. Così come si può dire vicina ad un qualche premio, o titolo concreto, non ancora da definire. O, meglio, in via di definizione. Perché, effettivamente, l’Arsenal (o Super Arsenal, come qualcuno l’ha ribattezzato) continua a vincere. E una dozzina di vittorie consecutive penso costituiscano un ottimo biglietto da visita, per cominciare a pregustare un trofeo solido, concreto, importante. Ciò che forse, in prima istanza, colpisce, è che stavolta il risultato è stato ottenuto contro il Bolton, squadra capace di collezionare ben 4 punti sui sei disponibili nella doppia sfida della scorsa Premiership. Sicuramente, i Gunners non sono più quelli dello scorso campionato. Lo si è visto, più che nel modo di giocare, nei risultati raccolti fin qua. Il Bolton pare quello dell’anno scorso, ma osservandolo più attentamente si nota che non è così. Non c’è più Allardyce, già dal finale dell’anno scorso. Al suo posto è subentrato Sammy Lee. Ma la continuità di profitto non c’è stata (a parte la qualificazione nei gironi della coppa Uefa) e quindi non c’è più nemmeno Lee. Orfani del proprio manager, i Wanderers, ultimi nella tabella del massimo campionato inglese, arrivano qui, all’Emirates Stadium, quantomeno per cercare di ripartire, di ridare un senso alla stagione, fin qui fallimentare. Jaaskelainen è confermatissimo tra i pali, con la difesa schierata a quattro, costituita da Gardner, Meitè, Andy O’Brien e l’omonimo Joey o’Brien a destra; Ivan Campo e McCann si posizionano in mezzo, dinanzi al pacchetto arretrato; tre trequartisti, Guthrie, Nolan e Diouf, supportano l’unica punta Davies. Una formazione priva non solo del manager, ma anche dell’elemento di spicco, Nicolàs Anelka. Alla fine non si sa quanto avrà peso una tale assenza. Una cosa è sicura. La pausa delle qualificazioni a Euro 2008 ha mietuto vittime eccellenti, penalizzando anche i nostri. E non ha caso, lo ha fatto privandoci di Van Persie, di fatto tra i giocatori più in forma del momento. Una sorta di par condicio, insomma. Ad ogni modo, Arsenio può fare nuovamente affidamento su Gallàs, Lehmann e Rosicky. Solo il primo dei citati sarà in formazione, costituendo con Tourè, Sagna e Clichy, la difesa titolare dei Gunners. Almunia non cede il posto a Lehmann, mandato in tribuna nonostante il rientro. La mediana si schiera con Ebouè a destra, Hleb adattato a sinistra, e la coppia centrale Fabregàs (Player of the Month, della Premier) – Flamini. Vista l’assenza di Van Persie, toccherà ad Eduardo affiancare Adebayor nel reparto offensivo. Direzione di gara affidata al non impeccabile Riley. L’inerzia della settimana di stop, dettata dalla parentesi nazionale, è ardua da superare. Le prime fasi sono dispersive, spesso caotiche. Con l’avanzare dei minuti però, viene fuori la pseudo-strategia degli ospiti, perfettamente sintetizzata in un estremo difensivismo. Al 4’, ci provano i padroni di casa, con Eduardo che vede e serve Clichy, accorrente a sinistra. Il terzino francese sfonda la difesa e trova il fondo, per poi crossare velenosamente sul lato opposto. Il pallone viene agganciato da Ebouè, che non riesce a trovare la porta, in girata. Tre minuti più tardi, occasione ancor più ghiotta per i nostri, con Adebayor che lancia Hleb, ancora sulla corsia di sinistra. Il bielorusso riesce ad andare a cross basso, dopo aver saltato Joey O’Brien, ma la sfera carambola tra i difensori avversari, e finisce sul destro di Adebayor, che però non riesce a trovare il tap-in vincente. Nonostante le prime occasioni, l’Arsenal non riesce a dare costanza al suo gioco, non trovando così modo di affondare e di sbloccare il risultato. Nel contempo, il Bolton riesce a narcotizzare il gioco, spezzettandolo e riducendolo a delle dispersive lotte per il possesso a centrocampo. La stazza e la forza fisica dei Wanderers è in questo senso un ottimo coadiuvante nella realizzazione dell’obbiettivo. Al 18’, l’esasperazione difensiva diventa troppo fallosa, ed è Sagna a farne le spese, su un intervento in forbice di McCann. Si sfiora la rissa, ma alla fine i nervi restano miracolosamente saldi. Ed è veramente difficile, quando giochi contro un tizio di nome Diouf, intento più a protestare che a saltar l’uomo. Ammonizione multipla (McCann per gioco falloso, Diouf e Fabregàs per proteste) e rivolta sedata. L’incedere della gara non cambia. Al minuto 33’, altra occasione da segnalare: dalla trequarti destra, Cèsc si inventa una parabola che, spizzata da Sagna, finisce sui piedi del solissimo Gallàs. Il nostro capitano ha il tempo di controllare la sfera, ma da buona posizione, spreca mandando in orbita con un sinistro da dimenticare. Trovare spazi per andare alla conclusione è sempre meno agevole. Il catenaccio difensivo allestito dai Wanderers