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Premier League

8 ottobre 2007
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Arsenal – Sunderland 3-2

C’era una volta un indomito guerriero. Un condottiero rude e carismatico. Un capitano coraggioso, dalla tempra inossidabile, dalla grinta inesauribile, e dalla mentalità forgiata nell’acciaio. Si batteva ardentemente, guidando  un esercito di “Demoni dal vermiglio mantello”; si è distinto nelle innumerevoli battaglie contro tutto e contro tutti. Smetteva di lottare solo dopo il suono del fischio finale. E a volte continuava ancora… Ora quell’uomo ha dismesso “l’armatura” col numero 16. Ha riposto la sua spada nel fodero. Non certo per ritirarsi nella quiete delle sue amate terre di Irlanda. Quanto per guidare, stavolta da stratega, un nuovo esercito, con la stessa mentalità e la stessa grinta di sempre. Quello dei Black Cats di Sunderland. Perché quest’uomo, chiamato Roy Keane, è fatto così. Non ce la fa a lasciare il campo di battaglia, e seppur col fisico non può esserci, ci lascia tutta la sua energia, tutta la sua grinta, tutta la sua anima. Per la battaglia odierna poi, la voglia di far bene raggiunge forse l’apoteosi. Il nemico è quello acerrimo, il peggiore, quello più forte e competitivo mai affrontato. Il valore dell’avversario può solo accendere l’anima guerriera di Keane, che prima dell’incontro ha addirittura dichiarato:”Se solo potessi estendere la mia carriera ad una sola partita, e decidere personalmente l’avversario, sceglierei decisamente di giocare per un’ultima volta contro l’Arsenal… E’ contro di loro che ho vissuto i duelli più intensi e avvincenti della mia carriera…”
Beh, non male come dichiarazioni del prepartita, da parte di uno non proprio come tanti. Che di duelli contro di noi ne ha vissuti tanti. E che si è presentato oggi, all’Emirates Stadium, con lo stesso spirito combattivo di quando lottava in prima persona, lì, in mezzo al campo. Il Sunderland non se la passa alla grande, ma piano piano sta assimilando, se non gli schemi, la tenacia e la forza mentale del proprio manager. Pare che Keane non sia tanto turbato dal fatto di venir a far visita alla capolista della Premier League. Non si guarda in faccia all’avversario, o meglio, alla sua posizione in classifica, ma in questo caso l’avversario si chiama Arsenal, e c’è ancora più gusto nel battersi. Pertanto, lo scacchiere del manager irlandese si dispone sul terreno di gioco dell’Emirates con il più classico dei 4-4-2. Gordon presidia la porta, con davanti a sé McShane, Higginbotham, Nosworthy e Collins; linea mediana composta da Leadbitter, Miller, Wallace e Dwight Yorke (ex calypso boy); reparto offensivo affidato al tandem Jones – Chopra.
Arsenio deve ancora fare a meno di Lehmann, Rosicky e Gallas. Ma pare che il terzetto in questione sia tornato ad allenarsi col gruppo. L’alsaziano sa bene che questa sfida, fondamentale per mantenere il passo in classifica, può dimostrarsi molto significativa. E non solo per l’importanza data alla causa da Roy Keane. Quanto per allontanare ed esorcizzare le sconfitte derivanti dalle “piccole” squadre, quale appunto il neopromosso Sunderland. Troppo grande è, comunque, la stima che Wengèr nutre nei riguardi di Keane. Lo ha sempre ammirato come giocatore, per presenza in campo. Ora che la carriera dell’irlandese è diventata manageriale, la stima non è cambiata. Così come il rispetto reciproco. Quindi, niente turnover, o rotazioni strambe. Almunia resta saldamente tra i pali, e la difesa a quattro resta quella di sempre, con capitan Tourè e Senderos nel mezzo, e con Clichy e Sagna cursori bassi. Confermata anche la mediana, con Flamini affiancato a Fabrègas in cabina di regia, mentre Hleb (a destra) e Diaby (adattato ancora una volta a sinistra) vanno a fare gli esterni di spinta. Adebayor e Van Persie in attacco completano l’undici titolare dei nostri. Dirige con lodevole prova Rob Styles.
E’ già dal fischio d’inizio di quest’ultimo, che si capisce che la partita di oggi non sarà come le due precedenti. La prima percezione è quella di una tipica partenza vibrante, a ritmo sostenuto, in tradizionale “Arsenal Style”. Esattamente al ventitreesimo secondo, Van Persie accende la luce, e illumina il sentiero per Adebayor, indicandogli il pertugio leggermente defilato a destra verso la porta di Gordon. Il togolese riceve bene, ma la sua conclusione si spegne alta sopra la traversa. Primo sussulto. La pressione dell’Arsenal si fa costante, e la difesa di Keane inizia a scricchiolare. Poi, una scarica di rabbia agonistica da parte dell’irlandese viene magicamente trasmessa ai suoi, quando al 5’ Jones spinge Clichy all’errore e si invola verso la porta di Almunia, per poi commettere fallo sullo spagnolo intento a liberare l’area. Ammonizione sacrosanta per l’attaccante dei Black Cats. Un episodio sostanzialmente isolato. Da lì in poi, il sopravvento dei Gunners sarà netto. Poco più di un minuto dopo, Hleb e Adebayor mostrano un notevole palleggio nell’area avversaria, e lo stesso togolese, dalla destra, prova a servire Fabrègas per cercare la conclusione da fuori, centralmente. Il catalano non ha il tempo di coordinarsi che viene messo giù ai venticinque metri. Styles decreta il calcio di punizione. Sulla palla, la finta di Fabrègas fa da preludio alla rincorsa superba di Robin Van Persie, il cui sinistro esplode con inaudita violenza, insaccandosi sotto la traversa ancora tremante, alle spalle di Robinson. Dopo circa 7 minuti, i nostri vanno in meritato vantaggio, grazie ad una perla dell’attaccante olandese. La tempra offensiva dei Gunners non si ferma al goal. Il dominio territoriale è ora saldo nelle mani degli uomini di Wengèr, progressivamente padroni del campo. Difficile, sempre più difficile per Nosworthy, Collins e Wallace limitare le straripanti incursioni di Clichy, Hleb e Sagna. La capacità di resistenza all’assedio, dura altri 360 secondi. Al 13’, il corner dalla sinistra di Cèsc viene spizzato da Jones, in anticipo su Gordon. La sfera finisce sul lato opposto, nei piedi di Adebayor che repentinamente la riscodella al centro. Diaby, ben piazzato, manca la deviazione di tacco, ma al suo posto, arriva Senderos, in equilibrio precario, che con la punta del piede sinistro trova un rocambolesco tocco vincente, spedendo la palla nell’angolo basso. Raddoppio dell’Arsenal, sicuramente non all’altezza del