Arsenal News e Fan Club Ufficiale
Blog italiano sull'Arsenal e Fanclub Ufficiale



Premier League

30 settembre 2007
Letto 323 volte

Hammers – Gunners 0-1

Per l’ottava giornata di Barclays Premier League, occhi puntati sulla sfida del Boleyn Ground. Ad Upton Park, va di scena l’ennesimo derby di Londra, tra West Ham ed Arsenal. I padroni di casa, dopo un sostanzioso restyling tecnico e societario, sono da qualche tempo lo spauracchio dei Gunners: nella scorsa stagione, 6 punti in 2 partite per gli Hammers che, come detto in precedenza, rimarranno nella storia come la prima squadra ad aver vinto all’Emirates (bissando il primato che avevano già registrato in quel di Highbury). C’è da dire che i nostri non facevano registrare una vittoria ad Upton Park da circa 7 anni. A conferma del giusto epiteto di spauracchio. Ad ogni modo, nel conto globale delle sfide, sono 47 i successi dell’Arsenal, contro i 33 degli Hammers. Confronto interessante quindi. E a dar risalto al sapore di derby, ci sono le notevoli ambizioni della società, e dello stesso Curbishley, deciso a non accontentarsi della zona a margine della Uefa. Un settimo posto, più che onorevole, ma non ritenuto sufficiente. Non più. E’ quindi necessario far punti, senza guardar in faccia l’avversario. Curbishley non si mostra per nulla remissivo dinanzi alla capolista e schiera i suoi con la miglior formazione possibile del momento. Green in porta, vede schierati davanti a sé i quattro difensori in linea, che, da sinistra a destra, sono McCartney, Anton Ferdinand, Upson e il capitano Neill; a centrocampo il buon Alan schiera Lee Bowyer, Noble, Scott Parker e, udite udite, Freddie Ljungberg (nostro avversario per la prima volta nella sua carriera); le chiavi dell’attacco sono affidate ad Henri Camara e al rientrante Dean Ashton. Davvero una squadra niente male, che ha saputo far fronte alla cessione di un certo Tevèz e soprattutto del capitano Nigel Reo-Cocker. Ma gli acquisti sono stati fatti, e lo stesso Freddie ne costituisce uno dei più mirabili esempi: lo svedese, con 328 partite e 72 goal quando giocava nella parte giusta di Londra, è uno dei 4 ex, presenti nella rosa degli Hammers (completano il gruppo Upson, Boa-Morte e Richard Wright).Il buon Arsenio, che non è certo nato ieri, riesce a leggere già dalla formazione avversaria, la spregiudicatezza e nello stesso tempo la solidità della squadra di “Curby”, e risponde così: Almunia confermato in porta, con davanti a sé Clichy, Senderos, Tourè e Bacary Sagna; centrali a metà campo sono Fabrègas e Flamini, mentre sugli esterni spazio a Diaby (come al solito adattato a sinistra) e a Hleb sulla corsia opposta, rientrato dopo l’infortunio al ginocchio; in attacco, Adebayor ritrova il compagno titolare Van Persie, vista anche l’assenza forzata di Eduardo. Arbitra il buon Wiley.Partita dura, derby acceso, dai toni duri e muscolari. L’Arsenal cerca di partire e di far male subito agli ospiti. Il lancio dalla trequarti destra, pesca bene Diaby, sul vertice sinistro dell’area di rigore. Il francese controlla ottimamente e, accennando un dribbling serve all’indietro per l’accorrente Adebayor, che controlla e scarica il destro, senza trovare lo spiraglio giusto. Al 4’ minuto, sono i padroni a farsi vedere con uno spunto di Ashton. Pregevole il triangolo di quest’ultimo con Ljungberg, tutto di prima, con lo svedese che trova l’inserimento verso la porta dei nostri: tempestivo l’anticipo di Almunia. Le occasioni per andare alla conclusione non saranno sempre così nitide. La partita è giocata con fasi di gioco spezzettate, e caratterizzata da un ritmo compassato, interrotto spesso dai contrasti o dalle spinte offensive degli esterni di una parte e dell’altra: per gli ospiti, si fa vedere moltissimo Ljungberg, ma non è da sottovalutare il movimento senza palla di Henri Camara, molto bravo a defilarsi e all’occorrenza ad andar via palla al piede. Per i nostri, le folate laterali sono offerte, in alternativa, da Clichy a sinistra, sempre più padrone della fascia, e dall’altro francese, Sagna, bravo ad arginare il senegalese Camara ma nel contempo tonico in fase di proponimento e di spinta. A centrocampo i duelli non sono assolutamente da meno, con Bowyer e Parker completamente dedicati a marcare e imbrigliare Fabrègas, uomo chiave della cabina di regia dei Gunners. Come detto, il Leitmotiv della gara sta nell’annullarsi a vicenda, prevalentemente in mezzo al campo. Il che, come da programma, lascia poco spazio alle conclusioni. Che in ogni caso non mancano. Al 9’, Ashton riceve un lancio dalle retrovie, e aggancia di petto anticipando Senderos; liberatosi del suo avversario, prova a calciare dal limite e al volo, ma la conclusione non è degna della fase di preparazione. Al 13’ tocca ai nostri farsi sentire: Adebayor riceve un filtrante e prova a sfondare dallo spigolo destro dell’area di rigore; il togolese non trova spazio e non riesce a liberarsi del marcatore, McCartney; allora, girando su se stesso, vede e serve Hleb, in percussione sulla destra, che non esita a calibrare il cross, sul quale Van