Siamo ancora agli inizi, e poco ancora si può dire sul destino che questa stagione ci riserverà. Sta di fatto che un inizio simile era da tempo che non lo si vedeva. Certo, si sa. Meglio non iniziare già a fantasticare, e pensare cosa ne potrà venir fuori, o addirittura sognare un glorioso epilogo. Non è il caso. Meglio godersi il momento. Per iniziare seriamente a pensare ad altro, è meglio avere qualche prova. Incrociando le dita. Ma la fortuna da sola non basta. E l’Arsenal ha dovuto dar fondo a tutte le risorse che aveva per poter ancora una volta uscire indenne. Ricorrendo anche alla fortuna. Non che sia stata una fedele compagna in questi anni. Ma stavolta pare che ci sia, e visto quanto è fondamentale nell’arrivare alla fine delle competizioni, la cosa costituisce un notevole indizio. Nella terra dei vampiri, non lontanissimo dalla transilvania, l’Arsenal trova a Bucarest un inedito confronto. Lo Steaua Bucarest, formazione più titolata della sua città, non è più quello delle leggende degli anni ’80, tra cui su tutti piace ricordare il mitico Gheorghe Hagi. Poco è rimasto dei fasti dei campioni d’Europa, di quel lontano 1986. E’ tutta un’altra squadra, allenata da un allenatore italiano, tal Pedrazzini. Un trascorso nel Monza, poca esperienza in campo internazionale (per non dire nulla), ma tanto tanto senso tattico. Non sarà una cima come allenatore, ma almeno sa che il tatticismo e la difesa a uomo, possono dar fastidio a una squadra come quella di Wengèr. Nonostante questo, Steaua Bucarest – Arsenal sembra a molti un match scontatissimo quanto mai, con enorme differenza tra i valori tecnici, bilanciati forse solo dalla giovane età dei Gunners. Per gli amanti della cabala, i balcanici possono contare, dal 1997, una impressionante striscia positiva, battendo Aston Villa, West Ham, Southampton e Middlesbrough, e pareggiando con il Liverpool. Non male come pedigree, e il fatto che la striscia sia finita può essere ricondotto ad un altro interessante indizio…
La seconda giornata di Champions League degli uomini di Wengèr parte con queste premesse. E finisce per aumentare di intensità e per migliorare con il passare dei minuti. Lo Steaua non teme il confronto, e schiera una formazione non pericolosissima, ma tatticamente disciplinata, volta a sfruttare gli spazi e le possibilità di contropiede eventualmente lasciate dai nostri. Interessante 4-1-3-2, privo però di ben 7 titolari, con Robinson Zapata tra i pali, preceduto da Baciu, Rada, Marin e Emeghara. Oviduo Petre presidia il pacchetto arretrato, a proteggere i 3 centrocampisti offensivi che sono Neaga, NIcolita e un tale Dica (da tener d’occhio). In avanti Surdu e Badea.
L’Arsenal dal canto suo dispone sempre di una infermeria affollata, ma può contare sui recuperati Hleb e Van Persie, in dubbio fino all’ultimo, ma schierati nella formazione titolare. Davanti ad Almunia, Sagna e Clichy sono gli esterni, mentre Senderos e Tourè compongono i centrali difensivi. Fabrègas in cabina di regia, affianca Flamini in mezzo al campo; sulle fasce, Hleb si sposta a sinistra per dar spazio a Ebouè di avanzare e occuparsi dell’ala destra (posizione in cui non sfigura). Direzione di gara affidata ad Hauge, complessivamente sufficiente.
La partita è sicuramente in crescendo, ma la fase iniziale non assume ritmi esaltanti. Le accelerazioni dei nostri cursori esterni sono minacciose, ma lo Steaua riesce a contenere e ripartire, come da programma. I Gunners vanno leggermente in difficoltà, non riescono a concretizzare, disperdendo le energie in folate limitate e bloccate dal raddoppio di marcatura. Efficace il sistema di Pedrazzini, capace anche di far rendere pericolosi i suoi sfruttando le ripartenze. Al 4’ è dei balcanici il primo squillo, con un colpo di testa di Badea, alto sopra la traversa. E al 10’ si vede pure (giustamente) annullare un goal, ancora su deviazione di testa, sfruttando un bel calcio di punizione di Nicolita. Pochi minuti la risposta dell’Arsenal sarebbe stata repentina e concreta, con un’azione meravigliosa: Van Persie scodella un pallone basso per Hleb, abile a convergere dalla sinistra, controllando meravigliosamente e portandosi sul fondo per poi mettere la palla sui piedi di Fabrègas, a pochi metri dalla porta. La conclusione del catalano, che colpisce di sinistro, è inguardabile. Occasione sprecata, ma il gioco dei nostri aumenta di intensità, in particolar modo sull’asse Clichy-Hleb. Dal piede del francese partiranno come sempre delle sortite potenti e repentine. Proprio da uno dei cross del laterale sinistro difensivo, si crea un’altra occasione pericolosa, con Robinson Zapata che, goffamente, abbranca la sfera, rischiando di trascinare quest’ultima oltre la linea di porta. Dalle immagini, forse la palla è dentro. Comunque il risultato rimane sullo zero a zero. Questo a 5 minuti dalla fine, dopo che una conclusione fuori misura di Petre facesse registrare anche la presenza dei padroni di casa. Poca cosa in fase offensiva. Ma anche per l’Arsenal le occasioni non sono tantissime. Verso il finale di primo tempo, è Flamini a rendersi pericoloso con un destro ravvicinato che costringe Zapata ad un intervento non facile, sul proprio palo. Pareggio, dopo i primi 45 minuti di gioco, che sostanzialmente ci sta.