vantaggio iniziale. Nemmeno il secondo goal sazia l’impeto offensivo dei nostri, ma almeno fornisce più sicurezza in fase di gestione e di manovra. Il Sunderland, in balia della tempesta biancorossa,  è frastornato e non riesce a trasformare la grinta di Keane in reattività. Hleb cresce paurosamente, e le sue percussioni diventano sempre più incontenibili. Al 19’, è proprio il bielorusso a sfondare sull’out destro e a convergere il traversone verso il centro. Fabrègas, scavalcato dal pallone, manca l’aggancio ma, sul palo opposto, Diaby connette e spara in porta a colpo sicuro per il 3 a 0 dei padroni di casa. Il tripudio della folla viene zittito dalla decisione dell’assistente di Styles, che annulla per fuorigioco quanto meno dubbio. Fortunatamente non sarà una decisione rilevante per la gara. Sta di fatto che dal 20’, la morsa dei Gunners diminuisce la sua pressione, permettendo alla “preda” di reagire. Nonostante l’Arsenal controlli bene il risultato, al minuto 24, Jones riesce a sgusciar via a Clichy, per poi controllare un grandioso lancio di Yorke dalle retrovie. Il controllo della punta è magistrale, e la sua conclusione viene fermata solo da Almunia, che come può e in uscita riesce a metterci una pezza. La respinta dell’estremo difensore spagnolo non è efficace e finisce per essere conquistata da Wallace, all’altezza del dischetto del rigore. Il tiro di quest’ultimo a porta sguarnita, riduce le distanze, restituendo vigore e speranza ai suoi compagni. Dopo 20 minuti di dominio assoluto, la partita cambia, così come il suo coefficiente di difficoltà. Liam Miller si rende pericolo in un paio di occasioni, ma i suoi tentativi si dimostrano troppo velleitari per poter agguantare il pari. Ma i nostri non restano a guardare, e i guantoni di Gordon si scaldano nuovamente al 31’, su una bomba violentissima di Van Persie, dai 35 metri. Sul corner relativamente scaturito, Senderos si smarca benissimo ma non impatta bene la sfera, spedendola alta sopra la traversa, a pochi passi dalla porta. Peccato. L’entusiasmo degli ospiti cresce nei minuti finali del primo tempo, rendendo sempre più arduo il test odierno. L’Arsenal non riesce invece a ritrovarsi, disperdendo le energie e non riuscendo a concretizzare le azioni migliori, perdendo così fiducia. L’intervallo dovrebbe servire, in questo senso, per ritrovare la concentrazione e la capacità di esprimere il proprio gioco, come nei primi minuti. Ma sono i Black Cats a fare tesoro della pausa, catalizzando addirittura il momento positivo maturato dal loro goal. Ed è sulle ali dell’entusiamo che gli ospiti riprendono il gioco nel secondo tempo, trovando, al 49’ di gioco, la rete del pareggio. Miller è bravo a liberarsi di Sagna, a sinistra, e a crossare verso il centro, dove Jones, ben piazzato, infila Almunia con un imperioso stacco di testa. La palla non viene trattenuta dallo spagnolo e regala il pareggio agli uomini di Keane. Pareggio che, per quanto clamoroso, forse lo stesso manager irlandese si aspettava, visto l’andazzo dei minuti precedenti. Di sicuro, ciò che non poteva aspettarsi è stata la reattività dell’Arsenal, capace di trasformare il proprio gioco, portandolo da effimero possesso palla, a furioso e continuo attacco. Gradualmente. Van Persie riesce ancora ad andare alla conclusione, precisa e potente; il suo tentativo finisce per rimpallare su Collins, diventando inefficace. La ricerca del goal diventa sempree più forsennata. Al 55’ è addirittura Tourè a sganciarsi dalla difesa, liberandosi in una delle sue tradizionali percussioni centrali. L’ivoriano è devastante quando parte e, raggiunta la trequarti, lascia partire un incredibile siluro di destro che si stampa violentemente sul palo destro di Gordon. Un’altra occasione buona. Visto che l’imperativo dell’Arsenal è segnare per vincere, Arsenio ridisegna la fascia destra, mettendo dentro Ebouè esterno basso e Walcott come ala pura, al posto di Sagna e Diaby. Hleb viene posizionato a sinistra e pare non risentire di tal cambiamento. L’Arsenal riesce nuovamente a mantenere il possesso e a dominare la gara, senza tuttavia avere la lucidità e la calma giusta per finalizzare. Lo spettro di una vecchia cattiva abitudine sprecona si faceva sentire sempre più distintamente. Fabrègas non riesce ad arrivare al tiro, scegliendo piuttosto di dettare il passaggio. Anche Van Persie manca di precisione, trovando solo la potenza nei tiri, ma non la mira. Verso il 77’, l’occasione migliore viene creata da Hleb, distruttivo anche a sinistra. Il suo poderoso affondo si traduce con un taglio perfetto sul palo opposto per il solissimo Walcott. La giovane ala dei Gunners, solo davanti alla porta, non riesce incredibilmente a metter dentro il suggerimento del bielorusso, praticamente a due passi. Sembra l’epilogo di un incubo. Invece, è proprio la “Tigre di Newbury” ad avere lo spunto vincente, facendosi perdonare il terribile spreco di pochi istanti prima. E’ il minuto 79’, quando Walcott, innescato da Ebouè, scardina la difesa avversaria in accelerazione e trova il fondo. Il passaggio rasoterra è precisissimo e imbecca Van Persie, con ottimo senso della posizione. L’olandese controlla e calcia tutto col mancino, in una frazione di secondo, insaccando a breve distanza, per la seconda volta Gordon. Arsenal nuovamente in vantaggio! E stavolta il popolo dell’Emirates può liberare la gioia. L’incubo pare dissiparsi. E il ritmo non cala, nonostante il goal. Anzi. Il Sunderland non è ancora finito, e cerca il goal con il subentrato Stokes. Troverà solo la deviazione di Almunia. Nei minuti di recupero, spazio per qualche conclusione imprecisa dei nostri e per il rosso strameritato ai danni di McShane, dopo una sua entrata scomposta su Hleb. Poi solo Arsenal, con un palo colpito da Walcott a ridosso del fischio finale. Vince l’Arsenal, vince soffrendo, ma continua a vincere. Meritatamente. La partita è cambiata bruscamente, dopo 20 minuti di incontrastata padronanza. Il Sunderland, così come il suo manager, ha saputo lottare fino alla fine e oltre. Esce sconfitto, ma a testa alta. Continuando così, la squadra non potrà che trarne giovamento. E l’atteggiamento giusto, di chi nella vita aspira a tante vittorie. E lo sa bene chi, per vincere, ha dovuto spesso lasciare l’anima in campo. Lo ha saputo fare anche oggi, come in passato. E come in passato ha trovato sulla sua strada uno strepitoso avversario.