Persie stacca anticipando i centrali avversari; il colpo di testa non è una delle specialità dell’olandese, ma stavolta si rivela un fattore: la precisione c’è, e Green non riesce a trattenere la palla, che si insacca alle sue spalle. Arsenal in vantaggio. Come quasi sempre accade, il goal concede ai nostri una certa fiducia, e, di conseguenza, il pallino dei gioco stesso. Gli Hammers sono comunque una squadra tatticamente solida, e seppur non riescono a trovare la via del pareggio, sanno come regolare e limitare le sortite offensive di Hleb, Clichy e compagni. Con l’abbassarsi del ritmo, sale però l’intensità dei falli. Al minuto 30’, un durissimo tackle di Noble costringe Hleb ai box. Al suo posto, Arsenio rispolvera Ebouè come esterno alto di centrocampo, e la cosa non si rivelerà tanto irragionevole, viste le spiccati doti offensive del difensore ivoriano. Quattro minuti dopo, sarà proprio lui a ricevere un appoggio di Adebayor, e a servire con un tocco di testa Flamini, solo a pochi metri da Green. Il tiro del francese è potente ma troppo centrale, permettendo a Green di controllare con facilità. Tourè riesce a limitare i danni sulle penetrazioni di Camara o sui tentativi di sfondamento di Ashton. Ma l’unica vera occasione per i padroni di casa, resta un poderoso destro di Lucas Neill, che però si spegne sul fondo. Sul finale di tempo, è ancora l’Arsenal a rendersi minaccioso, con il sinistro di Van Persie, su calcio di punizione abbastanza defilato. Green riesce in ogni caso a ribattere, e di fatto le squadra vanno al riposo con il vantaggio dei nostri. Alla ripresa del gioco, non ci sono cambi e pare che Curbishley voglia trovare il giusto piglio, continuando su quanto di buono era stato fatto dai suoi nel primo tempo. Gli uomini di Arsenio restano gli stessi, e continuando da dove avevano lasciato, si fanno vedere al 46’: verticalizzazione di Fabrègas, a pescare Adebayor che controlla di tacco a seguire; il togolese riesce a crearsi lo spazio, ma viene chiuso dal perentorio anticipo di Anton Ferdinand, coadiuvato da Green. Solo qualche minuto più tardi, il fratello minore di “Rio”, deve dare forfait per un sospetto stiramento: al suo posto, il gallese Gabbidon. Sulla falsa riga del primo tempo, sarà giocata la seconda frazione di gioco. Incessanti le sfide in mezzo al campo, con Ljungberg diventato impalpabile, e con cambi di ritmo sempre più accennati. Al 53’ altro sussulto: Van Persie riceve palla dalla destra, ai 25 metri. L’aggancio è perfetto, così come il controllo. L’olandese ha spazio e non ci pensa due volte a provare il destro (che non è il suo piede) che, nonostante la parabola precisa, si infrange sul palo. Occasione clamorosa sfumata per i nostri. Il West Ham non è da meno nella reazione. Bowyer in fase di impostazione, anziché servire Camara largo, effettua uno stupendo cross dalla trequarti, sulla cui traiettoria pesca Ashton, in anticipo su Senderos: l’incornata dell’attaccante degli Hammers è violenta ma troppo centrale, favorendo l’intervento di Almunia. Il ritmo accelera. Al minuto 59’ Freddie viene imbeccato centrale, e lui che è un maestro negli inserimenti, trova addirittura il pertugio e il tempo per infilare Almunia in uscita. Lo svedese esulta, ma Wiley annulla per netto fuorigioco dell’ex gunner. Pochi minuti dopo, Van Persie mette in movimento Adebayor che, provando la conclusione di piatto a giro, a pochi passi dalla rete, si vede chiuso dall’ottimo intervento di Green, che si distende ed evita il peggio. Al 66’, si fa rivedere Ashton con un destro violento dalla distanza, ma velleitario. Poi ancora Arsenal, al 73’ con il nostro togolese che, tagliando dalla destra, fa filtrare il suggerimento centralmente per Clichy. La conclusione ravvicinata di quest’ultimo, ancora una volta, viene respinta da Green, cresciuto alla distanza. Davvero notevole la prova del portiere avversario. Ci sarà anche spazio per Gilberto, Bendtner e Boa Morte. L’ultimo brivido al minuto 82’, quando il colpo di testa di Ashton viene deviato in spazzata da Van Persie, garantendo ai nostri il risultato nonché la vittoria finale. Pregevole prova degli uomini di Wenger, che non riuscivano in questa impresa da diverse stagioni. Dopo aver fatto nostro il Derby del Nord, anche quello del Boleyn Ground va in archivio, con un risultato positivo. Lo spauracchio resta uno spiacevole ricordo. Il tabù è oramai sfatato. La vetta della Premier è consolidata, con un match ancora da disputare. Ma adesso è meglio guardare avanti. Lontano da Londra. Lontano dal Regno Unito. Verso una città ancora sconosciuta, di nome Bucarest, posta sulla mappa per la strada che conduce alla conquista dell’Europa.

If you enjoyed this post, please consider leaving a comment or subscribing to the RSS feed to have future articles delivered to your feed reader.




One Comment


  1. nicklas bendtner

    bella prova dei Gunners,,,

    Su tutti VP, la difesa e Flamini….



Lascia un Commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

*

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>


 

Switch to our mobile site