è oramai smascherato. Verso la fine della prima metà di gara, altro sprazzo dei nostri. Minuto 42’: Hleb lavora un ottimo pallone sulla sinistra e serve Eduardo in sovrapposizione; il cross del croato è preciso, e lo stacco di Adebayor si concretizza in un colpo di testa fiacco che si perde di poco a lato. Nulla di fatto. Per il momento, risultato inchiodato sullo 0 a 0. Non si sa quanto sia utile difendersi a oltranza contro una squadra offensiva per antonomasia. Indubbiamente, fino a quel momento, un tale atteggiamento tattico dava ragione agli ospiti. Restava da capire quanto a lungo potesse durare quella ragione. La ripresa, con un Arsenal sicuramente più incisivo, avrebbe potuto fornire dei responsi interessanti. Aumentando la pressione, e solo così, si sarebbero sciolti tali dubbi. Infatti, al 48’, i nostri vanno vicinissimi al goal. Hleb scodella un pallone morbido per le punte, ma questo viene raccolto in anticipo da McCann; l’ex Aston Villa però, ha un attimo di smarrimento, e sul suo stesso dischetto serve la palla ad Ebouè, che, forse incredulo, non riesce a trovare la porta, a 10 metri. Brivido sostanzioso per i Wanderers, che iniziano a pagare lo scotto di un primo tempo passato a rincorrere i Gunners. Sicuramente non l’unico. Al 52’, Clichy, dopo un uno-due con Hleb, si libera in progressione sulla sinistra, e serve centralmente Fabregàs. Il catalano aggancia, salta con eleganza Ivan Campo, e spara a botta sicura dai 20 metri, troppo centralmente. Altro scricchiolìo nella diga avversaria. Gli uomini di Wengèr non alleggeriscono la pressione, e conquistano come di consueto il dominio del possesso palla, facendo letteralmente girare a vuoto i giocatori avversari. Verso l’ora di gioco, doppia chance per i nostri, in entrambi i casi sui piedi di Adebayor: nella prima occasione, il togolese raccoglie palla al limite dell’area, spalle alla porta, e aggira O’Brien, senza trovare la giusta mira con il sinistro; nella seconda, aiutato da un rimpallo, fa fuori ancora una volta Andy O’Brien, e si invola verso la porta, scegliendo l’esterno destro, che si spegne a lato. Il Bolton è ormai nell’occhio del ciclone Gunners, prigioniero del proprio catenaccio e incapace di andare a concludere a rete. Arsenio intuisce la bontà del momento, e incrementa la capacità offnsiva dei suoi: Walcott per Ebouè e il rientrante Rosicky per Eduardo. Con i due innesti, il cambio di marcia è evidentissimo, e la difesa ospite inizia a fare acqua da tutte le parti. Al 67’, la breccia è completa. Calcio di punizione da circa 28 metri, palla toccata a Tourè che infila Jaaskelainen con una poderosa staffilata rasoterra. Arsenal meritatamente in vantaggio. Le speranze dei Wanderers finiscono spazzate via dalla violenza della conclusione dell’ivoriano, ma i nostri non si accontentano, e continuano a macinar gioco. Al 70’ Walcott incenerisce in accelerazione tre avversari e centra un suggerimento radente, senza trovare l’accorrente Adebayor, in controtempo. Sei minuti dopo, Fabregàs pesca con un filtrante magistrale l’attaccante togolese, bravo a smarcarsi nel corridoio centrale. Adebayor evita Meitè, salta Jussi, ma si allunga la palla e finisce per scivolare, a pochi passi dalla meta. Il sopravvento è inevitabile. Al 79’ Walcott, devastante a destra, si beve Gardner e serve al centro, liberissimo, Rosicky. L’elegante deviazione del ceko, sottomisura, tramortisce Jaaskelainen, regalando il 2 a 0 ai nostri e suggellando il risultato finale, oltremodo meritato. Non c’è altro da raccontare. Il Bolton non riesce ad attuare un piano magari ben studiato, ma troppo difficile da mettere in pratica. Non è così che si può cercare la rinascita. Non in questo modo. L’assenza di Anelka non giustifica una tale debàcle. L’Arsenal pone un altro punto esclamativo sul suo dominio in Premiership. Senza brillare eccessivamente, batte 2 a 0 il Bolton, e conferma la vetta della classifica, con una partita in meno. Un altro spettro è stato dunque esorcizzato. Un altro catenaccio è stato infranto. Avanti così.




forza gunners…grande vittoria ancora una volta meritata
bell’articolo come al solito method!
ieri meno bene del solito, ma sempre un buon arsenal…
ma perchè Eboue (e ieri non è stata la prima volta) davanti la porta tira quelle cannonate…
vabbè comunque grande ingresso nel match di Walcott e Tomas.
Avanti cosi (cit. method)
Se Walcott prende coscienza del giocatore straordinario che è… temo non ce ne sia per nessuno… Fidatevi, amici miei,,,
C’MON GUNNERS C’MON GUNNERS C’MON GUNNERS
Walcott è l’incognta di questo Arsenal. Non sai mai cosa aspettarti da lui. Il talento c’è, i minuti forse dovrebbero essere di più anche se ha solo 18 anni.
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