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7 Comments


  1. nicklas bendtner

    ieri Marianella ha mostrato alcuni lati da tifoso Arsenal durante la telecronaca…

    Grande Massimo!!!

    Grande VP!!!


  2. Gunners4ever

    grande marianella….sono riuscito a mandargli un messaggio tramite sky…speriamo risponda


  3. Il Bardo

    Grande Arsenal e grande Massimo!!! Insieme alle coppie Tranquillo-Buffa e Caressa-Bergomi è tra i miei telecronisti preferiti. Mi ricordo ke durante Wimbledon si disperava per la partenza di Titi. Marianella vero Gunner!!!


  4. nicklas bendtner

    Ieri due perle da vero Gunners di Massimo…

    1) Dopo il 3-0 ingiustamente annullato a Diaby, si è lasciato andare (altrettanto giustamente) con un “Questa squadra è troppo forte” ripetuto per ben 3 volte…

    2) Sul 2-2, dopo la ciabattata di Walcott si è sentita una smorfia di rabbia e di disappunto…

    MARIANELLA RULES!!!


  5. The Method

    MARIANELLA UNO DI NOI!!!!!!!!!


  6. sid

    grande arsenal e grandissimo robin van persie!!!! ke goal!!!!


  7. fabregas4

    grandi tutti e grandissimo marianella!!!!!



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