La seconda frazione di gioco si apre con i nostri che non smarriscono lo spirito combattivo, provando fin da subito di sbloccare il risultato, contro una squadra non certo invincibile. Nei primi minuti, la prima occasione viene da un calcio di punizione, procurato da Hleb, sempre più incontenibile a sinistra: la battuta arcuata di Fabrègas trova Adebayor, il cui tocco è però bloccato da Zapata, in presa sicura. Poco dopo, al 57’, i tifosi rumeni si accendono improvvisamente, quando un improbabile pallonetto di Dica da circa 30 metri viaggia verso la porta orfana di Almunia. Peccato che il pallone fosse poi respinto da Kolo Tourè, a pochi passi dalla linea. L’Arsenal risponde, continuando a macinare gioco e a distendersi lungo le fasce laterali. Sagna ha già dimostrato un buon piglio in questo senso, ma nonostante il cambio di fascia, è Hleb a impressionare per qualità e mole di gioco. Il bielorusso sfoggia notevoli spunti di tecnica e di forza fisica, mettendo in grave difficoltà la difesa balcanica. La conclusione al volo di Van Persie, su ottimo cross di Adebayor, è fuori misura. Qualche istante dopo, è Hleb a provarci, ma il destro seppur potente, manca di precisione, e si spegne sul fondo, “over the bar”. Piano piano il controllo della gara passa sotto il dominio dei nostri, ma manca ancora quello spunto, quella scintilla conclusiva in grado di rompere il sottile filo di un equilibrio, responsabile fin lì di un pareggio poco coerente. La superiorità fisica e tecnica prende il sopravvento nei minuti successivi, fino a travolgere i romeni. Ma, ironia della sorte, sono proprio questi ultimi a intravedere la scintilla. Un sagace filtrante di Nicolita, trova nel corridoio centrale il subentrante Jacob. I difensori biancorossi invocano la bandierina dell’assistente di Hauge. Il fuorigioco non esiste, e Jacob solo davanti ad Almunia decide di spedire il suo piatto a giro, in orbita, oltre la curva dei suoi tifosi. Per citare la fortuna, di cui prima. Ma come detto, la fortuna da sola non basta. E il dominio va legittimato. Al minuto 76’, Adebayor va via sulla sinistra, per poi accentrarsi e mettere dentro un invitante pallone rasoterra. Fabrègas viene colto controtempo, ma pare eseguire un velo per l’accorrente Van Persie che trova una splendida coordinazione, insaccando di prima, e di potenza con il suo micidiale piatto sinistro. Tripudio Gunners, per un meritato vantaggio. I restanti minuti diranno poco, se non ulteriori tentativi da parte di Fabrègas e di Adebayor, senza alcun esito. I padroni di casa alzano bandiera bianca. Forse temevano di non poter fare di più. Wengèr resta soddisfatto, se non del gioco, poco tambureggiante e meno ricco di occasioni pericolose, quantomeno del risultato, alla fine preziosissimo. Sei punti nel girone sono tanti, e riducono notevolmente la distanza dalla qualificazione alla fase eliminatoria. In una più globale considerazione, questa è la decima vittoria consecutiva dei nostri. Una squadra che conferma il suo punto di forza nello strepitoso collettivo su cui può contare. Un continuità di risultati così lunga non si vedeva da tempo, lo si è detto. Perciò trovo che anche questo possa considerarsi un ulteriore interessante indizio. Insieme alla cabala spezzata e alla fortuna sopracitati, in tutto sono tre. E se non ricordo male, si dice che tre indizi facciano una prova… Proprio quello di cui abbiam bisogno per dimostrare la nostra straordinaria forza.




one nillllllll to the arsenal….one nillllllll to the arsenal…..one nillllllll to the arsenal!!!!
grandi gunners anche se la partita nn è stata spettacolare …forse ci hanno abituato male XD
troppo bravi…grande van persie…sempre lui!!!!
gunners tutta la vita
non l’Arsenal migliore (causa anche degli infortuni e recuperi in extremis…) ma una vittoria importante…
11/12
C’MON GUNNERS…